giovedì 28 gennaio 2010

News: Miley Cyrus per Haiti


Anche Miley Cyrus contribuisce agli sforzi umanitari a favore di Haiti. La cantante e attrice, nota per il ruolo di Hanna Montana, questa settimana inciderà Everybody Hurts dei REM assieme a James Blunt, Leona Lewis, Robbie Williams e tante altre star della musica internazionale per un progetto di beneficenza per raccogliere fondi.

lunedì 25 gennaio 2010


News: I Brangelina si lasciano. O forse no?



Brad Pitt e Angelina Jolie ovvero i Brangelina si lasciano. O no. Vero, falso? Tutto sarebbe finito. Troppo belli per essere veri. Il re e la regina di Hollywood, (forse) si lasciano. "Divorziano" pur non essendosi mai sposati. Dopo tante illazioni e scommesse su una rottura annunciata, la notizia si tinge di giallo. A parlare di crisi insanabile era stato, ieri, News of the world. La coppia più bella del mondo, la più invidiata, vera potenza mediatica nonché sodalizio dalle infaticabili attività umanitarie, avrebbe deciso di dirsi addio. E per farlo lo scorso dicembre Angelina avrebbe bussato alla porta di uno degli avvocati divorzisti più famosi di Los Angeles. People però sul suo sito web si è affrettata a smentire tutto, citando amici molto vicini alla coppia, secondo cui i due divi andrebbero invece d'amore e d'accordo e la notizia della rottura sarebbe "totalmente falsa".Vedremo. Coppia di fatto, i due attori avrebbero sancito un'equa separazione, dividendo salomonicamente a metà il loro imponente patrimonio che la rivista Forbes valuta attorno a 400 milioni di dollari. Ma i termini dell'accordo - che sarebbe stato sottoscritto in segreto ai primi di gennaio - non sarebbero certo solo quelli economici: la coppia avrebbe firmato anche per la custodia congiunta dei sei figli - tre adottivi, Maddox, cambogiano, Pax, vietnamita, e Zahara, etiope, e tre biologici, Shiloh e i gemelli Knox e Vivienne, di 17 mesi - che tuttavia dovrebbero restare affidati alla madre. Tutti e sei - ciascuno, si favoleggia, dotato di una sua tata personale - conserveranno il doppio cognome Jolie-Pitt, simbolo, adesso infranto, di un'unione che sembrava di ferro.

venerdì 22 gennaio 2010

Le uscite della settimana:




Nine

USA/Italia, 2010
Cast: Daniel Day-Lews, Sophia Loren, Penelope Cruz, Marion Cotillard, Nicole Kidman, Fergie
Regia: Rob Marshall
Trama: Guido Contini è un regista che sta attraversando una crisi professionale e personale. Intento a finire il suo ultimo film, si ritrova ad affrontare le donne della sua vita: sua moglie, la sua musa, la giornalista, la prostituta che lo ha iniziato al sesso e la sua defunta madre si "materializzeranno" accompagnandolo verso un cammino verso la coscienza di sè...




Tra le nuvole (Up in the air)

USA, 2010
Cast: George Clooney, Vera Farmiga, Jason Bateman.
Regia: Jason Reitman.
Trama: Ryan Bingham di professione fa "il tagliatore di teste", cioè licenziare il personale di un'azienda in crisi. Vive per il lavoro, senza legami e viaggiando di continuo, ma la sua vita cambierà inaspettatamente...









L'Uomo che verrà

Italia, 2010
Cast: Alba Rohrwacher, Maya Sansa, Stefano Birocchi.
Regia: Giorgio Diritti.
Trama:Inverno, 1943, l'Italia è divisa tra le brigate partigiane e il nazismo. Martina è una bambina di 8 anni e vive alle pendici di Monte Sole. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. La madre rimane nuovamente incinta e Martina vive nell'attesa del bambino che nascerà, nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il bambino viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto...




Il Quarto tipo
USA, 2010
Cast: Milla Jovovich, Will Patton, Enzo Cilenti.
Regia: Olatunde Osunsamni
Trama: Il quarto tipo si riferisce ad uno studio del 1972 nel quale si stabilì una scala di misurazione per gli incontri con gli extraterrestri: dal semplice avvistamento all'incontro del quarto tipo, il rapimento. La psicologa Abigail Tyler comincia a videoregistrare le sue sedute con pazienti traumatizzati da questi terribili incontri e inizia a scoprire le prove più inquietanti di rapimenti alieni mai documentate prima...





Cuccioli-il codice Marco Polo
Italia, 2010
Regia: Sergio Manlio
Trama: film d'animazione, tratto dall'omonima serie animata. Sei scatenati cuccioli devono combattere contro la strega Maga Cornacchia, che vuole trasformare i canali di Venezia in autostrade. Riusciranno i piccoli eroi a sconfiggerla?








Presagio finale - First snow
Germania, 2010
Cast: Guy Pearce, William Fichner, Piper Perabo.
Regia: Mark Fergus
Trama: Rimasto a piedi dopo un incidente in aperta campagna, Jimmy Starks va a trovare un indovino per passare il tempo, ma scopre subito che i suoi giorni sono contati. Inizialmente scettico, Jimmy inizia ad avere delle visioni che poi sembreranno concretizzarsi e diventare realtà. Sempre più ossessionato dal passato, Jimmy cercherà di cambiare in qualche modo il suo destino.

giovedì 21 gennaio 2010

News: Baarìa è fuori dall'Oscar.

Il film di Giuseppe Tornatore non è entrato tra i primi 9 film selezionati per l'Oscar come migliore film straniero. Seconda delusione per il regista siciliano, dopo la mancata vittoria ai Golden Globes tenutasi domenica scorsa. Strada spianata per Il Nastro bianco di Haneke?

martedì 19 gennaio 2010



Recensione: Baarìa






Titolo: Baarìa
Italia, 2009
Cast: Margareth Madè, Francesco Scianna, Nicole Grimaudo, Angela Molina, Lina Sastri.
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore
Produzione: Medusa Film
Regia: Giuseppe Tornatore
Bagheria inizialmente si chiamava Baarìa, comune della Sicilia. Il film narra le vicende di molti cittadini del luogo tra cui Peppino (Francesco Scianna) giovane che entrerà nelle fila del partito comunista, fino a diventarne un elemento di spicco e Mannina (Margareth Madè), giovane orlatrice di cui Peppino se ne innamora perdutamente. Attraverso le loro peripezie per coronare il loro amore, si attraverseranno 50 anni di storia siciliana. Giuseppe Tornatore è uno dei pochi registi italiani che pensano in grande e soprattutto riescono a concretizzare questo concetto di grandezza. Baarìa è un film epico rispetto agli standard che il cinema italiano è solito mostrarci, ma non è esente da pecche e imperfezioni. La serie di "quadri" che servono per presentare i tanti, troppi personaggi che popolano il film è a tratti dispersivo, come se mancasse un collante per capire cosa sta succedendo. Il film vero e proprio inizia trenta minuti dopo, prendendo forma e sostanza con la presentazione l'entrata in scena della famiglia Torrenuova e con il piccolo Peppino che diventerà il fulcro dell'intero film. Peppino cresce, si iscrive al partito comunista e vuole a tutti i costi conquistare la bella Mannina, ragazza dallo spirito indomito che sfida tutto e tutti per sposarsi con il suo amato, che avviene tramite il classico mezzo della fuìtina (il momento più divertente del film). Mannina è una donna forte e volitiva come gli altri personaggi femminili che intrecciano la sua storia e che fanno parte della vita di Baarìa. Peccato poi che la sua forza venga smorzata nel corso del film, per poi relegarla nel tipico ruolo frustrato di moglie e madre. Come se il regista volesse giustificare una tale vitalità iniziale per una donna forse troppo forte, indipendente, libera dal clichè della donna chioccia tipica della società siciliana dell'epoca. L'amore tra i due protagonisti è il cuore passionale e la parte più bella della pellicola, ma poi tutto viene soffocato dalla politica, dagli sforzi infiniti di Peppino che si illude di cambiare la società. Forse questo interessamento eccessivo per la politica è un modo del regista di porgere uno sguardo sulla realtà italiana odierna, su una disillusione che ormai impermea la società; ma finisce per appesantire un pò il film. Carrellata di guest stars abbastanza inutili (con il buon senso di regalare a Monica Bellucci un cameo "muto"), a parte il cronista interpretato da Raoul Bova: molto bella la scena in cui Peppino mostra ai giornalisti i luoghi in cui furono uccisi i sindacalisti Placido Rizzotto e Salvatore Carnevale, un modo efficace per non dimenticare fatti oscuri della nostra storia. Il film ha queste imperfezioni, ma si salva perchè nell'intero progetto traspare dell'amore che ha Tornatore per la sua città di origine, nella sua ricostruzione minuziosa. Grazie al regista si ha l'opportunità di vedere una città "com'era una volta", accompagnandoci nel corso della proiezione nella sua trasformazione. Tornatore pensa in grande e la sua tecnica registica è una delizia per i nostri occhi. E non è da tutti fare un film così ambizioso.
Voto: 6
A.M.

lunedì 18 gennaio 2010

News: Golden Globes 2010

And the winner is...
Cameron è stato il protagonista indiscusso della serata dei Golden Globes 2010, considerata da molti l'anticamera dell'Oscar. Il suo Avatar si è aggiucato la statuetta per la miglior regia e per il miglior film drammatico, battendo pellicole come The Hurt locker di Katherine Bigelow e Bastardi senza gloria didi Quentin Tarantino. Si riconfermerà il re del mondo alla notte degli Oscar, dieci anni dopo Titanic?
Miglior commedia è stato premiato a sorpresa Una Notte da leoni, preferito a Nine di Rob Marshall, omaggio a 8 e 1/2 di Federico Fellini. Robert Downey Jr si è aggiudicato la statuetta come miglior attore per Sherlock Holmes, Jeff Bridge invece ha vinto nella categoria drammatici con Crazy Heart. Sandra Bullock premiata come miglior attrice drammatica per The Blind slide e scontato il premio a Meril Streep per Julia e Julie. Piccola consolazione per Tarantino con la premiazione di Christopher Waltz e come attrice non protagonista,Monique per Precious. Delusione per Baarìa di Tornatore, battuto da Il Nastro bianco di Haneke.

I vincitori:

Miglior film drammatico: Avatar
Miglior regista: James Cameron
Miglior film comico o musical: Una Notte da leoni
Miglior attrice protagonista in un film drammatico: Sandra Bullock (The Blind Side)
Miglior attore protagonista in un film drammatico: Jeff Bridges (Crazi Heart)
Miglior attore protagonista in una commedia: Robert Downey Jr. (Sherlock Holmes)
Miglior attrice protagonista in una commedia: Meryl Streep (Julie e Julia)
Miglior sceneggiatura: Tra Le Nuvole
Miglior attore non protagonista: Cristoph Waltz (Bastardi senza gloria)
Miglior attrice non protagonista: Monique (Precious)
Miglior canzone: The Weary Kind (Crazy Heart)
Miglior Colonna Sonora: Michael Giacchino (Up)
Miglior film straniero: Il Nastro Bianco (Germania)
Miglior cartone animato: Up

domenica 17 gennaio 2010




Wall-E
USA, 2008
Regia: Andrew Stanton
Produzione: Pixar, Wall Disney
Durata: 97'

Il pianeta Terra è stato abbandonato dagli uomini a causa della tossicità dell'atmosfera, causata dall'accumulo dell'immondizia. L'unico abitante è Wall-E, costruito per compattare e ammassare i rifiuti. Da 700 anni continua a fare il suo lavoro e vive in modo solitario, l'unica fonte di compagnia è un grillo e la visione in VHS di Hello Dolly!, che gli ha permesso di crearsi dei sentimenti. La sua routine è spezzata da Eve, robot in missione che deve accertarsi se c'è ancora una possibiltà di vita sul pianeta. Wall-E si innamora e decide di seguirla sull'astronave Axiom, dove vivranno una serie di avventure...
Se film di fantascienza degli anni '80 come Blade Runner mostravano un ipotetico Ventunesimo secolo con robot e macchine volanti, la visione del futuro della società odierna non è positiva: la Terra è un pianeta arido, invivibile e privo di vita, abbandonato dall'umanità rea di averla trasformata in questo modo. In mezzo a questa visione poco edificante c'è il piccolo Wall-E, che imperterrito continua il suo lavoro. Partito come un film muto (che è la parte migliore del film) che liricamente segue la vita quotidiana del protagonista, per poi avere un crescendo di azione con lo svolgersi della storia; il fascino del film sta nel coniugare il futuro dellanimazione in 3D con "l'antichità" del cinema muto; passando per il cinema sonoro degli anni '50 e rendendo infine omaggio alla fantascienza degli anni '60-'70. Le citazioni si sprecano: operaio alienato come Charlot in Tempi moderni, cerca di sopravvivere svolgendo impeccabilmente il suo lavoro e sognatore e imbranato, ma pur sempre adorabile, come sapeva essere Buster Keaton, spera che esista qualcuno che gli faccia compagnia. Il cinema per il piccolo robot è il suo mezzo per combattere la solitudine e per sognare, perchè la settima arte è l'essenza stessa del sogno. Con i suoi grandi occhi (che assomigliano tanto a quelli di Johnny No.5 del film Corto circuito) osserva e cerca di conservare le tracce di una vita che è esistita, di un'umanità che è stata capace di creare oggetti, arte; ma allo stesso tempo è stata colpevole di aver distrutto tutto ciò che ha creato. Pronipote di Hal 2000 di 2001: Odissea nello spazio, Wall-E è un essere che ha vita propria che rischia di essere il testimone di una civiltà che ha deciso di autodistruggersi. Ciò che ne rimane è una grande landa desolata chiamata Terra. Fortunatamente la visione del film non è negativa, nè permea l'intera pellicola di toni cupi e il messaggio finale è che un barlume di speranza c'è, ma non bisogna rifare gli stessi errori. Niente male per essere un film per bambini (e anche per adulti).
Voto: 8,5
A.M.

venerdì 15 gennaio 2010

Le uscite della settimana:

Avatar
id., USA, 2010
Regia: James Cameron
Cast: Sigourney Weaver, Sam Worthington, Zoe Saldana, Michelle Rodriguez.

Trama: Jake Sully è un marine paraplegico che accetta di trasferirsi sul pianeta Pandora in sostituzione del fratello morto. Sully studia Pandora creando un Avatar, cioè una versione aliena di se stesso. Il pianeta è un ricco giacimento di minerale prezioso e ciò lo rende in preda di mille pericoli...




La Prima cosa bella.
Italia, 2010.
Regia: Paolo Virzì.
Cast: Micaela Ramazzotti, Valerio Mastandrea, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi.

Trama: Paolo ha una mamma frivola, esuberante e imbarazzante e tale cruccio se lo porta dall'eta di otto anni. Tutto comincia nell'estate del 1971, quando assistendo alla tradizionale elezione delle Miss dello stabilimento balneare più popolare di Livorno, Anna viene incoronata sorpresa "la mamma più bella". Da allora, nella famiglia Michelucci, arriva lo scompiglio e per Anna, per Bruno e per la sorella Valeria che si protrarrà fino ai giorni nostri...




A single man.
id., USA, 2010
Regia: Tom Ford.
Cast: Colin Firth, Julanne Moore, Mattew Goode.

Trama: Debutto alla regia per l'ex stilista di Gucci Tom Ford. Ambientata negli anni Sessanta, racconta la vita del professore di Inglese George Falconer, rimasto solo dopo la perdita del suo compagno morto in un incidente. George è incapace di elaborare il lutto e decide di togliersi la vita con un colpo di pistola. La sua amica Charley e un suo studente, Kenny, tentano di farlo reagire in ogni modo...


Filmografia: Robert Pattinson.


Nome: Robert Pattinson
Data di nascita: 13/05/1986
LUOGO DI NASCITA: Londra, UK
Attore
ATTORE:

(2010) The Twilight Saga: Eclipse - Edward Cullen
(2010) Remember Me - Tyler
(2009) New Moon - Edward Cullen
(2008) Twilight - Edward Cullen
(2008) Little Ashes - Salvador Dalí
(2008) How to Be - Art
(2008) The Summer House - Richard
(2007) Harry Potter e l'ordine della Fenice - Cedric Diggory
(2007) The Bad Mother's Handbook (Film Tv) - Daniel Gale
(2006) The Haunted Airman (Film Tv) - Toby Jugg
(2005) Harry Potter e il calice di fuoco - Cedric Diggory
(2004) La saga dei Nibelunghi (Film Tv) - Giselher
(2004) La fiera della vanità - Rawdy Crawley (non accreditato)

giovedì 14 gennaio 2010





Filmografia: Richard Gere.


Nome: Richard Gere
Data di nascita: 29/08/1949
Luogo di nascita: Philadelphia, Pennsylvania, Stati Uniti.
Attore, Produttore







ATTORE:


(2009) Amelia - George Putnam
(2009) Hachiko - il tuo migliore amico - Prof. Parker
(2009) Brooklyn's Finest - Eddie Dugan
(2008) Come un uragano - Dott. Paul Flanner
(2007) Identikit di un delitto - Erroll Babbage
(2007) The hunting party - Simon Hunt
(2006) Io non sono qui - Billy
(2006) L'imbroglio - The Hoax - Clifford Irving
(2005) Parole d'amore - Saul Naumann
(2004) Shall we dance? - John Clark
(2002) Chicago - Billy Flynn
(2002) L'amore infedele - Edward Sumner
(2002) The mothman prophecies - John Klein
(2000) Il dottor T e le donne - Dr. Sullivan Travis
(2000) Autumn in New York - Will
(1999) Se scappi ti sposo - Homer Eisenhower 'Ike' Graham
(1997) The Jackal - Declan Mulqueen
(1997) L'angolo rosso - Jack Moore
(1996) Schegge di paura - Martin Vail
(1995) Il primo cavaliere - Lancelot
(1994) Trappola d'amore - Vincent Eastman
(1993) Mr. Jones - Mr. Jones
(1993) Il grande gelo - Coreografo
(1993) Sommersby - John "Jack" Robert Sommersby
(1992) Analisi finale - Isaac Barr
(1991) Rapsodia in agosto - Clark
(1990) Affari sporchi - Dennis Peck
(1990) Pretty Woman - Edward Lewis
(1988) Gli irriducibili - Frank Roberts
(1986) Nessuna pietà - Eddie Jillette
(1986) Power - Pete St. John(1985) King David - David
(1984) The cotton club - Dixie Dwyer
(1983) Il console onorario - Dr. Eduardo Plarr
(1983) All'ultimo respiro - Jesse Lujack
(1982) Ufficiale e gentiluomo - Zack Mayo
(1980) American Gigolo - Julian Kaye
(1979) Yankees - Matt
(1978) I giorni del cielo - Bill
(1978) Una strada chiamata domani - Thomas Stony De Coco
(1977) In cerca di mr. Goodbar - Tony
(1976) Baby Blue Marine - Raider
(1975) Rapporto al capo della polizia - Billy
(1975) Crack file - Dossier antidroga (film tv) - Walter Spenser


PRODUTTORE:

(1993) Mr. Jones
(1993) Sommersby
(1992) Analisi finale


News.


Spiderman 4 è stato annullato. Il regista Sam Raimi e l'attore Tobey Maguire hanno dato forfait a causa di divergenze creative con la produzione, riguardanti la sceneggiatura e i tempi di realizzazione. La Sony picture aveva annunciato le riprese per l'estate 2010 e l'uscita del film per l'anno successivo. Tempi ristretti secondo il regista che ha deciso di abbandonare il progetto, seguito poi dal suo protagonista. La Sony ha sostituito il cineasta con James Vanderbilt e un nuovo cast. Sarà all'altezza della trilogia creata dall'autore della Casa?

martedì 12 gennaio 2010

News.

Il regista francese Eric Rohmer è morto lunedì mattina a Parigi, all'età di 89 anni.
All'anagrafe Jean Marie Maurice Schérer, fu insieme a François Truffaut, Jacque Rivette e Jean-Luc Godard tra i massimi esponeti della Nouvelle Vague. Iniziò la sua attività nel mondo del cinema come fondatore della rivista Le Gazette du cinèma insieme a Claude Chabrol, Truffaut e Rivette, diventandone poi il direttore. Insieme a Chabrol curò una monografia su Alfred Hitchcock nel 1955 e più tardi sul regista tedesco Murnau. Dal 1957 al 1963 fu caporedattore del Cahiers du cinèma, periodo della nascita della Nouvelle Vague. Rohmer fu uno dei primi a passare dietro la macchina da presa nel 1959 con il lungometraggio Il Segno del leone, prodotto da Chabrol. In questa pellicola esistono già i segni della tematica che diventerà tanto cara al cineasta francese: il caso come manipolatore delle vite umane. In seguito diede vita a quattro cicli che coprono quattro decenni. Gli anni Sessanta e Settanta sono segnati dai sei Contes moraux: La collezionista (1966), La mia notte con Maud (1969), che gli valse la nomination agli Oscar, L'amore il pomeriggio (1972) sono tra le opere più importanti. Gli anni '80 sono segnati dal secondo ciclo Comédies et proverbs, opere più scanzonate e dal tono beffardo. Le opere più famose di quel periodo sono: Il bel matrimonio (1982), Pauline alla spiaggia (1983) e soprattutto, Il raggio verde (1986), Leone d'oro al festival di Venezia. Negli anni Novanta si dedica alle tematiche delle stagioni e alle incertezze dei sentimenti, con Les contes des quatre saisons: Racconto di primavera (1990) Racconto di inverno (1991), Racconto d'estate (1996), Racconto d'autunno (1998). All'età di 80 anni continua la sua carriera vitale offrendo un nuovo ciclo nel Ventunesimo secolo: una trilogia storica. La nobildonna e il duca, dedicata all'aristocrazia francese durante la rivoluzione, Triple agent (2004), ambientata negli anni Trenta. Gli amori di Astrea e Coledon (2007) ambientato nel V secolo segna la fine della sua lunga carriera. Nel 2001 fu insignito del Leone d'oro alla carriera al festival del cinema di Venezia.
Ci lascia un pezzo di storia del cinema, ma la sua opera rimarrà impressa nella memoria collettiva.

domenica 10 gennaio 2010


Titolo: Io, loro e Lara
Italia, 2010
Regia: Carlo Verdone.
Cast: Carlo Verdone, Laura Chiatti, Marco Giallini, Angela Finocchiaro, Anna Bonaiuto, Sergio Fiorentini.
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Francesca Marciano, Pasquale Plastino.
Produzione: Warner Bros.
Durata: 115'


Padre Carlo Mascolo è un prete che svolge il compito di missionario in Africa. In preda ad una crisi personale e spirituale, decide di tornare a Roma per cercare di risolvere il suo tormento interiore, nella speranza di trovare un pò di pace e di calore familiare. Tornato a casa scopre che la sua famiglia è più disastrata della comunità che segue in Africa: Sua sorella Bea (Anna Bonaiuto) è una psicologa divorziata con la figlia che sta attraversando una fase "emo", suo fratello Luigi (Marco Giallini) ha problemi sentimentali e di cocaina e dulcis in fundo suo padre (Sergio Fiorentini) ha sposato la sua badante, Olga e sta vivendo una fase "arzilla" e vitale. I fratelli non sono contenti del matrimonio, perchè sono convinti che la donna voglia solo appropriarsi del patrimonio familiare e decidono di dichiarare guerra alla neo matrigna ma dovranno fare i conti con Lara, giovane ragazza enigmatica dalla vita precaria che avrà un legame inaspettato con la famiglia Mascolo. Carlo suo malgrado finisce per subire le problematiche familiari e soprattutto il fascino di Lara, risvegliando il lui un tumulto di sentimenti che non pensava di avere...
Il nuovo film di Verdone accantona i personaggi "multipli" che caratterizzavano la maggior parte delle sue pellicole, le gag facili da risata grassa, fracassona e coatta, prediligendo una comicità più sobria. L'inizio parte con un tono melanconico, con la crisi di padre Carlo che si sente inutile di fronte ad un mondo che non riesce ad aiutare pienamente. Tornato a casa si rende conto che la situazione non cambia e l'unica cosa che vorrebbe è farsi ascoltare. Invece è costretto a sentire le lamentele e i problemi altrui, scoprendo che la società occidentale è più ricca di un paese del terzo mondo ma allo stesso tempo è profondamente infelice perchè si fa la guerra per i soldi, i beni materiali, l'eredità, i ragazzi cercano lo sballo con le "paste" e gli "emo" che pensano solo alla tristezza, la solitudine e al massimo della profondità alla depressione. Questa infelicità viene a sua volta collegata alle problematiche che affliggono l'Italia moderna: il lavoro precario, il nucleo familiare allo sbando, l'immigrazione, la prostituzione, ma non fa una morale sul belpaese che non va, nè si mette a fornire una possibile soluzione a tali problemi. Il regista mescola abilmente il comico con il drammatico e il suo personaggio è un uomo in crisi che non sa più chi è, una mancanza che è presente nell'italiano medio del ventunesimo secolo. Lara è la gioventù di oggi che sogna un futuro stabile, una casa più decorosa e che si deve arrangiare in mille modi per tirare avanti. I personaggi hanno uno spessore psicologico ben definito, ognuno con il suo giusto carico di nevrosi, cinici, incasinati e anche un pò velenosi. Verdone sovrasta tutti con la sua ironia e bravi anche gli interpreti (menzione speciale per il papà interpretato da Fiorentini e Angela Finocchiaro con la sua psicologa un pò "svanita"). Il film pecca di qualche lungaggine di troppo, ma il tono viene ravvivato dai momenti comici. Verdone non ha la bacchetta magica per renderci più felici, ma consiglia di volersi un pò più bene, di ascoltare, di essere tolleranti e di non giudicare.


Voto: 7.5



A.M.


giovedì 7 gennaio 2010


Titolo: The Wrestler
USA, 2009
Cast: Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood
Sceneggiatura: Robert Siegel
Produzione: Protozoa Picture, Saturn Films
Regia: Darren Aronofsky
Durata: 105’

Negli anni ’80 Randy “The Ram” Robinson (Mickey Rourke) era uno dei più acclamati wrestler. Vent’anni dopo non abbandona il ring, vivendo ancora per l’adrenalina per il combattimento e per i fan che ancora lo seguono dopo tanti anni. Diventato un’atleta sul viale del tramonto, si esibisce nelle palestre dei licei e nei circoli della provincia del New Jersey. In seguito ad un violento combattimento e a causa dell’uso continuo di steroidi, Randy ha un infarto e deve smettere di combattere. Ciò che gli rimane è un’esistenza segnata dalla solitudine, spezzata dal rapporto che ha con Cassidy (Marisa Tomei), lap dancer in un locale che frequenta abitualmente. Lasciato il wrestling, tenta di ricostruire la sua vita cercando di ricucire il rapporto con la figlia Stephanie che praticamente non ha mai conosciuto (Evan Rachel Wood) e allo stesso tempo cerca di avere una relazione con Cassidy. Ma il richiamo del ring è troppo forte...
The Wrestler non celebra il mondo del wrestling: il film si limita ad una carrellata iniziale costituita dalla voce fuori campo dei tifosi e gli articoli che scorrono per far rendere l’idea del mondo patinato che da sempre accompagna questo sport. Quello che interessa ad Aronosfsky e allo sceneggiatore Robert Siegel non è tanto lo svelare i “trucchi”, le mosse di questo sport (che inevitabilmente si scoprono durante i combattimenti), quanto l’analisi di un uomo che aveva le luci della ribalta, il successo e la fama, e inesorabilmente finisce verso il declino fisico e umano. Girato quasi interamente con la macchina in spalla, il cineasta crea un effetto di “presa diretta” seguendo passo per passo la vita di Randy. In questo modo viene catturato ogni frammento della vita del protagonista: la sua voglia di combattere, il richiamo del ring che è come una droga, il lavoro precario, il tentavo di sfuggire alla solitudine, instaurando un rapporto fatto di confidenze e intimità con Cassidy. Entrambi feriti e sconfitti dalla vita, tentano di sostenersi a vicenda cercando di dimenticare i propri fallimenti e le brutture che il destino ha riservato a loro. Punto di forza del film è il tentativo di riallacciare il rapporto con la figlia ormai adolescente che fatica a (ri)conoscere. Ottima prova di Evan Rachel Wood, nuovo astro nascente di Hollywood e di Marisa Tomei, sensuale nelle vesti di una ballerina, dimostrando che anche a quarant’anni si può essere sexy e da un’aria “vissuta” alla sua Cassidy. Mickey Rourke è in stato di grazia: proprio come il suo wrestler si rialza da un periodo buio, come The Ram ha conosciuto l’ebrezza del combattimento sul ring, dalla quale è più volte caduto e più volte si è rialzato trasferendo la sua vita nel personaggio. La scena in cui ricorda con la figlia i momenti passati insieme è così intensa che merita l’Oscar solo per quella sequenza. La struggente ballata di Bruce Springsteen chiude il sipario: lo show è finito, Randi va incontro al suo destino.


Voto: 7/8

mercoledì 6 gennaio 2010


MONOGRAFIA: W.I.P. – Women in prison

WIP è la sigla che sta per "Women In Prison", film ambientati (in parte) in carceri femminili. Protagonista di questi film è nella maggior parte dei casi una donna incarcerata ingiustamente o fattasi arrestare apposta per poter svolgere delle indagini all'interno del carcere, mentre personaggi ricorrenti sono i secondini (o le secondine) crudeli e spietati, il direttore (o la direttrice) del carcere che sfrutta le detenute facendole prostituire e le compagne di cella dalle tendenze lesbiche che cercano in ogni modo di ottenere le "grazie" della protagonista di turno. Dal punto di vista storico il filone del "Women in Prison" sembra sia nato in Francia verso la fine degli anni Venti, ma in ogni caso la sua diffusione divenne capillare in molti paesi, dagli Stati Uniti alla Spagna, dal Brasile alle Filippine, per arrivare all'Europa con Spagna, Germania ed Italia. La piena maturità del genere si ha comunque all'inizio degli anni Settanta, periodo durante il quale il filone abbandona la sua matrice sin troppo neorealistica e melodrammatica per trasformarsi in pura e semplice "sexploitation", benché in taluni titoli, soprattutto in Italia, siano presenti velleità di denuncia verso la società del tempo. I film più rappresentativi sono The big bird cage, diretto da Jack Hill nel 1971 (storia dell’evasione di una prigioniera politica che fugge insieme a due compagne, tenendo in ostaggio la sadica direttrice del carcere e un poliziotto) e Women in chains del 1973 (Diretto da Eddie Romero. Il film narra storia dell’evasione di due donne una bianca e una colored, dal carcere di Manila che si uniscono con dei ribelli per combattere insieme a loro ma anche per arricchirsi con il traffico di stupefacenti).

martedì 5 gennaio 2010

MONOGRAFIA: Pam Grier.

Pam Grier la vera “regina” del genere Blaxploitation, tanto da diventare una delle eroine di action movies negli anni ’70. L’attrice afroamericana divenne una star, un sex simbol per gli uomini e un modello di femminismo per le donne[1].
Nata il 26 maggio del 1949 a Wiston-Salem nella Carolina del Nord, trascorse la sua infanzia tra le basi militari oltreoceano e le case popolari di Denver, nel Colorado. Medico mancato, fece il mestiere modella per pagarsi gli studi. La sua carriera non iniziò con il cinema, ma posando senza veli per la rivista Playboy, diventando la protagonista del numero di agosto del 1975. Sempre nel 1975, Pam fu immortalata nella rivista femminista Ms, dove fu definita dalla giornalista Jamaica Kinkaid la “Mogul hollywoodiana color cioccolato”, dimostrazione che non solo era un bel corpo da esibire, ma anche una donna carismatica che poteva diventare un modello per le donne afroamericane dell’epoca. Anche se gli esordi non rispecchiavano un modello di virtù, era riuscita a diventare un’icona pop dell’America anni Settanta.Altre colleghe di razza caucasica, personaggi come Emma Peel della serie tv The Avengers, non hanno avuto il carisma dimostrato da Grier in grandi black movies come Coffy e Foxy Brown. L’unica in grado di reggere il confronto con la diva afroamericana, capace di combattere e di affermare la propria indipendenza, aggressività e sensualità fu Tura Satana, regina dei film di Russ Meyer, autore di film al limite del genere hard.[2]
E fu proprio con Meyer che iniziò la sua carriera cinematografica, con una piccola apparizione nel film Beyond the Valley of the Dolls. Il primo ruolo di rilievo lo ottenne con un film del filone WIP, (Women in prison films)[3] con The Big Doll House (Sesso in gabbia) del 1971, diretto dal regista bianco Jack Hill. Pam Grier interpreta il ruolo di una prigioniera politica che era riuscita ad evadere dal carcere insieme a due compagne di cella, prendendo in ostaggio la direttrice crudele e un medico molto umano. Grier interpretò il seguito, The Big Bird Cage (1972) sempre diretto da Jack Hill, che non si discosta molto dalle tematiche del film precedente. Pam Grier diventò talmente famosa da essere chiamata in Italia grazie ai suoi ruoli da eroina negli action movies.
Prima di girare Coffy, film che l’ha lanciata nell’Olimpo delle star della Blaxploitation, Grier interpretò Woman in chains (Donne in catene, 1973), che mette in scena un episodio di guerriglia dove i ribelli fanno scappare due donne da un riformatorio di Manila. La sua stella cominciò ad appannarsi verso gli anni Ottanta, ma Pam Grier continuò a lavorare nei teatri regionali, in televisione e in film di rilievo come Fort Apache, the Bronx, (Bronx 41° distretto di polizia), Something Wicked This Way Comes (Qualcosa di sinistro sta per accadere) e Above the Law (Nico).
Gli anni Novanta furono il momento della rinascita, grazie a tre registi diventati di culto nel panorama hollywoodiano. Tim Burton le affidò un piccolo ma efficace ruolo in Mars Attack! (1996), John Carpenter la chiamò in 1997: Escape From L. A. (1997: fuga da Los Angeles) e soprattutto Quentin Tarantino le fece una vera e propria “dichiarazione d’amore” affidandole il ruolo da protagonista in Jackie Brown (1998). Negli ultimi anni Pam Grier lavorare soprattutto per la televisione, nota principalmente per il personaggio di Kit nel serial The L World, dove interpreta la sorella di una delle protagoniste, con problemi di alcool, che dopo una serie di vicissitudini riesce a riprendere le redini della propria vita.
A.M.


[1] James, Darius, That’s Blaxploitation! Roots of the Baadasssss’ tude (rated x by an all-withe jury), New York, S. Martin’s Griffin Edition, 1995 , pp. 45-47.
[2] Tura Satana è un’attrice di origine giapponese protagonista di molti film di Russ Meyer, come Faster Pussycat kill! Kill!. È una donna forte, violenta con gli uomini e dalla personalità prorompente.

domenica 3 gennaio 2010

27 VOLTE IN BIANCO




"27 volte in bianco"

Titolo originale: 27 dresses.
Regia: Anne Fletcher
Cast: Katheringe Heigl, Edward Burns, James Mardsen, Malin Akerman.
Sceneggiatura: Aline Brosh McKenna.
Produzione: Fox 2000 Pictures, Spyglass Entertainment.
Durata: 107'

Le 27 volte in bianco non si riferiscono ai matrimoni di una pluridivorziata, ma racconta la storia di Jane, una ragazza molto altruista che organizza in modo impeccabile le cerimonie delle sue amiche (27 appunto). Cresciuta con l'idea delle nozze come il coronamento di un sogno d'amore, si offre di essere la damigella d'onore e colleziona nel suo armadio i vestiti bizzarri che è costretta ad indossare per l'occasione. Notata dal giornalista Kevin (James Mardsen) mentre si destreggiava tra due sposalizi, il giovane decide di scrivere un pezzo su di lei per poter dare una svolta alla sua carriera. L'inguaribile romantica spera un giorno di potersi sposare con l'uomo che ama, il suo capo George (Edward Burns) che non si è mai accorto dei sentimenti che lei prova nei suoi confronti. Finalmente decide di dichiararsi ad una festa, ma l'arrivo della sorella minore Tess (Malin Akerman) invitata da Jane al party, sconvolge i suoi piani: George si innamora di Tess e Jane finisce per organizzare il loro matrimonio, l'ennesimo...
27 volte in bianco è una commedia romantica senza pretese, un "chicken movies" appositamente confezionato per il pubblico femminile e cucito su misura per la star di Grey's Anatomy Katherine Heigl, novella Jennifer Aniston. La psicologia dei personaggi è tagliata con l'accetta e gli stereotipi si sprecano: Jane è altruista, buona al limite della stupidità, saccente, dall'aria dimessa e dal look pulito stile acqua e sapone. Tess è la tipica modella bionda, oca, abiti succinti, egoista e falsa. Kevin è il tipico giornalista cinico e disilluso che poi ha gli scrupoli di coscienza e George è il classico magnate ricco, vegetariano, ambientalista e ovviamente ignaro dei sentimenti che prova la sua assistente. I duetti Jane e Kevin fanno rimpiangere le schermaglie stile Cary Grant e Katherine Hepburn, protagonisti delle sophisticated comedy degli anni d'oro del cinema americano e a metà film si capisce già come andrà a finire. Il film non è totalmente da buttare, in compenso è piacevole e leggero, ci sono delle battute divertenti e la scena di Jane che si "sdoppia" alle feste tra un sarhi e un abito lungo aiutata dal tassista è molto divertente. Peccato è un'occasione sprecata: poteva essere una graffiante satira sui matrimoni e sull'eccessività dei preparativi che questo evento comporta, invece la sceneggiatrice McKenna ha preferito andare sul sicuro tra luoghi comuni e bisticci amorosi. Si poteva osare con un pizzico di cattiveria in più, non bastano degli orrendi abiti da damigella per deridere o sottolinerare gli eccessi delle eccentriche feste del "giorno più bello che ogni ragazza sogna fin da bambina". Perfetto per una serata rilassante e senza pensieri tra ragazze al sabato sera.

Voto: 5

A.M.



Moon
Gran Bretagna, 2009.
Regia: Duncan Jones
Cast: Sam Rockwell, Kevin Spacey (voce, nella versione originale), Dominique McElligott
Soggetto: Duncan Jones
Sceneggiatura: Nathan Parker
Produzione: Liberty Films
Distribuzione: Sony Pictures
Durata: 97'

La problematica dell'energia sulla Terra è risolta dalla Lunar, azienda che produce energia sfruttando la roccia lunare, nuova fonte energetica pulita e non dannosa. Sam Bell (Sam Rockwell) è un astronauta che si occupa del funzionamento dei macchinari che raccolgono il materiale sul lato oscuro della Luna e le sue uniche fonti di compagnia sono le piante, il plastico che riproduce la sua città e Gerty 3000, robot che ha la funzione di assistente tuttofare. Dopo tre anni di permanenza,gli rimengono tre settimane per far ritorno sulla Terra e riabbracciare sua moglie Tess (Dominique McElligott) e la piccola Eve. Il sogno del cosmonauta viene interrotto due settimane prima a causa di un incidente: in preda ad una allucinazione si schianta e finisce sotto una frana. Tornato alla base tenta di capire le cause dell'incidente e nonostante l'impedimento di Gerty, scopre che nella navicella c'è un altro... Sam Bell. L'astronauta scopre una rete di inganni e cercherà di risolvere l'enigma nascosto nel suo io. Chi è il clone e chi è il vero Sam? Cosa nasconde la Lunar?
Moon segna l'esordio di Duncan Jones e dimostra che privandosi dell'ausilio degli effetti speciali. con pochi soldi e tante idee, si può confezionare una pellicola innovativa che segna un ritorno alle atmosfere della fantascienza sci fi anni '50/60. Il regista mescola sapientemente le tematiche di 2001: odissea nello spazio, regalandoci un nuovo Hal 2000, l'essenzialità della scenografia dell'ambientazione lunare, la svolta del protagonista che decide di riprendersi le redini del proprio destino ricorda THX 1138 di George Lucas;l'io e il suo doppio, realtà o finzione riecheggia Blade Runner e lo straniamento quasi alieno del protagonista è come un omaggio al padre David Bowie che sempre nel 1969 esordì con l'album Space Oddity e creò Ziggy Stardust, il suo alter ego venuto da Marte.
Il regista non si limita a copiare le opere che l'hanno ispirato, ma le rielabora e le trasferisce allo stato attuale. Jones pone un'attenta analisi su una società che sta devastando il suo ambiente e non sa come riparare ai danni inflitti sulla natura. Offre una sorta di soluzione trovando una risorsa miracolosa nella Luna e con essa apre il film in un sogno utopistico sulla Terra che non patisce più la siccità, la desertificazione, l'inquinamento. Altra tematica importante è la solitudine dell'essere umano, elemento tanto caro alla fantascienza e delineata nei romanzi di Philip Dick. La società di oggi si sta inesorabilmente impoverendo dal punto di vista della comunicazione e dei sentimenti e ci si affida sempre di più alla tecnologia: i social network ormai hanno sostituito i rapporti interpersonali. L'unico amico di Sam Bell è una macchina "umanizzata" a partire dal suo nome, Gerty, si esprime con le "faccine" che ricordano tanto gli emoticon utilizzati nei messaggi di testo del cellulare. Gerty è quasi paterno con il cosmonauta, la sua unica priorità è di proteggerlo da se stesso, dal suo doppio che reclama la sua necessità di individualismo, la sua persona e la sua libertà. Ottima prova di Sam Rockwell che ci regala un "one man show" e riesce brillantemente a "reggere sulle proprie spalle" l'intero film. Le musiche di Clint Mansell conferiscono la giusta dose di suspence, sottolineando abilmente i momenti di tensione. Una piccola pecca sul finale non rovina comunque questo inizio promettente: Moon è un ottimo esordio che farà apprezzare il genere fantascientifico anche ai poco affezionati e segna una carriera brillante per questo figlio d'arte. Buon sangue non mente e speriamo che mantenga sua originalità nelle opere che verranno.

Voto: 8

A.M.


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