venerdì 28 giugno 2013

MONNEZZA MOVIE: Amore 14




Titolo: Amore 14
Italia, 2009
Cast: Veronica Olivier, Pamela Villoresi, Giuseppe Maggio.
Sceneggiatura: Federico Moccia, Luca Infascelli, Chiara Barzini
Regia: Federico Moccia
Durata: 95'



Carolina (Veronica Olivier) è una bionda fanciulla carina e solare, ha la erre moscia da francesina trés jolie, ha 14 anni e sta per compiere il passo più importante della sua vita: perdere la verginità con il ragazzo che ama, il ragazzo della sua vita,  compiendo un'esperienza che la porterà da acerba ragazzina a donna adulta.
Raccontata in questo modo fa tanto Harmony, quei romanzi rosa che hanno fatto sognare generazioni di giovani donne, anche le meno romantiche.
Ma raccontata da Federico Moccia la storia suona più o meno così: "Ciao, mi chiamo Cavolina, ho la sinusite cvoninca che mi fa la evve moscia che fa tanto chic, le mie cavissime amiche mi chiamano Cavo e ho voglia di scopave".
E il film l'è bello che finito. Se prima si narrava la vicenda della mucca Vittoria, "c'era una volta la mucca Vittoria, muore la vacca e finisce la storia", oggi abbiamo "Carolina che vuole trombare e la storia oltre non sa arrivare". 
Ma quando si tratta dell'ultima fatica (pedo)cinematografica di Federico Moccia, si tratta in realtà di un simposio sull'amore adolescenziale, fornendo il suo grande contributo e il suo grandissimo messaggio educativo alle generazioni di quattordicenni che si avvicinano alla scoperta dell'ammore.
Ma per quello c'era già Cioè. Ma va, Cioè oltre al bacio con la lingua non va, Amore 14 ti manda un messaggio più adulto, ovvero "ho 14 anni e la voglio dare". Ma messa nuda e cruda così fa un po' rude, neh.
Quindi annacquiamo un po' sta' insulsa brodaglia e mettiamoci una storia d'ammove, la vita da studentessa sognatrice e due cave ammiche ammiche che le vogliono un mondo di bene. 
Ma chi è Carolina, detta Caro? E' una ragazza semplice con mille interessi: entrare nella Tim Tribù (e venghino siore e siori che si aprono le danze della pubblicità occulta) farsi comprare i vestiti firmati previa leccata di culo dall'amica Alis (perché Alice fa cafona) che più tratta la mamma peggio della merda e più riceve soldi nella carta di credito, e sentirsi meno sfigata frequentando Clod (che Claudia è di un banale) che magna de continuo, che te posseno te fammale che poi inchiatti peggio de Bruno Sacchi de I ragazzi della 3C!!!
Ma dove vive Carolina? Su, su, ne vogliamo sapere di più!
La cara Caro vive in quel di Roma con una sorella stronza di cui non frega un cazzo a nessuno, adora il fratello che molla medicina per fare lo scrittore, (che poi finisce per lavorare in un bar e si fa schiavizzare da un editore che pubblica solo i libri di Moccia, stroncandogli l'opera prima perché aveva una storia articolata) un padre che è un infarto che cammina perché è sempre incazzato che manco a Hulk gli giravano così, e la mamma zerbino per compensare le nevrosi del babbo. 
Ah, poi ci sono i nonni che vivevano nel Mulino Bianco della tua fantasia, con il nonnino che ha insegnato alla nipotina l'amore per la fotografia. Infatti Carolina fa tante foto con il suo cellulare e naturalmente da grande vuole fare la fotografa. A Richard Avedon, me fai una pippa!!! Che, me fai una pippa pé davero?
Caro fa le foto con il suo Lg nuovo di pacca (sfacciatamente mostrato con un primo piano di profonda  impronta autoriale) regalatele da Alis, perché gliel'hanno rubato. E poi sappiate che se non hai un Lg vuol dire che c'avete le pezze ar culo, capito?
Ma dentro quel cellulare, c'era il terzo segreto di Fatima: il numero di telefono di Massi  (Giuseppe Maggio). 
Chi è Massi? E' colui che ha la missione di prendere possesso della patonza di Carolina. Come Indiana Jones quando prende il bottino, lo scambia con un sacco pieno di fuffa e poi scappa correndo da un masso rotolante. No, momento, ma quella è la trama di un VERO film.
Così, senza il numero di cellulare, Carolina non gli può dare la pipina. E adesso? Adesso tutti a nanna che Carosello è terminato.
La storia deve pur continuare in qualche modo e così Carolina detta Caro decide di dare una passata a cani e porci nella speranza che Massimo detto Massi, l'ammore della sua vita conosciuto una volta e già designato ammore dei mille ammori dopo una giornata passata insieme a farsi regalare le stelline, si rifaccia vivo. E lei nel frattempo si fa l'impossibile. 
Su su, quanti moralismi, ha 14 anni e deve sperimentare, lei ha tanto di quell'ammore da dare!!! 
Il 1° candidato è il ragazzo, che si chiama, boh frega a nessuno, si chiama sa il cazzo, e si dimostra un gran signore fin da subito: durante una giornata al mare la porta in una grotta e le infila le mani nelle mutandine. Apperò, questo sì che è un garbato approccio alla scoperta del gentil sesso.
Il candidato numero 2 si chiama sa il cazzo pure lui e lei lo scova a una festa dove conciata peggio di una escort (cambiandosi in ascensore, perché tutte le ragazzine under 18 si cambiano in ascensore), si mette il gloss Debby (marchio ciòfane per le ragazze ciòfani), ringrazia la mamma per averle dato l'opportunità di conciarsi da troione e finisce per sbaglio in una villa in Brianza, dove bacia uno che se lo voleva fare prima dell'arrivo di Massi. "C'è, cioè, io la lingua te la volevo infilave pvima, ma mo' c'ho Massi in mai maind, pevò c'ho sto abito da zocc... da uvlo, c'è, sì dai, una slinguazzata te la dò, giusto pev pvoave". 
Coerente la ragazza.
La fidanzatina cornuta la becca con il fidanzato sa il cazzo numero 2, così lei fugge insieme a sa il cazzo numero 3 detto er Gibbo (l'unico nome serio che vale la pena ricordare), lo sfigato della scuola e nel caso la pula li dovesse sgamare, le consiglia di fingersi la nipote di un noto politico, che non si sa mai. 
No, scusate, quella è un'altra storia.
Poi non paga, siccome è una ragazza semplice e non una spocchiosa con il cellulare Lg e il gloss della Debby (chi, lei? Ma vaaaa), decide di farsi il ragazzo numero sa il cazzo numero 4 che gioca a tennis e ha la evve moscia come lei. 
Giocando a tennis, lui le dichiara ammore eterno ammore con uno striscione del cornetto Algida e una scritta Io e te 3 metri sopra il cielo (e daje, ma quello è un altro film!!!) eternamente insieme. Infatti il giorno dopo si mollano. 
Un giorno passa vicino a un distributore e un giovane gentleman le urla "anvedi quanto te la tiri, tra un po' te se spezza" e lei, per dimostrarsi la giovine semplice qual è,  si ripassa il ragazzo numero 5 sa il cazzo chiamato anche er cipolla, perché lei non è una snob. Però questo ha la fiatella, e anche lui finisce nel dimenticatoio. 
A parte il ragazzo sa il cazzo numero 1 che le ha dato una ravanata, la sua farfallina non l'ha toccata più nessuno, così ci pensa lei e si smanetta nella vasca da bagno. Perché non è più una ragazzina, ma non è ancora diventata una donna. 
Tra tutto questo trambusto, arriva il momento drammatico: muore il nonno. E lei affoga il dolore ascoltando Alessandra Amoroso e andando in discoteca. Cosce e culi si dimenano, ma lei è triste perché è in lutto. Ma non può piangere per sempre:  incontra Massi.  E ora, scatta il the final vagiaina countdown.
Si misero insieme. Lei le fece vedere Come tu mi vuoi al cinema. Lui voleva vomitare e l'amica di lei si voleva già fare. Lui la portò in camporella. Lei le disse "ti amo", lui le rispose "pur'io". Lui le propose "chiaviamo?" Lei rispose "sìììì". Ecco, finalmente è arrivato il grande momento. Ma Massi si tromba prima Alis, dimostrandole quanto è amica e la nostra bionda evoina ha il mondo che le crolla addosso. Perché lei era un'amica vera, una che fugge con te lasciando l'amica cicciona su un tetto quando scappi dalle marachelle. E tu? Mi ripaghi così? Massi la chiama, ma lei ormai è girl power e gli chiude il cellulare in faccia. Mica te lo ridò il cellulare Lg cara Alis, tiè!
Non tutto è perduto, in fin dei conti ha solo 14 anni e ha la vita davanti a sé. In fin dei conti a 14 anni la volevi già dare.
E con questo grande messaggio, piazza San Pietro si spopolò, le colombe si librarono nel cielo e la giornata tornò a scorrere nella sua placida quotidianità.
Federico Moccia, uno scrittore e regista, un mistero, un perché. 
Uno che a 50 anni o giù di lì si affanna alla ricerca dell'adolescenza perduta e "racconta" la vita delle ragazzine che sembrano uscite da un'incontro sotto acido di Top Girl con Sex and the City, che cazzo di traumi abbia avuto in gioventù, ancora non si sa. Neanche Marzullo l'ha ancora scoperto.
Spendere parole su quanto faccia cacare Amore 14 pare superfluo. Girato a cazzo di cane, recitato a mo' di cagna, scritto a cazzo di cane peggio di come è recitato e diretto. La cosa è evidente agli occhi di tutti. Quello che lo rende monnezza inside, è nella grande capacità da parte di Moccia di sfornare una mega cacata riuscendo nella miracolata impresa di creare un "film" con una trama che non esiste, facendo passare una ragazzina che si comporta da zoccola in una santa alla ricerca dell'amore. 
SAN-TA! SAN-TA!

Voto: 0
A.M.



mercoledì 26 giugno 2013

RECENSIONE: Tutti pazzi per Rose






Titolo: Tutti pazzi per Rose
Titolo originale: Populaire
Francia, 2013
Cast: Déborah François, Romain Duris, Berénice Bejo.
Sceneggiatura: Régis Roisnard, Daniel Presley, Romain Compingt,
Regia: Régis Roisnard.
Durata: 105'

La Bassa Normandia sta stretta alla giovane Rose Pamphyle (Déborah François), la giovane figlia del droghiere promessa sposa al meccanico del paese. Così decide di fuggire a un destino grigio di casalinga perfetta e fugge a Lisieux, dove finisce alla corte del fascinoso e maschilista assicuratore Louis Echard (Romain Duris), cinico ex atleta che cerca una segretaria. 
Rose si rivela un totale disastro, ma ha una qualità: sa battere a macchina veloce. Ciò risveglia la competitività di Louis e se Rose vuole il lavoro, deve vincere una gara di dattilografia. 
Aiutata da Louis e da Marie Taylor (Berenice Bejo) ex fiamma di Echard, Rose comincerà un percorso che la porterà a diventare la donna indipendente che ha sempre sognato, anche se gli scherzi del cuore saranno dietro l'angolo...
Nel 1959 le donne francesi erano delle casalinghe perfette, aspetto impeccabile e ottime cuoche. Tutte a eccezione di Rose Pamphyle, tornado di goffaggine e simpatia che cerca disperatamente di affrancarsi dall'etichetta di casalinga. 
In una società ancora dominata dagli uomini, il lavoro di segretaria è il miraggio per le future donne emancipate: vuol dire fare conoscenze, viaggiare e lavorare per uomini importanti. girano il mondo. O almeno pensano che sia così.
Rose sa quello che vuole, ma non sa come ottenerlo. Anche perché non sa di avere un dono che potrebbe aprirle la porta del futuro tanto agognato. Finché non arriva Louis Echard che le offre un'opportunità di lavorare sulle sue capacità.
Rose e Louis sono un po' come la rozza Eliza Dolittle e il burbero professor Higgins di My Fair Lady: Louis non solo allena la sua pupilla per vincere il concorso e spingerla sempre oltre, ma la educa facendola diventare colta e raffinata, attraverso faticose copie dattilografate dei più grandi autori francesi e facendole imparare il pianoforte grazie all'aiuto di Marie.
Rose e Marie sono due facce dello stesso specchio: se Rose ha rifiutato una vita tranquilla ma noiosa al fianco del miglior partito della Bassa Normandia, Marie rinuncia alle ambizioni di pianista per rifugiarsi nella sicurezza di un marito, dedicandosi alla famiglia e ritenendosi soddisfatta della sua scelta. 
Rose comincia un percorso che la farà crescere, e come un fiore sboccia trasformandosi da ragazzina imbranata a una donna sicura di sé e conscia della propria sessualità: nonostante l'ambientazione anni Cinquanta dovrebbe dare un'idea castigata dell'amore, il regista Regìs Roisard impernia la sua pellicola di un sottile erotismo, che inizia con battibecchi tipici della commedia sofisticata americana anni Trenta, per poi arrivare a una carica erotica pronta ad esplodere tra Rose e Louis.
Passione che divampa con un abito rosso indossato da Rose, esaltato dalle luci al neon di un motel parigino. Come Judy che diventa Madeleine plasmata da Scottie ne La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock, Rose diventa la fanciulla disinibita e sensuale, caratteristiche che Louis ha sempre desiderato di trovare in una donna.
Parigi è il luogo magico per la trasformazione di Rose, così come fu per Sabrina Fairchild (Sabrina) e Jo Stockton (Cenerentola a Parigi), magistralmente interpretate da un'incantevole Audrey Hepburn, di cui Deborah François ricorda vagamente l'attrice. Parigi è la chiave che apre le porte di una vita realizzata per  Rose, che completa il suo cammino staccandosi dal suo pigmalione, diventando così populaire, popolare, come suggerisce il titolo originale di questa deliziosa commedia, e celebre brand di macchine da scrivere francesi a cui il regista offre il suo omaggio. 
Il concorso di dattilografia non è solo un modo per non perdere il lavoro, ma diventa lo strumento per Rose di misurarsi con le sue capacità, con il suo dono, facendole capire che non è solo un brutto anatroccolo, ma una ragazza che ha molte qualità e che ha tutte le carte in regola per diventare la donna indipendente del futuro, nonché modello ed esempio da seguire per tante altre signorine.
Le gare ricche di suspence, sembrano un campo di battaglia per affermarsi ancora in mano al sesso forte, dove la lotta all'ultima battuta significa arrivare un posto al sole nell'olimpo dell'indipendenza. Anche se Rose non dimentica le sue origini e gli affetti che provengono dalla Bassa Normandia, con quella macchina da scrivere vecchia, ma ancora capace di essere all'altezza degli ultimi modelli in commercio.
Louis cambia Rose, ma grazie a lei scoprirà la sua voglia di vincere mai sopita, ma soprattutto imparerà a non avere paura di amare nuovamente dopo aver sofferto per amore, scoprendo che non tutte sono degli "zuccherini" che fanno le moine. Anche se ci impiegherà molto tempo per capirlo. 
L'happy end infatti è dietro l'angolo, ma il film è così frizzante e romantico che non si vorrebbe un finale diverso.
Se la prima parte del film è più divertente, con battute pungenti tipiche della sophisticated comedy e le gag stile screwball comedy alla Katharine Hepburn e Cary Grant,  la seconda parte vira più sulle commedie alla Audrey Hepburn, quando il brutto anatroccolo finalmente diventa un cigno. 
Rose sembra sia modellata sulle due attrici, prendendo la caparbietà, la capacità di combinare guai e la fame di indipendenza di Katharine, e la dolcezza, l'eleganza timidezza e il sex appeal volutamente nascosto di Audrey.
Per 1h e 45' si è immersi nel mondo degli anni Cinquanta, grazie anche alle splendide scenografie e ai bellissimi costumi dell'epoca, Tutti pazzi per Rose è una commedia romantica, divertente e spumeggiante, ben diretta e perfettamente supportata dal trio François, Duris e Bejo.
Se le donne francesi sono imbattibili nella cucina, i registi sono impareggiabili nel creare commedie. 

Voto: 8

A.M.



martedì 25 giugno 2013

MONOGRAFIA: Madeleine Carroll





Madeleine Carroll prima di diventare l'antesignana bionde alla "ghiaccio bollente" di Alfred Hitchcock, fu un'insegnante. Ma si sa, il fascino del fuoco sacro della recitazione può prendere inaspettatamente e difficilmente ti lascia.

Edith Madeleine Carroll nacque West Bornwich, nelle West Midland in Inghilterra il 26 febbraio del 1906. Si laureò in belle arti all'università di Birnimgham e si dedicò all'insegnamento. 
Nel 1927 decise di dedicarsi al teatro e nel 1928 debuttò al cinema nel 1928 con The Guns of Loos, diventando subito celebre grazie alla sua bellezza ed eleganza, diventando popolare in Gran Bretagna, tale da suscitare interesse in Alfred Hitchcock, che la volle come co-protagonista di Robert Donat ne I 39 scalini
Il ruolo dell'algida Pamela, ammanettata al fuggiasco Robert Hannay e convinta inizialmente della sua innocenza, le regalò ulteriore fama. Con lei Hitchcock cominciò a delineare l'archetipo della bionda apparentemente fredda e distaccata, elegante e glamour (che arriverà al suo apice con Grace Kelly).
Grazie a questa avvincente spy story, Madeleine Carroll ottenne un successo tale che Hitchcock le affidò il ruolo di un'aspirante spia al fianco di un fascinoso John Gielgud (in realtà Hitchcock volle riproporre la coppia Carroll-Donat, ma l'attore dovette rifiutare per problemi di salute) e a un bislacco poliglotta impersonato da Peter Lorre ne L'agente segreto (1936). 
Ormai lanciata nell'olimpo delle dive e si trasferì in California, dove recitò con successo ne Il generale morì all'alba con Gary Cooper, con cui tornerà a recitare in Giubbe rosse del 1940 e I Lloyds di Londra a fianco di Tyrone Power entrambi del 1936. 
Il genere spy si addice a Miss Carroll e recitò nella prima versione de Il prigioniero di Zenda, spostandosi questa volta dalla fredda Inghilterra all'esotica Ruritania.
Dopo un decennio luminoso come una stella a Hollywood, gli anni Quaranta Carroll decise di limitare le sue apparizioni, preferendo film più leggeri come Una notte a Lisbona con Fred McMurray e Lo scorpione d'oro accanto all'attore comico Bob Hope. 
Nel 1942 si sposò con il collega Sterling Hayden, conosciuto sul set di Passaggio a Bahama (1941) e decise di allontanarsi dagli schermi, nonostante sia ancora nel fulgore della sua bellezza e ancora sull'onda del successo. 
Tale scelta fu dettata anche da motivi personali: perse la sorella Margareth durante i bombardamenti sulla Gran Bretagna nel 1941 e scossa dal lutto decise di dedicarsi a tempio pieno come crocerossina in diversi ospedali, arrivando anche in Italia, prestando volontariato nel 1944 all'ospedale 61st Station Hospital allestito a Foggia per curare i soldati americani feriti.
Il suo impegno si estese oltre, offrendo ospitalità a bambini orfani di guerra nella sua casa parigina.
Grazie al suo operato nel 1943 fu insignita dell'Oscar più importante della sua vita: la Legion d'onore per il suo impegno umanitario durante il periodo bellico.
L'attrice tornò sugli schermi dopo la fine della seconda guerra mondiale, nella commedia Non fidarti di tuo marito (1948), per poi ritirarsi dalle scene nel 1949 dopo aver recitato ne Il ventaglio di Otto Preminger, tratto da Il ventaglio di Lady Windemere
di Oscar Wilde.
Morì a Marbella il 2 ottobre del 1987, a causa di un tumore al pancreas.
Madeleine Carroll non fu solo una platinum blonde, ma una donna elegante, colta e raffinata che preferì dedicarsi al prossimo rinunciando a una carriera nell'olimpo hollywoodiano.

lunedì 24 giugno 2013

SPOT REVIEW: Nespresso - Heaven Can't Wait



Titolo: Nespresso - Heaven Can't Wait
Testimonial: George Clooney e John Malkovich
Regia: Grant Henslow
Durata: 58''

Un caffè ti può salvare la vita. Se è quello preferito da San Pietro (John Malkovich), tanto meglio.

San Pietro è tornato a battere cassa: George Clooney compra la sua scorta di Nespresso, si gode una tazza della prelibata bevanda, adocchia due fanciulle che ricambiano lo sguardo affascinate dal divo,quando improvvisamente intravede San Pietro. Ma pensa che sia un'allucinazione. 
Esce dal negozio, guarda in alto per controllare se dal cielo non cade un altro pianoforte e chiama un taxi. Sale in macchina e il tassista è proprio San Pietro, che reclama il suo Nespresso,  Volluto è la sua specialità preferita. 
Un riluttante Clooney gli cede il suo prezioso acquisto, ma San Pietro sa che il bottino non è completo e scatena una nuvola fantozziana, così George è costretto a cedergli le capsule, anche quella nascosta nella manica della camicia. Una volta ottenuto quello che voleva, lascia a piedi un allibito Clooney, per di più a mani vuote.
Perché se il Paradiso può attendere, non può aspettare le sue capsule di caffé.
Le avventure di George Clooney nel mondo Nespresso continuano e anche questa volta John Malkovich è la sua esilarante spalla. 
Se nella prima puntata George Clooney faceva una toccata e fuga in Paradiso a causa di un pianoforte che cadeva dal cielo, salvandosi per un pelo a costo di perdere le sue amate capsule, questa volta San Pietro se ne approfitta ricordandogli che può sempre cambiare l'ordine degli eventi e trovarselo come ospite. Per un caffè, ovviamente. 
Diretto da Grant Henslow che aveva già lavorato con Clooney ne L'uomo che fissava le capre, lo spot della Nespresso è divertente e Henslow mette quella vena di stramberia che aveva imperniato la pellicola antimilitarista recitata da Clooney. George Clooney come al solito gioca molto sull'ironia e  si prende in giro come al solito, e questa volta è supportato da un  John Malkovich divertito "fetente" e sornione, nonostante vesta le angeliche sembianze di San Pietro, il che regala allo spot ulteriore ilarità. 
Curato nei dettagli, la campagna Nespresso gode ancora di eccellenti collaborazioni (che spaziano da Michel Gondry, Robert Rodriguez, Guy Richie) e la scelta di Henslow è in linea per questo divertente  plot da black comedy, da risultare più divertente dell'episodio precedente (quello del pianoforte, diretto comunque da un ottimo Robert Rodriguez. Tra l'altro lo spot aveva scatenato una serie di polemiche tra la Lavazza che aveva accusato la Nespresso di usare la stessa location paradisiaca già occupata dal duo Bonolis-Laurenti).
Nespresso - Heaven Can't Wait ti fa venire voglia di bere un caffè. Volluto possibilmente.


sabato 22 giugno 2013

LE USCITE DELLA SETTIMANA




I top film ci sono anche questa settimana, non illudetevi di trovare un cinema chiuso così andate al mare!
Questa settimana i titoli più interessanti sono L'uomo d'acciaio di Zack Znyder con Henry Cavill e Amy Adams. L'esistenza del pianeta Krypton è minacciato, ma la nascita del piccolo Kal - El può sollevare le sorti di un altro pianeta, la Terra. Lanciato nello spazio, il piccolo Kal-El atterra in Kansan e sopravvissuto ai genitori viene recuperato dai coniugi Kent, che lo crescono come il loro figlio, educandolo secondo i principi della giustizia. Clark Kent (Henry Cavill) questo è il suo nome da terrestre, una volta cresciuto non può non nascondere le sue origini aliene e deciderà di usarle per il bene della Terra...
Park Chan-Wook sbarca in America e gira Stoker, dramma familiare dalle tinte inquietanti. India Stoker (Mia Wasilovka) è sconvolta per la morte del padre avvenuta il giorno del suo diciottesimo compleanno. India è una ragazza introversa e solo il padre poteva capirla. Al funerale conosce lo zio Charles (Matthew Goode), che viene ospitato dalla madre Evie (Nicole Kidman) e decide di rimanere accanto a lei e a India in questo difficile momento. India capisce che la permanenza dello zio non è del tutto casuale...
Sulla scia dei gialli di Dario Argento esce Tulpa, di Federico Zampaglione.Lisa (Claudia Gerini) è una dona in carriera che ha una scarsa vita sociale, e comincia a frequentare il Tulpa, un club equivoco dove può scatenare le sue fantasie più perverse. Alcuni uomini con cui si è appartata vengono assassinati in modo brutale. Pur di non compromettere la propria reputazione denunciando gli omicidi alla polizia, Lisa decide di indagare da sola per scoprire il folle l'assassino... 
Cha cha cha di Marco Risi racconta di una Roma fatta di intrighi e affari sporchi, dove le indagini dell'ispettore Corso (Luca Argentero) partono da un incidente che coinvolge un ragazzo di sedici anni. Corso è convinto che non si tratta di un incidente, e la morte di un ingegnere che avrebbe dovuto dare il via alla costruzione di un centro commerciale ne è la prova. I due fatti sembrano scollegati, ma non è così. La madre del ragazzo, Michelle (Eva Herzigowa) ha avuto una relazione con Corso anni prima, e ora è legata al potente avvocato Argento, forse coinvolto negli omicidi...
Film uscito la settimana scorsa ma da recuperare è Killer in viaggio. Tina (Alice Loewe) vive una vita deprimente, vittima di una madre che non le permette di vivere la sua vita in modo indipendente. La donna però si innamora di Chris (Seimus O'Neill)  e riesce, nonostante l'opposizione della madre a fare un viaggio con lui usando un caravan, iaggiando lungo le Midlands. Chris vede un turista gettare per terra l'involucro del suo pranzo e si infastidisce al punto da investirlo "per errore" facendo manovra, dando il via ad assurdi omicidi...
I film non mancano, quindi correte al cinema!

venerdì 21 giugno 2013

CULT MOVIE: Come sposare una figlia






Titolo: Come sposare una figlia
Titolo originale: The Reluctant Debutante
USA, 1958
Cast: Rex Harrison, Sandra Dee, Kay Kendall, John Saxon, Angela Lansbury, Diane Clare, Peter Myers.
Sceneggiatura: William Douglas-Home, Julius J. Epstein.
Durata: 91'



Lord Jim Broadbent (Rex Harrison) e sua moglie Sheila (Kay Kendall) ospitano nella loro magione londinese la figlia di Jim, Jane, frutto del suo primo matrimonio e cresciuta in America. 
Jane e Sheila ancora non si conoscono che Sheila ha l'intenzione di far debuttare in società la figliastra. 
Jane non sembra interessata, ma durante gli innumerevoli party, conosce David Parkson (John Saxon), squattrinato batterista americano e se ne innamora. Ma il giovane ha fama di sciupafemmine e Sheila vorrebbe che si sistemasse con il ricco David Fenner (Peter Myers), giovane rampollo conteso con Mable Claremont (Angela Lansbury), che invece vorrebbe accasato con la figlia Claire (Diane Claire)...
The Reluctant Debutante il titolo originale di Come sposare una figlia, è una deliziosa commedia di Vincente Minnelli, che tra una giravolta e una festa, mette alla berlina la fiera della vanità dove le ragazze vengono esibite come bamboline a caccia di un trofeo, in questo caso un marito. Se poi è blasonato, tanto meglio.
In una Londra del 1958 prima della nascita della Swinging London, prima di Carnaby Street come fulcro della moda e delle minigonne di Mary Quant, le fanciulle indossavano abiti di taffetà e andavano ai balli per trovare marito e per fare il proprio ingresso in società. E in questo girotondo di waltzer e bicchieri di champagne si muove una spaesata Jane, la figlia yankee del lord inglese. 
Jane da straniera in terra straniera trova noioso questo girotondo di feste così demodé per fare conoscenze, ma Cupido è sempre in agguato e s'innamora di un giovane batterista che ha la fama essere uno sciupa femmine. Ma niente è come sembra e in una girandola di equivoci, i cattivi ragazzi sono bravi e i bravi non sono così santi. 
David Parkson e David Fenner, due ragazzi, due modi di porsi davanti alla blasonata società inglese: Mr. Parson è un giovane batterista, da un po' di vita alle soporifere con una ventata di brio, ha uno zio quasi centenario che vive in Spagna con un castello in Francia, ma preferisce lo stile un po' bohémienne di Marble Arch. Ragazzo dalle buone maniere, è famoso suo malgrado di aver disonorato una ragazza. Ma è andata veramente così? 
David Fenner è una guardia della regina a Buckingham Palace, è posato e pomposo, è il tipico ragazzo inglese con bombetta e ombrello e ogni madre vorrebbe vederlo al fianco della propria figlia, Sheila e Mable in primis. David è noioso, ma sembra affidabile, ma non è così galante con le fanciulle, e soprattutto è bravo a non farlo vedere. Perché nulla è come sembra.
Mai fidarsi delle apparenze. Anche perché mettono in moto una serie di equivoci e tanti guai. 
Se Jim vorrebbe solo un attimo di respiro e farsi una sana dormita, la svampita Sheila si prende a cuore la situazione sentimentale della figliastra, e insieme al marito vigilano su Jane, in realtà così moderna (fuma in maccchina! Però la cappotte della macchina è alzata, quindi non c'è rischio) e non così sprovveduta come sembra. 
Jane sembra destinata a stare con David Parson, anche grazie agli equivoci scatenati dalle due comari Mable e Sheila, che tra baruffe e sbagliati numeri di telefono inconsapevolmente buttano Jane tra le braccia del tenebroso batterista.
Jane non è interessata ai titoli nobiliari, s'innamora di David perché è affascinante e così alla moda, così diverso dall'arroganza di David ricco di portafogli, ma povero di buone maniere, soprattutto con il gentil sesso, con cui ha un approccio un po' aggressivo e poco da gentleman.
Minnelli pigia l'acceleratore su questo aspetto e mette in scena un teatro degli errori, con Sheila e Jim che vorrebbero essere dei genitori moderni, ma sono ansiogeni e spiano Jane dietro la porta della cucina, facendo buffe gaffe che danno ulteriore brio a questa deliziosa commedia, dove le apparenze ingannano e solo alla fine dopo tanto "caos" tornerà l'ordine e la coppia di giovani innamorati si formerà con il beneplacito delle regole sociali rispettate.
Come sposare una figlia è una critica divertita del ballo delle debuttanti e della società inglese old style, mostrando una Londra "addormentata" nelle convenzioni della ricca società inglese, che da lì a poco si sarebbe "svegliata" rivoluzionando gli usi e costumi che avrebbero, in futuro, portato non solo alle gonne di Mary Quant, ma anche al Punk e alla lotta operaia. 
Il film dell'americano Minnelli non analizza a fondo lo scontro culturale "USA Vs. UK", ma regala comunque un gusto per lo sberleffo dove la sala da ballo è il nodo sociale dell'aristocrazia londinese, ricca di galateo, presentazioni in pompa magna e danze.
In questa girandola di eventi, le donne la fanno da padrona: Kay Kendall è spumeggiante nella sua vacuità e nella buffa rivalità con la saccente e logorroica Angela Lansbury, così perfette nel loro ruolo di "cacciatrici di partiti" e divertenti per questo. Diane Clare è graziosa, mentre Sandra Dee al secondo film, è una graziosa bambolina, ma dietro l'apparente aspetto indifeso, si nasconde una futura donna consapevole di ciò che vuole.
I due David sono altrettanto all'altezza:  incarnati dal mite e fascinoso John Saxon e da un Peter Myers che crea il perfetto inglese snob arrogante, mentre Rex Harrison è un papà sornione e simpatico.
A distanza di 55 anni, Come sposare una figlia è una commedia che ancora sa far ridere  con grazia sugli usi e costumi old style.

Voto: 7,5

giovedì 20 giugno 2013

LA RUBRICA DEGLI ADDII: Addio a James Gandolfini




L'attore James Gandolfini è morto all'età di 51 anni mentre si trovava in vacanza a Roma, a causa di un infarto. L'attore si era sentito male mentre era nella sua camera d'albergo. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo, ed è deceduto all'ospedale Umberto I della capitale italiana. 
Era atteso al Festival di Taormina dove doveva partecipare a una tavola rotonda con il regista Gabriele Muccino.
Divenuto famoso per il ruolo di Tony Soprano nella serie TV I Sopranos, in realtà Gandolfini ebbe una prolifica carriera cinematografica.  Debuttò nel 1992 in Una straniera tra noi, di Sidney Lumet, nel cliché dell'italo-americano. Tra i titoli più noti vi sono Una vita al massimo (1993) e Allarme rosso (1995) entrambi di Tony Scott, Get Shorty (1995) al fianco di John Travolta, She So Lovely (1997) con Sean Penn, con la quale girerà anche Tutti gli uomini del re (2006) di Steven Zallian; The Mexican (1999) con Brad Pitt e Julia Roberts, Romance and Cigarettes (2005) di John Turturro con Susan Sarandon e Kate Winslet.  
Tra le sue ultime apparizioni, Zero Dark Thrity (2012) di Katrine Bigelow, Cogan- Killing Them Sofetly ancora con Brad Pitt (2012) e The Incredible Burt Wonderstone (2013), ancora inedito in Italia. 
Ma il ruolo che lo rese celebre fu proprio il boss del New Jersey Tony Soprano, ruolo che ottenne sbaragliando rivali come Ray Liotta. Il personaggio di Tony Soprano gli regalò 1 Golden Globe, 3 Emmy Awards e 3 Screen Actor Guild, arrivando a guadagnare 1 milione di dollari a puntata per l'ultima stagione. 
Divenuto attore "per sbaglio"per sua stessa ammissione, timido e modesto, era in trattative con la Hbo per un nuovo serial televisivo Criminal Justice.

mercoledì 19 giugno 2013

STAR GOSSIP: La migrazione di Gérard



Non c'è pace per l'attore francese Gérard Depardieu. Pur di non pagare le salatissime tasse varate dal presidente Holland, Depardieu sta cercando un nuovo lido che gli permetta di vivere la sua vita tranquilla, nonostante viva ancora come un ribelle.
Si definisce un cittadino del mondo, e, a quanto pare, vuole abitare in qualsiasi parte del globo. Purché non sia la Francia. Così, dopo aver scelto il Belgio come domicilio fiscale e la cittadinanza russa nella patria di Vladimir Putin, suo grande amico definito dall'attore di Green Card - Un matrimonio di convenienza "un grande uomo come Giovanni Paolo II". 
In Russia Depardieu è un uomo d'affari, ci gira film, apre ristoranti e vorrebbe promuovere la cultura in Russia, supportato dal suo grande amico Vladimir e per lui Grozny è "il paradiso".
La sua fame di mondo continua, e ora punta all'Algeria come nuova patria. Perché Gérard fa le cose in grande e di passaporti da collezionare ne vorrebbe addirittura sette, per esprimere la sua libertà. Come uomo libero, ma anche libero di non pagare il 75% delle tasse chieste da Hollande. Tasse che però continua a pagare, perché in Francia ha numerosi affari (tra cui un ristorante e un negozio di pesce) e passa ancora gran parte del suo tempo.
Sette passaporti per sette luoghi che ama, chissà se ci sarà anche l'Italia nella sua lista? D'altronde in un famoso spot per il sugo, affermava di avere "un cuore italiano", no?

lunedì 17 giugno 2013

NEWS: The U.S. Vs John Lennon torna nelle sale cinematografiche




Oggi esce nuovamente al cinema il documentario The U.S. Vs John Lennon, diretto da David Leaf nel 2006.
In un decennio che va tra il 1966 e il 1976 la prima parte è incentrata sulla vita di John Lennon, dalle origini familiari in quel di Liverpool, al successo con la band The Beatles, diventando famoso a livello planetario.
La seconda parte invece è più approfondita e si concentra sull'arrivo di Lennon in America insieme alla compagna Yoko Ono. All'apice del successo, John Lennon vivrà in America una nuova fase virata sul pacifismo, in un'America nel pieno della guerra del Vietnam, conducendo una crociata anti Nixon. Alla richiesta della cittadinanza americana, Lennon e Ono patiranno un'odissea per ottenere la green card, con l'FBI che vorrebbe rimandare a Liverpool l'ex Beatles con un biglietto di sola andata. Perché Lennon è diventato non solo un artista, ma un artista impegnato politicamente, e quindi "pericoloso" per la massa.
The U.S.Vs John Lennon è un biopic per conoscere un lato della personalità di John Lennon, arrivando a comprendere come nascerà il suo manifesto, Imagine.

domenica 16 giugno 2013

LE USCITE DELLA SETTIMANA



Il cinema non delude mai, anzi, potrebbe essere un'ottimo alleato contro il caldo che ormai è arrivato: aria condizionata + un buon film! E le occasioni non mancano! I top della settimana sono Star Trek - In Darkness, con Chris Pine e Zachary Quinto.
L'Enterprise torna a casa dopo una missione e scopre una terrificante forza oscura all'interno della propria organizzazione, tale da far esplodere la flotta, lasciando il pianeta Terra in uno stato di crisi. Il  capitano Kirk (Chris Pine) da la caccia all'uomo in una guerra per catturare quest'arma di distruzione di massa...
Se volete un film di impegno, c'è Il fondamentalista riluttante, con Keifer Sutherland e Kate Hudson. A Lahore in Pakistan, le manifestazioni che coinvolgono gli studenti fondamentalisti islamici sono in aumento, guidate dal giovane professore Chagez Khan. 
Quando un suo collega viene sequestrato dai servizi americani con il sospetto di terrorismo, Khan decide di farsi intervistare dal giornalista americano Bobby Lincoln, e gli racconta la sua vita in America, quando era un tycoon della finanza a New York e aveva una relazione con una fotografa, Erica (Kate Hudson).. Ma gli avvenimenti dell'11 settembre gli fanno cambiare prospettiva, abbracciando la fede islamica...
Il cinema italiano non ha solo Fausto Brizzi, e La leggenda di Kaspar Hauser di Davide Manuli, ne è la conferma. 
Kaspar Hauser (Silvia Calderoni) è un principe che appare improvvisamente su una spiaggia della Sardegna popolato da poche persone, tra cui la Granduchessa (Claudia Gerini) e lo spacciatore Dark Man, lo Sceriffo (entrambi interpretati da Vincent Gallo) e dal prete (Fabrizio Gifuni). Preso in custodia dallo sceriffo, Kaspar imparerà chi è suo amico e chi desidera la sua morte..
Che ne dite? Andiamo al cinema?



sabato 15 giugno 2013

VIDEO REVIEW: Smack My Bitch Up






Titolo: Smack My Bitch Up
Gruppo musicale: The Prodigy
Regia: Jonas Ackerlund
Durata: 4'39''



Cronaca di una notte brava in quel di Londra.
Il protagonista si prepara per prendere quello che la città offre, con i suoi locali e le possibili conoscenze e tanto, tanto sballo, perché la notte e giovane e ne va assaporata in ogni momento.
Si fa la doccia, usa la schiuma da barba (si vedono solo le sue mani, quindi si suppone sia un ragazzo), si veste, beve qualcosa di alcolico e si fa una striscia di cocaina. Ok, è pronto per uscire. 
Mangia qualcosa di veloce in un fast food e poi si lancia nella giungla metropolitana a caccia di emozioni forti. Entra in un locale e comincia a bere. Poi beve ancora. E ancora. Si avvicina a una bionda che lo guarda compiacente, ma non ha un approccio signorile, anzi, tenta di baciarla con la forza e la molesta. 
Non pago tocca il seno a un'altra ragazza, ma lei non ci sta e scatta la rissa. Sedie in testa, mani al collo, disturba il dj e continua a menar le mani al primo che gli capita sotto tiro. Lui sa come animare la serata. 
L'adrenalina sale e la smaltisce vomitando l'anima in un bagno, poi, per non rischiare di ritrovare la lucidità, tira fuori dal bagno il malcapitato di turno e si fa una pera.
Con la mente stordita dagli stupefacenti, ricomincia la sua serata folle, vaga per la città e si reca in un locale a luci rosse, giusto per dare un po' di pepe alla serata. E rimorchia pure una spogliarellista, che gli regalerà una notte di sesso infuocato per chiudere in bellezza la serata. Stremato si specchia e... In realtà è una donna!
Smack My Bitch Up della band big beat dei Prodigy, fu un videoclip che verso la metà degli anni Novanta (è del 1996), fece molto scalpore già a causa del titolo (tradotto letteralmente è "picchio la mia put**na")   fu ritenuto dalla critica che incitasse alla violenza contro le donne, e il video non fece altro che avvalorare questa tesi.
I Prodigy in realtà si riferivano a "fare qualsiasi cosa con intensità", ma il lancio del singolo fu un'abile campagna di marketing virale volutamente creata per destare controversie e di conseguenza curiosità intorno alla canzone e al suo gruppo.
Così Jonas Ackerlund firma un video totalmente in soggettiva (cioè la visione dalla parte del protagonista) e subito instaura un clima di ambiguità lasciando dal principio degli indizi e su un "modus operandi" tipicamente maschili (la schiuma da barba, il rasoio, la tavoletta del gabinetto alzata), facendo subito intendere allo spettatore che il protagonista del video sia un giovane che ama sballarsi con alcol e droga e passa la serata a molestare le ragazze.
Memore della lezione di American Psycho di Bret Easton Ellis, Jonas Ackerlund  getta acqua sul fuoco e punta sull'effetto sorpresa, rivelando che alla fine è una bionda lesbica un po' fuori di testa; mettendo quella punta di saffico che tanto piace al regista svedese, tale da farne la sua impronta autoriale: come in I Miss U dei Blink 182, Music di Madonna, Telephone di Lady Gaga, fino al recente Girls Panic! dei Duran Duran (che, tra l'altro, questi ultimi due sono i suoi lavori migliori dopo l'exploit post-Prodigy). 
Ma se appunto il bello del video era proprio questa sessualità esplicita, questa fisicità così prorompete e così esibita (al punto da gridare inutilmente allo scandalo), dopo un po' l'effetto "peeping" (ovvero guardare una donna che bacia un'altra donna) tende un po' a stufare, facendo del regista svedese uno che sembra guardone di ragazze che si baciano o che si eccita nel vedere i film hard dedicati al tema.
Comunque, al di là delle scelte autoriali del regista (che non indignano, ma semplicemente dopo un po' annoiano e sono prive di originalità), Smack My Bitch Up dei Prodigy era un videoclip che spaccava il c°#o alla grande durante gli anni Novanta. 16 anni dopo se ne sono viste talmente tante, il politcally incorrrect è divenuto moda persino nei cartoni animati (vedere la voce South Park), da rendere Smack My Bitch Up non più un videoclip dai contenuti (volutamente) scioccanti, ma un video eccezionale dal punto di vista visivo così disturbato, dagli effetti visivi che rendono bene il trip mentale della protagonista, creando un vortice dove si viene coinvolti nelle scorribande di una put*****la strafatta e sballata dove, a modo suo, si diverte un mondo. E noi ci divertiamo con lei.







giovedì 13 giugno 2013

RECENSIONE: Airheads - una band da lanciare



Titolo: Airheads - una band da lanciare
Titolo originale: Airheads
USA, 1994
Cast: Brendan Fraser, Steve Buscemi, Adam Sandler, Amy Locane, Joe Mantegna.
Sceneggiatura: Rich Wilkes.
Durara: 85'

Oggi Director's cult è in vena di nostalgia e ha scelto una commedia  giovanile degli anni Novanta, quando il grunge che stava per terminare, alla TV imperversava Merlose Place e ancora si producevano dei veri film indipendenti: Airheads- una band da lanciare.
Chazz (Brendan Frasier) vorrebbe diventare una rock star. Insieme a Rex (Steve Buscemi) e Pip (Adam Sandler) formano la sgangherata band dei Lone Rangers e cercano in tutti i modi di sfondare.
Chazz tenta di far ascoltare il suo pezzo a un boss di una casa discografica (Judd Nelson), ma fallisce ripetutamente, facendo arrabbiare la sua fidanzata (Amy Locane) che lo pianta. Senza un lavoro e senza una casa, Chazz e soci tentano l'ultima carta e cercano di far sentire il loro pezzo alla radio, ma gli eventi precipitano e finiscono per tenere in ostaggio il dj (Joe Mantegna) e l'intero staff della radio...
Negli anni Novanta l'America vantava un certo cinema Indie, creato con pochi soldi e tante idee, puntando molto sui dialoghi spesso sboccati e irriverenti (capostipite del genere fu Clerks di Kevin Smith). 
Michael Lehmann in realtà proviene dai tardi anni Ottanta ed esordì con l'inquietante cult movie Schegge di follia, con una giovanissima Winona Ryder, film uscito in Italia giusto una volta e tolto dai palinsesti a tempo indeterminato dopo aver causato un suicidio di un ragazzo che voleva emulare Winona & co.
Tentò la carta con la commedia surreale Hudson Hawk con uno scatenato Bruce Willis, ma gli andò male anche lì in termini di critica e botteghino, così alla fine decise di puntare sulla commedia giovanilistica con Airheads - una band da lanciare.
Nell'epoca del cross over alla Limp Bizkit, i Lone Rangers capitanati da Chazz sono i figli dei Pantera e  soprattutto l'ultimo baluardo dell'hard rock, ma di quello duro e puro. Chazz crede ancora nel potere della musica, veste con il chiodo e porta i capelli lunghi da metallaro, ma non riesce a sfondare con la sua band di sciroccati.
Si sa che il mondo dello show business è spietato, soprattutto se vivi a L.A. e se non scendi a patti con i produttori e non vai a MTV, non sei nessuno.
Così dopo inutili tentativi di farsi pubblicare un demo in modo tradizionale, Chazz e soci si infilano in una  stazione radiofonica, la Radio Rebels a.k.a. e tentano di far ascoltare il loro nastro, ma  finiscono per prendere in ostaggio con un'arma giocattolo i dipendenti e un dj disilluso, snob e stanco di un mondo musicale già saturo e privo di guizzi creativi.
Di conseguenza arriva la polizia, un pubblico di metallari adoranti che si gustano la scena e una girandola di eventi a all'interno dell'emittente radiofonica, in un crescendo delirante tra un ostaggio che una volta liberato vuole tornare dentro (un platinato David Arquette), richieste assurde di foto di nonna Papera nuda, biberon giganti e scoprire che ci sono armi vere che sparano proiettili altrettanto veri.
In questo marasma intanto si aspetta l'arrivo di un'audiocassetta dall'aria vissuta che pur di arrivare a destinazione ha assaggiato copertoni di automobili e bisogni biologici di un cane.
Tutto sembra andare per il meglio, ma lo zampino di una fidanzata parecchio arrabbiata manda tutto in fumo, ma in questo caos ecco spuntare il produttore discografico che fiuta l'affare e decide di ingaggiarli, ma alle sue condizioni.
I Lone Rangers hanno uno spirito anarchico e anche se sognano l'agognato contratto non vogliono scendere a compromessi (divertente la scena in cui Chazz usa il contratto come carta igienica), così come il dj che ormai è diventato demodé come la musica che trasmette, finendo silurato per far posto a un rock/pop più melodico. Perché questi sono i tempi di MTV e le teen band stanno per arrivare, non c'è più spazio per il rock'n'roll, capito baby?
E con un finale che strizza l'occhio a una celebre sequenza de The Blues Brothers, Il trio di ranger solitari riesce a coronare il loro sogno, a modo loro però: in modo ovviamente assurdo ed eccentrico. Alla faccia di American Idol e X Factor.
Airheads - Una band da lanciare è una divertente satira sul mondo dello showbiz, anche se punta più sulle  gag e le situazioni assurde compiute dal trio di divertenti sciamannati guidati da un Brendan Frasier capellone, uno svampito Adam Sandler e un irriconoscibile Steve Buscemi, all'epoca icona del cinema indipedente prima di diventare il boss di Boardwalk Empire. Bravi anche la "furiosa" Amy Locane e Joe Mantegna, capace di cimentarsi in commedie giovanilistiche e non solo con ruoli drammatici alla David Mamet.
Airheads- Una band da lanciare è un film piacevole e spassoso per una serata in relax, per i nostalgici dei Pantera e per gli ex adolescenti ormai divenuti adulti che vogliono ricordarsi di quanto fossero orrende le pettinature e i vestiti degli anni Novanta.

Voto: 6,5

A.M. 

mercoledì 12 giugno 2013

FILMOGRAFIA: Elijah Wood









NOME: Elijah Wood
DATA DI NASCITA: 28/01/1981
LUOGO DI NASCITA: Cedar Rapids, Iowa, USA
PROFESSIONE: Attore







ATTORE:

(2014) Lo Hobbit - Racconto di un ritorno - Frodo Baggins
(2013) The Hobbit: The Desolation of Smaug - Frodo Baggins
(2012) Lo Hobbit - Un Viaggio Inaspettato - Frodo Baggins
(2011) Happy Feet 2 - Mumble (voce)
(2009) 9 - 9 (voce)
(2008) Oxford Murders - Teorema di un delitto - Martin
(2006) Bobby - William
(2006) Hooligans - Matt Buckman
(2006) Paris, je t'aime
(2006) Happy feet - Mumble (voce)
(2005) Ogni cosa é illuminata - Jonathan
(2005) Sin City - Kevin
(2004) Se mi lasci ti cancello - Patrick
(2003) Il Signore degli anelli - Il ritorno del re - Frodo Baggins
(2003) Missione 3-D: Game Over - Il ragazzo
(2002) Il Signore degli anelli: Le due torri - Frodo Baggins
(2002) Tutto quello che voglio - Jones Dillon
(2002) Le Avvenutre di Pollicino e Pollicina - Pollicino (voce)
(2002) Ash Wednesday -  
(2001) Il Signore degli anelli - La compagnia dell'anello - Frodo Baggins
(2000) Chain of Fools - Mikey
(2000) The bumblebee flies anyway - Barney Snow
(1999) Black and White - Wren
(1998) The faculty - Casey Connor
(1998) Deep Impact - Leo Biederman
(1997) Oliver Twist (Film Tv) - Il furfante
(1997) Tempesta di ghiaccio - Mikey Carver
(1996) Flipper - Sandy
(1994) Genitori cercasi - North
(1994) The war - Stuart 'Stu' Simmons
(1993) L'innocenza del diavolo - Mark
(1993) Le avventure di Huck Finn - Huck Finn
(1992) The witness (Film Tv) - Ragazzo giovane
(1992) Amore per sempre - Nat Cooper
(1992) Day-O (Film Tv) - Dayo
(1992) Il grande volo - Mike
(1991) La strada per il paradiso - Willard Young
(1990) Avalon - Michael Kaye
(1990) Testimone oculare (Film Tv) - Luke
(1990) Affari sporchi - Sean
(1989) Ritorno al futuro parte II - Mickey - ragazzo del video game

lunedì 10 giugno 2013

MONNEZZA MOVIE: Quel mostro di suocera





Titolo: Quel mostro di suocera
Titolo originale: Monster -in- law
USA, 2005
Cast. Jane Fonda, Jennifer Lopez, Michel Vartan, Wanda Sykes.
Sceneggiatura: Ania Kochoff.
Regia: Robert Luketic.
Durata: 101

Charlotte "Charlie" Cantilini (Jennifer Lopez) è una giovane precaria che fa di tutto per campare: dalla dog sitter alla centralinista, ma soprattutto è una talentuosa pittrice (anche perché se fosse stata una talentuosa attrice e cantante, sarebbe stata J-Lo, ma questa è Charlie, neh!). 
Un giorno incontra il suo principe azzurro, Kevin Fields (Michel Vartan), chirurgo fascinoso e figlio di Viola (Jane Fonda), nota celebrità della TV. Kevin e Charlotte si fidanzano e quando Kevin presenta Charlie a mammà e le chiede la mano, Viola non la manda giù e comincia una lotta per fermare le nozze.
Si dice che in Italia le mamme sono chiocce e considerano i propri figli di 20/30/40 anni i loro "bambini". Beh, neanche le americane non scherzano. Soprattutto se sei una mega miliardaria e il tuo pargoletto di 35 anni si vuole sposare una gold digger, pardon, una che fa i disparati lavori pur di guadagnarsi la pagnotta. 
Così, non avendo una ceppa da fare, mammina cara tenta di far scappare la donzella con le fattezze latine di J-Lo, che non si sa perché ancora i producer americani pensano che sia di origine italiane e la chiamano per interpretare delle mezze terrone. Così la candida Viola fa di tutto per far sclerare la bella Charlie, affinché il suo bambolotto ritorni al nido e sposi una che piaccia a lei. 
Ma guarda un po' sta vecchia puttana. Ovviamente mi riferisco al personaggio di "Va-i-o-la" (si pronuncia così in inglese), mai e poi mai mi permetterei di offendere Jane Fonda, la paladina dell'aerobica con i suoi magnifici workout. Fate lavorare le cosce!
Dunque, manco al principe hanno rotto la minchia sulle origini povere di Cenerentola (in realtà nobile decaduta, ma quella è una storia che non interessa a nessuno), anche perché era la più figa del ballo e il principe se la voleva sposare, punto. Ah già che lui era orfano di madre e al padre bastava  che trovasse una che respiri. Poi se è pure gnocca è meglio.
Charile è così cheap che di expensive ha solo le chiappe, ma ha un cuore d'oro grande così, è volenterosa, ma non ha la grana, così la perfida Crudelia sotto esaurimento fa di tutto per levarsela dalle balle. Manco fosse Giocasta che si tromba per errore Edipo.
Il rapporto tra Kevin e Va-i-o-la risulta evidentemente edipico agli occhi dello spettatore anche quello più smaliziato, poiché, durante la scena più trashosa di tutto il film, Kevin vede Charlie e mammina che si scambiano complimenti, ma più che carinerie, sembra che voglia fare una roba a tre: lui, lei e mammina cara. Brrr... Ovvove.
Probabilmente anche Va-i-o-la la pensa così, giusto una sveltina con l'americana travestita da portoricana che gioca all'italiana, ma quando realizza che il suo cucciolotto si sposerà la sfigata senza il posto fisso (ma la Fornero non ti ha insegnato nulla?Il lavoro non è un diritto!) dichiara guerra. Perché si sa, se quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, figuriamoci cosa combinano le stronze.
Così Va-i-o-la mette giù la maschera e fa uscire l'alien che c'è in lei. Solo la sua assistente Ruby rubac...(Wanda Sykes) - ehm no scusate quella è un'altra -  ha capito che Va-i-o-la romperà la minchia a Charlie, e le intima di piantarla. 
L'ideale sarebbe che si trovasse un mandingo che le sistemi le rose, ma la malefica finge di avere un infarto e s'installa a casa di Charlie per esaurirla.  E qui, in teoria ci sarebbe la girandola di gag divertenti, con una scatenata e pazza Va-i-o-la che fa uscire di senno Charlie. E dovremmo ridere. Invece no, esaurita Charlie, esaurito lo spettatore con queste scenette che non fanno ridere e bisogna sorbirsi tutto il film per arrivare all'unico motivo per cui vale la pena vedere una commediola così scialba e insipida. 
Charlie insieme all'amica svampita e all'amico gay (comprati alla fiera del cliché) scoprono che Va-i-o-la è una grandissima vacca manipolatrice, è sana come un pesce e le rende pan per focaccia.
Perché Charlie viene from the block. No un attimo, quella è  J-Lo. 
Così, quando Kevin torna da San Francisco (ah, perché Kevin era andato via per fare in modo che Mimì e Cocò si scannassero, giusto? Non se n'era accorto nessuno) le due fingono di andare d'amore e d'accordo e il fesso ci casca. 
Arriva finalmente il giorno delle nozze. E chissene... Ehm, ben venga il matrimonio!
Va-i-o-la la mette knock out la sera prima delle nozze facendo mangiare a Charlie una crema con le nocciole di cui lei è allergica, e le viene la bocca di Alba Parietti. Ma ricordiamoci, lei viene from the block (e daje quella è J-Loooo), è fortificata da tanti contratti co.co.pro, si riprende in fretta e finalmente si mette quel dannato abito bianco. 
Lo fa anche Va-i-o-la, che si mette in tiro manco fosse Pippa Middlelton. E grazie, la conci come la versione Heidi vecchia aberlarda, anche tu però Charlie, te le vai a cercare! Charlie s'incazza e partono gli schiaffi: oooooh, finalmente! Ecco arrivati all'unico momento un cui vale la pena vedere il film: Jane Fonda che gonfia come una zampogna Jennifer Lopez. E finalmente scatta pure il momento della tanto agognata ilarità. Perché dopo anni di VHS sulla ginnastica e una pelle elastica grazie alle creme al pro-calcium della L'oreal, Jane picchia ancora duro, capito?!
Alla fine, dopo aver scoperto che anche Va-i-o-la era una buzzurra che faceva il meteo e tracannava vino Tavernello, ha avuto una suocera brutta cattiva bubù, Charlie la comprende, fanno la pace e finalmente i due piccioncini si sposano. E stica...No, cioè, wooooow, just married!
Quel mostro di suocera di Robert Luketic è un film inutile, Jennifer Lopez è solo carina e solare (grazie agli ombretti e gloss della L'Oreal, perché vale anche lei), mentre Michel Vartan... Michel Vartan chi? Ah, già che c'è anche monsieur Vartan nel film... Vale la pena solo vedersi un po' di pappine in faccia che volano e per la performance troppo sulle righe di Jane Fonda, che in coppia con Wanda Sykes, le due sembrano la versione pseudo lesbo di Gianni e Pinotto.
Onore al merito comunque a Jane Fonda, alla sua età è ancora una gran donna e per diventare come lei, ti devi sfondare con i suoi programmi di fitness. 
Ripetete con me: fate lavorare le cosce!

Voto: 3
A.M. 










domenica 9 giugno 2013

JOHNNY DEPP DAY: Il mistero di Sleepy Hollow


Oggi è il compleanno di un attore tenebroso, eclettico, romantico e affascinante: Johnny Depp. 
Sulla cresta dell'onda dagli anni Novanta (anche se esordì nel lontano 1984 in Nightmare), Johnny Depp è  riuscito a scrollarsi di dosso l'etichetta di idolo per teenager (con la serie TV 21 Jump Street), costruendo  una carriera su ruoli di forte spessore (come  Joe Pistone di Donnie Brasco) eccentrici (La maledizione della prima luna), forse un po' looser (Ed Wood), soli (La fabbrica di cioccolato) e ai limiti dell'emarginazione sociale (Cry Baby);  trovando in Tim Burton un alter ego (e vice versa) sulla quale ha costruito un fruttuoso sodalizio artistico. 
50 anni portati come un ragazzo ribelle ancora da domare, in realtà Mr. Depp è un attore dotato di versatilità che non ha paura di sacrificare la sua bellezza (come in Edward mani di forbice, Alice in Wonderland e Dark Shadows) puntando tutto sull'interiorizzazione della sua anima fragile da outsider. 
Come ormai di consuetudine, la celebrazione avviene in compagnia della gang dei cine bloggers. 
Tanti auguri Johnny!!!






Titolo: Il mistero di Sleepy Hollow
Titolo originale: Sleepy Hollow
USA, 1999
Cast: Johnny Depp, Christina Ricci, Christopher Walken, Christopher Lee, Miranda Richardson.
Sceneggiatura: Andrew Kevin Walker.
Regia: Tim Burton.
Durata: 104'




New York 1799. L’agente di polizia Ichabod Crane (Johnny Depp) risolve i crimini utilizzando una metodologia investigativa razionale e scientifica, inusuale per l’epoca. 
I suoi superiori decidono di mandarlo in un piccolo villaggio, Sleepy Hollow, per indagare su tre efferati omicidi, le cui vittime hanno la testa recisa. 
Arrivato a Sleepy Hollow, conosce la bella Katrina Van Tassel (Christina Ricci) e gli abitanti del luogo, che affermano che l’assassino è il temibile Cavaliere senza testa (Christopher Walken), mercenario crudele che aveva il macabro vezzo di tagliare la testa ai suoi avversari.
Ichabod Crane non crede alla superstizione ed è convinto che dietro gli omicidi si nasconda una mano umana, ma dovrà ricredersi quando si troverà ad affrontare il cavaliere, assetato di vendetta.
Tim Burton dichiara il suo amore per il cinema horror inglese legato alla gloriosa casa di produzione Hammer, e lo fa scegliendo un racconto di Washington Irving, La leggenda della valle addormentata.
Antesignano degli investigatori della scientifica e dal modus operandi che strizza l'occhio a Sherlock Holmes, Ichabod Crane si ritrova a dover utilizzare i metodi della logica e della razionalità scontrandosi con il tradizionalismo della polizia newyorchese e successivamente con la diffidenza dei cittadini di Sleepy Hollow, legati all’occulto e alla stregoneria.
Il sentimento di frustrazione che prova Ichabod Crane è speculare al suo creatore, Tim Burton: la battaglia di Ichabod riflette (a detta del nostro festeggiato in un’intervista) la lotta che ha condotto il regista contro il sistema degli studios di Hollywood. 
Ichabod infatti viene considerato un eccentrico, utilizza metodi innovativi per l’epoca in cui vive e la sua modernità non viene né considerata, né accettata, un po’ come allo stesso modo la genialità fuori dagli schemi di Tim Burton, così originale e dark da non riuscire ad essere omologato in un genere e spesso sofferente ai diktat degli studios (in primis la Disney). 
Crane rifiuta le credenze e le dicerie del paese, fermamente convinto nella razionalità e nella logica. 
La laicità di Crane è frutto della perdita tragica della madre (Una silente Lisa Marie alla sua penultima collaborazione con il regista/compagno), vittima del bigottismo feroce del padre, che mal tollerava la spiritualità venata di occultismo della consorte. La madre riaffora nei sogni di Ichabod, quando, travolto dagli eventi che flagellano il villaggio ne invoca inconsciamente la sua visione.
Il suo spirito viene a turbare i sogni di Ichabod, che, in preda al terrore per ciò che gli accade intorno, perde i sensi, facendo riaffiorare dei ricordi dolorosi che ha tentato in ogni modo di nascondere a sé stesso. E proprio queste sequenze oniriche così luminose e colorate, sono quelle che nascondono la sofferenza e il dolore che hanno portato alla razionalità l'agente newyorchese, portandolo a rinnegare l'afflizione e l'angoscia, arrivando a diffidare della magia nera e della stregoneria.
Giunto a Sleepy Hollow, Ichabod Crane si lascerà travolgere dagli eventi, ma pur di rimanere ancorato il suo raziocinio, metterà indubbio l'amore che prova per la dolce Katrina, fanciulla pura e buona, fanciulla che viene affascinata dalla magia leggendo di nascosto il libro proibito della madre e si accinge a utilizzare piccoli incantesimi per proteggere il suo amato e i suoi concittadini dalla furia del cavaliere.
Ichabod non è un eroe venuto a salvare gli abitanti di Sleepy Hollow dalla furia del cavaliere, ma è un essere umano dotato di debolezze, con un animo sensibile e delicato, a tratti femminei e nasconde tali caratteristiche dietro una maschera di cinismo.
Ma è difficile per Ichabod rimanere inerme al fascino del villaggio, e anzi, sembra quasi che sia stato destinato a giungere a Sleepy Hollow per fare i conti con i propri demoni.
Sleepy Hollow è un luogo immerso in un torpore spazio-temporale, come se il villaggio fosse addormentato, imprigionato in una coltre funerea (enfatizzata dalla fotografia monocromatica di Emanuel Luzbeki e dalle bellissime scenografie da Oscar di Rick Einrichs), imprigionata dalla maledizione del cavaliere senza testa.
Il mercenario dagli occhi di ghiaccio e dai denti limati per incutere ancora più spavento che ha solo pietà per il suo cavallo, sente il richiamo delle forze oscure e malvagie che lo attirano, esce dall'albero insanguinato dalla cupidigia dall'odio e dalla rivalsa, risalendo dagli inferi in cerca di vendetta. Qualcuno si è appropriato del suo teschio, e colleziona teste affinché non gli verrà restituito ciò che gli appartiene.
Il male e il bene sono in lotta, nulla è certo nel paese stregato e maledetto di Sleepy Hollow.
Arricchito da un cast superlativo e quasi girato in "famiglia" (oltre a Deep ci sono Martin Landau, Jeffrey Jones e Michael Gough che hanno già collaborato in passato con il regista), Il mistero di Sleepy Hollow ha come protagonista un Johnny Depp di rara bellezza, e con bravura tratteggia Ichabod Crane in tutta la sua umanità, con i suoi pregi e i suoi difetti, diventando un paladino suo malgrado.
Christina Ricci sembra essere uscita da un connubio tra Peter Lorre e Bette Davis (a detta del regista, che la volle proprio per questo motivo), mentre Christopher Walken è uno spietato e superbo cacciatore di teste.
Miranda Richardson, che veste di panni della matrigna di Katrina, è una subdola e perfida manipolatrice. A completare l'omaggio al cinema made in Hammer, è la presenza di Christopher Lee, icona della casa di produzione anglosassone.
Il mistero di Sleepy Hollow chiude il decennio dark (inframmezzato dal colorato e pop Mars Attacks!) del genio di Tim Burton, che ancora una volta mette in scena la sua poetica e il senso di smarrimento, dando prova della sua visionarietà.
Burton crea così un film che ha il sapore rarefatto dei pittori inglesi del romanticismo ottocentesco, coniugandolo con il gusto per il gotico che contraddistingue lo stile del cineasta.
Mistero, trhiller, amore e passione per il sovrannaturale, sono gli ingredienti vincenti per uno dei migliori film del cineasta di Burbank, dando nuova linfa a un cinema che oggi non esiste più.
Voto: 9
A.M. 


Hanno partecipato al Johnny Depp Day:

50/50 Thriller
Bette Davis Eyes
Bollalmanacco di cinema
Combinazione casuale
Era meglio il libro
Il Cinema spiccio
In central perk
Montecristo
Movies Maniac
Pensieri Cannibali
Recensioni ribelli
Scrivenny
The Obsidian Mirror
Triccotraccofobia
Viaggiando (meno)
White Russian Cinema
CriticissimaMente

Buon JDD!!!