giovedì 20 giugno 2019

NICOLE KIDMAN DAY: Moulin Rouge!

Oggi la combriccola di blogghers si riunisce per fare il day alla vecchia maniera: ovvero festeggiare un attore o un attrice nel giorno del suo compleanno. Questo mese tocca a Nicole Kidman, che finalmente liberatasi del botulino, è ancora bella e sulla cresta dell'onda. Per l'occasione, Director's cult ha scelto uno dei suoi film più belli: Moulin Rouge!


Tanti auguri!





Titolo: Moulin Rouge!
Id., USA, 2001
Cast:Nicole Kidman, Ewan McGregor, John Leguizamo. Richard Roxburgh
Sceneggiatura: Baz Luhrmann, Craig Pierce
Regia: Baz Luhrmann
Durata: 120'



...La lune trop blême
Pose un diadéme 
Sur tes chevex roux...

Benvenuti al Moulin Rouge, il luogo magico e lussurioso per eccellenza dove l'eccesso ed essere eccessivi è la regola.
E nella baraonda barocca e bohemiène della Parigi del 1900, lo squattrinato scrittore Christian vuole raccontare l'amore. Senza però averlo mai sperimentato prima.
L'amore per lui è ossigeno, e questo è abbastanza per un sognatore romantico come lui.
L'amore però è inaspettato, ti prende, ti travolge e ti schiaffeggia se è necessario. 
L'amore è uno sguardo fugace, come quello tra lui e la bellissima Satine (Nicole Kidman).
Satine questo sentimento però lo può solo immaginare, perché il corpo di cortigiana è il desiderio di tutti, ma il suo cuore è per nessuno. A differenza di Christian, Satine è meno ingenua e disincantata, se non cinica.
Tutti hanno bisogno di amore, gli risponde Christian, ma lei ribadisce che una ragazza deve pur mangiare o finirà in mezzo a una strada. L'amore è solo un gioco.
Gioco o meno, Christian finisce irretito dalla sua bellezza e dallo splendore del Moulin Rouge. Approcciato da Tolouse Lautrec (John Leguizamo) gli viene offerta l'occasione di scrivere lo Spectacular Spectacular, un musical cucito su misura per la bella e inarrivabile Satine.
Galeotto fu l'equivoco, e Christian viene scambiato per il 'duca' (Richard Roxburn) - che dovrebbe produrre lo spettacolo - e incontra la bella. E così l'amore oltre a essere ossigeno divenne anche qualcosa di più concreto e tangibile.
L'arte è creatività, l'arte è passione e l'hummus ideale per poter esprimere i sentimenti un po' naive del giovane romantico sognatore. 
E' anche business, e lo show deve andare avanti, anche se a investire nello spettacolo spettacolare è il viscido conte che chiede di avere Satine come cortigiana esclusiva.
Il rapporto musa e scrittore però non si ferma di fronte alle brame di desiderio del ricco produttore, solo un infausto destino può spezzare l'incantesimo. E la cornice sfavillante del Moulin Rouge non basta per fermare il triste destino dei due amanti.
Baz Luhrmann chiude la trilogia del sipario e lo fa in grande stile. Inaugurata dal delizioso e volutamente kitch Ballroom - Balli proibiti e dopo Romeo + Giulietta, con Moulin Rouge Lurhmann si scatena e usa i 'fuochi d'artificio' per una esplosione di colori, musica, balli, passione, dramma.
Lurhmann non ci risparmia niente e in questo vortice frulla la musica pop con l'opera (Satine è 'vagamente' ispirata a Violetta de La traviata verdiana), con un inizio da commedia che scivola lentanente nel dramma. 
Essendo un musical, ovviamente la musica è il cardine del film, ma il bello di Moulin Rouge! è il modo in cui canzoni come Diamonds Are the Girl's Best Friends e Roxanne dei Police vengono reinventate e mixate, amalgamandosi alla perfezione nei dialoghi. 
Se l'amore è ossigeno per Christian, la musica, il ballo, la letteratura e il teatro e l'arte sono per Lurhmann il cuore pulsante, ogni singolo organo vitale del suo cinema, arrivando all'apice della sua trilogia dopo aver esplorato la danza in Ballroom e il teatro/letteratura in Romeo + Giulietta con il suo spettacolo spettacolare.
Con Moulin Rouge Lurhmann è scatenato e va' a briglie scoglie, stordendoci letteralmente con le gonne svolazzanti delle ballerine, con i mille colori le luci e il ritmo frenetico di ogni singola scena, arrivando a creare una sorta di bambola russa con il musical dentro il musical, dove i protagonisti mostrano una forte alchimia e ci trasmettono la loro travolgente passione.
Moulin Rouge infatti offre a Nicole Kidman il ruolo della sua vita con la sua bellissima Satine: sfacciata, sexy, buffa e dotata inaspettatamente di una bella voce, riesce a conferire al personaggio la tragicità di una donna che viene vista solo come un oggetto sessuale ('lei è mia' viene ribadito nel musical Spettacolo spettacolare), mentre solo Christian la vede per quello che è: una donna da amare.
E se l'introduzione al celebre locale di Monmartre rende di più al cinema, a distanza di quasi venti anni si rimane ancora estasiati da questa bellissima e tragica storia d'amore e al suo magnifico universo che la racchiude.
Dopo due decadi Baz Lurhmann è in grado di travolgerci e farci sognare con il cinema, facendoci vivere la magia e la bellezza della settima arte ancora una volta.

...Mes rêves épanouis
Les escaliers de la butte
Sont durs aux miséreux.
Les ailes du moulin
Protègent les amoureux...


Voto: 8,5

Hanno festeggiato Nicole Kidman:

Bollalmanacco - La donna perfetta
La bara volante - Da morire
Pensieri Cannibali - Destroyer
Non c'è paragone - Il sacrificio del cervo sacro
La fabbrica dei sogni - Il matrimonio di mia sorella
La stanza di Gordie - The Others
Una mela al gusto pesce - Amori e incantesimi
Stories. - Big Little Lies (stagione 1)






sabato 25 maggio 2019

MENIAMO LE MANI 3: John Wick

Dopo qualche anno, torna la terza edizione di Meniamo le mani, ovvero un omaggio ai film spaccaculi degli anni Ottanta e non. Per l'occasione, mi sparo John Wick, che di culi ne spacca a iosa.

                                                                    Vai di ignoranza!!!





Titolo: John Wick
Id., USA 2014
Cast: Keanu Reeves, Michael Nidqvist, Willem Dafoe
Sceneggiatura: Derek Kolstad
Regia: Chad Stahelski
Durata: 101'


Citando la recensione del Bollalmanacco, il concept di John Wick gira intorno a 'scendi il cane che lo sparo'. Ma che ha di così speciale questo cane? D'altronde è solo un fottuto ca... sta fava!  Anche perché il suo padrone, il John Wick del titolo è un ex sicario in pensione che ha appena perso la moglie.
Il cane in questione è Daisy, ultimo regalo della moglie - una sorta di testamento per poter sopravvivere al senso di perdita e poter così elaborare il lutto.
Dopo il WFT iniziale, John Wick decide di tenerselo e lo porta a fare un giro con la sua Mustang. La macchina viene notata da Josef Tarasov (Alfie Allen), figlio del boss Viggo (Michael Nyqvist), e anche un po' figlio di puttana che vuole la macchina di John. E Josef decide di prendersela con una irruzione notturna con uomini brutti, grossi e cattivi. Fatto sta' che la povera creatura gli dura manco due giorni, perché Josef non solo corca di botte Wick, ma anche il cane che passa a miglior vita. D'altronde per Josef era solo un fottuto cane, e d'ora in avanti, il cane sarà chiamato così. Fottuto Cane è capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato. John però s'incazza e tira fuori labbestia che c'è in lui e decide di vendicarsi.
Il figlio del boss è spacciato e una volta che Viggo, lo scopre, sul suo volto stupefatto si dipinge di stupore. Viggo è consapevole di avere un figlio coglione ed è consapevole di aver rimesso in moto una macchina di morte sopita per 5 anni. Viggo allo stesso tempo ne approfitta per fare fuori Bogeyman, il gentile soprannome che ha John Wick quando lavora. Un po' come Clark Kent che fa il giornalista di giorno e salva la gente nel suo tempo libero, lui quando non lavora ammazza i cristiani che gli hanno fottuto la macchina e ucciso Fottuto Cane. Uguale uguale.
Il boss russo comunque lo vuole morto e gli manda il suo team a fargli la festa. Anche se il suo compleanno probabilmente è il mese prossimo. Ma Viggo lo vuole sotto terra prima che soffi sulle candeline della torta.Beh, il Bogeyman - l'uomo nero - però è ancora in ottima forma tanto da disturbare il quartiere con 'rumori molesti' con tanto di polizia che gli para il culo (ah, sei tornato al lavoro?). 
Wick tanto ammosciato dalla pensione non è, e un paio di colpi di kung fu da far impallidire Matrix (cit.) li mostra, il che porta a una scia sangue e morti a profusione, che cazzo gli sporcano pure la moquette e gli spaccano pure la TV. E  lui che fa? Chiama il team 'pimp my house' e gli puliscono tutta casa sbarazzandosi dei 12 figli di sultana che vengono impacchettati a suon di domopack e mandati sotto terra da qualche parte. Figo, eh? 
Non pago, John prende gli attrezzi del mestiere (robetta, coltelli,giubbotto antiproiettile, pistole, proiettili per abbattere pure gli elefanti) per fare fuori il figlio di buona donna che gli ha fottuto la macchina e accoppato Fottuto Cane. 
Per agire indisturbato, John entra nel Continental, una sorta di zona franca dove risiedono tutti i malavitosi e che regala l'immunità meglio di una puntata del grande fratello. Anche perché il premio per chi accoppa John Wick è di ben 2 milioni. Gli è andata un po' male a Miss Perkins (Adrianne Palicki), la taglia di 49 milioni è stata già pappata e se la vuole, dovrà averla in comode rate elargite nell'arco di 80 anni. Cazzarola che sfiga. 
Immunità sta ceppa per John visto che Miss Perkins è una cagna maledetta e infrange le regole cercando di fare tana a John cercando di ammazzarlo, mentre Marcus (Willem Dafoe) fa il doppio gioco (o forse vuole i due milioni di dollari, pure lui, chi lo sa?), parandogli il culo. 
E scampato alla mattanza, inizia il valtzer dell'ignoranza con spargimenti di sangue a iosa, il tutto per fare fuori quel moccioso viziato (e pericoloso) che pensa di poter fare quel che vuole perché ha un po' di potere (vi ricorda qualche ministro a caso?). Ormai John non ha più Fottuto Cane. Ora non ha più niente da perdere. 
John Wick potrebbe essere liquidato come un puro action movie sul tema del 'man seeking revenge', ma in realtà è qualcosa di molto più figo. A cominciare dall'universo parallelo incarnato dal Continental, un mondo a parte dove vigono delle regole speciali con servizi speciali tipo 'ti regaliamo una Jaguar per scusarci dell'inconveniente (aka, perché ti hanno quasi fatto la pelle in un posto dove dovevi avere il culo parato al 100%), per poi fare un viaggio (nel sacrosanto nome della gnuranza dei bei film action degli anni Ottanta dove valevano più le mani delle parole) nei bassifondi malavitosi dove il nostro Baba Yaga si può sfogare ammazzando a destra e manca. Perché il cane non glielo dovevi toccare, capito?!?
Ma al di là del sacrosanto diritto di spargere il seme della gnuranza, John Wick scava più a fondo ed è un film che verte sul tema del lutto, la capacità di poter amare di nuovo e il senso di solitudine che attanaglia il protagonista. Perché se Fottuto cane aka the dog formely known as a Daisy the dog, rappresentava l'ultima speranza di poter ancora provare dei sentimenti e non farsi attanagliare dallo sconforto e dalla paura di morire da soli  - anche se il buon Keanu maschera il tutto con la sua proverbiale inespressività. Ma a cinquanta e passa anni e un fisique du rol che Brad Pitt(e) si sogna, gli si può perdonare questa quisquilia. Paradossalmente John ha legato più con Fottuto cane in due giorni che Viggo il boss con quel fottuto di suo figlio. E se il finale è un po' forzato  per la sorte di alcuni personaggi, che chi deve morire deve morì e pure male, poco importa perché John Wick è tornato a spaccare i culi, e noi a gongolare di fronte a cotanta ignoranza.

P.s. La recensione del Bollalmanacco la trovate qui: John Wick

Hanno menato le mani:

22/05: Laura (La fabbrica dei sogni): Terminator
23/05: Marco Contin: True Lies
24/05: Il Zinefilo: Omicidio incrociato
31/05 (?) Il Zinefilo: Pugno d'acciaio




lunedì 22 aprile 2019

CHE BRUTTO AFFARE: Spy

Director's cult è in vena di festeggiamenti e non solo ha avuto il fegato di vedere quella porcata di Sliver, ma fa doppietta con Spy, diretto e interpretato dalla coppia a delinquere Renny Harlin + Geena Davis (ve lo scrivo alla Lurhmann, tiè), entrati nella storia del cinema per aver fatto fallire la Carolco.
Harlin con questo film non bada a spese e vediamo se è entrato nel circolo esclusivo dei film sublimi della Director's!


                                                                 Na' brutta fazenda!

Avvertenze: nonostante i millemila spiegoni sparsi per tutto il film, questa recensione contiene degli spoiler ai fini dell'analisi (fatta volutamente a cazzo di cane) del film






Titolo: Spy
Titolo originale: The Long Kiss Goodnight
Cast: Geena Davis, Samuel L. Jackson, Craig Bierko
Sceneggiatura: Shane Black (rimaneggiata da cani e porci)
Regia: Renny Harlin
Durata: 12'


E' Natale, e ogni personalità doppia vale. Come quella di Samantha (Geena Davis) insegnante con compagno insignificante e con prole che vive una vita placida e tranquilla manco fosse in Svizzera plan plan plan.
Galeotta fu l'alce che sbucò all'improvviso facendola schiantare sulla strada gelata. Lei si schianta male, ma ha solo un sussulto, scende dall'auto e fa lo spiezzatino alla Lundgren di Rocky 4 con il collo della povera alce. E poi placidamente va' in ospedale perché tanto bene non sta.
E da quella sera tutto cambiò. Un sogno rivelatore accompagnato dallo spiegone ci dice che la sciura tanto tranquilla plan plan plan non era. Infatti 8 anni prima era una spia spaccaculi rimasta senza memoria dopo che hanno tentato di fare il culo a lei. Ma lei non ricorda nulla. Ma se spezzi il collo a un'alce un paio di domande te le dovresti fare. Invece non se le fa, e il giorno dopo prepara la cena e comincia a tagliare le verdure da fare impallidire Gordon Ramsey. E lui di solito s'incazza moltissimo. E invece no, muto sta. Lei  ormai è pronta a prendere il posto del Roberto baffo per vendere i coltelli in TV, ma non fa in tempo ad esultare che un brutto ceffo irrompe a casa sua e lei comincia a lottare lanciando la figlia fuori dalla finestra per salvarla, mentre il compagno fa un tuffo carpiato da medaglia d'oro alle Olimpiadi delle persone inutili. 
Dunque ha fatto fuori un'alce, ha fatto fuori un killer come l'alce. Ha lanciato la figlia dalla finestra. Ha fatto gli incubi e ci ha dato lo spiegone e niente, il giorno dopo tutto come prima. 
Uccidi un alce, uccidi uno stronzo che ti vuole fare la pelle, ti lavi la faccia, un po' di rossetto e via, pronti ad affrontare la vita con un sorriso anche oggi!
Come nulla fosse, va a pattinare con la figlia, ma lei è una mezza sega e piange. Sammy core di mamma le dice con voce da trannie che la vita è dolore, e deve farsene una ragione. E niente, ancora non ci arriva che era un'altra persona un secolo fa. Ci ha provato lo spiegone, ma non basta, così ci pensa ad aiutarla Mitch (Samuel L. Jackson) uno dei tanti detective che aveva assoldato perché non si ricorda una sega del suo passato.
Decide di scappare con lui per scoprire la verità, e neanche dopo l'ennesima sparatoria e spiegone, niente, lei continua a urlare come una scimmia mentre spacca i culi a destra a manca con fiumi di pummarola in goppa per la scia di cadaveri che lascia in giro. E niente, ancora non ricorda nulla.
Dopo essere stata in contatto con il dr. Nathan Waldman (Brian Cox), e dopo essere scappati da un assalto di agenti in piena sommossa, forse comincia a rimembrare ancora e dopo aver assemblato un mitra in un nano secondo, due domande comincia a farsele. Ma anche no. 
Allora scappa pure da Waltman e ritrova il vecchio ammore (David Morse), che è un po' figlio di puttana e la tortura un po'. Mo' comincia a ricordare meglio.
MINKIA AHO' SEI UNA SPIAAAA!!! SEI GNUCCA ECCHECCAZZO!!!
Finalmente si da' una svegliata ed ecco che Samantha in realtà è Charlie, ovvero la spia della CIA che spaccava i culi pure a tua zia. Incariacata di mandare al creatore il suo ex ammore, quasi ci rimette le penne lei e perde lamemoria. Spaccato il culo pure al suo ex, finalmente si ricorda tutto dopo tremila sparatorie, fiumi sangue e trecento spiegoni al seguito.
In hotel si taglia i capelli, si fa bionda, si trucca gli occhi come un panda, si pitta le unghie et voilà, Charlie is back BITCHES!!! 
E ci voleva una seduta dal parrucchiere fai da te per rimembrare tùs co's, mica la scia di cadaveri e sparotorie. Piustost che nient, L'è mei piutost.
Ora che si è tolta dal cazzo Samantha e i suoi vestiti da vecchia abelarda che le facevano un culo grosso come una provincia (cit.) è pronta a finire la sua missione e uccidere Timothy (Craig Bierko), che le rapisce la figlia senza che l'uomo inutile di lei se ne accorga. 
E dopo un momento alla biùtiful, fanculo il romanticismo che ora Timothy deve morire male. 
L'apocalisse, piano sventato, cattivo mandato al creatore e fanculo pure la CIA che le caprette mi fanno ciao e sono più carine nella landa sperduta dove è stato ritrovato l'essere inutile del suo compagno. E vissero tutti felici e contenti. O quasi.
The Long Kiss Goodnight, ribattezzato con il titolo super spiegone di Spy è uno di quei film che se l'avesse fatto Nicolas Cage al posto di Geena Davis, sarebbe diventato un capolavoro di oscenità a dir poco sublime.
E invece Nicola Gabbia non c'è, ma al suo posto c'è Geena Davis che è andata al letto col regista per ottenere la parte. Anche perché all'epoca era la mugliera di Renny Harlin, il Finlandese che amava  far esplodere le cose e spaccare i culi con i film di azione.
E benedetto da una produzione che non risparmia in effettacci, sceneggiatura pagata milioni di dollari (Shane Black, mica mezze calzette) e rimaneggiata alla grande per dare spazio a mille spiegoni a meno della metà del film; il film è un tripudio di esplosioni e morti ammazzati che si librano felici nell'aria. Tutto sto' casino si amalgama alla perfezione, pure con gli elementi melò della nostra eroina, che riesce a fare la voce da travone per far capire allo spettatore che in realtà non è lei ma è un'altra.  Solo che lei non lo sa, ma noi lo sappiamo. E gli spiegoni?
Come si fa a non amare un film così? Roba da farti venire le convulsioni dal ridere nel suo frullato di grottesco, momenti scult (tra cui il cane di Walton che si lecca il culo per mezz'ora) e scene d'azione che sono una vera e propria dichiarazione d'amore per il genere. Il tutto sapientemente impacchettato con tanto cattivo gusto. Impossibile non volergli bene.
Harlin infatti confeziona con sapiente maestria un minestrone di trash e azione, concentrandosi soprattutto su questi ultimi (e anche prendendosi sul serio), memore del suo record di esplosioni e morti ammazzati in 58 minuti per morire.
Harlin infatti non bada a spese e sciorina momenti WTF sublimi per far svegliare sta' spia più rincoglionita che senza memoria, per poi farci deliziare con una trippa fatta di scazzottate, sparatorie e bombe per tenersi il meglio con l'esplosione finale, roba che John Mc Lane ed Elisa Isoardi (per la scena sublimantente trashosa delle carote tagliate) le spicciano casa. Geena Davis riesce a reggere baracca e burattini anche se la voce trans non le viene un granché bene, e Samuel L. Jackson invece è il solito figo solo per come canticchia le canzoni. 
The Long Kiss Goodnight è uno spassoso spy movie che è impossibile da non amare per il suo DNA da monnezza movie inside. 
Renny, ritorna, le colline sono in fiore! Bisogna farle esplodere! Date a quest'uomo 100 milioni di dollari, una casa di produzione da far fallire e una cazzo di macchina da presa, quest'uomo deve fare il culo a tutti!!!!

Voto: 7

Hanno partecipat





venerdì 19 aprile 2019

CHE BRUTTO AFFARE - Sliver

Buon compleanno a me e alla Bolla del Bollalmanacco! Per celebrare alla grande il nostro compleanno, abbiamo deciso di far parte della maratona Che brutto affare, inaugurata ieri da Cassidy e la sua bara volante con Corsari. Che brutto affare day celebra un decennio, quello degli anni Novanta che non aveva remore nello sprecare i soldoni per fare film che il più delle volte erano obrobriosi oppure ottimi film dalla produzione travagliata. Era un decennio in cui oltre al vasto spreco di denaro, si sprecava il più delle volte un esercito di creativi competenti tra registi, sceneggiatori, scenografi e compagnia bella che erano più o meno vittime dei deliri di onnipotenza dei produttori. 
Non fa eccezione Sliver, che spreca un cast di lusso del calibro di Nina Foch, Martin Landau e Sharon Stone per un film pasticciato (con tanto di finale 'volante' cambiato di corsa durante le riprese) che è stato maneggiato dai produttori per confezionare un film con sesso sfrenato e figaccioni di turno dall'essere l'antesignano delle ormai vituperate 50 sfumature di grigio.


Brutta fazenda veramente!




Titolo: Sliver
id., USA 1993
Cast: Sharon Stone, William Baldwin, Tom Berenger
Sceneggiatura: Joe Esztrerhas
Regia: Philip Noyce
Durata: 106'


La bionda Naomi si appresta ad entrare nel suo appartamento. Persa nei suoi pensieri, si lascia cullare dalla brezza dell'aria fresca notturna. Improvvisamente la porta si apre, lei lo saluta, e sul suo viso stupefatto, non fa in tempo a dipingere lo stupore che il misterioso uomo la prende tra le braccia e la fa volteggiare dal 20esimo piano. Il suo corpo infuso di grida e orrore, si infrange nella vetrata come una bambola di porcellana.
Dopo il nefasto avvenimento, la bionda Carly (Sharon Stone) affitta il suo appartamento. Carly è bionda come Naomi, forte come una leonessa nel mondo spietato della editoria newyorkese, ma fragile e insicura nel privato. 
Galeotto fu lo sguardo con un giovane e aitante vicino, Zeke (William Baldwin). I suoi occhi azzurri come due lapislazzuli incrociarono gli altrettanto limpidi dei suoi. Ed è amore a prima vista. Ma lei è ancora ingabbiata nel passato di un matrimonio fallito e preferisce limonare da sola e con fierezza.
L'ambiente stiloso dello Sliver affascina Carla e lo stile modaiolo di Carla affascina i suoi vicini, come il professore (Keene Curtis) e la modella Vida (Polly Walker). Entrambi sono irretiti da Carly e dalla sua somiglianza con Naomi, colei che non fece in tempo a stupirsi perché cadde volteggiando dal grattacielo come una ballerina (ubriaca) del Bolshoi. 
Carly però ignora di essere spiata da uno schermo insieme ai suoi coinquilini ignari. Quello che Carly non sa è che  lo Sliver, il grattacielo più esclusivo di Manhattan è il regno dove il grande fratello ti osserva. Dove Zeke ti guarda. 
E mentre Carly viene spiata nei suoi momenti più intimi e nascosti, il professore e la modella Vida periscono sotto la scure del minaccioso assassino. Carly è in pericolo, ma ancora più pericolosa è la rete di passione che Zeke tesse per lei. Donna roccaforte dal clitoride ormai domo, Carly si dimostra ritrosa e intimorita, ma finisce ben presto tra le braccia del suo giovane e focoso amante. E se fosse finita in un incubo senza uscita?
Sliver è tratto da un romanzo di Ira Leving, lo scrittore di Rosemary's Baby. Mica burattini senza fichi. Peccato che nelle mani di Joe Estrerhas sia diventato un romanzetto rosa per casalinghe annoiate le cui trombe di falloppio non vengono suonate dai loro mariti da un bel po'. E quel che ne esce è un film pasticciato e uno dei primi tonfi dell'autore di Basic Instinct. 
Se a distanza di 26 anni risulti invecchiato male, rimane comunque interessante il concetto di voyerismo - soprattutto ora che la tecnologia e i social media hanno esasperato e violato l'aspetto della mancata privacy e lo stalking sia una triste realtà - l'errore di Joe Esztrerhas sta nel di ripetere i fasti di Basic Instinct, cercando di creare un pastone di thriller erotico dove l'elemento thriller (elemento portante del libro) è il meno riuscito, se non inutile. Anche perché il colpevole si sa tipo mezz'ora dopo, con tanto di scritta lampeggiante sulla fronte 'son ghe ie'. Esztrerhas però si rende conto di aver fatto una cazzata e allora cerca di buttarci un po' di fumo negli occhi e cerca di sviare mettendo un po' di ambiguità nel possibile serial killer. Peccato però che la regia svogliata di Philip Noyce  e le scarse doti attoriali di William Baldwin in combo con una Sharon Stone ancora più scazzata non aiuti. E così l'elemento sorpresa è più un momento WTF, perché toglie ogni motivo, o meglio movente di questa scia di sangue che si protrae tra una ciulata e l'altra. 
Sharon Stone cerca di cambiare rotta e dopo il personaggio fichissimo di Catherine Tramell, vuole interpretare la donna fragile, frigida e ferita che non vuole essere dominata, ma il suo personaggio è talmente monodimensionale che la rende poco interessante. E non basta essere fighi con nudità ben esposte per salvare baracca e burattini. E se il piatto forte dovrebbe essere l'intesa  dei due protagonisti in balia delle scene bollenti, sono proprio quelle sequenze da soap opera in versione po' zozza a creare un umorismo involontario, soprattutto con la 'super hot' in cui Carly e Zeke sono nel suo appartamento nella notte buia e tempestosa. Insomma, Esztrheras voleva fare un trhiller erotico, e n'è uscito con un pasticcio al limite del ridicolo. Poteva prendere la strada più semplice, sfrondare se non stravolgere il romanzo originale e limitarsi a raccontare la storia di un povero stronzo milionario che fa stalking sulla tipa di cui è innamorato. O meglio, ne è ossessionato. Cosa che ha fatto quella faina di E.L. James (autrice di 50 sfumature di grigio e affini), che probabilmente avrebbe scritto nelle sue sue 50 sfumature anni Novanta una paginetta così: 
ella arrivò nel di lui appartamento. Lampi e fulmini scaldavano l'atmosfera remdendola rovente. Ella si mise a guardare fuori dalla finestra. Frastornata dal desiderio e dall'atmosfera cupa  e febbricitante, lei vennne colta di sorpresa dal suo amante. Egli ignudo e splendido con il suo corpo scultoreo si avvicina furtivamente. Improvvisamente, lui la prende di soprassalto e glielo  tronca nel cul... Lei arrosì.

Voto: 5

Al brutto affare partecipano:





lunedì 4 marzo 2019

DIETRO LA MASCHERA: Pene d'amor perdute





E' carnevale! E ogni recensione vale! Il nostro amico blogger Marco de La stanza di Geordie ha voluto omaggiare la festa che sancisce la fine dell'inverno e prepara la strada per la primavera con una serie di film incentrati sul tema della maschera. Per questa occasione spolvero Pene d'amor perdute, che presenta una bella festa mascherata perfetta per questo day.







Titolo: Pene d'amor perdute
Titolo originale: Love's Labour Lost
Francia, Uk, 2000
Cast: Kenneth Branagh, Natascha McElhone, Alessandro Nivola, Adrian Lester, Matthew Lillard, Alicia Silverstone, Carmen Ejogo, Emily Mortimer
Sceneggiatura: Kenneth Branagh
Regia: Kenneth Branagh
Durata: 95'


William Shakespeare può essere contemporaneo. In generale tutte le opere che hanno qualche centinaio di anni sulle spalle possono essere attuali. La Divina commedia di Dante potrebbe benissimo essere scritta oggi, aggiornando di poco le pene e i gironi infernali (magari ridimensionando parecchio quelli del Purgatorio e soprattutto del Paradiso). Non fa eccezione il 'bardo' shakespeariano, che ha avuto una seconda giovinezza cinematografica a cavallo tra gli anni Novanta e l'inizio del Ventunesimo secolo con risultati più o meno lodevoli: dal Patrick Verona interpretato da Heath Ledger in 10 cose che odio di te (ovvero La bisbetica domata), a Leonardo DiCaprio e Claire Danes, ovvero i Romeo + Juliet di Baz Lurhmann, fino all'Amleto super moderno di Ethan Hawke dove fa il filmaker in Hamlet 2000. In tutta questa 'renaissance' anche Kenneth Branagh da il suo contributo. 
Fin dagli esordi con il suo Enrico V, Branagh era sempre stato rispettoso (e forse un po' timoroso) verso il Bardo, anche se ha voluto 'contaminarsi' con una trasposizione un po' più moderna del suo Hamlet ambientato nell'800 probabilmente per discostarsi da una eredità pesante come l'Amleto di Lawrence Olivier. 
Ma nel 1999 Branagh si lascia andare e osa spostare il suo amato Will negli anni Trenta con una commedia, Pene d'amor perdute.
Ed ecco che il re di Navarra (Alesssandro Nivola) in piena età art decò decide di dedicare 3 anni della sua vita allo studio insieme ai suoi fidi amici Longaville (Matthew Lillard) e Dumaine (Adrian Lester) che si buttano a capofitto nell'impresa senza pensarci due volte. Un po' di remore le ha invece Berowne (Branagh) che pensa che questo orat et labora sia un po' troppo rigido. Niente donne, un solo giorno libero a settimana e 3 ore di sonno per notte. Riluttante, Berowne accetta. Ma ecco che la principessa di Francia (Alicia Silverstone) arriva a corte insieme alle sue damigelle Rosalina (Natacha McElhone), Maria (Carmen Ejogo) e  Katherine (Emily Mortimer) per una questione economica lasciata in sospeso e scocca la scintilla. Il re di Navarra respinge inizialmente la principessa e la ospita in un cottage fuori dal castello. La principessa invece si diverte a prenderlo in giro per il suo giuramento e comincia un gioco di seduzione
E in un'epoca, quella del jazz, così sexy e romantica allo stesso tempo non si può solo pensare allo studio e così spuntano lettere d'amore da parte di Berowne e Rosalina e patimenti d'amore per Dumaine per Katherine e Longaville per Maria. 
Il quartetto di aspiranti studiosi si strugge sulle note di I've Got a Crush on You, The Way you Look Tonight, Cheeck to Cheeck e tanti altri classici senza tempo, tanto da far saltare il progetto di studio matto e disperatissimo tanto agognato quanto mai terminato.
E complice una festa in maschera, la principessa e le sue fidate ancelle esplodono in sensualità scambiandosi di ruolo e facendo impazzire d'amore il re e i suoi amici.
E l'amore è nell'aria anche per Costard (Timothy Spall) e Jacometta (Stefania Rocca) che si corteggiano. Sboccia l'amore, ma scoppia la Seconda guerra mondiale, mettendo a dura prova i loro sentimenti.
Pene d'amor perdute forse non sarà all'altezza del Romeo + Juliet di Baz Lurmhann, ma Branagh riesce a cogliere in pieno la leggerezza delle deliziose commedie shakesperiane fatte di sotto trame, piccoli intrighi ed equivoci, sapientemente mescolate con le musiche di Cole Porter, Irving Berling e di Gershwin. Ed ecco la ricetta vincente di Pene d'amor perdute: i sospiri amorosi di Berowne Rosalina si mescolano alla perfezione con il jazz gershwiniano, così come il jazz sa essere piccante come il wasabi con il sensualissimo ballo in maschera, dove la passione tra i nostri beniamini scoppia irrimediabilmente e senza remore. 
E William Shakespear diventa materiale perfetto per un film che richiama la Golden Age di Hollywood, con rimandi a Bubsy Berkley (il numero musicale in piscina), i musical di Ginger Rogers e Fred Astaire e la commedia sofisticata tipica dell'età d'oro di Hollywood.
Branagh fa diventare l'opera di Shakespeare un musical e più che a Lurmhann si ispira a Tutti dicono I Love You, dove non ci sono attori presi da Broadway o comunque star del cinema con un passato sui palcoscenici e si affida al discreto talento di Nivola, Lester e soci che non sfigurano in canto e ballo. 
Branagh per l'occasione si mette in tiro con baffo d'ordinanza (non so se ci avete mai fatto caso, ma a parte Enrico V ha un look particolarmente curato e sa essere anche parecchio figo). Se Branagh non sfigura nel canto e ballo, Adrian Lester si dimostra il migliore (anche perché è l'unico che ha un passato sui palcoscenici del West End londinese), mentre Lillard e Silverstone sono i meno efficaci. E
E se il momento musicale con Stefania Rocca/Jacometta risulta il meno riuscito e si vede lontano che sono dei principianti, il numeri musicali migliori sono il solo di Lester che eccelle in I'd Rather Charleston in biblioteca, e ovviamente la festa in maschera sulle note di Let's Face the Music and Dance, così sexy che sembra uscita da Chicago (il musical, non il film di Marshall). 
Pene d'amor perdute forse non sarà all'altezza di Hamlet o di un musical di Broadway, ma comunque riesce a cogliere lo spirito shakespeariano e sa far sognare lo spettatore per 95'. E se amate Shakespeare e Gershwin, questo particolare mix può fare a caso vostro.

Voto: 7

Hanno partecipato (e parteciperanno)

28 febbraio – Marco de La Stanza di Gordie: Spider-man la lunga genesi
1 marzo – Pietro di Pietro Saba World: Hush
2 marzo – Alfonso di Non c’è Paragone: Cabal
e a seguire…
4 marzo – Me, Director’s Cult: Pene d’Amor Perdute
5 marzo – Cassidy di La Bara Volante: The Mask + Kris di Solaris V per vendetta

mercoledì 20 febbraio 2019

GOODBYE: Addio a Bruno Ganz




Ancora una volta la felicità ha battuto invano alla mia porta.
(Fernando - Pane e tulipani)

Bruno Ganz - (1941- 2019)

domenica 10 febbraio 2019

GOODBYE: Addio ad Albert Finney


Albert Finney (1936 -2019)

"Se c'è una cosa che detesto, è una donna indispensabile!" (Mark Wallace - Due per la strada)