lunedì 22 gennaio 2018

HEATH LEDGER DAY: Le quattro piume

Heath Ledger non c'è più da 10 anni. Sono volati in un secondo e l'attore australiano ha lasciato un vuoto, colmato solo da una manciata di film che hanno mostrato la sua versatilità e il suo eclettismo, capace di essere a suo agio in commedie teen (Dieci cose che odio di te), drammi cavallereschi (Il primo cavaliere), western (Ned Kelly), alle sua prove più importanti, ovvero il cowboy Ennis de Ritorno a Brokeback Mountain il Joker de Il cavaliere oscuro. Per ricordare l'attore scomparso, Director's cult ha scelto il sontuoso Le quattro piume di Shekar Kapur, che offre uno dei suoi primi ruoli da protagonista.


Ciao Heath





Titolo:Le quattro piume
Titolo originale: The Four Feathers
USA/GB 2002
Cast: Heath Ledger, Kate Hudson, Wes Bentley, Dijimon Hounsou
Sceneggiatura: Hossein Hamini, Michael Schiffer
Regia: Shekhar Kapur
Durata: 131'



Se l'inglese Harry Faversham (Heath Ledger) fosse stato un ragazzo americano degli anni Sessanta, sarebbe uno dei primi obiettori di coscienza e verrebbe considerato un eroe pacifista. Peccato però che l'inglesissimo Harry sia nato sì negli anni Sessanta., ma del 1800, quando l'Inghilterra  nel 1884 era all'apice del colonialismo e voleva espandere il suo controllo in Africa. 
Harry ha tutto nella vita: una famiglia blasonata con un padre generale, viene considerato il migliore cadetto con un'ottima carriera nell'elite dell'esercito britannico e soprattutto sta per sposare la bella e popolare Ethne (Kate Hudson), di cui l'amico Jack (Wes Bentley) è segretamente innamorato.
Ma Harry è in procinto di andare in guerra in Sudan per ristabilire l'ordine di una rivolta contro i colonialisti, e dopo una notte insonne, Harry capisce che la carriera militare non fa per lui  - intrapresa solo per accontentare il severo padre - e si dimette dall'esercito inglese. Non si macchia del reato di diserzione, ma peggio, di codardia, ricevendo 4 piume bianche dai suoi amici e dall'amata Ethne, che non vuole subire l'onta della vergona sposando un vigliacco. 
La riconquista dell'onore porterà Harry ad andare in Sudan in incognito per salvare non solo il suo onore, ma anche i suoi amici..
L'onore, l'amicizia e l'amore sono le cose più importanti per Harry, al punto da rischiare la vita in un conflitto che non vuole affrontare. 
Harry sta costruendo il suo futuro e non ritiene giusto sacrificare la sua vita in nome dell'impero britannico per abbandonare la donna della sua vita. Ethne però guarda più alle convenzioni e la sua piuma è quella più crudele, perché si sente non solo tradita, ma anche perché il suo amore non è forte abbastanza per sopravvivere all'onta della vergogna. Perché si può forse uscire indenni da una guerra, ma non da una società austera e bigotta come quella dell'Inghilterra dell'800, dove un padre arriva a ripudiare un proprio figlio che ha seguito le sue orme solo per renderlo orgoglioso.
Orgoglio, onore, ammirazione: sono questi i valori inculcati nel giovane Harry che fa di lui il partito più ambito nella società londinese. Ma è questo che Harry vuole veramente nella vita? No, quando una guerra arriva e non si è pronti a combatterla, quando una notte priva di sonno gli fa capire che la sua vita è stata programmata fin dalla sua nascita solo per essere l'orgoglio della sua famiglia e della sua fidanzata. 
Ma oltre a quei valori, ci sono anche i sentimenti di vendetta e rivalsa, che spingono Harry a correre il pericolo e la morte per restituire una a una le 3 delle 4 piume che hanno segnato il suo futuro, distruggendolo di fatto. 
Harry capisce che l'addestramento militare fatto infilzando dei sacchi con una baionetta non è sufficiente per affrontare un esercito di ribelli capace di nascondersi nelle dune del deserto sudanese, pronti a scagliare un attacco mortale all'esercito inglese con le loro giubbe rosse scintillanti. 
Harry è codardo agli occhi dei suoi amici, ma invece è quello che ha più coraggio di tutti, perché combatte la sua guerra con i suoi ideali - che non sono quelli della salvaguardia di un impero - ma quelli dell'amicizia e dell'amore, spingendo a entrare in contatto con in nemico, conoscendolo imparando la sua lingua, cercando di mimetizzarsi tra di loro diventando come loro. 
E le barriere si abbattono quando l'indigeno Abou Fatma (Dijimon Honsou) sposa la sua causa, capisce il suo valore e cercherà di aiutare lui e il suo ex reggimento. Peccato però che l'ottusità dell'esercito lo veda come un nemico, torturando il messaggero che dovrebbe dare loro la salvelvezza da un massacro annunciato. 
Ma al di là del volere dimostrare il suo valore, Harry salva i suoi amici da morte certa e tornando a casa come un eroe silenzioso, riabilitato da quella società che lo ha abbandonato e salvando la sua amicizia con Jack, che non capirà mai il perché di quella 'obiezione' anche se è l'unico a rispettarlo come amico, al di là dell'onore militare.
Shekhar Kapur dirige Le quattro piume con stile sontuoso ed eleganza, e proprio lo stile di Kapur con eccessivi rallenty tende ad appesantire il film, evitando di puntare il dito sulle ingiustizie del colonialismo inglese per puntare tutto sulle tematiche dell'onore e della lealtà. Si accusa un certo tedio e fastidio per via di questo stile, anche se le scene girate in deserto marocchino sono una gioia per gli occhi, regalandoci i migliori momenti di azione e spettacolo. 
Kapur si avvale di un ottimo cast, a cominciare dal compianto Heath Ledger, che nonostante risulti ancora 'acerbo' per affrontare uno dei primi ruoli da protagonista, aveva comunque fatto intendere che la stoffa dell'attore ce l'aveva eccome, spianandosi la strada per i suoi futuri successi. Ottime anche le prove di Kate Hudson e Wes Bentley e di Dijimon Honsou - che disegna il suo ruolo con profonda umanità.
Le quattro piume non sarà il successore di Lawrence d'arabia, ma Kapur dimostra di saper maneggiare un kolossal egregiamente.

Voto: 7

Ricordano Heath Ledger:
La fabbrica dei sogni  - Ned Kelly

mercoledì 17 gennaio 2018

FILMOGRAFIA: Heath Ledger




NOME:
Heath Ledger
DATA DI NASCITA: 04/04/1979 
DATA DI MORTE: 22/01/2008
LUOGO DI NASCITA: Perth, Australia
PROFESSIONE: Attore




ATTORE:

(2009) Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo - Tony
(2008) Il Cavaliere Oscuro - Joker
(2007) Io non sono qui - Bob Dylan
(2005) Paradiso + Inferno - Dan
(2005) Casanova - Casanova
(2005) I fratelli Grimm e l'incantevole strega - Jacob Grimm
(2005) I segreti di Brokeback Mountain - Ennis Del Mar
(2003) The order - Padre Alex Bernier
(2003) Ned Kelly - Ned Kelly
(2002) Le quattro piume - Harry Faversham
(2001) Monster's ball - Sonny Grotowski
(2001) Il destino di un cavaliere - William Thatcher/Sir Ulwrick von Lickdenstein
(2000) Il Patriota - Caporale Gabriel Martin
(1999) Two hands - Jimmy
(1999) 10 cose che odio di te - Patrick 'Pat' Verona
(1997) Home and Away (Serie Tv) - Scott Irwin
(1997) Bush Patrol (Serie Tv) - Studente
(1997) Un computer a 4 zampe - Oberon
(1997) Roar (Serie Tv) - Conor
(1997) Blackrock - Toby Ackland
(1996) Sweat (Serie Tv) - Snowy Bowles
(1993) Ship to Shore (Serie Tv)
(1992) Clowing around (Serie Tv)

mercoledì 10 gennaio 2018

CULT MOVIE: Labyrinth




Titolo: Labyrinth
Id, UK, 1986
Cast: David Bowie, Jennifer Connelly, Toby Froud.
Sceneggiatura: Terry Jones.
Regia: Jim Henson.
Durata: 96'



Crescere, che fatica. Soprattutto se hai 15 anni e ti ostini a vivere nel mondo delle favole. Anche perché Sarah (Jennifer Connelly) preferisce un mondo fittizio, come il suo libro preferito, Labyrinth così meraviglioso rispetto alla realtà così triste e insopportabile, dove i genitori sono divorziati, il papà si è risposato con una donna che non sopporta e soprattutto ora hai un fratellino. Non sei più la principessa di casa, Sarah, e questo non lo accetti. 
Così una sera, quando i tuoi genitori ti responsabilizzano e ti lasciano il piccolo Toby, ma lui continua a piangere per via del temporale e ti esasperi a tal punto da evocare il re dei goblin per fartelo portare via. Jareth (David Bowie) l'accontenta all'istante, perchè il re dei Goblin è generoso, tanto da regalarle una sfera con dentro i suoi sogni. Sarah però rifiuta, e dovrà entrare nel labirinto per riprendersi Toby, o diventerà un goblin al servizio di Jareth.
Sarah entra nel labirinto e comincia a scoprire che il mondo fatato che si è costruita non è così meraviglioso, dove le splendide fatine in realtà mordono, e gli esseri che abitano il labirinto sembrano aiutarla, ma in realtà le complicano il cammino per arrivare al castello di Jareth. D'altronde, la vita è fatta di difficoltà e ingiustizie che non possono essere quantificate, niente è dato per niente e se vuoi conquistare una cosa, devi combattere per averla. Sarah è sveglia e intelligente, ma le difficoltà si accumulano a ogni passo e non demorde.
Sarah vaga in un labirinto che strizza l'occhio ad Alice nel paese delle meraviglie, meraviglie che però non esistono, dove i goblin e i mostri sono esseri soli che non hanno mai conosciuto il significato dell'amicizia. 
Anche Jareth è solo, e l'unica compagnia sono i suoi goblin, sulla quale esercita il suo potere, nutrendosi delle fantasie di Sarah, che grazie alla sua fanciullezza gli permette di vivere.
Jareth rappresenta il mondo posticcio che Sarah ha sempre voluto vivere: una sontuosa festa in maschera dove lei, vestita come la principessa del suo carillon danza in compagnia del suo temibile cavaliere, che l'ha ingannata con una pesca avvelenata. Sarah però, come una novella Biancaneve, si sveglia dal sogno che in realtà è un incubo, si ridorda di Toby e fugge, infrangendo quella palla di cristallo nella quale Jareth l'aveva racchiusa con l'inganno. Un tranello forse orchestrato ad arte dal re dei Goblin, un essere così bello a capo di un popolo ripugnante, dove brama una una bella ragazza come Sarah per vivere insieme a lei nei sogni che ha sempre nutrito. Solo che Sarah ha capito che quel mondo non esiste, e non diventerà mai la regina che (forse) Jareth ha sempre desiderato. 
Sarah è sul punto di arrivare al castello, ma Jareth le riserva l'ultimo inganno, che poi è il mondo fittizio dove Sarah si rifugia: la sua stanza da letto, fatta di orsacchiotti, peluche, bambole e rossetti, un posto che la imprigiona impedendole di crescere. 
Sarah però finalmente ha capito che l'infanzia non c'è pi per lei, e capisce che lei ha creato il labirinto, è lei che ha creato Jareth, un essere affascinante quanto mefistofelico che si sente tradito da lei, soprattutto dopo tutto quello che ha fatto per lei, sovvertendo il tempo (e quindi capace di farla rimanere una bambina), sovvertendo il mondo intero solo per lei, dimostrando la sua generosità. E ora  Sarah ha capito se ne deve liberare se vuole vivere pienamente l'adolescenza. Perché Jareth non ha nessun potere su di lei. Non si può decidere di rimanere infanti, non si ha il pieno potere di fermare il tempo, nè il potere di sfuggire dalle responsabilità. 
E come il poster della relatività di Escher, Sarah affronta i suoi demoni e scopre che è in grado di decidere per sè stessa e finalmente non ha più paura di crescere, capendo che deve prendersi cura di Toby, il cui cammino impervio verso la vita adula deve ancora iniziare.
Sarah è diventata finalmente grande, ma un lato fanciullesco rimarrà con lei, danzando con i suoi amici Ludo e Hogol. Perché alla fine c'è sempre un fanciullo in noi, solo che uno degli effetti collaterali dell'essere adulto è dimenticarsi di essere stati dei bambini.
Labyrinth diretto dal creatore dei Mupppets, ormai è un film culto degli anni Ottanta, soprattutto per quei ragazzini che oggi sono dovuti per forza diventare adulti, ma che possono tornare bambini o adolescenti per una volta, grazie a questo film, che racconta il processo di crescita di questa ragazzina, che di crescere proprio non ne vuole sapere. 
Visto con gli occhi di un adulto, Labyrinth ha tanti significati, ma il bello di questi fantasy anni Ottanta è che, dal di là della tecnica ormai obsoleta, mantiene ancora un certo fascino e un divertimento ricordando che il mondo fatato grazie al cinema esiste. D'altronde il cinema non è la fabbrica dei sogni e non ci rifiugiamo dentro quando vediamo un film?

Voto: 7/8

mercoledì 3 gennaio 2018

FILMOGRAFIA: Adrien Brody



NOME:
Adrien Brody
DATA DI NASCITA: 14/04/1973
LUOGO DI NASCITA: New York, New York, Stati Uniti
PROFESSIONE: Attore




ATTORE:

(2018) The Bombing
(2017) Emperior - Charles V
(2015) La battaglia degli imperi - Dragon Blade - Tiberius
(2013) Third Person -
(2012) Love, Marilyn - I diari segreti - Se stesso
(2012) 1942 (Back to 1942) -
(2011) Detachment - Il distacco - Henry Barthes
(2011) Midnight in Paris -
(2010) Splice - Clive Nicoli
(2010) Predators - Royce
(2009) Giallo/Argento - Ispettore Enzo Avolfi
(2008) Cadillac Records - Leonard Chess
(2007) Manolete - Manuel Rodríguez Sánchez "Manolete"
(2007) Il treno per il Darjeeling - Peter
(2006) Hollywoodland - Louis Simo
(2005) King Kong - Jack Driscoll
(2005) The Jacket - Jack Starks
(2004) The Village - Noah Percy
(2003) The singing detective -
(2002) Il Pianista - Wladyslaw Szpilman
(2002) Dummy - Steven
(2001) L'intrigo della collana - Nicolas De La Motte
(2001) Love the hard way - Jack
(2000) Harrison's Flowers - Eric Kyle
(2000) Bread and Roses - Sam
(1999) Liberty Heights - Van Kurtzman
(1999) Oxygen - Harry
(1999) SOS - Summer of Sam - Ritchie
(1998) La sottile linea rossa - Caporale Fife
(1998) Restaurant - Chris Calloway
(1998) Six ways to sunday - Arnie Finklestein
(1997) The undertaker's wedding - Mario Bellini
(1997) L'ultima volta che mi sono suicidato - Ben
(1996) Bullet - Ruby
(1996) Sweet Jersey - Ray
(1996) Solo - Dr. Bill Stewart
(1994) Jailbreakers (Film TV) - Skinny
(1994) Angels - Danny Hemmerling
(1993) Piccolo, grande Aaron - Lester Silverstone
(1989) New York stories - Mel
(1988) Home at last (Film TV) - Billy
(1988) Annie McGuire (Serie TV) - Lenny McGuire

domenica 24 dicembre 2017

CINEVIGILIA: A Very Murray Christmas

Questo mese il caro collega Kris Kelvin del blog Solari ha riunito la banda dei cinebloggers per augurarsi buon Natale, recensendo un film che ci piace vedere durante le feste natalizie. Quest'anno Director's cult ha scelto A Very Murray Christmas, un mediometraggio di Sofia Coppola prodotto da Netflix.
Buona cinevigilia!!!







Titolo: A Very Murray Christmas
Titolo originale: id.
Cast: Bill Murray, Paul Schaffer, George Clooney, Rashida Jones.
Sceneggiatura: Sofia Coppola, Mitch Glazer, Bill Murray.
Regia: Sofia Coppola
Durata: 56'


Non si può scappare dalla magia del Natale. Ci prova Bill Murray con il suo spirito alla Scroodge, ma fallisce miseramente. Anche perché la sua producer di fiducia (Amy Poheler) lo costringe a fare uno show per Natale, mettendo in piazza niente poco di meno che George Clooney, Charlize Theron e Ben Kinglsey. E poco importa se loro vengono ripescati dalla serata dei Golden Globe e magicamente affiancati a lui con gli effetti speciali, tanto la gente non se ne accorgerà, tutti presi a mangiare il pudding e a scartare i regali, guardando distrattamente lo show alla TV.
Ma è anche la vigilia di Natale con la più grande tormenta di neve della storia di New York, e così lo show al Carlyle Hotel di Manhattan salta, nonostante Bill Murray cerchi di iniziare un duetto con Chris Rock, arrivato all'hotel dopo aver percorso i sotterranei della metropolitana.
Salta la luce e salta lo show, proprio ora che Murray si era convinto! The show must go on, e allora perché non improvvisare nella hall dell'albergo un duetto con la cameriera (Jenny Lewis), sentire cantare ospiti di lusso come Maya Rudolph, e canticchiando a tradimento Jingle Belle?
L'orso Murray diventa tutto miele arrivando a riappacificare una coppia quasi scoppiata che doveva sposarsi (Jason Scwartzmann e Rashida Jones) grazie alla sua teoria dell'amore  -  ricordati il momento in cui a capito che quella persona era l'amore della tua vita - officiando il loro secondo fidanzamento con il potere conferitogli dal Writers Guild of America, lo Screen Actor Guild e il Director's Guild. 
Niente da fare, lo spirito del Natale si è ormai impadronito di Murray, canta con gli chef dell'abergo (interpretati dalla band dei Phoenix), canta con gli ospiti e tutto va alla grande, quando all'improvviso Murray sviene e si ritrova steso su un pianoforte, dove sono seduti il fido Paul Schaffer (storico musicista del David Letterman Show) e George Clooney. Che lo show abbia inizio! Ballerine, coreografie e le classiche canzoni di Natale da cantare con Miley Cyrus, ecco che lo show non è stato cancellato, e che spettacolo!
Prodotto da Netflix e diretto da Sofia Coppola, A Very Murray Christmas è un omaggio agli show televisivi natalizi, facendo rivivere per una notte l'atmosfera glamour e festiva resa memorabile da Frank Sinatra, Dean Martin e Bing Crosby. A prova di ciò è un piacere sentire le canzoni celebri come Let it Snow e Silent Night che Murray canta con Miley Cyrus, e non si può fare a meno di essere invasi dallo spirito natalizio, anche se si è un po' musoni come Bill Murray.
Il tocco dell'operazione nostalgia viene arricchito con un po' di humour alla Saturday Night Live, dove Bill Murray, Amy Poheler e Maya Rudolph si sono fatti le ossa per decenni prima di sfondare nel cinema e nella televisione. Nostalgia nella nostalgia per i vecchi tempi, dove tutto era più semplice e frizzante e come le bollicine dello champagne, dove bastava una canzone per sentirsi più uniti e felici, anche con poco.
Sofia Coppola coinvolge anche la sua famiglia, a cominciare dal marito Thomas Mars dei Phoenix, nei panni di un improbabile chef, capace però di suonare ottima musica con il suo staff/membri del gruppo e suo cugino Jason Schwarzmann, che oltre a essere un attore è anche un ottimo batterista.
Lo stile della regista newyorchese non si smentisce e anche questa volta sceglie un hotel per ambientare un suo piccolo film (dura meno di un'ora), facendolo però diventare un luogo dove anche le cose più spiacevoli come un matrimonio saltato o un black out diventano le occasioni per stare insieme e passare del tempo facendosi travolgere dalle festività. Perché si può essere burberi quanto si vuole caro Bill, ma non la si fa a Santa Claus. 
A Very Murray Christmas è un augurio di buone feste da parte di Bill Murray. A modo suo.

Voto: 7

martedì 19 dicembre 2017

RIFLESSIONI: Ma perché si polemizza sempre quando si tratta di parlare di cinema?




Intro. Storia di una blogger sfaticata e incazzata.
Quest'anno il mio blog l'ho cagato poco o niente. Uno dei motivi principali è stata la stanchezza, avrò perso si e no un centinaio di neuroni (non lo so quanti ne abbiamo, ho studiato lettere, mica neurologia), un po' perché mi sto dedicando a un nuovo progetto che non c'entra niente con il cimema e soprattutto perché non ne avevo voglia. Mi sento uno scazzo tale da sembrare un po' come quei personaggi di Ciro - Il figlio di Target, dove c'erano due tizi che dovevano portare tipo la lavatrice sulla schiena e lagnavano frasi come 'pessimismo e fastidio'.
Oggi forse è la prima volta dopo mesi che mi metto a fare pim pum pam (cit.) con le mie ditina sulla tastiera senza rimanere inebetita davanti al computer sperando di scrivere una recensione usando f3-f4-f5 neanche fossi uno sceneggiatore de Gli occhi del cuore.
Il culo però lo trascino ancora in una sala cinematografica.
Scazzo a parte, al cinema ci sono andata quest'anno (questo mese ho fatto una triplete della Madonna the singer con The Death of Stalin, The Florida Project e The Disaster Artist), ma è anche vero che non sono andata al cinema per tre mesi, roba che a settembre avevo visto solo Detroit di quella 'uoma' (sì porca puttana, quella dirige come un uomo e non rompete la minchia) di Kathryn Bigelow. E sì, io vivo in Inghilterra e i film escono prima, anche se col cavolo che mi fanno vedere la trilogia de Smetto quando voglio. Mica si può avere tutto dalla vita, a parte il pessimismo e fastidio, che quello ce n'è sempre in abbondanza.
Come direbbe Mark Trenton: sono costipato.
Però non mi andava e forse non mi va tutt'ora di parlarne e di scrivere recensioni. Mi converrrebbe scrivere mini recensioni stringate del tipo 'questo film è una figata' o 'questo film mi fa cagare', ma a me piace raccontare la rava e la fava e non so se funzionerebbe questo sistema. Una pigrizia tale da far scatenare il John Doe di Kevin Spacey di Seven e farmi fare una fine orribile. Un momento, si possono scrivere le parole Kevin e Spacey? 
Come ti smonto l'hype con una recensione fatta a cazzo di cane.
Ma soprattutto mi passa la voglia perché quest'anno è iniziato un trend dove si deve polemizzare su un film, specialmente se è bello. Ergo, è diventata una polemica e una gran rottura di coglioni.
Il primo a farne le spese è stato La La Land. Per fortuna che da me è uscito agli inizi di gennaio, sennò col piffero che l'avrei visto. Perché? Per via di fior fior di recensioni (non che le mie siano alla Roger Ebert, ma, ce la fate?!?) che puntavano il ditino cinefilo sul fatto che Mia non si può permettere la Prius perché fa la barista o Sebastian non dovrebbe suonare il jazz perché è bianco - e io allora non avrei dovuto fare una tesi sulla Blaxploitation per la stessa cazzo di ragione e gli inglesi dovrebbero piantarla di mangiare la carbonara perché non sono italiani e soprattutto perché ci mettono la panna invece dell'uovo, ma quello è un altro discorso - a film sessista ad altre boiate. Roba che se avessi aspettato un paio di settimane non l'avrei visto, perché queste polemiche fanno passare la voglia di andare al cinema.  La critica e le discussioni servono e sono necessarie, ma ormai si è arrivati a livelli tali di polemiche astiose e 'puntini sulle i' che non stanno né in cielo né in terra da rasentare l'inutilità, starnazzando come in un pollaio. A che pro? Non certo per il bene del cinema in sé.
Facebook e la sua oasi per sfrangiare i maroni.
Ma al di là di espertoni del settore, er mejo der mejo arriva da Facebook. E lì le rotture di cojons sono garantite!!!
Facebook è il terreno fertile dove proliferano le rotture di maroni. Polemiche assurde, tifi da stadio e sputtanamenti di film sono quotidiani o quasi. Roba che se non ci sbirci sul social anche un solo giorno, godi solo a metà come quando mangi le Fonzies. Sarà l'effetto sindrome da Stoccolma, sarà la voglia di impiegare il tempo libero nel peggiore modo possibile, ma niente, non funziona il motto 'non ci andare su quel cazzo di social se non ti piace'. boh, sarà masochismo. O pessimismo e fastidio.
A farne le spese è stato La La Land, ma come un effetto domino è toccato a Moonlight, che fa cagare a prescindere perché ha fottuto l'Oscar a La La Land - ma allora doveva vincerlo il film dove la barista osa guidare la Prius invece di usare il bus (usalo te il bus a L.A. critico di sta' minchia), mentre no, il premio a Moonlight è stato un premio politico (ma dove???) perché gli afroamericani non li avevano cagati agli Oscar l'anno prima - e allora con te non gioco più, specchio riflesso, non mi hai fatto niente faccia di serpente e pure faccia di maiale perché non mi hai fatto male.
E dopo l'inverno a triturare i maroni a La La Land, la primavera a prenderserla con Moonlight, ecco che arriva l'estate,e si sa, fa caldo che manco il Nestea ti rinfresca, e come combattere la calura rompendo le palle su Dunkirk? Manco era uscito ed era già un capolavoro. Però per par condicio, dall'altra parte faceva cagarissimo che manco l'Imodium poteva alleviare, solo perché l'ha diretto Nolan. 
Manco Tim Burton ha i marroni così sbomballati, e sì che lui ne ha di ragioni per smaronarsi, dato che non fa più i film di una volta se cambia registro con Big Eyes per poi fare il 'solito Tim Burton' quando ritorna a fare Tim Burton con Miss Peregrine per farci contenti. Mai una gioia. E io Tim l'ho sempre criticato solo per la mancanza di conoscenza del pettine, ma per il resto respect. 
Ecco, con Dunkirk film della Madonna da oh Madonna ho visto la madonna ma ancora non ho visto il film, a il film l'ho visto per primo ma top secret assoluto manco Nolan avesse fatto il film per la CIA. Oh, roba che se ci scrivevi su eri un brutto figlio di sultana. Così non ci ho scritto niente, eh. Probabilmente verrà candidato agli Oscar, e nel caso di mancata vittoria, vai a urlare GOMBLOTTO contro il cielo!!!
Le pagine di cinema sono una cazzo di croce.
Fuori orario è il programma con la quale mi sono fatta mezza videoteca. Ho bruciato i miei migliori neuroni (e daje, 'zo ne so se ci sono neuroni belli o neuroni brutti) fatto di weekend insonni per registrare la manna, la morbida manna cinematografica pucciosa che scende dal cielo. Ma grazie a faccebbuc, Fuori orario è diventato il seme della discordia, dove vieni lapidato se osi parlare un film che non sia afghano (e ai miei tempi l'afghano si fumava ed era pure roba buona) o osare dire che i film XY è divertente perché è nato sotto la cattiva stella del cinema commerciale. Se poi sbagli la citazione del film tal dei tali, vai di lapidazione, roba che ne esci traumatizzato che vorresti vedere Il grande fratello per tutta la vita (oh, c'è gente a cui piace, peace and love). Roba che ogni tanto qualcuno sbrocca e fa il cazziatone, e altri, i più temerari approcciano la materia mettendo le mani avanti 'so che non è un film di fuori orario', manco ci fosse una black list da non nominare nemmeno. 
Se hai un pensiero diverso dal mio, non capisci un cazzo di cinema.
Come ho detto prima, Detroit è uscito in UK a settembre, due- tre mesi prima e ho pensato 'va là dai, esce a fine novembre e aspetta un attimino dai' e intanto commentavo per consigliarlo spassionatamente e mi e l'ho fatta fuori dal vaso. Madò, come una montagna l'ho fatta grossa. Ho letto varie rece e una diceva che se la pensi in un modo, non capisci un cazzo. E pensa un po', l'ho pensata proprio così. E allora non ci ho capito un cazzo! E allora, che cazzo ci scrivo a fare? E infatti non ci ho scritto niente, mentre tra me e mi facevo delle seghe mentali sul film e sulla regista che il mio cervello si faceva degli orgasmi multipli senza l'ausilio di un vibratore o di un film qualsiasi con Rocco Siffredi. Però mi piace questa cosa che se non la pensi in un modo non capisci una ceppa, o me povera stolta che ancora crede nello scambio di opinioni e che il cinema può offrire delle personali interpretazioni. 
Che lo sforrrzo sia con noi!
Ciliegina sulla torta, l'ultimo trend è Star Wars. Oh, a me Star Wars ha sempre smaronato alla grande (vai, lancio di pietre, così si fa, bravi!!!), roba che da piccola i miei ci provavano a farmi vedere le maratone di capodanno, ma niente, caput e dritta a nanna subito dopo la scena dell'ologramma della principessa Leia in cerca di aiuto. L'ho retto tipo vent'anni dopo per un esame di cinema sulla New Hollywood, e avevo anche avuto il nulla osta dal professore per scagare il film a favore di THX 1138, ma alla fine avevo ceduto, ma alla fine a voi non ve ne può fregar di meno. Ora, il trend è, se ho capito bene (perché non capisco una ceppa), old school vs. new school. Ma che ve frega, se vi piace bene, se non vi piace va bene lo stess, a sto' punto vedevi Rocco che è sempre una garanzia (daje che la Disney compra tutti i suoi film per l'educazione sessuale dei ragazzini americani!), chill out e guardatevi Balle spaziali, che almeno vi fate due risate.
E fatevele due risate, sempre a rompere i maroni su tutto e tutto, e dovrei farmi due risate anche io, che oltre al pessimismo e fastidio mi sembra di vivere perennemente con la simpatia a mo' di vetro rotto nel culo.Sarà perché Natale è alle porte, sarà perché sto diventando vecchia.
Raga, veramente, spero che il 2018 ci porti tanto bel cinema.
E godiamocelo per quello che è, altrimenti tutti a partecipare a una lezione di neurologia, così capisco io come sono messa con i neuroni e voi magari capirete che il cinema è bello per le emozioni che ci suscita, per le ore di svago che non ci fanno pensare a questo triste mondo malato. E se il gulliver lo usiamo come si deve, ci meritiamo il grande fratello a vita. Che poi alla fine c'è chi lo apprezza, e va bene lo stesso, il mondo è bello perché è vario. Peace and love. E non rompete i coglioni.



giovedì 30 novembre 2017

CULT MOVIE: Nightmare - Dal profondo della notte





Titolo: Nightmare - Dal profondo della notte
Titolo originale: A Nightmare on Elm Street
USA, 1984
Cast: Robert Englund, Heater Lagerkamp, John Saxon, Johnny Depp.
Sceneggiatura: Wes Craven.
Regia: Wes Craven.
Durata: 98'



Le colpe dei padri ricadono sui propri figli. Così si potrebbe (banalmente) riassumere uno dei classici del cinema horror americano, Nightmare - Dal profondo della notte.
La parabola mortale e infernale di Freddy Krueger (Robert Englund), infanticida arso vivo in una fornace dagli abitanti della cittadina di Springwood nasconde molto di più, anche perché a dirigere questo instant classic è Wes Craven.
Craven rilegge i canoni del genere slasher che diedero fama a Jason di Venerdì 13, arricchendoli di riflessioni sociologiche e psicologiche inusuali per un film dell'orrore. Craven non si limita alla 'maratona della mattanza' - pur non lesinando efferati omicidi da parte del mefistofelico Freddy, riversando la sua spietata vendetta contro i giovani cittadini di Springwood - ma usa Freddy per scavare nei meandri dell'incoscio, reso inerme dai sogni, che a volte si trasformano negli incubi che non vorremmo mai vivere nella vita reale. 
Una vecchia ninna nanna cantava 'ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do, glielo do all'uomo nero che lo tiene per un anno intero'. Se non ti addormentavi, l'uomo nero ti portava via, e allora tu, bambino un po' intimorito, chiudevi subito gli occhi, così da far contenta la tua mamma. Ma che succede se l'uomo nero ti prende proprio mentri dormi, cercando di ucciderti con delle lame taglienti pronte a squarciarti le vesti e le carni? 
E' ciò che accade a Tina (Amanda Wyss), giovane teenager con vive con la madre single e che si trova intrappolata in un incubo, dove l'uomo nero la rincorre cercando di ucciderla. Tina si risveglia nel mondo reale - più sicuro del mondo dell'inconscio - ma con la camicetta da notte tagliata. Rimasta da sola il weekend, organizza una serata in compagnia della sua migliore amica Nancy (Heather Lagerkamp), e i rispettivi fidanzati, Rod e Glen (Nic Corri e Johnny Depp, qui al suo esordio cinematografico). Nancy rivela a Tina che ha sognato la stessa persona, che ben presto si materializzerà e ucciderà Tina.
Non potendo contare sull'aiuto dei genitori (madre alcolizzata e padre sceriffo che la crede instabile e paradossalmente non riesce a proteggerla nonstante appartenga alle forze dell'ordine), Nancy dovrà affrontare da sola le proprie paure e soprattutto affrontare da sola il terribile Freddie Krueger.
Il mondo degli adulti è fragile, vuoi per la crisi familiare che imperversava (realmente), vuoi per un'America intrisa di yuppismo che apriva le porte all'era reaganiana, che porterà a un impoverimento dei valori. Valori familiari vacillanti per questo gruppo di liceali apparentemente così sereni e sempre sorridenti, abbandonati a loro stessi dall'incuria (la madre di Tina e i genitori di Rod), dall'alcolismo (la madre di Nancy), dall'inutile protezionismo (i genitori di Glen) o dall'incapacità di capire cosa sta realmente succedendo (il padre di Nancy), costretti a proteggersi da soli dall'uomo nero. 

"L'uomo nero non è morto, ha gli artigli come un corvo,fa paura la sua voce, prendi subito la croce.
Apri gli occhi, resta sveglio,non dormire questa notte".

Freddie Krueger non è morto ed è tornato dagli inferi per vendicarsi di chi lo ha ucciso, prendendo con sé l'ultimo barlume di innocenza di un paese che l'ha persa senza nemmeno accorgersene.
L'innocenza perduta di Nancy, che si tiene stretto il crocefisso per proteggersi, così come cerca di tenersi stretta la propria purezza, rifiutando le avanche del fidanzato (tema che poi tornerà in Scream). Freddy però la perseguita nei suoi sogni, scardinando le sue certezze, cercando di sedurla con la sua lingua viscida che esce dal telefono, o con gli artigli che spuntano tra le sue gambe mentre si appisola nella vasca da bagno, nel tentativo di rimanere sveglia. Nancy cerca di non dormire, ma appena chiude gli occhi si trova a dover affrontare le sue paure, come la morte della sua amica, che le appare nel corridoio della scuola, scuotendola violentemente dalla fanciullezza che non riesce ad abbandonare.
Nancy è sola, non riesce a comunicare con la famiglia né con gli insegnanti, mentendo a loro - e a sé stessa - che sta bene.
Se gli adulti non sono capaci di aiutarla, l'unica cosa che può fare è crescere in fretta e affrontare il proprio demone, quel Freddie Krueger capace di mescolare l'orrore del mondo onirico con lo squallore del mondo reale travestito da belle case, vialetti puliti e adolescenti sorridenti che vanno a scuola con l'auto decappotabile. Non c'è spazio per i sogni, apri gli occhi e sii consapevole che il mondo che vuoi tu, nella spensieratezza dei tuoi quindici anni, non è mai esistito.
Freddy te lo ricorda, ti fa credere che tutto andrà bene, per poi prenderti ogni certezza, facendoti viaggiare verso un mondo fatto di cattiveria e insicurezze. 
Nightmare - Dal profondo della notte è un instant classic, capace di andare oltre al genere slasher.
Voto: 8/9