lunedì 29 dicembre 2014

MOVIE ON THE ROAD: Normandia



La Normandia è una regione situata Nord - Ovest della Francia nota soprattutto per il D-Day - ovvero lo sbarco degli Americani avvenuto il 6 giugno di 70 anni fa.
Il cinema non poteva farsi sfuggire l'occasione di narrare storie su questo evento che ha cambiato (positivamente) la storia - a cominciare da Il giorno più lungo (1962) diretto da Ken Annakin (per la parte inglese), Andrew Marton (per la parte americana) e Bernhard Wicky (per la parte tedesca). 
3 ore di film per raccontare questa epica impresa, con un cast di prim'ordine che vede Robert Mitchum e Henry Fonda, Richard Burton e Sean Connery. Il film girato a più mani, racconta il punto di vista dei generali e delle decisioni che devono prendere per far sopravvivere la propria nazione.
Un altro film che racconta egregiamente lo sbarco è Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg - che inizia con una epica battaglia (della durata di 20 minuti) mostrando la crudeltà della guerra, con una tecnica registica al top, anche se minata da una eccessiva retorica nel finale del film.
C'è anche l'Italia che racconta il suo contributo sotto le armi con D-Day -  Noi italiani c'eravamo, che racconta il doppio punto di vista dei soldati arruolati nelle fila alleate, e i volontari schierati con i tedeschi. Il documentario di Mario Vittorio Quattrina raccoglie le testimonianze dei militari - più una postuma di Walter Chiari quando si arruolò nel 1944.
Il cinema sa essere una finestra sul mondo che racconta luoghi ed eventi storici come lo sbarco in Normandia.

domenica 28 dicembre 2014

MONOGRAFIA: Clint Eastwood



Lineamenti scolpiti nella pietra, occhi azzurri limpidi, sguardo di ghiaccio: così si presenta Clint Eastwood, il cowboy dalle poche parole e dalla pistola veloce nei film di Sergio Leone. 
Clinton Eastwood Jr. a San Francisco il 31 maggio del 1930, prima di approdare ad Hollywood fu per un periodo uno studente di economia e passò un breve periodo nell'esercito degli Stati Uniti. Nel 1954 fu convinto a partecipare ad un provino presso gli Studios cinematografici della Universal per poi approdare a B-movies comeTarantula e Revenge of the creature. 
La svolta avviene incontrando il regista italiano Sergio Leone che lo volle per la Trilogia del dollaro: Per un pugno di dollari (1964), Per qualche dollaro in più (1965) e Il Buono, il brutto e il cattivo (1966). Eastwood è perfetto nei panni del pistolero solitario e di poche parole, prestando i suoi tratti duri, la gestualità essenziale (spesso tacciata di inespressività da parte dei critici più refrattari), vengono esaltati dal regista italiano nei suoi western. Gli anni Settanta sono caratterizzati da un altro personaggio di culto: Harry "dirty" Callaghan che inaugura la fortunata serie con L'Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo! (Dirty Harry) diretto da Don Siegel nel 1971. 
Callaghan è il classico ispettore poco ligio alle regole che preferisce usare i suoi metodi poco ortodossi pur di assicurare i criminali alla giustizia. Eastwood continua con caratterizzazioni di duro come in Una Calibro 20 per lo specialista (Thunderbolt and Lightfoot) del 1974 per la regia di Michael Cimino e i sequel dell'ispettore Callaghan (Una 44 magnum per l'ispettore Callaghan, Cielo di piombo per l'Ispettore Callaghan, Coraggio... Fatti ammazzare) e un altro ruolo intenso in Fuga da Alcatraz (Escape from Alcatraz, 1979), storia del detenuto Frank Morris, l'unico ad essere riuscito ad evadere dal carcere di San Fransisco. 
Gli anni Ottanta sono un periodo di appannamento, i ruoli da duro scarseggiano e decide di concentrarsi alla regia con Bronco Billy e Firefox e Bird, biografia del jazzista Charlie Parker. Gli anni Novanta segnano la rinascita dell'attore riprendendo nuovamente il suo status di star di Hollywood: Gli Spietati (The Unforgiven, 1994) diretto e interpretato e vinse il premio Oscar per il miglior film. Si apre una stagione fortunata nelle vesti di regista (fortuna e bravura che lo accompagnano tutt'ora) inanellando successi di critica e pubblico: I ponti di Madison County segna l'aspetto più intimista del regista/attore californiano, Mezzanotte nel giardino del bene e del male offre un lato raffinato del duro cowboy. Il trionfo continua con Mistic River (2003) e soprattutto con Million dollar baby che si aggiudica la statuetta per il miglior film, attrice protagonista (Hillary Swank), attore non protagonista (Morgan Freeman) e soprattutto la miglior regia. Eastwood continua a offrire grandi film come Flags of our fathers e Letters from Iwo Jima. Changeling, Gran Torino e Invictus (2010) sono tre film che rappresentano tre aspetti della personalità registica di Clint Eastwood: drammatico in Changeling, 'tosto' e vecchio stile Gran Torino, biopic con Invictus. 
Nel 2011 Clint cambia ancora tematica e diventa più intimista, si interroga sulla tematica dell'al di là con tre storie incrociate: Hereafter, con protagonista Matt Damon, rappresenta il suo film più sentito, dimostrando ancora una volta il suo lato meno 'burbero' e più sensibile.
La versatilità di Eastwood non conosce confini e la regia è il mestiere che ben più si addice per dimostrare il suo eclettismo: se come attore predilige i ruoli da duro e puro (o 'vecchio brontolone' se si può osare questo eufemisfo) come padre burbero di Amy Adams in Di nuovo in gioco - che segna il suo ritorno come attore, come regista può liberarsi dei suoi cliché e sperimentare: è la volta di J. Edgar, biopic (tra i meno riusciti) del fondatore dell'FBI J. Edgar Hoover, con un Leonardo Di Caprio perfettamente sopra le righe come solo lui riesce a fare.
Accantonato il biopic, ritorna quest'anno con la trasposizione cinematografica dell'acclamato musical The Jersey Boys, biopic musicale di Franky Valley- riuscendo a non sfigurare il confronto con il West End londinese.
Il 2015 vedremo l'instancabile Clint con American Sniper, che racconta la storia del più famoso cecchino americano - Chris Kyle soprannominato il Diavolo di Ramadi - interpretato da Bradley Cooper.
Il cowboy dagli occhi di ghiaccio continua ancora a stupire con il suo eclettismo e la sua vitalità.

venerdì 26 dicembre 2014

CULT MOVIE: La vita è meravigliosa




Titolo: La vita è meravigliosa
Titolo americano: It's a Wonderful Life
USA, 1946
Cast: James Stewart, Donna Reed, Lionel Barrymore.
Sceneggiatura: Frances GoodrichAlbert HackettFrank CapraJo SwerlingMichael Wilson.
Durata: 130'

Come sarebbe la cittadina di Bedford Falls senza George Bailey (James Stewart)? L'angelo di 'seconda classe' Clarence prova a fargli capire che è indispensabile per la piccola contea americana, e cerca salvarlo dalla disperazione e dal suicidio mostrandogli che la vita - dopo tutto, è pur sempre meravigliosa.
E' strano, ma il siciliano (trapiantato negli USA da bambino) Frank Capra fu il cineasta italo-americano che riuscì meglio di chiunque altro a diventare il simbolo del New Deal americano degli anni Trenta/Quaranta.
Capra decretò il trionfo dell'uomo comune - riuscendo a diffondere la speranza e l'ottimismo con i suoi film zuccherosi e smaccatamente populisti. In apparenza. Perché in realtà i film di Capra nascondono un sottile velo di cinismo e una critica - meno velata - al capitalismo americano, con un'amarezza di fondo nascosta per l'appunto in una patina di buonismo e melassa.
George Bailey incarna il perfetto archetipo dell'uomo comune, l'every man per eccellenza: buono, altruista, pensa sempre al prossimo prima che a sé stesso, adorato dalla moglie Mary (Donna Reed) e ama a sua volta la sua splendida famiglia.
George Però vive una costante frustrazione di fondo: la cittadina di provincia gli sta stretta, vorrebbe vedere il mondo e andare al college.
Ma qualcosa va storto - che sia il desiderio espresso dalla sua futura moglie Mary, che lanciando quel sasso contro la loro futura dimora a cambiare radicalmente la sua vita?
I piani di George si infrangono sotto il peso delle responsabilità famigliari dopo la dipartita del padre.
Così il mite George decide di rimanere a casa e di salvare l'attività paterna che concede mutui alla gente di Bedford Falls - con grande disappunto di Mr.Potter (Lionel Barrymore) che vorrebbe mettere le mani sull'attività e sulla città intera.
George e Mr. Potter sono agli antipodi, banalmente si potrebbero definire il bene contro il male.
Se George si sente segretamente inappagato dalla piega che hanno preso eventi - rei di aver minato irreparabilmente i suoi sogni, è riuscito comunque a costruire una felice famiglia e a diventare un punto di riferimento per la città.
Felicità che non appartiene a Mr. Potter, che è il cittadino più ricco di Bedford Falls, ma è infermo di salute e soprattutto un uomo solo e senza eredi.
Capra sembra che voglia dirci che i soldi non fanno la felicità: George e Mary sono felici anche se vivono in ristrettezze economiche con la loro casa ancora da ristrutturare, mentre Mr. Potter sopperisce alla sua profonda solitudine con la sua vorace avidità di denaro, cercando di colmare il vuoto causato dalla solitudine. 
Mr. Potter conosce il lato debole di George e vorrebbe 'comprarlo' offrendogli denaro e una buona carriera - George è allettato, finalmente potrebbe viaggiare e dare una vita agiata a Mary, ma rifiuta per il suo buon cuore e soprattutto per quelle responsabilità che lo tengono legato.
Sembra che il fato abbia deciso tutto in precedenza - 'accanendosi' contro di lui che cerca di cambiare radicalmente la sua vita. Il suo destino è Bedford Falls.
George cerca di sfuggirgli in varie occasioni: la prima volta, dopo il diploma, quando sogna di andare al college nonostante si fosse innamorato di Mary. Un momento felice e spensierato, lontano dai problemi -  funestato però dalla morte improvvisa del padre, che gli lascia in eredità l'attività da mandare avanti.
La seconda volta quando è in procinto di partire per il viaggio di nozze - rovinato dalle smanie di potere di Mr. Potter che tenta di appropriarsi della cooperativa di risparmio.
La terza volta, quando ha la possibilità di cambiare vita con l'offerta di Mr. Potter, ma questa volta è George a rifiutare, in nome dei suoi sani principi e delle responsabilità che ha nei confronti della sua famiglia e del prossimo.
Se è un uomo di buon cuore e ben voluto, perché è disperato al punto da volerla fare finita?
Perché è disperato, sente crollargli il mondo addosso per via del denaro da recuperare disperatamente, rendendo vano il progetto paterno per la quale ha sacrificato i suoi sogni.
Perché il dio denaro sembra avere la meglio sulla generosità e tutti i suoi sacrifici stanno andando in fumo per colpa della sbadataggine dello zio Billy e soprattutto per le macchinazioni di mr. Potter.
Meno male che c'è Clarence che ha bisogno delle sue ali, ma ha bisogno di aiutare un uomo che ha dedicato la sua intera esistenza al prossimo e per una volta deve essere aiutato lui stesso.
Allora gli mostra il mondo senza George Bailey: Pottersville, la città della perdizione e del capitalismo dove i suoi cittadini sono infelici o rovinati da scelte sbagliate -  scelte che hanno fatto perché George non era lì ad aiutarli.
Tutto sembra perduto, ma alla vigilia di Natale il bene che ha elargito gli ritorna indietro -  con il prezioso contributo dei cittadini di Bedford Falls. Niente da fare George Bailey, la città ha bisogno di te, non devi andare da nessuna parte.
Frank Capra regala il lieto fine per George e per gli spettatori. Regala un momento di ottimismo, perché è pur sempre una favola.
La guerra è finita da un anno, e Bedford Falls rappresenta il simbolo della ricostruzione dell'America e l'invito ad aiutarsi l'uno con l'altro, solo così si può costruire un futuro migliore per le prossime generazioni.
Per un giorno dimentichiamo i problemi, e nonostante avide persone come Mr. Potter rimangano impuniti - suggerisce che il capitalismo può sempre vincere, incrinando il sogno americano a cui Frank Capra ha vissuto in prima persona quando a 6 anni sbarcò in America dalla lontana Sicilia.
L'America da, l'America toglie. Sembra questo il monito che vuole dare Capra. E l'unico modo per sopravvivere è essere altruisti per non lasciare in eredità un mondo povero e arido di valori.

Voto: 9

giovedì 25 dicembre 2014

SPOT REVIEW: Le Petit Robe Noir - Christmas Edition



Titolo: Guerlain-Le petite robe noir.
Regia: Kuntzel&&Deygas
Colonna sonora: This Boots Are Made for Walking-Nancy Sinatra.
Durata: 47 secondi.

Un vestito nero è appeso a un manichino. La boutique Guerlain è chiusa, ma improvvisamente un nastro si avvinghia al manichino e da vita a miss Guerlain, che è pronta a regalare una indimenticabile notte di Natale a Parigi.
Vestita elegantemente con il suo 'robe noir', la donna Guerlain salta su un treno sospeso tra le nuvole e abbellisce Parigi con luci e addobbi, rendendola ancora più affascinante e spettacolare.
Sulla cima dell'Arco di trionfo miss Guerlain regala una performance di pattinaggio su ghiaccio, creando una scia che riproduce la G del brand francese.
E dopo aver pattinato, conquista un membro della giuria, danzando sul ghiaccio per condividere con lui la gioia del Natale.
Il duo Kuntzel & Deyas torna con la loro eroina di taffetà per regalarci uno spot raffinato e frizzante come la fragranza Le petite robe noir prodotto dalla casa cosmetica Guerlain.
Come negli spot precedenti da loro diretti, creano l'immagine di una donna audace ed elegante, pronta a conquistare con il suo fascino la città di Parigi, a volte un po' fredda e snob, ma che si illumina con l'energia della donna Guerlain, pronta a festeggiare il Natale con il mondo intero.




lunedì 22 dicembre 2014

RECENSIONE: Due partite



Titolo: Due Partite
Italia, 2009
Cast: Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini, Valeria Milillo, Claudia Pandolfi, Alba Rohrwacher
Sceneggiatura: Cristina Comencini, Enzo Monteleone
Distrubuzione: 01
Durata: 94'

"... E' l'uomo per me, fatto apposta per me..." 
Così pensavano Beatrice, (Isabella Ferrari) prossima alla maternità e sposata con un uomo che le scrive al posto di parlarle, Gabriella (Margherita Buy), pianista mancata in piena frustrazione per aver rinunciato alla carriera per dedicarsi alla famiglia, Claudia (Marina Massironi) mamma e moglie devota che viene tradita dal marito e Sofia (Paola Cortellesi) che disprezza il consorte tradendolo e non desiderava essere madre. 
Queste quattro signore della buona borghesia del 1964 si riuniscono una volta a settimana per giocare a poker, mentre le loro figliolette sono nelle stanze accanto giocando alle signore e ritagliando le foto di Grace di Monaco. 
Negli anni Novanta le bambine sono cresciute: Sara (Carolina Crescentini) è una pianista affermata legata ad un compagno "zerbino" e opprimente, Cecilia (Valeria Milillo), è un avvocato single che sogna di diventare madre, Rossana (Claudia Pandolfi), medico affermato non ha il tempo per vivere l'intimità coniugale e Giulia (Alba Rohrwacher) è meno disincanta in fatto di relazioni rispetto alla madre. 
Ormai diventate donne si riuniscono in una situazione poco felice (la morte di Beatrice) fanno un bilancio delle loro vite e una riflessione sull'essere donne in una società comandata dagli uomini.
Madri e figlie si confrontano a distanza di trent’anni: Gabriella è perfida e malelingua, infelice perchè si è pentita di aver abbandonando la carriera pianistica per sostenere la carriera del marito, ma la figlia Sara anch'essa pianista è insoddisfatta perchè pur avendo una carriera avviata e aver in un certo senso realizzato il sogno materno, non riesce ad avere una vita sentimentale serena, si sente troppo oppressa dalle attenzioni e dal sostegno del compagno e recita più il ruolo della balia che della fidanzata. 
Sofia è la mangiauomini del gruppo, che disprezza il marito tradendolo e non ha alcun senso materno, sembra la più emancipata delle sue amiche ma in realtà è ingabbiata nelle convenzioni e regole della società borghese. 
Rossana la figlia di Sofia è l'opposto, pediatra che ama i bambini sogna una famiglia con il marito anch'esso medico ma deve pianificare il sesso nel week-end rifugiandosi in una casa al mare. Claudia è la casalinga perfetta che si cela dietro un alone di ipocrisia ignorando i tradimenti del marito e fingendo di credere di avere una famiglia amorevole e felice. Famiglia che non riesce a crearsi sua figlia Cecilia, avvocato che non trova l'uomo giusto e che sogna disperatamente la maternità con l'inseminazione artificiale. Infine vi è il dualismo Beatrice-Giulia: la madre illusa checrede di vivere un matrimonio felice e romantico come una poesia di Rilke, ma che capirà troppo tardi che era solo un castello di carte colme di bugie. L’eccessiva sensibilità di Beatrice è in piena contrapposizione con la figlia che ha capito che nella vita di coppia non tutto è rose e fiori. 
Due partite è tratto dalla pièce teatrale di Cristina Comencini e offre uno spaccato di vita femminile, due generazioni, due epoche differenti (gli anni Sessanta e gli anni Novanta) che presentano le stesse problematiche: meglio essere moglie e madre, o cedere alle proprie aspirazioni con la frustrazione di una famiglia non realizzata? Ciascuna di queste donne sono frustrate e infelici, una vuole quello che manca all'altra e viceversa. 
 Se negli anni Sessanta la società relegava le donne della borghesia nel ruolo di angelo del focolare devote e consenzienti al tradimento, trent'anni dopo le donne conquistano l'agognata indipendenza ma si trascinano dietro i germi di ansie e frustrazioni che non consentono a loro di gestire nel pieno della serenità la famiglia e la carriera. 
Non si vedeva un affresco femminile corale dai tempi di Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli e anche questa volta a dirigere il film è un uomo, Enzo Monteleone. 
In entrambe le pellicole gli uomini non escono bene, sono sempre egoisti, insensibili o troppo sensibili, pieni di difetti, molti vizi e poche virtù. Le risate non mancano ma sono risate amare, risate di queste donne riunite nella stessa gabbia che la società ha cucito appositamente per loro a cui tentano di fuggire costruendosi delle illusioni e delle bugie. La partita a carte è un pretesto per sfogarsi, fare confessioni, per lanciarsi delle frecciate velenose, per criticarsi e sostenersi, mentre le loro bambine emulano le loro mamme con le collane di perle, ignare di quello che il destino attende loro. 
Cambiano i tempi ma non le problematiche e l'unica cura è sostenersi, sfogarsi e giocare una terapeutica partita a carte.
L'unica pecca di questo film consiste nella sua struttura teatrale originaria (che risente soprattutto nella prima parte) e le "mamme" sono più affiatate delle loro "filglie". 
Ma sono pecche che si possono dimenticare in fretta, per un'ora e mezza si è immersi in una "stanza delle donne" e la tentazione di giocare una mano e scambiarsi delle confidenze è troppo forte.

Voto: 7
A.M.



sabato 20 dicembre 2014

100% PURE GLAMOUR: Il cuore dell'Oceano



Il cuore dell'Oceano è la favolosa collana che indossa Rose (Kate Winslet) in Titanic, regalo del suo facoltoso fidanzato (Billy Zane).
'leggenda' narra  sia appartenuto a Luigi XVI ed è costituito da una base di oro platino ricoperto da 103 diamanti che racchiudono il cuore creato da un enorme diamante blu di 56 carati.
Quando il re perse la corona (e la testa), il diamante fu tagliato e scomparve misteriosamente, e destino volle che sia Rose a esserne entrata in possesso.
In realtà il cuore dell'Oceano non è mai esistito, ma per farlo diventare la parte integrante della storia, è stata creata la collana ispirandosi a tre (vere) collane: il Regent, il Marie Antoniette Bleu - indossato da Maria Antonietta il giorno delle sue nozze, e il diamante Hope, sempre posseduto dalla regina di Francia.
Anche se non è mai esistito nella realtà, il cuore dell'Oceano fa parte dell'immaginario collettivo e rimarrà per sempre legato al Titanic.

giovedì 18 dicembre 2014

GOODBYE: Addio a Virna Lisi




Il cinema italiano perde una delle sue ultime stelle: è venuta a mancare Virna Lisi.
Un attrice bellissima, la cui bellezza spesso fu un cruccio e un ostacolo per dimostrare le sue capacià di attrice. 
Esordì in film strappalacrime, per poi orientarsi in commedie come Le diciottenni di Mario Mattioli, Lo scapolo (1955) al fianco di Alberto Sordi, ma la notorietà avvenne con la pubblicità, diventando un volto familiare grazie alla pubblicità della Clorodont, presentato da Carosello. 
Con quella bocca può dire ciò che vuole recitava lo slogan, ma con quel viso poteva recitare in qualsiasi film, arrivando anche in America, meta già toccata da altre dive come Anna Magnani e Sophia Loren.
Virna Lisi però seppe dire di no a Hollywood dopo il successo strepitoso con Come uccidere vostra moglie (1965), proprio per combattere il cliché che la mecca del cinema le aveva cucito addosso -  ovvero di bambola sexy e meravigliosa. 
Disse di no a Barbarella (1968) regalando la notorieà a Jane Fonda, preferendo tornare a casa e ricominciare la sua carriera dove l'aveva lasciata. Se non si sentì pronta per l'eroina spaziale alla ricerca del Duran Duran, si pentì per aver rifiutato la parte della bond girl (che fece la fortuna di Daniela Bianchi) in 007-Dalla Russia (1963) con amore al fianco di Sean Connery.
Negli anni Settanta decise di concentrarsi sulla famiglia ma continuò a lavorare in film d'autore, dove venne diretta da Liliana Cavani in Al di là del bene e del male (1977), 
Dotata di classe, fascino ed eleganza, ebbe una seconda vita artistica negli anni Ottanta con Sapore di mare (1983), ma soprattutto negli anni Novanta con La regina Margot (1993) dove fu una perfetta Caterina De Medici. Seguì un sodalizio con Cristina Comencini, che la diresse in Va dove ti porta il cuore (1996), il più bel giorno della mia vita (2002) e l'ultimo - postumo- Latin Lover, che uscirà nel 2015.
Fascino ed eleganza che mancheranno al cinema italiano.

mercoledì 17 dicembre 2014

COMING SOON: Big Eyes



Tim Burton torna con un nuovo film incentrato sulla figura della pittrice Margaret Keane (Amy Adams), artista che rivoluzionò l'arte americana a cavallo degli anni Cinquanta-Sessanta con le sue creature dagli occhi grandi.
Il film è incentrato sulla sua storia, e di come si fece convincere a vendere i suoi quadri dal marito Walter (Christoph Waltz), che si spacciò per l'autore dei suoi dipinti. 
Keane fece fortuna non tanto con i quadri,  ma con le riproduzioni, cambiando di fatto il concetto di fruizione dell'arte, resa 'seriale', un po' come vediamo oggi ai mercatini le riproduzioni di Marilyn dipinta da Andy Wharol - colui che estremizzò il concetto di commercializzazione dell'arte per la massa.
Margaret si gode il successo, ma la crisi di identità artistica si farà presto sentire, arrivando ad alienarsi e a vedere le sue creature dagli occhi enormi prendere quasi vita, arrivando a mettere tutto in discussione pur di riappropriarsi del suo status di artista.
Big Eyes vi darà il benvenuto al primo dell'anno, per iniziare il 2015 sotto il segno di un Tim Burton colorato come ai tempi di Big Fish. Ma non lasciatevi ingannare, si tratta pur sempre dello stralunato genio di Burbank, e la sua impronta autoriale è pur sempre presente.

lunedì 15 dicembre 2014

FILMOGRAFIA: Sophie Okonedo






NOME:
Sophie Okonedo
DATA DI NASCITA: 01/01/1969
LUOGO DI NASCITA: London, England, Regno Unito
PROFESSIONE: Attrice





ATTRICE:

(2013) After Earth - Dopo la fine del mondo - Kitai Raige
(2008) La vita segreta delle api - May Boatwright
(2007) Martian Child - Un bambino da amare - Sophie
(2006) Stormbreaker - Mrs. Jones
(2005) Aeon Flux - Sithandra
(2004) Whose baby? (Film TV) - Karen Jenkins
(2004) Hotel Rwanda - Tatiana Rusesabagina
(2003) Cross my heart - Marsee
(2003) Doctor Who: scream of the Shalka (Mini Serie TV) - Alison Cheney (voce)
(2003) Alibi (Film TV) - Marcey Burgess
(2003) The inspector Lynley Mysteries: in the presence of the enemy (Film TV) - Eve Bowen
(2002) Clocking off - Jenny Wood
(2002) Piccoli affari sporchi - Juliette
(2002) Dead casual -
(2001) Once seen -
(2001) Sweet revenge - Ellen
(2000) In defence (Serie TV) - Bernie Kramer
(2000) Never never (Film TV) - Jo Weller
(2000) Peaches - Pippa
(1999) Mad cows - Rosy
(1999) L'amore dell'anno - Denise
(1997) The Jackal - Ragazza Giamaicana
(1996) Deep secrets (Film TV) - Honey
(1996) The Governor (Serie TV) - Moira Lavitt
(1996) Staying alive (Serie TV) - Kelley Booth
(1995) Ace Ventura: missione Africa - Principessa Wachati
(1995) Go now - Paula
(1993) Age of Treason (Film TV) - Niobe
(1991) Young Soul Rebels- Tracy

domenica 14 dicembre 2014

IL CIRCOLO DI CUCITO: Angie mocciosa viziata




Gli hacker coreani hanno infinocchiato la Sony, rubando file e facendo fare una figura di m...a al vice presidente della Sony, Amy Pascal e al produttore Scott Rudin, reo di massacrare la madre Teresa di Hollywood: Angelina Jolie.
Il motivo?Angie vuole che Fincher molli il progetto su Steve Jobs per dirigerla in Cleopatra. 
Le e-mail rese pubbliche dagli hacker:
Amy Pascal:ha scritto una mail a Rudin dicendo che la Jolie se l'è presa a male perché vorrebbe Fincher per il progetto e vorrebbe parlarne con Rudin. 
Scott Rudin: ha detto che 'sopravviverà' e rincara la dose dicendo che è una attrice di scarso talento e una mocciosa viziata e rincara la dose affermando che la star di Maleficent sopravviverà e che non intende perdere tempo con questa faccenda.
Amy Pascal: afferma che Angie a sua volta dice che è stizzita perché vorrebbe Fincher come regista del suo progetto.
Scott Rudin: Rudin sbotta e afferma senza peli sulla lingua (o meglio, sulle dita) che ci sono remote possibilità che spenda 180 milioni di dollari 'di ego' in bagni che è porteranno sicuramente a una definitiva debacle di carriera per lui e la Pascal. Non pago spara una critica al vetriolo sulla Jolie, rea di aver sprecato 18 mesi pensando di dimostrare di poter dirigere un film (Unbroken ndr.). La situazione si infiamma e  Rudin candidamente afferma di non nutrire il desiderio di fare un film con lei o qualsiasi progetto in cui ci sia lei e non lo faremo.
Ormai a 'briglia sciolta e con una buona dose di vetriolo a disposizione, Rudin definisce la Jolie una 'matrona di eventi' e una celebrità e l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è creare una bomba di dimensioni colossali con lei che solo un folle può concepire
E infine il colpo di grazia: affermando solennemente che ancora non ci crede che stiano perdendo tempo con tutto questo.
La Jolie non ha commentato, e per ora entrambi i progetti sono in stallo. Chi la spunterà?

mercoledì 10 dicembre 2014

BAD GIRLS: La signora ammazzatutti

Director's cult è tornato da una breve vacanza, ma non si è dimenticato del Bad Girls Week,organizzato da La fabbrica dei sogni, dando il suo contributo con una ragazza cattiva di eccezione: Beverly Sutphin, ovvero, la signora ammazzatutti.



*Istruzioni per l'uso: essendo un film di John Waters -  maestro del trash delle prese per il culo della società americana, il tono della recensione è volutamente dissacrante e farsesco, in linea con lo stile del regista.



Titolo. La signora ammazzatutti
Titolo originale: Serial Mom
USA, 1994
Cast. Kathleen Turner, Sam Wasterton, Matthew Lillard, Riki Lake.
Sceneggiatura: John Waters.
Regia: John Waters.
Durata: 100'


Beverly Sutphin è la tipica americana modello: moglie devota, madre amorevole, perfetta casalinga, adorabile vicina di casa. C'è un ma. E' anche una assassina. c'è un altro ma. Uccide per mantenere l'ordine e la quiete familiare, in nome di una malsana perfezione - eliminando ogni ostacolo che si contrappone tra lei e la quiete domestica. Come darle torto? Suvvia, non siate perbenisti e non scandalizzatevi. 
Beh, magari accoppare l'insegnante che vi ha dato 4 in matematica, o il vicino di casa sgarbato non è tra le vostre priorità, ma la voglia di fargliela pagare in fondo in fondo c'è. Beverly elimina il problema dalla radice eliminando fisicamente le persone che ostacolano la sua voglia di essere felice. 
Che male c'è in questo? In difesa della 'ragazzaccia', si analizza il suo comportamento omicida - cercando di capire cosa ha spinto a lasciare sotto il tappeto la sua aurea di irreprensibile cittadina made in USA, intraprendendo una carriera di successo come serial mom.
Accusa: stalking telefonico ai danni di Dottie Hankle. Ogni mattina Beverly prepara la colazione alla sua famiglia, e una volta che figli vanno a scuola e il marito va al lavoro, molesta telefonicamente Dottie Hankle - colpevole di averle scippato il parcheggio al centro commerciale. Beverly chiama quotidianamente Dottie per assicurarsi di parlare con la signora faccia di cazzo che vive al 4215 di via Passeggiata della fica - nel caso volesse farle gli auguri di buon Natale. O regalarle dei succhioni di salice.
Difesa. Questa città è in mano a un branco di bastardi, sempre pronti a fotterti il parcheggio. Devono essere puniti per questo. La vita cittadina è come una giungla, schiaccia o verrai schiacciato. E questo Beverly lo sa, quel parcheggio era suo, capito fottuta puttana???
Accusa: omicidio del prof. Paul Stubbings. Il professore di Chip (Matthew Lillard) consiglia all'irreprensibile Beverly di portare il suo amato figliol prodigo dallo psicologo - perché al posto di seguire le sue lezioni preferisce fare disegnini con omicidi, scene cruente e altre nefandezze simili. Beverly incassa il colpo, lo aspetta all'uscita e lo stira con la macchina. E per essere sicura fa una seconda passata con la retro, seccando il professore e facendogli sputare la gomma da masticare.
Difesa: Beverly Sutphin ha fatto ciò che tutte le mamme dovrebbero fare. Quanti di voi hanno avuto un prof. rompiscatole tornando a casa lamentandovi che vi ha preso di mira rendendovi la vita scolastica un inferno? Beh, il 99% delle mamme si limitano a parlare con gli insegnanti, ma non agiscono. Quell'1% invece è rappresentato da lei, Beverly, che agisce a argina il problema - liberando suo figlio e i suoi compagni di scuola da quel noiosissimo professore. Inoltre ha reso un servizio alla comunità migliorando il servizio scolastico.
Accusa: omicidio di Carl. Carl è il bulletto della scuola e dopo aver flirtato con Misty (Riki Lake) facendole credere di essere interessato a lei -  le spezza il cuore dandole buca e in più flirta con la biondona di turno (Tracy Lord). Misty vorrebbe farlo fuori perché è un verme schifoso. Beverly decide di accontentarla e lo fa fuori trafiggendolo con un attizzafuoco e gli estirpa pure un rene, agevolando di fatto le donazioni di organi dell'ospedale di Baltimora.
Difesa: I figli so' piezz'e core. Specialmente quando tengono corna tante accussì. 
Accusa: omicidio di Betty e Ralph Sterner. Per colpa dei coniugi Sterner, Beverly ha dovuto rinunciare alla sua gita, poiché il marito è il dentista di Ralph - che si strafoga di torta incurante del mal di denti appena curato. O meglio, era. Perché Beverly ha fatto fuori prima quella mangia uccellini della moglie, poi quel fetente di Ralph. Non paghi, prima di schiattare sotto la furia omicida di Beverly, i coniugi Sterner avevano mangiato con foga gli uccellini arrosto.
Difesa: Beverly Sutphin ama gli uccellini e non tollera che vengano maltrattati né tanto meno uccisi. Così uccide chi mangia gli uccellini. I vegani le farebbero un monumento. Non si mangiano gli uccellini. Non solo ti mangi una pasticceria intera dopo essere stato dal dentista, ma ti mangi pure gli uccellini. Con che coraggio ti mangi i puccettosi tweet tweet? Allora devi essere punito. In nome della PETA. Se Pamela Anderson posa nuda in favore degli animali, Beverly Sutphin uccide i mangia tweety a tradimento. Beh, decisamente un metodo più efficace.
Accusa: omicidio di Ms. Jensen. Ms. Jensen ama noleggiare i film da Chip, ma ha il brutto vizio di non riavvolgere i nastri quando li consegna. Inoltre è anche maleducata, perché si ostina a non voler pagare la multa e chiama Chip 'figlio di un assassina'. Verrà punita a colpi di cosciotto di agnello, e questa volta è giustificata a non riavvolgere il nastro perché tira le cuoia  prima della fine del film Annie - sulle note di Tomorrow.
Difesa: In effetti, Chip è il figlio di un assassina. Ma ciò non toglie il fatto che sia una gran vecchia stronza.
Accusa: omicidio di Scottie. Scottie è l'amico di Chip, fissato con il porno. E in più non usa mai le cinture di sicurezza. Ah, è anche testimone oculare dell'ultimo omicidio compiuto da Beverly.
Difesa: Chi fa la spia non è figlio di Maria. Da brava religiosa qual è, Beverly lo sa,  quindi devi essere punito. 
Omicidio (non accertato) del membro della giuria No.8. Durante il processo a Beverly - che gestisce la propria difesa da sola con gran successo meglio del suo avvocato difensore - si accorge con sdegno e stupore che un membro della giuria osa indossare le scarpe bianche dopo il Labor Day. Beverly prova a farglielo notare in tutti i modi, e la signorina certe cose dovrebbe saperle. Siccome con le buone non ottiene risultati, allora ci vogliono le cattive, così le scarpette candide si macchiano di sangue, scia creata dai colpi inferti con la cornetta del telefono.
Difesa: ha ragione, non si indossano le scarpe bianche dopo settembre.
Condannereste questa donna?
John Waters probabilmente non ha avuto un buon vicinato, e la sua amata-odiata Baltimora è un crogiuolo di ipocrisie velate di finto perbenismo. E quindi sente l'irrefrenabile  bisogno di prendere i suoi concittadini per i fondelli - con film dissacranti che massacrano la società americana bigotta e falsa. 
Waters prende in giro a sua volta lo spettatore facendogli credere che sia una storia vera, con tanto di didascalie e ore in cui avvengono gli omicidi.  
Prima delle Desperate Houswives c'era lei, Beverly Sutphin, che nasconde dietro un sorriso rassicurante e un aspetto impeccabile quanto sia orribile lei e la società che la rappresenta.
Col senno di poi, il vero cittadino modello è proprio lei, che attua una sorta di 'pulizia' di quartiere per ristabilire l'ordine e la perfezioni insozzate dal finto moralismo yankee.
Beverly è una assassina, ma Waters ci rammenta che le sue vittime non sono certo dei santi, con molti difetti e poche virtù. Dottie Hankle sorride a Beverly, ma appena svolta l'angolo le lancia una occhiata malefica. Beverly è solo sospettata degli omicidi, ma Chip e Misty vengono allontanati e trattati come appestati perché figli di un assassina, così come il prete usa la funzione della domenica per fare propaganda pro-pena di morte. 
I coniugi Sterner non rispettano il lavoro di Eugene e non mostrano la minima gratitudine per averlo fatto lavorare nel suo giorno libero mangiando i dolci; così come la candida signora Jensen si dimostra maleducata e sgarbata. E il membro della giuria si dimostra incurante delle tipiche tradizioni americane
Waters sembra suggerire che sì, Beverly Sutphin è una pazza assassina, ma le sue vittime non erano poi dei perfetti cittadini modello.E non paga Beverly al processo smonta le loro accuse ricoprendo giuria e testimoni di ridicolo.
Sorretto da una scatenata Kathleen Turner, La signora ammazzatutti è una scanzonata 'pioggia di sangue' (nelle sarcastiche intenzioni del regista), che ha nel profondo un sentore trash tanto amato dal regista di Baltimora. E ricordatevi, non si indossano le scarpe bianche dopo il Labor Day, rispettate le tradizioni.

Voto: 7,5





mercoledì 3 dicembre 2014

FILMOGRAFIA: George Lucas


NOME: George Lucas
DATA DI NASCITA: 14/05/1944
LUOGO DI NASCITA: Modesto, California, Stati Uniti
PROFESSIONE: Regista, Produttore, Sceneggiatore, Montatore



REGISTA:
(2005) Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith
(2002) Star Wars: Episodio II - Attacco dei Cloni
(1999) Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma
(1977) Guerre stellari
(1973) American Graffiti
(1971) L'uomo che fuggì dal futuro

PRODUTTORE:
(2005) Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith - produttore esecutivo
(2002) Star Wars: Episodio II - Attacco dei Cloni - produttore esecutivo
(1999) Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma - produttore esecutivo
(1995) Young Indiana Jones and the Attack of the Hawkmen(serie tv) - produttore esecutivo
(1995) Young Indiana Jones and the Treasure of the Peacock's Eye (serie tv) - produttore esecutivo
(1994) Radioland Murders - produttore esecutivo
(1994) Young Indiana Jones and the Hollywood Follies (serie tv) - produttore esecutivo
(1992) Le avventure del giovane Indiana Jones - produttore esecutivo
(1989) Indiana Jones e l'ultima crociata - produttore esecutivo
(1988) Alla ricerca della valle incantata - produttore esecutivo
(1988) Tucker - Un uomo e il suo sogno - produttore esecutivo
(1988) Willow - produttore esecutivo
(1986) Howard... e il destino del mondo - produttore esecutivo
(1986) Labyrinth dove tutto è possibile - produttore esecutivo
(1985) Star Wars: Droids (serie tv) - produttore esecutivo
(1985) Star Wars: Ewoks (serie tv) - produttore esecutivo
(1985) Il ritorno degli Ewoks (serie tv) - produttore esecutivo
(1985) Mishima una vita di quattro capitoli - produttore esecutivo
(1984) L'avventura degli Ewoks (serie tv) - produttore esecutivo
(1984) Indiana Jones e il tempio maledetto - produttore esecutivo
(1983) Twice Upon a Time - produttore esecutivo
(1983) Il ritorno dello Jedi - produttore esecutivo
(1981) I predatori dell'arca perduta - produttore esecutivo
(1980) Kagemusha - l'ombra del guerriero - produttore esecutivo
(1980) L'impero colpisce ancora - produttore esecutivo
(1979) American Graffiti 2 - produttore esecutivo
(1977) Guerre stellari - produttore esecutivo

SCENEGGIATORE:
(2005) Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith
(2002) Star Wars: Episodio II - Attacco dei Cloni
(1999) Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma
(1994) Radioland Murders
(1989) Indiana Jones e l'ultima crociata
(1988) Willow
(1985) Il ritorno degli Ewoks (serie tv)
(1984) L'avventura degli Ewoks (serie tv)
(1984) Indiana Jones e il tempio maledetto
(1983) Il ritorno dello Jedi
(1981) I predatori dell'arca perduta
(1980) L'impero colpisce ancora
(1979) American Graffiti 2
(1977) Guerre stellari
(1973) American Graffiti
(1971) L'uomo che fuggì dal futuro

MONTATORE:
(2002) Star Wars: Episodio II - Attacco dei Cloni
(1999) Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma
(1989) Indiana Jones e l'ultima crociata
(1984) Indiana Jones e il tempio maledetto
(1983) Il ritorno dello Jedi
(1981) I predatori dell'arca perduta
(1980) L'impero colpisce ancora
(1977) Guerre stellari
(1973) American Graffiti
(1971) L'uomo che fuggì dal futuro

martedì 2 dicembre 2014

NEWS: Star Wars VII - Trailer




E' uscito il primo trailer italiano di Star Wars: Il risveglio della forza, diretto da J.J. Abrams (Lost, Fringe).
Mistero sulla trama, si sa al momento che Mark Hamill torna a vestire i panni di Luke Skywalker, e al suo fianco ci sono 'vecchie glorie' del passato come Harrison Ford e Carrie Fisher, e 'nuove leve' come Lupita Nyong'o e Oscar Isaac.
Riusciranno le forze del male a prevalere sulle forze del bene? Non ci resta che attendere il 2015 (manca poco!). E intanto godetevi il trailer.


venerdì 28 novembre 2014

LEZIONE DI CINEMA: Il close up in Viale del tramonto



Il close up o primo piano, è una inquadratura che stringe fermamente su un personaggio o un soggetto in particolare.
La macchina da presa si avvicina lentamente arrivando a cogliere l'emozione che prova un personaggio, cogliendo un dettaglio (una espressione corrucciata della bocca, un sopracciglio inarcato), un particolare momento -  o anche solo per dare la giusta importanza al protagonista. 
Il close up è qualcosa di intimo, che mette a nudo l'emozioni del protagonista  - che sia di paura, gioia, sgomento, sottolineando quel momento per dare pathos a una scena.
Uno dei close up più belli e famosi della storia del cinema è il primo piano di Norma Desmond (Gloria Swanson), protagonista del capolavoro diretto da Billy Wilder Viale del tramonto.
Ornai in netto declino Norma decide di dare a modo suo 'l'addio alle scene'  - dicendo al suo ipotetico regista "Signor De Mille, sono pronta per il close up". 
La macchina da presa si avvicina impietosamente su di lei, catturando la follia che alberga nei suoi occhi, mostrando con quella inquadratura così vicina e indiscreta di aver catturato il momento in cui Norma perde il contatto con la realtà.
Uno sguardo a volte dice molto più di una parola, e il close up cattura questo istante per regalarlo allo spettatore.

mercoledì 26 novembre 2014

No More Excuse - A Week Without Violence: Women Without Men




Titolo: Women Without Men
Titolo originale: Zanan-e bedun-e mardan
Francia - Iran, 2009
Cast: Shabnam Toloui, Pegah Ferydoni, Arita Shahrzad, Orsi Tóth.
Sceneggiatura: Shirin Neshat, Shoja Azari.
Regia: Shirin Neshat.
Durata: 104'

Munis (Shabnam Toloui)  sogna la rivoluzione, ma la guerra la vive in casa oppressa dal fratello. 
L'amica Fahezé (Pegah Ferydoni) è una donna pura e servile, ma l'onta dello stupro si abbatte su di lei.
Fakhri (Arita Shahrzad) è intrappolata in un matrimonio senza amore con un uomo dispotico.
Zarin (Orsi Tóth) è una prostituta e non riesce più a vedere il volto degli uomini. 
Quattro donne di diversa età ed estrazione sociale la cui vita si intreccia sullo sfondo del colpo di Stato pilotato dalla CIA e appoggiato dagli inglesi, in una torrida estate del 1953.
Una donna la puoi coprire con un velo, la puoi chiudere in casa, la puoi reprimere con una educazione retrograda. Una donna la puoi usare come un oggetto sessuale, la puoi usare per soddisfare i tuoi bassi istinti animaleschi. Una donna la puoi trattare come una serva, la puoi far sentire in colpa, la puoi umiliare e avvilire.
Ma non potrai mai toglierle la dignità e la sua voglia di vivere in piena libertà il suo essere donna.
Questo è il  messaggio che ci trasmette Women Without Men della visual artist Shirin Neshat, al debutto dietro la macchina da presa.
Attraverso la storia di quattro donne, la regista affronta la castrante condizione femminile iraniana sullo sfondo del colpo di Stato del 1953 - che portò alla deposizione del democraticamente eletto Mossadeh per far salire al potere lo scià Palhavi.
La rivoluzione infiamma le strade, e infiamma la coscienza di Munis, giovane donna che 'osa' ascoltare la radio invece di cucinare e di farsi 'incatenare' in un matrimonio combinato dal fratello. Lo fa per il suo bene -è disdicevole che una donna sia senza un marito preferendo passare tutto il giorno ad ascoltare la radio invece di cucinare e tenere in ordine la casa.
Munis non ci sta e si ribella compiendo un gesto estremo pur di perseguire il suo sogno di poter urlare i suoi diritti, di poter vivere liberamente la sua vita, di esprimere le proprie idee e passioni.
Fahezé è la migliore amica di Munis, non capisce che il mondo intorno a lei è vivo e in fermento. Per lei i contestatori sono solo degli agitatori, sono pericolosi.
Se Munis ha aperto gli occhi e cerca disperatamente di affrancarsi a una vita chiusa e gretta, la presa di coscienza di Fahezé richiede tempo - il tempo di percorrere una impervia salita intrisa di dolore e vergogna per una colpa che non ha commesso. 
Fahezé compie un cammino doloroso, ma necessario per prendere coscienza di sé, liberando i suoi lunghi e fluenti capelli da quel velo che opprimeva la sua emancipazione -  emancipazione di tutte le donne iraniane costrette a nascondere quotidianamente la propria bellezza e femminilità.
Presa di coscienza che le consente di scrollarsi di dosso una colpa che paga due volte - sulla sua pelle e nella sua anima, dovendosi nascondere perché ha perso l'essenza virginale che l'accompagnava come un'aura, necessaria per trovare un marito che la sposi e la renda una donna rispettabile.
Rispettabilità che ha Fakhri, cinquantenne che ha ancora intatto il suo fascino, fascino mai scalfito dal sarcasmo e crudeltà psicologica che esercita suo marito. 
Fakhri può essere ripudiata perché non adempie ai suoi doveri coniugali, ma lei ha la forza di reagire e di fuggire in un luogo isolato,  un luogo lontano dagli uomini che - come suo marito, trattano le donne come una proprietà.
Luogo misterioso dove si rifugia la prostitua Zarin, donna che non riesce più a vedere il volto degli uomini. Uomini che usano il suo corpo per soddisfare i loro piaceri sessuali, piacere che la prostituta Zarin adempie meccanicamente. Non riesce più a vedere i suoi volti, perché non riconosce più il lato umano di un uomo, così come non riconosce più la dolcezza, l'amore e il rispetto  - sentimenti che forse non ha mai provato. 
Zarin fugge, si gratta la pelle per togliere le tracce della prostituzione che hanno fatto di lei un oggetto sessuale e come una novella Ofelia, giace nel lago della magione di Fakhri in cerca di pace.
Pace che cerca anche Fahezé, portata nella casa di Fakhri da Munis in cerca di protezione - e Fakhri accoglie queste due anime perdute prendendosi cura di loro, perché solo la solidarietà femminile può lenire e infondere la forza per reagire e guardare in faccia le avversità preservando la propria dignità. 
E la magione dove le donne senza uomini cercano rifugio è il simbolo degli ultimi istanti di pace e tranquillità che sta vivendo l'Iran, di lì a poco colpita nel cuore della democrazia.
Fakhri decide di dare una festa, e quella festa rappresenta la fine della libertà dell'Iran. E come un essere vivente, il giardino che circonda da villa da i segni di un pericolo che incombe, con quell'albero che cade all'improvviso -  così forte e robusto, inspiegabilmente cade come una foglia soffiata dal vento.
E la sofferenza fisica che colpisce senza motivo Zarin, si trasforma a sua volta nel simbolo della democrazia che sta per morire in nome di una dittatura che nel 2009 devastava ancora l'Iran.
Women Without Men è un film affascinante dal punto visivo con i suoi simbolismi e le splendide musiche di Ryuichi Sakamoto -  ha l'unico difetto di amalgamare perfettamente la parte storica con quella delle quattro protagoniste, lasciando i personaggi di contorno poco definiti. 
Women Without Men rimane comunque un profondo ed efficace film di denuncia - creando un potente ma delicato ritratto femminile.
Women Without Men è un chiaro messaggio che le donne sono indistruttibili, e nonostante siano nascoste da un velo, schiacciate dalla famiglia, sono in grado di ribellarsi e dare voce ai loro sogni di libertà.

Voto: 7/8

Questa recensione fa parte del progetto No More Excuse - A Week Without Violence iniziata il 25 novembre e che si concluderà il 30 novembre - dedicata alla giornata internazionale contro la violenza alle donne. Cliccando sul link troverete (giorno per giorno) le altre recensioni di questa iniziativa targata Director's cult & Co.


martedì 25 novembre 2014

SPOT REVIEW: End Violence Against Women - United Benetton of Colors




Titolo: End Violence Against Women
Testimonial: United Color of Benetton
Regia: Erik Rovello
Durata: 40''


In mezzo al deserto, una donna è circondata da uomini. Intorno a lei ci sono delle pietre e gli uomini le raccolgono, pronti a lapidarla. E mentre lanciano quell'arma pronta ad ucciderla, le pietre si trasformano in una cascata di petali
Questo è il soggetto della nuova campagna di United Colors of Benetton, il suo NO contro la violenza sulle donne.
Lasciamo da parte per un attimo le polemiche. Che Benetton abbia un concetto personale di etica del lavoro, non è certo una novità, e (sfortunatamente) non è l'unico brand che fa scelte discutibili del genere. 
L'oggetto di interesse la campagna End Violence Against Women,  in collaborazione con l'associazione UN Women, che si occupa di violenza contro le donne.  
Lungi dalle campagne provocatorie di Oliviero Toscani, Benetton ha comunque voluto dare un forte messaggio, scegliendo di rappresentare una delle più vili e deprecabili violenze - la lapidazione.
Le donne non si toccano nemmeno con un fiore - dice un vecchio detto. 
Un fiore al posto di una pietra, per dire NO contro la piaga della violenza, e della lapidazione, barbarica sentenza di morte che vige ancora in paesi con una cultura così diversa da quella Occidentale, ma accomunata socialmente e culturalmente dalla diseguaglianza sociale, dalla violenza sotto diverse forme - vedi la voce stalking, femminicidio, stupro.  
La donna rappresentata da End Violence Against Woman è una donna forte, capace di affrontare con dignità il dolore inflitto da un uomo. 
Puoi colpirla con una pietra, puoi toccarla con un fiore, ma lei sarà irremovibile, integra nella sua moralità, sopravvivendo alle violenze esterne dei lividi, e alle violenze interne dell'anima.  nel suo essere disperatamente donna in un mondo ancora governato da uomini.
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. Giornate del genere non dovrebbero esistere, perché non dovrebbe esistere la violenza contro una donna.



lunedì 24 novembre 2014

VIDEO REVIEW: Sick and Tired





Titolo: Sick and Tired
USA 2004
Cantante: Anastacia
Regia: Philip Stoltz
Durata: 3'54''

Holly (Anastacia) ha una relazione 'tossica' con il suo fidanzato -  che la picchia ripetutamente.
Incompresioni, litigi, gelosie, per poi giungere a urla e schiaffi. Holly è spaventata, ha paura, un anno prima la sua relazione non era così malata.  Holly aveva conosciuto il suo fidanzato in metropolitana. Escono, cominciano a frequentarsi. Poi le incompresioni, le frequenti bevute di lui, e infine la violenza domestica. Holly però riesce a reagire e decide che questo incubo deve finire.
Sick and Tired di Anastacia è un video che mostra (seppur nei limiti di tempo di un videoclip) una relazione avvelenata dalla violenza domestica. 
Attraverso un work in progress che va dal provino, dalla scelta degli attori e ai set improvvisati - Sick and Tired mostra nell'arco di una canzone come una relazione tra un uomo e una donna possa nascere ed evolversi in un anno, ma poi sfociare in qualcosa di malsano. 
Colpisce la scelta dell'attore che a prima vista è il tipico bravo ragazzo che presenteresti senza problemi ai tuoi genitori. Perché ciò che fa più paura nella realtà è che la mano che ha colpito un volto femminile lasciandole lividi in superficie e ferite più profonde nell'anima, potrebbe essere il 'ragazzo della porta accanto'- l'insospettabile vicino che ti sorride ogni mattina, ma che ogni sera torna a casa gettando le proprie frustrazioni sulla propria compagna.
Sick and Tired mostra un epilogo positivo, con Holly/Anastacia che ha la forza di troncare questo circolo vizioso e riprendere la propria vita.
Sick and Tired essendo un videoclip musicale che serve principalmente per lanciare una canzone, offre comunque un piccolo messaggio di speranza per le donne che sono intrappolate in  una relazione affettiva malata.
Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Director's cult in collaborazione con i migliori blogger in circolazione, parteciperà a No Excuse -  A week without violence, una settimana per dire (a modo nostro, ovvero con recensioni di film su questa spinosa e delicata tematica) basta alla violenza.
Purtroppo il più delle volte una donna non denuncia per paura, colpa di un retaggio culturale arrretrato e sessista, perché spera che prima o poi smetta, o finisce inconsapevolmente bloccata in una relazione senza (apparente) via di uscita. E quando decide di reagire, spesso non è sufficientemente protetta e tutelata.
No More Excuse - A Week Without Violence forse non sarà la soluzione a questo cancro sociale, ma per una settimana ricorderà - a chi ama leggere le nostre recensioni -  che la violenza è inaccettabile. Basta scuse.
25/11/2014, una giornata che ci servirà a ricordare che:
hai gli stessi diritti di un uomo.
Una donna non è un oggetto e strumento di piacere sessuale.
Se ogni mattina ti alzi con un livido, non è colpa tua.
E' malato. E' lui il problema,  non tu.
Abbi la forza di reagire e denunciare il tuo carnefice.
Non è amore se ti usa violenza psicologica o fisica.
Una abito succinto non da il permesso di usarti violenza.
Ricordati che non te la sei andata a cercare.
In un paese civilizzato la legge ha il dovere di proteggerti e tutelarti.
Basta scuse. Basta con la violenza.



sabato 22 novembre 2014

110% PURE GLAMOUR: Eva Green nuovo volto di Campari



Eva Green è il volto del calendario Campari 2014. Dopo star calienti come Salma Hayek e Jessica Alba, tocca alla algida Eva posare per il famoso brand. Aspetto algido nascosto in nome del rosso - che fascia la bella attrice di Penny Dreadful in sexy abiti che esaltano la sua femminilità e sensualità.
Mithology Mixtology è il titolo del calendario - che ha per tema l'evoluzione del cocktail nel corso degli anni, e con essa l'evoluzione degli usi e costumi sociali della donna.
Un po' cortigiana, un po' amazzone un po' boxeur: Eva incarna vari tipi di femminilità, volitiva, forte e seducente, ma soprattutto ironica e indipendente.
Eva Green si presta al gioco e si diverte a posare per la fotografa Julia-Fullerton Batten, prima donna a lavorare per il 'machissimo' calendario -  mostrando ricca varietà di gesti ed espressioni.
Fullerton-Batten riesce a coniugare il mito senza tempo del celebre drink Campari con la contemporaneità della donna di oggi, creando un perfetto mix tra mito e realtà quotidiana, creando una bellezza senza tempo.

giovedì 20 novembre 2014

GOODBYE: Addio a Mike Nichols



Il regista Mike Nichols è venuto a mancareil 19 novembre all'età di 83 anni. Non girava più un film dal 2007, l'anno di La guerra di Charlie Wilson, ma era attivo nel campo teatrale fino a due anni fa.
Fu uno dei pochi artisti a ottenere l'EGOT - Emmy, Grammy, Oscar e Tony Awards, dimostrando di eccellere non solo nel cinema, ma anche nel teatro e nella musica -con il due Nichols and May (Elaine May, regista del tonfo al botteghino Ishtar, e tornata alla ribalta con Piume di struzzo nel 1996).
Nichols era di origine tedesca  - fuggito in tenera età da Berlino per trovare rifugio negli USA insieme ai genitori, ma riuscì a cogliere il senso di disagio e di frustrazione della società americana meglio di uno yankee.
Pensi a un film di Mike Nichols e ti viene in mente subito Il laureato (da una sua piece teatrale): il manifesto dell'alienazione giovanile e della disintegrazione dell'American Way of Life, con il debuttante Dustin Hoffman perfetto - nonostante i suoi 30 anni -  a incarnare il ventenne neo laureato Benjamin Braddock, tornato a casa, ma senza uno scopo preciso nella vita.
Benjamin fugge con Elaine e non si sa che cosa combineranno nella vita. Nichols racconta un possibile scenario - la vita matrimoniale - con Conoscenza carnale con il debuttante Art Garfunkel e un insolito imborghesito Jack Nicholson, alle prese con i loro fallimenti matrimoniali, tra speranze e disillusioni di una società che mica tanto crede ancora nel matrimonio e nella famiglia. 
Ma in realtà la crisi del matrimonio l'aveva già affrontato con il suo fulmineo esordio Chi ha paura di Virginia Woolf? con la coppia scoppiata formata da Richard Burton e Liz Taylor, invecchiata per esigenze di copione. Una coppia che urla, strepita (o meglio lei), che distrugge le illusioni di una vita a due e le future prospettive di coppietta in procinto di iniziare un cammino (impervio?) insieme.
Questo matrimonio non s'ha da fare direbbe (forse) Norah Epron che con il suo romanzo Heartburn - Affari di cuore, racconta con ironia la fine del suo matrimonio con il giornalista Carl Bernstein. Ironia colta da Nichols, che crea una commedia dolce amara con il fedifrago Jack Nicholson e la vulnerabile Meryl Streep. 
Nichols non concentrò le sue tematiche solo sulla crisi della famiglia, ma tentò di creare la sua satira anti militarista con Comma 22, dove denunciava l'insensatezza della guerra e Silkwood, biografia di Karen Silkwood, donna coraggiosa attivista sindacale che cerca di far emergere la verità sulla pericolosità di una fabbrica che produce barre di plutonio. 
Donne che cercano di farsi strada nella giungla di New York con Una donna in carriera, dove una intraprendente segretaria Tess McGill (Melanie Griffith) si spaccia per il suo boss in gonnella per accalappiare successo e un bel collega (Harrison Ford) che l'aiuta ad agguantare il successo.
Nel 1991 Harrison Ford ritornò a lavorare con Nichols nel dramma A proposito di Henry -  il cinico avvocato Henry vittima di una rapina si ritrova a ricominciare da zero la propria esistenza, arrivando ad apprezzare nuovamente le gioie familiari sepolte da anni di infelicità, imparando a essere soprattutto una persona migliore.
Terza collaborazione con Jack Nicholson con Wolf - la belva è fuori, un noir/horror, forse il meno riuscito tra i film di Nichols, ma pur sempre girato con mestiere, mestiere e professionalità mostrati fin dal principio.
Nel 1996 Nichols si ricongiunge artisticamente con Elaine May e riprende Il vizietto con Ugo Tognazzi per creare uno scoppiettante remake - Piume di struzzo, con il compianto Robin Williams. La famiglia questa volta funziona, ma è anticonvenzionale -  coppia gay che ha cresciuto con amore il proprio figlio, che si ritrova a fare una sceneggiata per conoscere la futura nuora, figlia di un politico conservatore. Divertente, brioso Nichols si diverte a prendere di mira più i cliché dei conservatori che delle coppie omosessuali, con ironia graffiante e intelligente.
Negli ultimi anni di carriera cinematografica (sospesi per dedicarsi alla TV con le gemme Wit e Angels in America -  dramma sull'AIDS scritto da Tony Kushner), Nichols riprende i suoi temi più cari: la crisi della famiglia in Closer - dramma dell'incomunicabilità e del tradimento tra due coppie (Jude Law/Natalie Portman e Clive Owen/Julia Roberts) e La guerra di Charlie Wilson (2007), ultima stoccata antimilitaristica dedicata alla sua America. Il cerchio si chiude. Cala il sipario e Nichols non dirige più film, preferendo il teatro.
E con Nichols se n'è andato un pezzo di teatro, cinema, televisione fatto con passione e gran mestiere.


mercoledì 19 novembre 2014

MOVIE ON THE ROAD: Cambogia



Il regno di Cambogia è uno Stato del Sud Est Asiatico, che confina con il Vietnam - con i suoi monsoni e la le sue piogge abbondanti.
Tristemente ricordata per la conclusione della guerra del Vietnam e il terrore sparso dai Khmer Rossi, tra il 1965 e il 1975 -  il cinema ha trovato un terreno fertile su quel decennio scottante per esorcizzare la guerra voluta dagli Americani.
Primo fra tutti  il capolavoro di Francis Ford Coppola (1979), Apocalypse Now - dove si nasconde il colonnello Kurtz (Marlon Brando), cercato disperatamente dal capitano Willard (Martin Sheen) - in preda ai suoi demoni personali. Girato in realtà nelle Filippine, il film di Coppola rappresenta comunque un valido 'documento' storico per raccontare la follia della guerra che ha dilaniato non solo gli USA, ma anche la Cambogia, teatro della fine del conflitto.
Il dramma della Cambogia dilaniata dalla furia dei Kmer Rossi viene raccontata in Urla del silenzio -  storia di un giornalista americano salvato dal suo interprete cambogiano, ma finisce deportato in un 'killing fields' conseguenza atroce attuata dal potere dittatoriale dei Kmer Rossi
City of Ghost (2002) di Matt Dillon la Cambogia diventa il luogo in cui fuggire -  un truffatore (Dillon) fugge in Cambogia per rintracciare il suo maestro (James Caan) autore dell'ultima truffa che lo ha messo nei guai.
La piccola Lola (2004) di Bertrand Tavernier racconta inverce l'odissea di una coppia sposata che cerca di adottare un bambino cambogiano, tra corruzione e infinita burocrazia.
The Sea Wall (2008) di Rithy Panh è ambientato durante la colonizzazione francese in Indocina, che da i natali a una povera famiglia francese.
Archiviata la guerra, la Cambogia ora è un paradiso per i turisti, ma anche per i suoi abitanti.

sabato 15 novembre 2014

IL CIRCOLO DI CUCITO: Solo Jennifer perdona




Jennifer Aniston depone l'ascia di guerra e perdona Brad Pitt e Angelina Jolie. La c....nuta più famosa di Hollywood ora tiene fidanzato, un 'certo' Justin Theroux (Tropic Thunder), robetta -  solo un attore (The Leftlovers) e sceneggiatore di successo e finalmente può voltare pagina. Se Angie l'ha cornuta e mazziata due volte sposandosi prima di lei - Jenny incassa bene il colpo e dice che è felice così, si gode il fidanzato e sta bene alla grande, tiè.
Aniston fa la riflessione della vita e dice che le persone - o meglio i Brangelina - fanno cose imperdonabili e bisogna lasciarle andare. Soprattutto dopo che tuo marito ti lascia, sforna  3 marmocchi con Madre Teresa di Hollywood e si sposa una seconda volta.
Al matrimonio e ai figli non ci pensa, ma suvvia, le 40enni di oggi sono le nuove 30enni. 
Anche se ancora valido il detto della saggia Cher 'se diventi vecchia e vuoi avere dei figli, comprati un cane'. O puoi sempre adottarne 20 per fare invidia ad Angie.

giovedì 13 novembre 2014

RECENSIONE: Habemus Papam


§Il fascino indiscreto di una recensione retrò§



Titolo: Habemus papam
Italia, 2011
Cast: Michel Piccoli, Margherita Buy, Jerzy Sthur, Nanni Moretti, Renato Scarpa.
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli.
Durata:104'


È il giorno del Conclave per l’elezione del nuovo papa. I cardinali riuniti nella Cappella Sisitna nominano a sorpresa il cardinale Melville (Michel Piccoli). Titubante, Melville accetta, diventando Papa Celestino VI. Al momento di presentarsi alla folla dal balcone della basilica di San Pietro, il neo pontefice crolla psicologicamente e si rifiuta di parlare ai suoi fedeli. 
Nonostante la dottrina non creda nella scienza della psicoanalisi, decidono, seppur con riserva, di far entrare ai palazzi apostolici il migliore psicologo di Roma (Nanni Moretti), affiché riesca a far emergere le cause che hanno portato il Santo Padre al rifiuto della sua carica e soprattutto a un suo ripensamento.
Lo psicanalista ancorato al proprio ateismo, però consiglia di affidare Melville alle cure della sua collega, ed ex moglie (Margherita Buy), poiché è più brava, ovviamente dopo di lui. Mentre lo psicologo deve rimanere a San Pietro per evitare una possibile fuga di notizie, il Papa esce dalle Mura vaticane e approfittando di un momento di distrazione del suo portavoce (Jerzy Sthur), fugge, vagando per le vie di Roma.
Nanni Moretti torna al cinema cinque anni dopo Il caimano, è lo fa con il film della maturità, volgendo uno sguardo laico nel mondo del Vaticano. Per la prima volta Moretti non fagocita il film con la sua presenza, anzi, ne rimane in disparte ritagliandosi un ruolo minore ricco di ironia, per concedere ampio spazio a un grande Michel Piccoli.
Moretti non si è ispirato a nessuno per la figura del Santo Padre, ma il suo Celestino VI sembra ricalcato su Celestino V “colui che fece il gran rifiuto”, ospite nel regno degli Ignavi creato appositamente da Dante nella sua Divina Commedia.
Habemus papam mostra un lato inedito del Vaticano, rappresentato come un microcosmo isolazionista nel suo aspetto più puro, fatto di regole, preghiere e abitudini, spogliato però dalle implicazioni politiche e fatti oscuri che hanno coinvolto la Santa Sede in passato e “contaminato” da un elemento esterno, per di più un uomo di scienza, che mal si concilia con l’uomo di Dio.
Il papa di Moretti è un uomo smarrito, non un pusillanime incapace di assumersi le proprie responsabilità, responsabilità che si rivelano gravose per poter dare un conforto a una società che ormai non crede più a niente. Il suo senso di inadeguatezza colpisce non solo lui, ma anche gli altri Cardinali sperano di non essere “il vincitore”: come il gioco della pagliuzza che nessuno vuole mai prendere, sperando sempre che qualcuno la colga al posto tuo, quando capita a Melville, finisce per dare un senso di liberazione e sollievo agli altri compagni di “sventura”.
Melville sognava il teatro da giovane, e nel girovagare finisce per assistere alle prove di una compagnia teatrale. Realtà e finzione si mescolano, una realtà fatta di sentimenti e vite non realmente vissute, edulcorate proprio come il nucleo costituito dalle mura Vaticane, così lontane dal mondo reale, eppure capace di avere un potere (spirituale ovvio, ma anche temporale) incredibile.
Nelle parole di Melville vi sono le intenzioni di Moretti, ateo convinto, che la Chiesa necessiti di un cambiamento radicale, vittima anch’essa di una profonda crisi (e il balcone di San Pietro vuoto lo dimostra ampiamente).
I momenti divertenti, seppur di un’ironia pacata e non volgare, non mancano, come nelle scene del mini campionato di pallavolo tra i cardinali provenienti da tutto il mondo o della guardia che muove la tenda facendo finta di essere il pontefice, così come non risultano pesanti le disquisizioni filosofiche del bravissimo psicanalista, prigioniero suo malgrado in un luogo in cui non ha mai creduto.
Ottime musiche, scenografie e fotografia, che innalza il livello di qualità del cinema made in Italy.
Buona la direzione degli attori, anche se risulta po’ sprecata Margherita Buy, mal utilizzata e lasciata un po’ per strada, abbandonata dal suo paziente e dal suo regista. Diverso discorso per il suo protagonista, Michel Piccoli, ottimo nel cogliere il profondo senso di prostrazione e confusione, alla ricerca del suo vero io e nella disperata accettazione di un ruolo che in realtà non gli appartiene e che rifiuta nel profondo del proprio essere.
Habemus papam è un ottimo capace di spaziare equamente tra satira, riflessione, laicità e religione.

Voto: 8
A.M.