domenica 6 gennaio 2019

MONNEZZA MOVIE: Song to Song



Titolo: Song to Song
Id, USA, 2019

Cast: Michael Fassbender, Rooney Mara, Ryan Gosling, Natalie Portman.
Sceneggiatura: Terrence Malick
Regia: Terrence Malick
Durata: 128'









RECENSIONE SCEMA

Sega mentale.
Fassbender che assalta la topa di Rooney Mara.
Lo showbiz fa schifo.
Ryan Gosling inebetito.
Fassbender fa l'animale scemo dopo aver abbracciato la topa di Roney Mara.
Fassbender abbraccia la topa di Natalie Portman. Prima e dopo averla sposata però.
Lo showbiz fa schifo.
Voce over, aka sega mentale.
Girotondo sentimentale.
Fassbender abbraccia tope multiple.
Splendidi paesaggi, che ci salvano dallo showbiz che fa schifo.

Ripeti x 3

Sega Mentale.
Fassbender fa l'animale scemo.
Fassbender abbraccia la topa. Non importa di chi, lui l'abbraccia e basta.
Gosling inebetito.
Sega mentale.
Natalie Portman che è infelice anche se la sua topa è stata abbracciata da Fassbender.
Lo showbiz fa schifo.
Meglio la zappa, no, la piattaforma petrolifera. Ma forse era meglio la zappa. Vero Gosling?
Splendidi paesaggi, che ci salvano dallo showbiz che fa schifo.

Ripeti x 3

Fassbender comincia a stufarsi di abbracciare tope.
Cate Blanchett messa a caso per intrupparsi con Gosling.
Gosling rimane in ogni caso inebetito.
Meno male che Patti (Smith) c'è.
Ma lo showbiz rimane comunque uno schifo.
Sega mentale.
Splendidi paesaggi, anche se sappiamo che lo showbiz fa schifo.

Ripeti x 3

RECENSIONE SERIA: 

La recensione scema è servita da catarsi, perché duole il cuore stroncare Song to Song. Da grande fan di Malick, dispiace non aver apprezzato il suo penultimo film. 
Sarà che non l'ho visto al cinema, sarà che non ero nel giusto mood, ma dopo 30' mi ero addormentata. E verso la fine del film ho maledetto la mezz'ora di abbiocco con la mia vocina over/sega mentale 'se non mi fossi abbandonata alle braccia di Morfeo, a quest'ora l'avrei finito di vedere, o me tapina'.
Ma cosa non va e cosa comunque funziona in Song to Song?
Partendo dal presupposto che probabilmente non capisco un catzo, provo a spiegare ciò che mi ha comunicato Malick attraverso la sua filmografia. 
Quindi prendetela un po' come volete e anche dove volete. 
Dunque, il filosofo e regista texano usa le immagini per esprimere i suoi concetti filosofici sul significato dell'esistenza, Dio e il nostro rapporto con la religione, il nichilismo dell'essere umano e l'esistenzialismo del suo amato Martin Heiddeger. 
I film di Malick, da The Tree of Life in poi, sembrano dei veri e propri trattati filosofici dove utilizza il linguaggio visivo invece delle parole scritte.
E i con i suoi simposi, Malicj analizza: 1)Hollywood, dove smonta pezzo per pezzo l'universo dorato sporcandolo di tristezza e vuotezza con la scure della depressione (come in Knight of Cups) 2) l'amore e quel senso di ricerca di appagamento che si svuota una volta ottenuto (To the Wonder). 3)Il rapporto conflittuale tra l'essere umano, la natura e Dio (The Tree of Life) 4) Il senso della vita e la bruttura della guerra in contrapposizione con lo splendore della natura un tempo incontaminata (La sottile linea rossa) 5) la ribellione contro le istituzioni intrisa di noia e banalità del male (La rabbia giovane).
Nel caso di Song to Song, utilizza un territorio - il music business - forse a lui poco conosciuto. E qui cominciano i catzi acidi. Perché se alla fine Hollywood la conosce e può permettersi di schifarla al punto giusto, in Song to Song sembra riciclare le idee di Kight of Cups infarcendole però di cliché e stereotipi. Ragazzini che ballano come rincoglioniti, il cantautore puro che viene stritolato dal mondo del music business, il produttore senza scrupoli, la Cenerentola che pensa di aver trovato il principe azzurro e invece era meglio se si teneva la scarpetta di vetro e tornava, nel suo caso, a servire i tavoli, la ragazzina ingenua che cresce e inizia a muovere i passi nella musica. E i personaggi ridotti a macchiette non aiutano di certo a instaurare empatia con lo spettatore. E non ci sono voice over/seghe mentali che tengano.
Il personaggio più urticante infatti è il personaggio di Cook (che in probabilmente si chiama Mario Rossi, ma il nome d'arte fa più figo) che è stereotipato fino al buco del cu#lo. Fassbender per carità, tanto bravo e tanto bono (lo vorrei pure io un suo abbraccio alla mia di topa) qui è veramente insopportabile. Sembra boh, che abbia fatto super acquisti alla fiera dei cliché, facendoli in ogni suo movimento e cosa che fa. Ed è ovviamente profondo quanto un encelofalogramma piatto. E no, le seghe mentali lui non le fa perché ovviamente è un povero pirla decerebrato e a compensare ci pensano i de profundis del personaggio di Faye/Rooney Mara.
Se comunque i personaggi femminili sono un po' più curati, quelli maschili sono tagliati con l'accetta, regalandoci stereotipi e totale mono dimensionalità che non risparmia nemmeno il BV (sarà il nickname dell'omonimo di Bruno Vespa?) di Ryan Gosling, che dovrebbe (probabilmente) rappresentare l'anima candida stritolata dai meccanismi perversi del mondo della musica. Candore o meglio stupidità del personaggio di Rondha/Natalie Portman: ma davvero nel Ventunesimo secolo si credono ancora alle favole e al 'e vissero tutti felici e contenti'. Ma veramente?
Il film comunque si salva dalla monnezza totale grazie alle splendide immagini che Malick ci regala e dalla meravigliosa fotografia di Emmanuel Lubeski. Perché anche se ne sto dicendo peste e corna, Song to Song dal punto di vista stilistico è una  favola con le sue immagini mozzafiato e dal punto di vista della regia è più 'stabile' di Kight of Cups (stavo male al cinema, sarà stato il caldo inusuale della terra inglese?). 
Purtoppo il tutto viene ammazzato con un'ammorbante ripetitività (e qui in parte si spiega la struttura della recensione scema. Anche perché a me piace assai scrivere scemate) che mette a dura prova la visione. O almeno la mia. 
Se comunque nel precedente Kinght of Cups aveva comunque un minimo di struttura narrativa coadiuvato dal gioco delle carte, in Song to Song la ripetitività è una dannata spina nel fianco.
Tutto sembra uguale, un girotondo di cliché che si protrae per due ore. E poco importa se comunque ci sono momenti poetici regalati dai splendidi scenari del Texas e il cammeo di Patti Smith che suona con Faye/Mara sono un sollievo, perché l'incazzatura rimane.  
Questa volta la ricetta vincente usata nei precedenti film non basta e forse è meglio esplorare nuovi concetti e nuove forme di comunicazione. Forse l'ha fatto nel suo ultimo lavoro, Radegun. Spérem. 

Voce over:
Comunque, caro Terrence, nessun rancore. Peace and love (ripeti x 3).

Voto: 5 (10 per le immagini e la fotografia, 2 per la storia)

A.M. 







3 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  2. Condivido al 100% e la recensione scema spiega più del film ;)

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    1. A me piace Malick, ma questo non l'ho retto, all'ennesimo 'abbraccio' di Fassbender lo volevo prendere a calci negli zebedei! XD

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