lunedì 1 luglio 2013

FILMOGRAFIA: Bérénice Bejo





NOME: Bérénice Bejo
DATA DI NASCITA: 07/07/1976
LUOGO DI NASCITA: Buenos Aires, Argentina
PROFESSIONE: Attrice




ATTRICE:

(2013) Seduced And Abandoned - se stessa
(2013) Le passé - Marie
(2013) Au bonheur des ogres -
(2012) Tutti pazzi per Rose - Marie Taylor
(2011) The Artist - Peppy Miller
(2010) Proie - Claire
(2009) La pomme d'Adam (Video) - Ragazza nella metropolitana
(2008) Bouquet final - Claire
(2008) Modern Love - Elsa
(2008) Sa raison d'être (Film Tv) - Fabienne
(2008) Le courrier du parc - Giovane donna
(2007) La maison - Cloé
(2007) 13 m² - Sophie
(2006) Nuages (Film Tv) - Cécile Marsac
(2006) OSS 117: Le Caire, nid d'espions - Larmina El Akmar Betouche
(2005) Cavalcade - Manon
(2004) Sans douleur -
(2004) Ciao bambino - Liccia
(2004) Le grand rôle - Perla Kurtz
(2003) Dissonances - Margo
(2003) Dans le rouge du couchant - Ragazza sulla barca
(2003) Sem Ela - Fanfan Vieira
(2003) Jeux de plage - Marthe
(2002) 24 heures de la vie d'une femme - Olivia
(2002) Vertiges (Episodio Tv: "Koan") - Margo
(2002) Comme un avion - Lola
(2002) Une petite fée - Giovane donna
(2001) Il destino di un cavaliere -
(2000) Sauvetage (Serie Tv) - Valentine
(2000) Meilleur espoir féminin - Laetitia Rance
(2000) La captive - Sarah
(2000) Passionnément - Faustine adulta
(1999) Les redoutables (Episodio Tv: "Le monstre") -
(1999) Sapajou contre Sapajou (Film Tv) - Emma Verdier
(1997-1999) Un et un font six (Serie Tv) - Sophie
(1997) Alice Nevers - Professione giudice (Episodio Tv: "Drôle de jeu") - Raphaëlle Fauvet-Colombin
(1997) Julie Lescaut (Episodio Tv: "Abus de pouvoir") - Lila
(1996) L'@mour est à réinventer (Epsiodio Tv: "Enceinte ou lesbienne?") - La ragazza
(1996) Les soeurs Hamlet - Karine
(1996) Histoires d'hommes (Film Tv) - Laurence
(1993) Pain perdu -

venerdì 28 giugno 2013

MONNEZZA MOVIE: Amore 14




Titolo: Amore 14
Italia, 2009
Cast: Veronica Olivier, Pamela Villoresi, Giuseppe Maggio.
Sceneggiatura: Federico Moccia, Luca Infascelli, Chiara Barzini
Regia: Federico Moccia
Durata: 95'



Carolina (Veronica Olivier) è una bionda fanciulla carina e solare, ha la erre moscia da francesina trés jolie, ha 14 anni e sta per compiere il passo più importante della sua vita: perdere la verginità con il ragazzo che ama, il ragazzo della sua vita,  compiendo un'esperienza che la porterà da acerba ragazzina a donna adulta.
Raccontata in questo modo fa tanto Harmony, quei romanzi rosa che hanno fatto sognare generazioni di giovani donne, anche le meno romantiche.
Ma raccontata da Federico Moccia la storia suona più o meno così: "Ciao, mi chiamo Cavolina, ho la sinusite cvoninca che mi fa la evve moscia che fa tanto chic, le mie cavissime amiche mi chiamano Cavo e ho voglia di scopave".
E il film l'è bello che finito. Se prima si narrava la vicenda della mucca Vittoria, "c'era una volta la mucca Vittoria, muore la vacca e finisce la storia", oggi abbiamo "Carolina che vuole trombare e la storia oltre non sa arrivare". 
Ma quando si tratta dell'ultima fatica (pedo)cinematografica di Federico Moccia, si tratta in realtà di un simposio sull'amore adolescenziale, fornendo il suo grande contributo e il suo grandissimo messaggio educativo alle generazioni di quattordicenni che si avvicinano alla scoperta dell'ammore.
Ma per quello c'era già Cioè. Ma va, Cioè oltre al bacio con la lingua non va, Amore 14 ti manda un messaggio più adulto, ovvero "ho 14 anni e la voglio dare". Ma messa nuda e cruda così fa un po' rude, neh.
Quindi annacquiamo un po' sta' insulsa brodaglia e mettiamoci una storia d'ammove, la vita da studentessa sognatrice e due cave ammiche ammiche che le vogliono un mondo di bene. 
Ma chi è Carolina, detta Caro? E' una ragazza semplice con mille interessi: entrare nella Tim Tribù (e venghino siore e siori che si aprono le danze della pubblicità occulta) farsi comprare i vestiti firmati previa leccata di culo dall'amica Alis (perché Alice fa cafona) che più tratta la mamma peggio della merda e più riceve soldi nella carta di credito, e sentirsi meno sfigata frequentando Clod (che Claudia è di un banale) che magna de continuo, che te posseno te fammale che poi inchiatti peggio de Bruno Sacchi de I ragazzi della 3C!!!
Ma dove vive Carolina? Su, su, ne vogliamo sapere di più!
La cara Caro vive in quel di Roma con una sorella stronza di cui non frega un cazzo a nessuno, adora il fratello che molla medicina per fare lo scrittore, (che poi finisce per lavorare in un bar e si fa schiavizzare da un editore che pubblica solo i libri di Moccia, stroncandogli l'opera prima perché aveva una storia articolata) un padre che è un infarto che cammina perché è sempre incazzato che manco a Hulk gli giravano così, e la mamma zerbino per compensare le nevrosi del babbo. 
Ah, poi ci sono i nonni che vivevano nel Mulino Bianco della tua fantasia, con il nonnino che ha insegnato alla nipotina l'amore per la fotografia. Infatti Carolina fa tante foto con il suo cellulare e naturalmente da grande vuole fare la fotografa. A Richard Avedon, me fai una pippa!!! Che, me fai una pippa pé davero?
Caro fa le foto con il suo Lg nuovo di pacca (sfacciatamente mostrato con un primo piano di profonda  impronta autoriale) regalatele da Alis, perché gliel'hanno rubato. E poi sappiate che se non hai un Lg vuol dire che c'avete le pezze ar culo, capito?
Ma dentro quel cellulare, c'era il terzo segreto di Fatima: il numero di telefono di Massi  (Giuseppe Maggio). 
Chi è Massi? E' colui che ha la missione di prendere possesso della patonza di Carolina. Come Indiana Jones quando prende il bottino, lo scambia con un sacco pieno di fuffa e poi scappa correndo da un masso rotolante. No, momento, ma quella è la trama di un VERO film.
Così, senza il numero di cellulare, Carolina non gli può dare la pipina. E adesso? Adesso tutti a nanna che Carosello è terminato.
La storia deve pur continuare in qualche modo e così Carolina detta Caro decide di dare una passata a cani e porci nella speranza che Massimo detto Massi, l'ammore della sua vita conosciuto una volta e già designato ammore dei mille ammori dopo una giornata passata insieme a farsi regalare le stelline, si rifaccia vivo. E lei nel frattempo si fa l'impossibile. 
Su su, quanti moralismi, ha 14 anni e deve sperimentare, lei ha tanto di quell'ammore da dare!!! 
Il 1° candidato è il ragazzo, che si chiama, boh frega a nessuno, si chiama sa il cazzo, e si dimostra un gran signore fin da subito: durante una giornata al mare la porta in una grotta e le infila le mani nelle mutandine. Apperò, questo sì che è un garbato approccio alla scoperta del gentil sesso.
Il candidato numero 2 si chiama sa il cazzo pure lui e lei lo scova a una festa dove conciata peggio di una escort (cambiandosi in ascensore, perché tutte le ragazzine under 18 si cambiano in ascensore), si mette il gloss Debby (marchio ciòfane per le ragazze ciòfani), ringrazia la mamma per averle dato l'opportunità di conciarsi da troione e finisce per sbaglio in una villa in Brianza, dove bacia uno che se lo voleva fare prima dell'arrivo di Massi. "C'è, cioè, io la lingua te la volevo infilave pvima, ma mo' c'ho Massi in mai maind, pevò c'ho sto abito da zocc... da uvlo, c'è, sì dai, una slinguazzata te la dò, giusto pev pvoave". 
Coerente la ragazza.
La fidanzatina cornuta la becca con il fidanzato sa il cazzo numero 2, così lei fugge insieme a sa il cazzo numero 3 detto er Gibbo (l'unico nome serio che vale la pena ricordare), lo sfigato della scuola e nel caso la pula li dovesse sgamare, le consiglia di fingersi la nipote di un noto politico, che non si sa mai. 
No, scusate, quella è un'altra storia.
Poi non paga, siccome è una ragazza semplice e non una spocchiosa con il cellulare Lg e il gloss della Debby (chi, lei? Ma vaaaa), decide di farsi il ragazzo numero sa il cazzo numero 4 che gioca a tennis e ha la evve moscia come lei. 
Giocando a tennis, lui le dichiara ammore eterno ammore con uno striscione del cornetto Algida e una scritta Io e te 3 metri sopra il cielo (e daje, ma quello è un altro film!!!) eternamente insieme. Infatti il giorno dopo si mollano. 
Un giorno passa vicino a un distributore e un giovane gentleman le urla "anvedi quanto te la tiri, tra un po' te se spezza" e lei, per dimostrarsi la giovine semplice qual è,  si ripassa il ragazzo numero 5 sa il cazzo chiamato anche er cipolla, perché lei non è una snob. Però questo ha la fiatella, e anche lui finisce nel dimenticatoio. 
A parte il ragazzo sa il cazzo numero 1 che le ha dato una ravanata, la sua farfallina non l'ha toccata più nessuno, così ci pensa lei e si smanetta nella vasca da bagno. Perché non è più una ragazzina, ma non è ancora diventata una donna. 
Tra tutto questo trambusto, arriva il momento drammatico: muore il nonno. E lei affoga il dolore ascoltando Alessandra Amoroso e andando in discoteca. Cosce e culi si dimenano, ma lei è triste perché è in lutto. Ma non può piangere per sempre:  incontra Massi.  E ora, scatta il the final vagiaina countdown.
Si misero insieme. Lei le fece vedere Come tu mi vuoi al cinema. Lui voleva vomitare e l'amica di lei si voleva già fare. Lui la portò in camporella. Lei le disse "ti amo", lui le rispose "pur'io". Lui le propose "chiaviamo?" Lei rispose "sìììì". Ecco, finalmente è arrivato il grande momento. Ma Massi si tromba prima Alis, dimostrandole quanto è amica e la nostra bionda evoina ha il mondo che le crolla addosso. Perché lei era un'amica vera, una che fugge con te lasciando l'amica cicciona su un tetto quando scappi dalle marachelle. E tu? Mi ripaghi così? Massi la chiama, ma lei ormai è girl power e gli chiude il cellulare in faccia. Mica te lo ridò il cellulare Lg cara Alis, tiè!
Non tutto è perduto, in fin dei conti ha solo 14 anni e ha la vita davanti a sé. In fin dei conti a 14 anni la volevi già dare.
E con questo grande messaggio, piazza San Pietro si spopolò, le colombe si librarono nel cielo e la giornata tornò a scorrere nella sua placida quotidianità.
Federico Moccia, uno scrittore e regista, un mistero, un perché. 
Uno che a 50 anni o giù di lì si affanna alla ricerca dell'adolescenza perduta e "racconta" la vita delle ragazzine che sembrano uscite da un'incontro sotto acido di Top Girl con Sex and the City, che cazzo di traumi abbia avuto in gioventù, ancora non si sa. Neanche Marzullo l'ha ancora scoperto.
Spendere parole su quanto faccia cacare Amore 14 pare superfluo. Girato a cazzo di cane, recitato a mo' di cagna, scritto a cazzo di cane peggio di come è recitato e diretto. La cosa è evidente agli occhi di tutti. Quello che lo rende monnezza inside, è nella grande capacità da parte di Moccia di sfornare una mega cacata riuscendo nella miracolata impresa di creare un "film" con una trama che non esiste, facendo passare una ragazzina che si comporta da zoccola in una santa alla ricerca dell'amore. 
SAN-TA! SAN-TA!

Voto: 0
A.M.



mercoledì 26 giugno 2013

RECENSIONE: Tutti pazzi per Rose






Titolo: Tutti pazzi per Rose
Titolo originale: Populaire
Francia, 2013
Cast: Déborah François, Romain Duris, Berénice Bejo.
Sceneggiatura: Régis Roisnard, Daniel Presley, Romain Compingt,
Regia: Régis Roisnard.
Durata: 105'

La Bassa Normandia sta stretta alla giovane Rose Pamphyle (Déborah François), la giovane figlia del droghiere promessa sposa al meccanico del paese. Così decide di fuggire a un destino grigio di casalinga perfetta e fugge a Lisieux, dove finisce alla corte del fascinoso e maschilista assicuratore Louis Echard (Romain Duris), cinico ex atleta che cerca una segretaria. 
Rose si rivela un totale disastro, ma ha una qualità: sa battere a macchina veloce. Ciò risveglia la competitività di Louis e se Rose vuole il lavoro, deve vincere una gara di dattilografia. 
Aiutata da Louis e da Marie Taylor (Berenice Bejo) ex fiamma di Echard, Rose comincerà un percorso che la porterà a diventare la donna indipendente che ha sempre sognato, anche se gli scherzi del cuore saranno dietro l'angolo...
Nel 1959 le donne francesi erano delle casalinghe perfette, aspetto impeccabile e ottime cuoche. Tutte a eccezione di Rose Pamphyle, tornado di goffaggine e simpatia che cerca disperatamente di affrancarsi dall'etichetta di casalinga. 
In una società ancora dominata dagli uomini, il lavoro di segretaria è il miraggio per le future donne emancipate: vuol dire fare conoscenze, viaggiare e lavorare per uomini importanti. girano il mondo. O almeno pensano che sia così.
Rose sa quello che vuole, ma non sa come ottenerlo. Anche perché non sa di avere un dono che potrebbe aprirle la porta del futuro tanto agognato. Finché non arriva Louis Echard che le offre un'opportunità di lavorare sulle sue capacità.
Rose e Louis sono un po' come la rozza Eliza Dolittle e il burbero professor Higgins di My Fair Lady: Louis non solo allena la sua pupilla per vincere il concorso e spingerla sempre oltre, ma la educa facendola diventare colta e raffinata, attraverso faticose copie dattilografate dei più grandi autori francesi e facendole imparare il pianoforte grazie all'aiuto di Marie.
Rose e Marie sono due facce dello stesso specchio: se Rose ha rifiutato una vita tranquilla ma noiosa al fianco del miglior partito della Bassa Normandia, Marie rinuncia alle ambizioni di pianista per rifugiarsi nella sicurezza di un marito, dedicandosi alla famiglia e ritenendosi soddisfatta della sua scelta. 
Rose comincia un percorso che la farà crescere, e come un fiore sboccia trasformandosi da ragazzina imbranata a una donna sicura di sé e conscia della propria sessualità: nonostante l'ambientazione anni Cinquanta dovrebbe dare un'idea castigata dell'amore, il regista Regìs Roisard impernia la sua pellicola di un sottile erotismo, che inizia con battibecchi tipici della commedia sofisticata americana anni Trenta, per poi arrivare a una carica erotica pronta ad esplodere tra Rose e Louis.
Passione che divampa con un abito rosso indossato da Rose, esaltato dalle luci al neon di un motel parigino. Come Judy che diventa Madeleine plasmata da Scottie ne La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock, Rose diventa la fanciulla disinibita e sensuale, caratteristiche che Louis ha sempre desiderato di trovare in una donna.
Parigi è il luogo magico per la trasformazione di Rose, così come fu per Sabrina Fairchild (Sabrina) e Jo Stockton (Cenerentola a Parigi), magistralmente interpretate da un'incantevole Audrey Hepburn, di cui Deborah François ricorda vagamente l'attrice. Parigi è la chiave che apre le porte di una vita realizzata per  Rose, che completa il suo cammino staccandosi dal suo pigmalione, diventando così populaire, popolare, come suggerisce il titolo originale di questa deliziosa commedia, e celebre brand di macchine da scrivere francesi a cui il regista offre il suo omaggio. 
Il concorso di dattilografia non è solo un modo per non perdere il lavoro, ma diventa lo strumento per Rose di misurarsi con le sue capacità, con il suo dono, facendole capire che non è solo un brutto anatroccolo, ma una ragazza che ha molte qualità e che ha tutte le carte in regola per diventare la donna indipendente del futuro, nonché modello ed esempio da seguire per tante altre signorine.
Le gare ricche di suspence, sembrano un campo di battaglia per affermarsi ancora in mano al sesso forte, dove la lotta all'ultima battuta significa arrivare un posto al sole nell'olimpo dell'indipendenza. Anche se Rose non dimentica le sue origini e gli affetti che provengono dalla Bassa Normandia, con quella macchina da scrivere vecchia, ma ancora capace di essere all'altezza degli ultimi modelli in commercio.
Louis cambia Rose, ma grazie a lei scoprirà la sua voglia di vincere mai sopita, ma soprattutto imparerà a non avere paura di amare nuovamente dopo aver sofferto per amore, scoprendo che non tutte sono degli "zuccherini" che fanno le moine. Anche se ci impiegherà molto tempo per capirlo. 
L'happy end infatti è dietro l'angolo, ma il film è così frizzante e romantico che non si vorrebbe un finale diverso.
Se la prima parte del film è più divertente, con battute pungenti tipiche della sophisticated comedy e le gag stile screwball comedy alla Katharine Hepburn e Cary Grant,  la seconda parte vira più sulle commedie alla Audrey Hepburn, quando il brutto anatroccolo finalmente diventa un cigno. 
Rose sembra sia modellata sulle due attrici, prendendo la caparbietà, la capacità di combinare guai e la fame di indipendenza di Katharine, e la dolcezza, l'eleganza timidezza e il sex appeal volutamente nascosto di Audrey.
Per 1h e 45' si è immersi nel mondo degli anni Cinquanta, grazie anche alle splendide scenografie e ai bellissimi costumi dell'epoca, Tutti pazzi per Rose è una commedia romantica, divertente e spumeggiante, ben diretta e perfettamente supportata dal trio François, Duris e Bejo.
Se le donne francesi sono imbattibili nella cucina, i registi sono impareggiabili nel creare commedie. 

Voto: 8

A.M.



martedì 25 giugno 2013

MONOGRAFIA: Madeleine Carroll





Madeleine Carroll prima di diventare l'antesignana bionde alla "ghiaccio bollente" di Alfred Hitchcock, fu un'insegnante. Ma si sa, il fascino del fuoco sacro della recitazione può prendere inaspettatamente e difficilmente ti lascia.

Edith Madeleine Carroll nacque West Bornwich, nelle West Midland in Inghilterra il 26 febbraio del 1906. Si laureò in belle arti all'università di Birnimgham e si dedicò all'insegnamento. 
Nel 1927 decise di dedicarsi al teatro e nel 1928 debuttò al cinema nel 1928 con The Guns of Loos, diventando subito celebre grazie alla sua bellezza ed eleganza, diventando popolare in Gran Bretagna, tale da suscitare interesse in Alfred Hitchcock, che la volle come co-protagonista di Robert Donat ne I 39 scalini
Il ruolo dell'algida Pamela, ammanettata al fuggiasco Robert Hannay e convinta inizialmente della sua innocenza, le regalò ulteriore fama. Con lei Hitchcock cominciò a delineare l'archetipo della bionda apparentemente fredda e distaccata, elegante e glamour (che arriverà al suo apice con Grace Kelly).
Grazie a questa avvincente spy story, Madeleine Carroll ottenne un successo tale che Hitchcock le affidò il ruolo di un'aspirante spia al fianco di un fascinoso John Gielgud (in realtà Hitchcock volle riproporre la coppia Carroll-Donat, ma l'attore dovette rifiutare per problemi di salute) e a un bislacco poliglotta impersonato da Peter Lorre ne L'agente segreto (1936). 
Ormai lanciata nell'olimpo delle dive e si trasferì in California, dove recitò con successo ne Il generale morì all'alba con Gary Cooper, con cui tornerà a recitare in Giubbe rosse del 1940 e I Lloyds di Londra a fianco di Tyrone Power entrambi del 1936. 
Il genere spy si addice a Miss Carroll e recitò nella prima versione de Il prigioniero di Zenda, spostandosi questa volta dalla fredda Inghilterra all'esotica Ruritania.
Dopo un decennio luminoso come una stella a Hollywood, gli anni Quaranta Carroll decise di limitare le sue apparizioni, preferendo film più leggeri come Una notte a Lisbona con Fred McMurray e Lo scorpione d'oro accanto all'attore comico Bob Hope. 
Nel 1942 si sposò con il collega Sterling Hayden, conosciuto sul set di Passaggio a Bahama (1941) e decise di allontanarsi dagli schermi, nonostante sia ancora nel fulgore della sua bellezza e ancora sull'onda del successo. 
Tale scelta fu dettata anche da motivi personali: perse la sorella Margareth durante i bombardamenti sulla Gran Bretagna nel 1941 e scossa dal lutto decise di dedicarsi a tempio pieno come crocerossina in diversi ospedali, arrivando anche in Italia, prestando volontariato nel 1944 all'ospedale 61st Station Hospital allestito a Foggia per curare i soldati americani feriti.
Il suo impegno si estese oltre, offrendo ospitalità a bambini orfani di guerra nella sua casa parigina.
Grazie al suo operato nel 1943 fu insignita dell'Oscar più importante della sua vita: la Legion d'onore per il suo impegno umanitario durante il periodo bellico.
L'attrice tornò sugli schermi dopo la fine della seconda guerra mondiale, nella commedia Non fidarti di tuo marito (1948), per poi ritirarsi dalle scene nel 1949 dopo aver recitato ne Il ventaglio di Otto Preminger, tratto da Il ventaglio di Lady Windemere
di Oscar Wilde.
Morì a Marbella il 2 ottobre del 1987, a causa di un tumore al pancreas.
Madeleine Carroll non fu solo una platinum blonde, ma una donna elegante, colta e raffinata che preferì dedicarsi al prossimo rinunciando a una carriera nell'olimpo hollywoodiano.

lunedì 24 giugno 2013

SPOT REVIEW: Nespresso - Heaven Can't Wait



Titolo: Nespresso - Heaven Can't Wait
Testimonial: George Clooney e John Malkovich
Regia: Grant Henslow
Durata: 58''

Un caffè ti può salvare la vita. Se è quello preferito da San Pietro (John Malkovich), tanto meglio.

San Pietro è tornato a battere cassa: George Clooney compra la sua scorta di Nespresso, si gode una tazza della prelibata bevanda, adocchia due fanciulle che ricambiano lo sguardo affascinate dal divo,quando improvvisamente intravede San Pietro. Ma pensa che sia un'allucinazione. 
Esce dal negozio, guarda in alto per controllare se dal cielo non cade un altro pianoforte e chiama un taxi. Sale in macchina e il tassista è proprio San Pietro, che reclama il suo Nespresso,  Volluto è la sua specialità preferita. 
Un riluttante Clooney gli cede il suo prezioso acquisto, ma San Pietro sa che il bottino non è completo e scatena una nuvola fantozziana, così George è costretto a cedergli le capsule, anche quella nascosta nella manica della camicia. Una volta ottenuto quello che voleva, lascia a piedi un allibito Clooney, per di più a mani vuote.
Perché se il Paradiso può attendere, non può aspettare le sue capsule di caffé.
Le avventure di George Clooney nel mondo Nespresso continuano e anche questa volta John Malkovich è la sua esilarante spalla. 
Se nella prima puntata George Clooney faceva una toccata e fuga in Paradiso a causa di un pianoforte che cadeva dal cielo, salvandosi per un pelo a costo di perdere le sue amate capsule, questa volta San Pietro se ne approfitta ricordandogli che può sempre cambiare l'ordine degli eventi e trovarselo come ospite. Per un caffè, ovviamente. 
Diretto da Grant Henslow che aveva già lavorato con Clooney ne L'uomo che fissava le capre, lo spot della Nespresso è divertente e Henslow mette quella vena di stramberia che aveva imperniato la pellicola antimilitarista recitata da Clooney. George Clooney come al solito gioca molto sull'ironia e  si prende in giro come al solito, e questa volta è supportato da un  John Malkovich divertito "fetente" e sornione, nonostante vesta le angeliche sembianze di San Pietro, il che regala allo spot ulteriore ilarità. 
Curato nei dettagli, la campagna Nespresso gode ancora di eccellenti collaborazioni (che spaziano da Michel Gondry, Robert Rodriguez, Guy Richie) e la scelta di Henslow è in linea per questo divertente  plot da black comedy, da risultare più divertente dell'episodio precedente (quello del pianoforte, diretto comunque da un ottimo Robert Rodriguez. Tra l'altro lo spot aveva scatenato una serie di polemiche tra la Lavazza che aveva accusato la Nespresso di usare la stessa location paradisiaca già occupata dal duo Bonolis-Laurenti).
Nespresso - Heaven Can't Wait ti fa venire voglia di bere un caffè. Volluto possibilmente.


sabato 22 giugno 2013

LE USCITE DELLA SETTIMANA




I top film ci sono anche questa settimana, non illudetevi di trovare un cinema chiuso così andate al mare!
Questa settimana i titoli più interessanti sono L'uomo d'acciaio di Zack Znyder con Henry Cavill e Amy Adams. L'esistenza del pianeta Krypton è minacciato, ma la nascita del piccolo Kal - El può sollevare le sorti di un altro pianeta, la Terra. Lanciato nello spazio, il piccolo Kal-El atterra in Kansan e sopravvissuto ai genitori viene recuperato dai coniugi Kent, che lo crescono come il loro figlio, educandolo secondo i principi della giustizia. Clark Kent (Henry Cavill) questo è il suo nome da terrestre, una volta cresciuto non può non nascondere le sue origini aliene e deciderà di usarle per il bene della Terra...
Park Chan-Wook sbarca in America e gira Stoker, dramma familiare dalle tinte inquietanti. India Stoker (Mia Wasilovka) è sconvolta per la morte del padre avvenuta il giorno del suo diciottesimo compleanno. India è una ragazza introversa e solo il padre poteva capirla. Al funerale conosce lo zio Charles (Matthew Goode), che viene ospitato dalla madre Evie (Nicole Kidman) e decide di rimanere accanto a lei e a India in questo difficile momento. India capisce che la permanenza dello zio non è del tutto casuale...
Sulla scia dei gialli di Dario Argento esce Tulpa, di Federico Zampaglione.Lisa (Claudia Gerini) è una dona in carriera che ha una scarsa vita sociale, e comincia a frequentare il Tulpa, un club equivoco dove può scatenare le sue fantasie più perverse. Alcuni uomini con cui si è appartata vengono assassinati in modo brutale. Pur di non compromettere la propria reputazione denunciando gli omicidi alla polizia, Lisa decide di indagare da sola per scoprire il folle l'assassino... 
Cha cha cha di Marco Risi racconta di una Roma fatta di intrighi e affari sporchi, dove le indagini dell'ispettore Corso (Luca Argentero) partono da un incidente che coinvolge un ragazzo di sedici anni. Corso è convinto che non si tratta di un incidente, e la morte di un ingegnere che avrebbe dovuto dare il via alla costruzione di un centro commerciale ne è la prova. I due fatti sembrano scollegati, ma non è così. La madre del ragazzo, Michelle (Eva Herzigowa) ha avuto una relazione con Corso anni prima, e ora è legata al potente avvocato Argento, forse coinvolto negli omicidi...
Film uscito la settimana scorsa ma da recuperare è Killer in viaggio. Tina (Alice Loewe) vive una vita deprimente, vittima di una madre che non le permette di vivere la sua vita in modo indipendente. La donna però si innamora di Chris (Seimus O'Neill)  e riesce, nonostante l'opposizione della madre a fare un viaggio con lui usando un caravan, iaggiando lungo le Midlands. Chris vede un turista gettare per terra l'involucro del suo pranzo e si infastidisce al punto da investirlo "per errore" facendo manovra, dando il via ad assurdi omicidi...
I film non mancano, quindi correte al cinema!

venerdì 21 giugno 2013

CULT MOVIE: Come sposare una figlia






Titolo: Come sposare una figlia
Titolo originale: The Reluctant Debutante
USA, 1958
Cast: Rex Harrison, Sandra Dee, Kay Kendall, John Saxon, Angela Lansbury, Diane Clare, Peter Myers.
Sceneggiatura: William Douglas-Home, Julius J. Epstein.
Durata: 91'



Lord Jim Broadbent (Rex Harrison) e sua moglie Sheila (Kay Kendall) ospitano nella loro magione londinese la figlia di Jim, Jane, frutto del suo primo matrimonio e cresciuta in America. 
Jane e Sheila ancora non si conoscono che Sheila ha l'intenzione di far debuttare in società la figliastra. 
Jane non sembra interessata, ma durante gli innumerevoli party, conosce David Parkson (John Saxon), squattrinato batterista americano e se ne innamora. Ma il giovane ha fama di sciupafemmine e Sheila vorrebbe che si sistemasse con il ricco David Fenner (Peter Myers), giovane rampollo conteso con Mable Claremont (Angela Lansbury), che invece vorrebbe accasato con la figlia Claire (Diane Claire)...
The Reluctant Debutante il titolo originale di Come sposare una figlia, è una deliziosa commedia di Vincente Minnelli, che tra una giravolta e una festa, mette alla berlina la fiera della vanità dove le ragazze vengono esibite come bamboline a caccia di un trofeo, in questo caso un marito. Se poi è blasonato, tanto meglio.
In una Londra del 1958 prima della nascita della Swinging London, prima di Carnaby Street come fulcro della moda e delle minigonne di Mary Quant, le fanciulle indossavano abiti di taffetà e andavano ai balli per trovare marito e per fare il proprio ingresso in società. E in questo girotondo di waltzer e bicchieri di champagne si muove una spaesata Jane, la figlia yankee del lord inglese. 
Jane da straniera in terra straniera trova noioso questo girotondo di feste così demodé per fare conoscenze, ma Cupido è sempre in agguato e s'innamora di un giovane batterista che ha la fama essere uno sciupa femmine. Ma niente è come sembra e in una girandola di equivoci, i cattivi ragazzi sono bravi e i bravi non sono così santi. 
David Parkson e David Fenner, due ragazzi, due modi di porsi davanti alla blasonata società inglese: Mr. Parson è un giovane batterista, da un po' di vita alle soporifere con una ventata di brio, ha uno zio quasi centenario che vive in Spagna con un castello in Francia, ma preferisce lo stile un po' bohémienne di Marble Arch. Ragazzo dalle buone maniere, è famoso suo malgrado di aver disonorato una ragazza. Ma è andata veramente così? 
David Fenner è una guardia della regina a Buckingham Palace, è posato e pomposo, è il tipico ragazzo inglese con bombetta e ombrello e ogni madre vorrebbe vederlo al fianco della propria figlia, Sheila e Mable in primis. David è noioso, ma sembra affidabile, ma non è così galante con le fanciulle, e soprattutto è bravo a non farlo vedere. Perché nulla è come sembra.
Mai fidarsi delle apparenze. Anche perché mettono in moto una serie di equivoci e tanti guai. 
Se Jim vorrebbe solo un attimo di respiro e farsi una sana dormita, la svampita Sheila si prende a cuore la situazione sentimentale della figliastra, e insieme al marito vigilano su Jane, in realtà così moderna (fuma in maccchina! Però la cappotte della macchina è alzata, quindi non c'è rischio) e non così sprovveduta come sembra. 
Jane sembra destinata a stare con David Parson, anche grazie agli equivoci scatenati dalle due comari Mable e Sheila, che tra baruffe e sbagliati numeri di telefono inconsapevolmente buttano Jane tra le braccia del tenebroso batterista.
Jane non è interessata ai titoli nobiliari, s'innamora di David perché è affascinante e così alla moda, così diverso dall'arroganza di David ricco di portafogli, ma povero di buone maniere, soprattutto con il gentil sesso, con cui ha un approccio un po' aggressivo e poco da gentleman.
Minnelli pigia l'acceleratore su questo aspetto e mette in scena un teatro degli errori, con Sheila e Jim che vorrebbero essere dei genitori moderni, ma sono ansiogeni e spiano Jane dietro la porta della cucina, facendo buffe gaffe che danno ulteriore brio a questa deliziosa commedia, dove le apparenze ingannano e solo alla fine dopo tanto "caos" tornerà l'ordine e la coppia di giovani innamorati si formerà con il beneplacito delle regole sociali rispettate.
Come sposare una figlia è una critica divertita del ballo delle debuttanti e della società inglese old style, mostrando una Londra "addormentata" nelle convenzioni della ricca società inglese, che da lì a poco si sarebbe "svegliata" rivoluzionando gli usi e costumi che avrebbero, in futuro, portato non solo alle gonne di Mary Quant, ma anche al Punk e alla lotta operaia. 
Il film dell'americano Minnelli non analizza a fondo lo scontro culturale "USA Vs. UK", ma regala comunque un gusto per lo sberleffo dove la sala da ballo è il nodo sociale dell'aristocrazia londinese, ricca di galateo, presentazioni in pompa magna e danze.
In questa girandola di eventi, le donne la fanno da padrona: Kay Kendall è spumeggiante nella sua vacuità e nella buffa rivalità con la saccente e logorroica Angela Lansbury, così perfette nel loro ruolo di "cacciatrici di partiti" e divertenti per questo. Diane Clare è graziosa, mentre Sandra Dee al secondo film, è una graziosa bambolina, ma dietro l'apparente aspetto indifeso, si nasconde una futura donna consapevole di ciò che vuole.
I due David sono altrettanto all'altezza:  incarnati dal mite e fascinoso John Saxon e da un Peter Myers che crea il perfetto inglese snob arrogante, mentre Rex Harrison è un papà sornione e simpatico.
A distanza di 55 anni, Come sposare una figlia è una commedia che ancora sa far ridere  con grazia sugli usi e costumi old style.

Voto: 7,5