lunedì 30 aprile 2018

RECENSIONE: Larry Flint - Oltre lo scandalo





Titolo: Larry Flint - Oltre lo scandalo
Titolo originale: The People Vs. Larry Flynt.
Cast: Woody Harrelson, Courtney Love, Edward Norton, James Cromwell.
Sceneggiatura: Scott Alexander, Larry Karaszewski.
Regia: Milos Forman.

Durata: 129’Gli anni Sessanta e Settanta furono gli anni del “flower power”, degli Hippies, “dell’utero è mio e me lo gestisco io”, della liberazione sessuale e dell’uso delle droghe leggere. Ma furono anche i ruggenti anni del porno grazie a Larry Claxton Flynt (Woody Harrelson), eccentrico imprenditore e self made man americano.
Nato povero ma con un forte senso degli affari fin da ragazzino, Larry parte in sordina con un locale esclusivo per uomini e nel 1973 per far fronte alla depressione economica dovuta al crisi petrolifera in America, decide di sdoganare la sessualità femminile su carta, ovvero con una newsletter che ben presto diventerà Hustler, l’antagonista di Playboy, la celebre rivista con le sue conigliette.
Se Hugh Hefner il creatore di Playboy giocava (e gioca ancora oggi) con uno stile da pin up includendo comunque articoli di attualità tipo “come fare un perfetto Martini”, Flynt sbatte direttamente il sesso in prima pagina. Ed è un successo. Ma anche uno scandalo.
L’unica colpa che ha Larry Flynt è il pessimo gusto, ma la sua ideologia di fondo si basa sulla libertà di pensiero, facendo del Primo emendamento il suo credo. 
Il Primo emendamento della Costituzione Americana recita:
"Il Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti garantisce la terzietà della legge rispetto al culto della religione e il suo libero esercizio, nonché la libertà di parola e stampa; il diritto di riunirsi pacificamente; e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti."
Libertà che nella mente eccentrica e anticonformista di Flynt si tramuta in una liberazione del sesso, contemplando la figura femminile in maniera “nuda e cruda” come qualcosa di normale e ovvio.
Perché non mostrare il sesso femminile quando il corpo della donna è stato creato da Dio, comprese le sue parti intime? Questo si chiede il picaresco Flynt. E c’è un non so che di ingenuo e naif nel suo ragionamento, come dargli torto?
Eva prima del peccato originale non indossava vestiti. Dio l’ha creata senza. E’ dopo il peccato originale che Eva cominciò a provare vergogna e a sentire la necessità di coprirsi. E tale vergogna è rimasta nella società dei benpensanti e dei puritani, che vedono il lavoro di Larry Flynt oltraggioso non tanto per la strumentalizzazione del corpo femminile, ma nella rappresentazione esplicita della sessualità della donna.
E qui inizia la crociata del popolo americano contro Larry Flynt, incarnato dal politico Charles Keating (James Cromwell), che deve assolutamente prevenire la distruzione dell’anima degli Stati Uniti d’America. E comincia il waltzer dei processi per oscenità. In soccorso di Larry arriva l’avvocato Alan Isaacman (Edward Norton), avvocato specializzato in diritti civili. E Larry Flint difende il suo operato seguendo il Primo emendamento della Costituzione, come un fedele che segue ciecamente il decalogo dei Comandamenti, derogandosi il sacro santo diritto di esprimere ciò che pensa. Anche se è oltraggioso e disgustoso per l'opinione pubblica. 
E come i libelli francesi dell’Ottocento che sbeffeggiavano la chiesa, la monarchia e la verginità delle fanciulle, Larry Flynt sbeffeggia Santa Claus, l’uomo di latta del mago di Oz e soprattutto i predicatori di Dio.
Larry Flynt non vuole corrompere nessuno, ognuno è libero di leggere la rivista che vuole. Se non ti piace Hustler, non leggerlo. Ma la sua crociata contro la censura gli causa processi e detenzione in carcere. 
Se una foto che ritrae un omicidio viene pubblicata in una rivista di cronaca, ritraendo comunque un’azione illegale, non viene ritenuta tale e anzi viene anche premiata con il Pulitzer, perché lo diventa quando l’immagine è di una donna nuda?
Perché il sesso, in quanto tale (e non nel contesto), non è illegale, ma lo diventa se viene esposto? Tutti vogliono fare sesso, che male c’è nel rappresentarlo?
Perché il sesso è qualcosa di sporco, quando invece la violenza della guerra viene vista con un’aurea di eroismo? 
I politici bigotti vedono la rappresentazione del materiale che contiene immagini sessualmente esplicite come elemento di corruzione per i giovani americani, mentre spinge i giovani ad arruolarsi (siamo pur sempre nella guerra del Vietnam). E Flynt si chiede: è più osceno il sesso, o la guerra?
E il film di Milos Forman si concentra soprattutto sulla battaglia di Larry Flint contro il sistema bigotto che si nasconde sotto l’ala del perbenismo. Ed è qui che Forman focalizza la prima parte del film sulla battaglia di Flynt in nome della libertà di espressione, facendo leva sulla contradditorietà della società americana.
Milos Forman rappresenta Larry Flynt come il condottiero fiero, iconoclasta, anticonformista che non disprezza (inizialmente) il sistema, ma sbeffeggia le falle del sistema giuridico stesso.
E come un biopic che si rispetta, non manca la parte sulla vita sregolata dell’editore degli scandali, tra feste, un intenso ménage familiare con la moglie Althea (Courtney Love) e la sua conversione religiosa che confluisce sul suo lavoro al limite del grottesco, e man mano aumenta la drammaticità con l’attentato che Flynt e il suo avvocato subiscono per mano di un pazzo, che porterà l’editore in una parabola esistenziale buia e rabbiosa, rendendo ancora più aspra la sua battaglia contro il sistema, e contro il dolore della sua menomazione fisica.
Passano gli anni Settanta, si affaccia la minaccia dell’AIDS, e gli anni dell’ospedale giudiziario, ma l’indomito Larry condurrà la sua ultima battaglia in nome della libertà di espressione.
Larry Flynt- Oltre lo scandalo è una travolgente (per come si susseguono velocemente gli eventi, per via anche della ricchezza che un soggetto come Flynt rappresenta) parabola della lotta per far valere il primo emendamento in un paese che, nonostante abbia vissuto un periodo di “sex, drug, and rock’n’roll” nell’epoca d’oro dei 70’s, aveva ancora una patina di puritanesimo ipocrita difficile da eliminare.
E se la prima parte del film è più irriverente, Milos Forman riesce comunque a rappresentare un materiale scabroso come la pornografia senza scadere nella volgarità, anche perché si focalizza sulla filosofia e sul credo di Larry Flynt piuttosto che su ciò che Flynt ha creato.
Forman guida con mano sicura un cast eccellente a cominciare da Woody Harrelson, che riesce a incarnare lo stile beffardo dell’editore, a Edward Norton, all’epoca un attore esordiente ma già promettente; ma a sorpresa la migliore è l’outsider Courtney Love, la rocker delle Hole che esordisce al cinema per la prima volta e riesce a rappresentare con bravura i demoni di Althea, demoni che la cantante stessa ha dovuto combattere per anni.
Larry Flynt – Oltre lo scandalo, può piacere o no. Non siete tenuti a vederlo se non siete interessati. È  pur sempre un paese libero.
Voto: 7,5

domenica 15 aprile 2018

GOODBYE: Addio a Milos Forman e Vittorio Taviani





“Because if you lived, as I did, several years under Nazi totalitarianism, and then 20 years in communist totalitarianism, you would certainly realize how precious freedom is, and how easy it is to lose your freedom.”
Milos Forman (1932 - 2018)





Queste cose potevano succedere quarant'anni fa. Sarebbe stato meglio. Sì... Con tutti i denti sarebbe stato meglio davvero, eh... 
(La notte di San Lorenzo)

Vittorio Taviani (1929  - 2018)


lunedì 12 marzo 2018

100% PURE GLAMOUR: Il tubino nero di Holly Golightly





Holly Golightly scende da un taxi e si avvicina alla vetrina della gioielleria Tiffany di New York, mangiando un croissant e bevendo un cappuccino. Così inizia Colazione da Tiffany di Blake Edwards, dove Audrey Hepburn viene immortalata come icona di stile grazie a quel meraviglioso tubino nero che indossa con grazia ed eleganza.
Il tubino nero di Holly Golightly è una creazione dello stilista francese Hubert de Givenchy, amico personale di Hepburn che ha disegnato questo capo nel 1961 - destinato a diventare un must have tra le fashion addicted - espressamente per l'attrice.
Il capo è un tubino nero di raso italiano, smanicato e con una lunga gonna stretta (da risultare fasciante come un tubo per l'appunto) che arriva alle caviglie e presenta un taglio laterale alla coscia. Il corpetto è coperto dalla parte anteriore coprendo il decollté, ma è leggermente aperto lasciando parzialmente nuda la schiena, così come nude sono le spalle.
Le petite robe noir di Chanel
In realtà l'artefice del tubino nero fu Coco Chanel che creò nel 1926 le petite robe noir, un vestitino nero in jersey adatto per ogni occasione. L'abito di Chanel presenta la gonna fino al ginocchio (in stile tipicamente anni Venti) ed è a maniche lunghe. Inoltre presenta una sorta di 'asterisco di stoffa' che fascia e collega la parte superiore con la gonna.
Givenchy invece rielaborò il modello di Chanel coniugandolo con l'audacia anni Sessanta, creando delle scollature a hoc discrete, ma sensuali allo stesso tempo, sensualità dovuta anche alla gonna che fascia le gambe.
Questo 'semplice' abito di stoffa nera è entrato nell'immaginario collettivo come simbolo di eleganza che resiste alle continue bizze della moda.
Ancora oggi il tubino è il capo di moda più amato e utilizzato, e il tubino indossato da Audrey Hepburn è ormai un pezzo di storia del cinema. Come la sua iconica Holly Golightly.
Hubert De Givenchy è venuto a mancare oggi, ma rimarrà nella storia grazie al suo iconico tubino.

lunedì 26 febbraio 2018

RECENSIONE: La forma dell'acqua




Titolo: La forma dell'acqua
Titolo originale: The Shape of Water
USA, 2017
Cast: Sally Hawkins, Richard Jenkins, Doug Jones, Olivia Spencer
Sceneggiatura: Guillermo Del Toro, Vanessa Taylor
Regia: Guillermo Del Toro
Durata: 121'

E' difficile essere diversi in un mondo che ci vuole omologati. E non importa in quale epoca ci troviamo, la diversità è sempre stata vissuta nel corso dei secoli come uno stigma da combattere, relegando persone con diverse peculiarità alla solitudine e all'emarginazione.
Ne sa qualcosa Elisa (Sally Hawkins) che vive in un piccolo appartamento sopra un cinema d'essai che rischia la chiusura e che  non può comunicare con il mondo esterno in quanto affetta da mutismo. Gli unici suoi amici sono Gil (Richard Jenkins), ostracizzato se non discriminato al lavoro per la sua omosessualità e Zelda (Olivia Spencer), afroamericana, con cui lavora facendo le pulizie in un laboratorio scientifico dei servizi segreti americani - luogo dove vengono fatti degli esperimenti su una creatura marina (Doug Jones) trovata in Amazzonia - che desta la curiosità di Elisa.
La creatura forse è un dio, ma viene trattato come un mostro, dove viene ferito e maltrattato dal colonnello Richard Strickland (Michael Shannon) e studiato dallo scienziato Hoftefler (Michael Studgard) che non lo vede come un mostro mangia teste, anche se un paio di dita le ha mozzate al generale per difendersi dalla sua aggressività.
Elisa ne rimane affascinata da questa creatura, perché sa cosa significa essere soli ed essere etichettata come diversa. Elisa vede in lui qualcosa di affascinante e si approccia con la gentilezza, sentimento sempre più raro e prezioso di questi tempi. Un uovo, un po' di musica, e il mostro, o meglio, la creatura anfibia, comincia a comunicare con lei attraverso il linguaggio dei segni, rompendo la barriera del silenzio. 
Elisa vede altro in questo essere, e vuole proteggerlo e salvarlo dagli esperimenti che potrebbero portarlo a morte certa, aiutata dallo scienziato che in realtà non è ciò che sembra e cura i suoi interessi.
La forma dell'acqua secondo le idee di Guillermo Del Toro è il finale che avrebbe dato a Il mostro della laguna nera, cult movie dove un mostro marino s'innamora della bella di turno.
Di storie alla 'bella e la bestia' ce ne sono parecchie, ma la favola di Del Toro può essere vista anche come un'apologia del diverso visto ancora con paura e da combattere con odio cieco - in un'epoca, la nostra che fa del razzismo, dell'intolleranza e dell'odio la sua bandiera da sventolare incessantemente, facendoci vivere in possibili nuovi tempi bui che chissà quando andranno a finire.
La storia è ambientata negli anni Cinquanta, in piena guerra fredda, ma non è poi così lontana da noi, dove il diverso fa ancora paura ed è lo spauracchio per riversare tutte le nostre frustrazioni, odio e risentimento per tutto ciò che non funziona nella nostra società. Un capro espiatorio dove riversare tutte le panacee dei nostri mali.
Il mostro fa paura, deve essere affrontato con violenza, deve capire a suon di bastonate chi è che comanda. E' così che si comporta Strickland, che è finito con due dita mozzate proprio dalla creatura. La creatura quindi è potenzialmente malvagia, pronta a fare del male e allora va affrontata con altrettanta violenza per poterla neutralizzare. 
Ma ecco che Elisa va' oltre e vede in lui un essere da capire, un essere che sa essere gentile con chi si dimostra altrettanto amichevole. 
E il mostro capisce a sua volta che nel mondo non c'è solo cattiveria, ma anche bontà e anche - perché no, nelle favole tutto può accadere - l'amore. 
Amore che non può esternare Gilles in quanto visto come un sentimento perverso, così come Zelda subisce il razzismo e il cui unico contatto al lavoro è solo Elisa.
Amore incodizionato che regala Elisa verso di loro senza chiedere niente in cambio. Un'anima candida in un mondo orribile che non ne vuole sapere di tolleranza e rispetto verso il prossimo.
Elisa ha il candore di un bambino che ancora con occhi innnocenti vede al di là del cinismo che la circonda. Ma Elisa prova allo stesso tempo sentimenti da adulta che vuole vivere come qualsiasi altra donna. Anche lei vuole essere toccata, baciata e abbracciata e poco importa se è una creatura acquatica che le regala queste emozioni, perché l'amore non ha età, razza, colore, orientamento sessuale, l'amore - ci ricorda Del Toro - è universale e ha mille sfaccettature che non guarda in faccia a nessuno.
Del Toro sa però che purtroppo una tale purezza può accadere in una favola, e allora ci regala pura gioia per gli occhi immergendo Elisa nell'acqua, che la fa fluttuare, eliminando le barriere e gli ostacoli della vita reale.
Anche perché nel mondo reale la creatura soffre, perché non è nata per vivere in un ambiente così abbietto, meschino e ostile.
Allora solo nell'acqua si può vivere questo immenso amore ed Elisa si adatta alle esigenze della creatura - facendo allagare il bagno di casa dove Elisa può finalmente provare cosa significa essere amata. Perché solo mettendosi nei panni dell'altro si può capire che non bisogna avere paura di qualcuno o qualcosa che è totalmente distante da noi. 
E Del Toro con La forma dell'acqua 'scrive' una lettera d'amore al cinema  un mondo a parte dove possiamo rifugiarci e allontanarci dai nostri problemi, dove ci possiamo dimenticare per un paio di ore di quanto sia difficile affrontare le difficoltà quotidiane. Gilles e Elisa vedono vecchi film alla televisione provando qualche piccolo passo di danza, dimenticandosi per un attimo la loro solitudine e le loro amarezze.
Perché come la Cecilia de La rosa purpurea del Cairo, che usa il cinema come antidoto un modo alle avversità della sua vita sfortunata, Elisa usa il musical per poter dichiarare amore al suo essere speciale. Ed eccola con un vestito lungo ballare con lui, e solo la settima arte può regalarle questi momenti speciali, così come Cecilia prova l'ebrezza di bere champagne in una festa altolocata con le pareti di cartapesta. Poco importa se è finzione, le emozioni che regala il cinema sono vere.
E il cinema è anche un mondo a parte dove  è  possibile isolarsi dalla cattiveria degli esseri umani, incarnati da quel generale con le dita marce come la sua anima.
Certo, La forma dell'acqua non à perfetto nel maneggiare con lo stesso equilibrio fantasy, storia d'amore e spionaggio (forse questa è la parte più debole), ma poco importa quando Del Toro ci offre un mondo fatato dove finalmente si può avere un happy ending, perché il mondo non può solo avere malvagità e stupidità. 
Meno male che le favole esistono ancora e forse al di là del nostro cinismo e disillusione, c'è ancora un fanciullino che alberga in noi, tale da poter apprezzare questa bellezza che abbiamo quasi dimenticato.

Voto: 8


giovedì 22 febbraio 2018

EDIZIONE SPECIALE - Le uscite della settimana




Patria mia, pe(rd)dono, mancai l’uscita del film di Muccino!!!

Dopo anni di assenza, torna su Director's cult la rubrica dedicata alle uscite della settimana- come ospite d'onore di Pensieri cannibali e White Russian.
Tanto onore per essere stata scelta dalla odd couple fatta da Cannibal Kid e Ford come ospite per le uscite della settimana. Italiana. Perché in barba a Salvini, loro mi vogliono lo stesso anche se sono expat, essendo immigrata dalla Er Re(g)gina quasi 5 anni fa e mi fanno lavorare aggratis per i loro blog italianissimi. Salvini, prrr!
Tengo pur sempre un cuore italiano, e oltre a sentire la mancanza della lasagna di mamma, sento anche nostalgia del cinema nostrano, ma non mucciniano muhahuahua.


E intanto, loro mi presentano così: 

Pensieri cannibali:

Film disastrosi, oppure pellicole da Oscar?
Questa settimana nei cinema italiani sembra esserci pane per tutti i gusti. Sia per i palati più raffinati come quello del sottoscritto, sia per quelli più alla buona come quello del mio blogger nemico Mr. James Franco Ford.
Da che parte starà invece l'ospite settimanale?
Scopriamolo attraverso le sue parole. Direttamente dall'Inghilterra, ecco a voi l'immigrata clandestina extracomunitaria espatriata italiana Alessandra Muroni, autrice del simpatico ma pure competente blog cinematografico Director's Cult.


White Russian:

Nuova settimane di uscite cinematografiche dal sapore di Oscar e nuova ospite a tenere compagnia a questo vecchio cowboy ed al suo rivale nonchè compagno di misfatti Cannibal Kid: Alessandra Alessandra Muroni del blog Director's cult.
Continua dunque il viaggio nella blogosfera ed accanto ai suoi protagonisti della rubrica da triangolo più nota - più o meno - della rete, che a questo giro dovrà confrontarsi, tra le altre, con due pellicole che si preannunciano tra le protagoniste di questa parte finale dell'inverno.
Riusciranno James Franco e Paul Thomas Anderson a seminare zizzania tra i tre conduttori?

E ora, vai col liscio (con la canzoncina dei Gialappa's in sottofondo)

The Disaster Artist
Alessandra Muroni: Prima di Corinna Negri, aka la Cagna Maledetta, c’era lui, Tommy Wiseau, che non solo era ed è tutt’ora il cane dei cani della recitazione, ma è anche stato capace di produrre (non si sa con quali soldi), dirigere (non si sa con quale talento) e recitare (con grandissima cagnitudine) The Room, ovvero il Quarto potere dei film demme#da. Interpretato e diretto da James Franco, il film mostra la parabola esistenziale di questo malaugurato progetto che vide il coinvolgimento (suo malgrado) di Greg Sestero, suo partner a delinquere, nonché suo migliore amico. Dalle stelle alle stalle, James Franco ha fatto a malapena in tempo a coccolarsi il suo Golden Globes come migliore performance di un attore canissimo, che è stato travolto dalle accuse di molestie. Il film merita la visione, a meno che non lo boicottate - come potrebbe fare il Cannibal - che spera di ridare la spilla a Scarlett Johannson ora che è MILF e pure single. E se andate a vederlo e vi perdete i titoli di coda, siete dei brutti figli di sultana.
Cannibal Kid: Con tutto il rispetto, ma Scarlett se ne può andare a quel paese, insieme a tutti quelli che hanno boicottato il povero James Franco. Come attore non è mai stato cagno quanto Wiseau, ma non è mai stato nemmeno fenomenale. Fino a questo film, in cui dà veramente il massimo, con un'interpretazione da Oscar che probabilmente non ripeterà mai più. E invece non è arrivata per lui nemmeno la nomination. Per rimediare a questo torto, potete tutti precipitarvi a guardare questa pellicola tutt'altro che disastrosa, di cui a breve parlerò. E secondo me potrebbe piacere anche a James Ford, il Tommy Wiseau dei blogger cinematografici.
Ford: prima che a Franco venisse l'idea di produrre un film sull'Ed Wood moderno, Tommy Wiseau, non avevo assolutamente idea di chi fosse quest'ultimo. Poi ho visto questo film, che purtroppo, come dice Cannibal, è tutt'altro che disastroso, e più che rimanere basito di fronte all'ennesima ostracizzazione della finta società bene e dell'Academy non ho potuto fare. A breve ne parlerò, e secondo me potrei addirittura essere d'accordo con Cannibal Kid, il Greg Sestero dei blogger cinematografici.

Il filo nascosto


Alessandra Muroni: Il re del fesciòn londinese Reynold Woodcock (Daniel Day Lewis) incontra Alma, una bella cameriera in un ristorante dove era in procinto di abbuffarsi (ha fatto un patto con il diavolo, perché è così magro che vola alla prima folata di vento), e lei botta di chìulo da cameriera diventa modella e poi musa del fesciosissimo stilista. Dedito al lavoro e sempre in procinto di creare vestiti per le signore dell’alta borghesia, la sua vita e le sue abitudini abitudinarie (d’altronde uno che si chiama Woodcock – ovvero ca@@o di legno - mica è pieno di vitalità, no?) verranno sconvolte da questa deliziosa ragazza, che sembra uno zuccherino ma non lo è, ma è una tipa che quando mastica fa più rumore di un trattore e ha una malsano uso della cucina da far rabbrividire pure Gordon Ramsay. Film finto zuccheroso ma cazzuto, roba che potrebbe piacere al duro e puro come il Ford, che è cazzuto, ma con un velo di zuccherosità, nascondendo dentro ai piedi un sottile strato di pisellaggine romantica.

Cannibal Kid: Sul fatto che la protagonista femminile abbia una botta di chìulo a incontrare Woodcock avrei qualche dubbio... quasi quasi le andava meglio se conosceva Fordcock dal pizzettaro di Lodi. Perché dico questo?
Guardate il film del solito imprevedibile Paul Thomas Anderson e lo scoprirete.
Ford: Paul Thomas Anderson è da sempre uno dei favoriti del Saloon. Questo film, che ho già visto, è stato un banco di prova importante. Accadrà quanto è accaduto con Del Toro? Oppure no? A breve la risposta.

La signora Winchester


Alessandra Muroni: Oh mio Dio hanno ucciso il commissario Winchester dei Simpson, brutti bastardi! Ah, no, è un’altro Winchester, l’inventore dell’arma che ha il suo nome, che è moruto e ha reso vedova Sarah (Helen Mirren). Oltre alla vedovanza ha un gran bel da fare nel costruire una magione per tenere lontani gli spiriti uccisi dall’arma creata dall’anima dei mortacci di suo marito. Occhio, malocchio prezzemolo e finocchio non bastano, e quindi si deve fare il mazzo qadro nel costruire questa magione senza fine per tenere alla larga la miriade di anime dannate. Ammazza quanti ne ha ammazzati la Winchester! Un dottore è incaricato di verificare se la vedova ha sbroccato o meno, ma a quanto pare è vero le anime nel loro piccolo s’incazzano e invocano vendetta. Che gli spiriti vogliono anche vendicarsi di Ford e Cannibal e dei loro blog (così, come passatempo tra uno spavento alla Winchester e l’altro)? Per scoprirlo, dovete andare al cinema!

Cannibal Kid: Questa potrebbe essere una visione letteralmente mortale, per quanto mi riguarda. I film sulle case infestate non li sopporto più. A dire il vero credo di non averli mai sopportati. Come protagonista c'è pure Helen Mirren, una di quelle attrici per il mondo brave brave ma che io troppo sopravvalutata quasi quanto Meryl Streeptease. Mi vuoi proprio ammazzare proponendomi un film del genere, vero Alessandra?
Ford: lascio volentieri quest'ennesima ghost story che mi pare priva di qualsiasi appeal all'ormai anglosassone Alessandra, che di case infestate, abitando da quelle parti, ormai se ne intenderà parecchio. A Cannibal, invece, lascio la parte del fantasma.

Sconnessi


Director's: Sapessi quanto sono sconnessa io la mattina quando mi sveglio! Ah, un momento, non è un film su quanto si è rinco@lioniti la mattina, ma è la storia una famiglia (rinco@lionita) dove il patriarca (Fabrizio Bentivoglio) è nemico giurato di internet e talmente figlio di sultana da riunire per il suo compleanno la sua famigliola in uno chalet di montagna senza I-Pad, Internet, Instagram, Facebook, WhatsApp, roba che manderebbe al manicomio l’intera famiglia Kardashian insomma. Tutto sto’ ambaradam per far riavvicinare il figlio giocatore incallito e l’altro figlio sfigat... Ehm, nerd e introverso con la seconda moglie ciòfane e con prole in arrivo. Alla famigliola si aggiungerà la tata, sua figlia, il fratellastro del patriarca e il bipolare. Vale la pena vederlo, o il Ford e il Cannibal si sconetteranno dalla blogosfera pur di non parlare di questo film in caso di monnezza movie conclamato?
Cannibal Kid: Tipica commediola italiana incentrata sulle nuove tecnologie, o meglio sull'astinenza da nuove tecnologie. Sottogenere che come guilty pleasure/monnezza movie a me personalmente non dispiace nemmeno. E la prevedibile morale di fondo, che è meglio la vita sconnessi in uno sperduto chalet di montagna rispetto alla frenesia del mondo moderno iperconnesso, potrebbe far felice persino il vecchio Ford che ancora rimpiange i tempi in cui si comunicava attraverso i geroglifici e Kardashian era solo l'avvocato di O.J. Simpson.
Ford: tipica commediola italiana che farà andare in brodo di giuggiole Cannibal, che ormai difende qualsiasi porcata si produca da queste parti, ma che, avendo già dato con il caro vecchio Verdone, dubito passerà da queste parti. Piuttosto, vado a fare un salto sull'Appennino da mio nonno, dove davvero non c'è possibilità che internet e affini prendano in alcun modo.

Belle e Sebastien - Amici per sempre

Alessandra Muroni: Canta con noi, auuu, meglio che puoi auuuuu, canta con noi meglio che puoi canta insieme a noi viva viva i nostri eroi, viva Belle e Sebastien. Versione in carne ed ossa del cartone giappo, Belle e Sebastien racconta la storia di un cane finisce per fare da genitore all’ennesimo ragazzino rimasto orfano. Dopo le prime rocambolesche (?) avventure del primo film, ci smaron... Ehm, ci allieta con il ritorno del bambinello orfanello che inizia ad andare a scuola dopo la fine della guerra. Che bello, un po’ di normalità dopo una mamma cane e tante tante bombe! Ma anche no! E infatti la sua amica Angelina è forse perita in un incidente aereo, o forse è ‘solo’ dispersa. Mai una gioia eh. Ma il piccolo Sebastien – carramba che sorpresa! – scopre di avere un papà, che non solo se ne sbatte di lui, ma anche di trovare Angelina. Così Belle, deve fare da mamma e da inviato di Chi l’ha visto, cercando di ritrovare l’amica di Sebasien. Pierre li aiuta svogliatamente, ma forse c’è speranza si avvicini a Sebastien, così come c’è speranza che Cannibal e Ford si vogliano bene!
Cannibal Kid: Alessandra, sul serio ti sei vista il primo film, o hai fatto solo un sapiente uso del copia e incolla della trama da Wikipedia?
Spero la seconda, temo la prima. Comunque devo correggerti: questo non è il secondo film della serie, Belle & Sebastian – L'avventura continua, bensì addirittura il terzo, Belle & Sebastien – Amici per sempre. Ebbene sì. Sono arrivati al terzo capitolo della trilogia, proprio come quella di Cinquanta sfumature.
Comunque sia, io già non sopportavo il cartone giappo, figuriamoci se mi guardo la trilogia di una versione melò strappalacrime e animalesca di una tipica bambinata fordiana. Preferisco un'altra visione: Ford & Cannibal – Nemici per sempre.
Ford: ricordo il vecchio cartone animato dedicato a Belle e Sebastien, che comunque non è mai stato tra i miei preferiti. Dai film mi sono sempre tenuto alla larga. Quindi, cara Alessandra, per una volta ancora, purtroppo, questa settimana, sono d'accordo con il mio antagonista e preferisco pensare a Ford&Cannibal - Nemici per sempre.
Alessandra Muroni: Tana per Cannibal! Io ho copiato pari pari da Wikipedia, tu invece di sicuro l'hai visto, e scommetto che l'hai visto insieme a Ford, anche se negate! E tu Ford, scommetto che li farai vedere ai tuoi figli, piuttosto si vedono la serie di Sharknado! XD

Omicidio al Cairo

Alessandra Muroni: Urka qua le cose si fanno serie in Egitto, quando il poliziotto Nouredin è corrotto fino al buco del c@lo come tutti i suoi colleghi e si ritrova a dover indagare un omicidio, talmente preso da fare tana ai commercianti che doveva proteggere dal marasma di una rivoluzione che sta per scoppiare in piazza Tahrir. Come se la grossa crisi non bastasse, pure le botte. Non bastava Amazon? Se ci dovete corcare, comprate online, no?!? Nouredin è talmente coinvolto dal caso, da arrivare a un possibile colpevole - Il Cannibal? Ford? No, dippiù! Un deputato del Parlamento. Salveneee? Tsé, magari!
Cannibal Kid: Leggo su MYmovies che “questo film si ispira a un omicidio realmente accaduto nel 2008 di cui risultò colpevole un uomo d'affari e parlamentare egiziano vicino alla famiglia Mubarak”. Più che Salveneee, Silvio, c'entri qualcosa tu?
Ford: questa sorta di noir politico egiziano mi lascia perplesso. Scommessa d'essai della settimana o roba dalla quale scappare a gambe levate? Direi che non ho voglia di scoprirlo. Quanto più di ritrovare l'alchimia giusta per una nuova Blog War con Cannibal.

martedì 20 febbraio 2018

RIFLESSIONI: Jennifer,Justin, il divorzio, il gossip e le prese a male.




Jennifer Aniston e Justin Theroux si sono lasciati dopo due anni di matrimonio. Oh, l'ho presa male. Manco avessero divorziato i miei zii. Manco avessi fatto da testimone al loro matrimonio. Manco fossero i primi al mondo a divorziare. Non l'ho presa male così tanto neanche quando il mio amico si è mollato con la tipa, perché stava sui maroni a tutti. Però l'ho presa male per loro che insieme erano belli belli in modo assurdo. 
E si comincia a leggere avidamente di tutto, bisogna sapere  il perché e per come, anche perché i tabloid non perdono l'occasione per capire le cause della rottura.
E vai con il waltzer delle speculazioni (oh, hanno fatto il comunicato stampa per evitarlo, ha funzionato alla grande!) che vanno da: lei ama Malibu, lui ama New York. Lui è amico di Naomi Watts, lei si sente con Brad Pitt. Ma sì dai, pure con Gerard Butler. Non si sono mai sposati (ma sti sca#zi, manco vivessero in Vaticano), dai che si rimette insieme a Brad (e come avrebbe detto la buon anima di mio padre, ma escimene dal c#lo), lui non voleva sposare lei, e chi più ne ha più ne metta. Ci manca solo un plastico che riproduce in miniatura la loro casa con due bamboline dove lei è seduta in salotto e lui è nel suo studio a dipingere da analizzare a Porta a porta per capire i motivi della rottura.
E i 'giornali' di gossip ci mangiano allegramente rincarando la dose con fior fiori di cover: basta andare su google, scrivere 'Jennifer Aniston, Justin Theroux', tabloids che trovi il mondezzaio: copertine che ne sparano di ogni - incinta e abbandonata, cocaina, ca#zi e mazzi, roba da far venire il volta stomaco, roba che se io dovessi chiamare il The Sun (porcata di giornale inglese) dicendo che sto frequentando l'attore di The Leftlovers da 6 mesi, mi darebbero l'esclusiva e lei ne uscirebbe pure cornuta bis.
Il mondo gossipparo è un mondo osceno, che da' però il via libera per 'entrare in contatto' con i miti del cinema, così belli, così ricchi, così... Dei. Con la differenza che prima lo facevano con stile, adesso fanno schifo e basta, ma funziona ancora alla grande.
Hollywood ha sempre trattato i suoi divi (o meglio proprietà) rendendoli perfetti agli occhi dello spettatore che con un paio di dollari si assicurava un paio di ore nel mondo fatato del cinema. Ancora prima di Instagram e Facebook, le case cinematografiche dicevano a loro come vestirsi e come comportarsi in pubblico (quindi quel porco di Harvey Wenstein non ha inventato nulla quando 'suggeriva' alle attrici di vestirsi Marchesa alle prime), rendendoli così inarrivabili e così perfetti. E Federico Fellini aveva reso glamour la figura del paparazzo ne La dolce vita
Ed è buffo, perché noi alla privacy ci teniamo (o meglio, ci tenevamo, grazie social networks), mentre vogliamo invece sapere tutto delle stelle di Hollywood. C'è chi la privacy la protegge con le unghie e con i denti, c'è chi posta la foto di quando cagano al cesso (Madonna ne ha postata una su Instagram seduta sulla tazza. Che l'abbia fatta o no, non si sa, ma di sicuro produce magnolie, ne sono certa! TMZ never lies!!!), c'è chi ci costruisce una intera carriera (vedi Kardashian & Co.), c'è chi sbrocca, c'è chi se ne frega, ma la macchina del pettegolezzo va alla grande. E chi la ferma. 
Ce n'è per tutti, quanto materiale per la mia rubrica Il circolo di cucito! Grazie signor gossip!
E forse è per questo che c'è lo stupore quando qualcosa si incrina in tanta meraviglia precostruita.
E Jennifer Aniston è perfetta per il sistema trita tutto del gossip, lei è così multitaskig: Jennifer prima invidiata per aver sposato Brad Pitt e poi compatita per essere stata lasciata da Brad Pitt, poi vittoriosa per aver voltato pagina con un nuovo marito alla faccia di Brad Pitt, e ora coraggiosa senza Brad Pitt. E Justin (ma sì, dai li chiamo per nome manco avessimo fatto un aperitivo ieri al Circolone di Legnano, perché con il gossip puoi fare tutto, pure invertarti un'amicizia inesistente) era perfetto per lei, finalmente con lui poteva vivere l'happy ending tanto sognato! E invece ora è di nuovo da sola. E ora rischia già di essere compatita.
Ma porca miseria, sarà da sola da meno di una settimana e già si deve fare forza e coraggio per una nuova vita da single (lui invece no, eh), mentre magari si sta sparando un centrifugato di verdura in bikini in spiaggia nella soleggiata Malibu, altro che riscaldarsi con un tea per via di tempo di merda a Manchester o la nebbia in Val Padana. 
Lei non sa nemmeno della nostra (della mia di sicuro) esistenza, eppure dispiace. Cavolo, aveva sposato Brad Pitt, il mio primo crush adolescenziale con tanto di poster del Cioé in sella a cavallo ne Intervista col vampiro, poi lui le aveva fatto le corna (ma tanto la bottana disgraziata è la Jolie che gliel'ha portato via, mica lui disgraziato maledetto che si è fatto portare via) e dopo anni e anni aveva finalmente trovato un uomo non solo figo, ma anche con il cervello altrettanto figo.
Perché Justin Theroux è tanta roba: scrive, recita, produce, dipinge, scolpisce, ha reso Robert Downey Jr. Afroamericano e magari sa fare anche delle omelette da urlo. 
Roba che se lo metti di fianco a Brad, quest'ultimo ne esce come il fratello scemo caduto dal seggiolone da piccolo (certo, lui ama l'architettura, ma è un po' poco caro Brad!).
Cioè, ero team #Anistoux (altro che #Brangelina!).
E allora ai è contenti (o almeno io) che una donna trattata come la merda dalla stampa di mezzo mondo si rimette in carreggiata, neanche dovesse giustificarsi con noi del perché e per come vive la sua vita (e scusami ancora per aver scritto che eri incinta quando non lo eri, devi vedere me dopo che ho mangiato una pizza e bevuto una coca-cola, sembro gravida due gemelli!).
Forse mi dispiace perché alla fine sono due persone che si sono voluti bene, ma non potevano stare insieme. E idealizzi il loro amore, come quelle storielle frivole del Cioè (chissà se le ho ancora a casa della mia mamma) dove c'era sempre il lieto fine. Dispiace sempre per una storia d'amore finita male anche quando leggi un romanzo o guardi un film, figuriamoci quando avviene nella vita vera. Anche se è romanzata dal gossip farlocco made in Hollywood. 

martedì 6 febbraio 2018

GOODBYE: Addio a Irina Sanpiter



Non ce la faccio piùùùù! (Magda - Bianco, rosso e verdone)




Irina Sanpiter (1947 - 2018)