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mercoledì 14 agosto 2013

MONOGRAFIA: Enzo Ferrari e il fascino del "Cavallino Rampante" nel cinema




Chi lo avrebbe mai detto che una nota casa automobilistica italiana sarebbe diventata il simbolo del lusso e della velocità tale da stregare anche il mondo del cinema? Accade se si tratta della Ferrari, dal genio e sregolatezza di Enzo Ferrari.
Nato a Modena il 18 febbraio del 1898, Enzo Anselmo Ferrari ebbe il fuoco della corsa iniziando come pilota, ma divenne famoso nell'immaginario collettivo con la creazione dell'auto più lussuosa e rombante del panorama italiano che porta il suo nome.
Nata nel 1929 a Maranello, la Ferrari con quel rosso fiammante e lo stemma del "Cavallino Rampante" non poteva essere ignorata da Hollywood, che spesso sfoggia diversi modelli in film e telefilm, diventando il simbolo dell'opulenza e della voglia di sfrecciare come un fulmine sulle strade.
Ferrari 328 GTS
Gli anni Ottanta, epoca edonistica per eccellenza dopo il decennio hippy, rese la Ferrari protagonista con il modello Ferrari 328 GTS sfoggiata per l'occasione dal detective Axel Foley (Eddie Murphy) in Beverly Hills Cop II (1986).
Ferrari 348
Anche il cinema italiano non disdegna la Ferrari: in Vacanze di Natale 1990 81990) di Carlo Vanzina, la Ferrari 348, sportiva e rombante diventa protagonista di un sorpasso comico tra Boldi e De Sica in una Saint Moritz,
sfondo opulento e (poco) glamour per i nuovi arricchiti
Ferrari 575 Maranello
Se negli anni Ottanta vi era l'ostentazione, negli anni 2000 la Ferrari diventa il modello dell'uomo di successo che ama la velocità coniugata con classe ed eleganza: In The Family Man (2000) il business man Jack Campbell (Nicolas Cage) guida una Ferrari 575 Maranello grigia versione coupé della vettura da corsa 575 GTC dalla carreggiata più ampia.
Ferrari 250 GTO
Infatti la Ferrari non è solo rossa, anche nera ha un suo fascino elegante. Come il modello Ferrari 250 GTO (che sta per Gran turismo) guidata da David Aames in Vanilla Sky (2002) di Cameron Crowe, modello vintage (è degli anni Sessanta), che sfreccia per le strade di Manhattan tra sogno e realtà del protagonista
interpretato da Tom Cruise. Il modello è da strada (fu creata anche quella da corsa) ed è la più conosciuta dagli estimatori.
Ferrari GT California Spider
La Charlie's Angels Nathalie (Cameron Diaz) in Charlie's Angels: più che mai, ama correre e  ha un debole per il Cavallino Rampante: il modello Ferrari GT California Spider utilizzata nel telefilm, ritorna nella versione cinematografica diretta da McG. Questo è il modello più vecchio mai utlizzato in un film, infatti risale al 1957. Auto sportiva a due posti, modellata sulla cabriolet con tettuccio ripiegabile, fu un modello studiato appositamente per il mercato americano, che cominciava  a interessarsi al Cavallino italiano.
Ferrari Enzo
Se gli angeli di Charlie amano correre, anche le cattive amano la Ferrari: come la perfida Madison (Demi Moore), che sempre nello stesso film sfoggia un modello meno vintage, una Ferrari Enzo rossa, un'autovettura coupé progettata per i 55 anni della
Ferrari, la più amata e ricercata dagli ammiratori del marchio made in Italy, che è stata prodotta solo 399 esemplari. Non solo una semplice auto, ma un pezzo da collezione, destinato solo a pochi.
Ferrari 430
Super sportiva per super detective è la Ferrari F430 guidata da Sonny Crockett (Colin Farrell) nel remake cinematografico del serial Miami Vice del 2006 (che preferiva utilizzare la Ferrari 365 GTS/4 Daytona Spider).
In versione grigia e con gli interni in pelle scura, la Ferrari F430 è una berlinetta "più economica di tutte", che la rende più versatile e meno onerosa.
Ferrari 360 Modena
Una Ferrari 360 Modena è l'auto dell'attore Johnny Marco (Stephen Dorff) in Somewhere (2010) è un modello sportivo, perfetta per le lunghe corse per le immense strade di L.A.
La caratteristica di questa Ferrari consiste nell'avere il motore in
posizione posteriore e non anteriore, per di più ben visibile dal lunotto posteriore.
Vintage, coupé, sportiva o berlina, la Ferrari è entrata nel cuore degli americani, che, in un certo modo, l'ha celebrata utilizzandola in varie pellicole, mostrandola in tutta la sua prorompente bellezza.
Rush
A 25 anni dalla scomparsa di Enzo Ferrari, il mito del Cavallino Rampante continua a essere vivo più che mai, e presto tornerà al cinema in versione Formula 1, con la pellicola Rush (2013) di Ron Howard, che narra delle imprese e della rivalità tra Niki Lauda, (Daniel Brhul) pilota della scuderia Ferrari, e James Hunt (Chris Hensworth), pilota della McLaren.
Il suo design moderno e lussuoso, la sua potenza, il prestigio internazionale: il nome di Enzo Ferrari è entrato nella storia.

"Sono i sogni a far vivere l'uomo. Il destino è in buona parte nelle nostre mani, sempre che sappiamo chiaramente quel che vogliamo e siamo decisi ad ottenerlo".
Enzo Ferrari (18/02/1898-14/08/1988)


lunedì 15 luglio 2013

MONOGRAFIA: Sofia Coppola




Quando nasci in uno dei clan più importanti del mondo cinematografico, la settima arte fa parte del tuo DNA, soprattutto se esordisci come nipote (maschio) di Al Pacino ne Il padrino quando ancora si è in fasce.
E' ciò che accade a Sofia Coppola, figlia di Francis Ford Coppola, nipote di Talia Shire, cugina di Nicholas Cage e Jason Schwartzmann e sorella di Roman Coppola. 
Ma Sofia non è solo "parente di", è un'artista autonoma, che ha solo imparato l'ABC del cinema grazie alla sua famiglia, ma poi capace di far emergere il suo talento in modo da camminare da sola nel tortuoso labirinto hollywoodiano, conquistando nel tempo fama, un posto nella storia di Hollywood (è la prima regista americana ad aver ottenuto la nomination all'Oscar, privilegio fino a ora dell'italiana Lina Wertmuller e della Neozelandese Jane Campion, oltre ad essere la prima sceneggiatrice donna a vincere l'Academy Awards), fashion icon (fu testimonial per Louis Vuitton e il suo stile è sempre ricercato e raffinato), diventando un'artista con la A maiuscola.
Sofia Coppola nasce a New York il 14 maggio del 1971 e inizia la carriera come attrice. Ma quella non è la sua strada, soprattutto dopo la stroncatura per il ruolo di Mary Corleone ne Il padrino-Parte III coronata con il Razzie Award, il temibile (anche se ormai divenuto un premio cult) Oscar delle peggiori performance cinematografiche. Beffa delle beffe, in realtà quel ruolo non era destinato a lei, ma a Winona Ryder, che aveva dato forfait a causa di stress da lavoro.
Successivamente recitò in un cameo ne Star Wars: Episodio I-La minaccia fantasma e nel videoclip Elektrobank dei Chemical Brothers, diretta dall'allora marito Spike Jonze (sposati dal 1999 al 2003).
Sofia Coppola decise di intraprendere la carriera di regista e mai scelta fu azzeccata: esordì nel 1999 con Il giardino delle vergini suicide, tratto dall'omonimo romanzo di Jeffrey Eugenides, lanciando nell'olimpo delle star una giovane Kirsten Dust. 
Nel primo film si intravede già la tematica della regista, immergendo i suoi personaggi in uno stato di alienazione che li allontana dal mondo esterno. I luoghi sono protagonisti insieme ai protagonisti: la casa dove vivono come delle recluse le cinque sorelle Lisbon, la casa dove si consuma la tragedia per aver chiuso contro la loro volontà ogni contatto con il mondo esterno.
Così come una stanza di albergo diventa il regno della noia di Charlotte o la hall il momento della solitudine dove un malinconico Bob sorseggia un cocktail: sono i protagonisti della sua senconda pellicola, Lost in Transation, con un grande Bill Murray nominato agli Oscar e una Scarlett Johanson pronta a diventare una stella di Hollywood.
La storia di amore platonica tra il maturo attore e la giovane laureata in filosofia che combattono la reciproca solitudine sullo sfondo della caotica e affascinante Tokyo, proietta Sofia Coppola tra le registe del momento, staccandosi di dosso definitivamente l'etichetta di figlia d'arte. Con Lost in Translation, Coppola ottiene la nomination per la miglior regia, e porta a casa la statuetta per la miglior sceneggiatura.
L'estro della regista newyorkese avviene con Marie Antoinette, dove dirige nuovamente Kirsten Dust e il cugino Jason Schwartzman, già attore di nicchia per Wes Anderson, nelle vesti rispettivamente di Maria Antonietta e Luigi XVII. La regista li isola nella splendida magione di Versailles, creando una sorte di mondo a parte immerso in un universo pop fatto di feste sfarzose (con l'utilizzo di una colonna sonora contemporanea con pezzi dei New Order e i Cure, mescolati con il classico Vivaldi e Domenico Scarlatti), allontanandoli da una realtà fatta di fame e poi di rivoluzione. 
Per il suo quarto film sceglie L.A. e lo Chateau Marmont, dove l'attore e divo del momento Johnny Marco (un insolito Stephen Dorff), combatte il tedio che lo assale viaggiando senza meta con la sua Ferrari gialla per le strade deserte di Los Angeles. Il soggiorno nell'hotel fatto di party, rapporti occasionali, rinchiuso di una stasi di artificialità e vuoto, in nome di una "routine da star" viene spezzata dalla figlia, (una giovanissima e già brava Elle Fanning) che viene a trovarlo per un periodo, facendogli riavere un contatto con la realtà. Il film le frutta il Leone d'Oro come miglior film.
La colonna sonora è firmata dal gruppo francese Phoenix e galeotta fu la collaborazione che Sofia convola a nozze con il frontman Thomas Mars,sposandosi in Italia, a Bernalda, nella terra d'origine dei bisnonni paterni.
Il suo ultimo lavoro è The Bling Ring con protagonista la star in ascesa Emma Watson, dove racconta la vera vicenda di un gruppo di giovani fanatici delle star che rubano nelle ville di Paris Hilton, Orlando Bloom e Lindsay Lohan. 
Sofia Coppola ama la moda, e la moda ama Sofia Coppola: testimonial delle borse Louis Vuitton, è inoltre regista degli spot Dior perfume.
Sofia Coppola ormai è una regista affermata con una carriera ancora lunga davanti a sé. Non chiamatela "figlia di" è così poco chic.