venerdì 17 gennaio 2014

IL CIRCOLO DI CUCITO: Jennifer Lawrence, Dior e i meme

Il vestito incriminato



Allora, fan di Jennifer Lawrence, non me ne vogliate, l'attrice è brava, è giovane, ha un fisico che sprizza salute dai pori, ha già intascato 3 nomination agli Oscar; insomma è un'attrice con la A maiuscola.
Ma come ragazza è un po' un impiastro! In fatto di fashion, poi, non ne parliamo!
Ormai verrà ricordata più per il suo capitombolo agli Oscar made in Dior, che per la statuetta agguantata all'età di 22 anni. E anche ai Golden globes ha fatto una figuraccia niente male mentre intervistavano Taylor - perfettina - Swift.
Ma tant'è, almeno è una ragazza solare che se ne frega dello star system, e delle etichette da cerimonia. Anche perché i premi sono una festa, e se non ci si diverte che festa è? Ma del buon gusto in fatto di abiti cara Jen, ne vogliamo parlare? Che voglia diventare la nuova Meryl Streep imitandone anche il pessimo stile, oltre che la bravura?
Perché lei, indomita, continua a vestirsi made in Dior.

Il mio piumone è più fesciòn del tuo!
In attesa di vedere cosa indosserà Jennifer Lawrence agli Oscar (un Dior sicuro come la statuetta dorata che si intascherà, forse la premieranno solo per vedere cosa combinerà sul palco durante la premiazione), la neo nominata agli Academy Awards per American Hustle ha stupito alla cerimonia dei Golden Globes per l'ennesima ciofeca di vestito.

Se la maison Dior le ha fatto fare una figura di emme facendola cascare come un sacco di patate sulla scalinata del Kodak theatre (gaffe che stava per accadere anche a Julia Roberts fasciata in un Valentino vintage nel 2000, ma salvata in corner dall'ex fidanzato Benjamin Bratt.
Col senno di poi, oggi, nel caso dovesse capitare nuovamente, la farebbe cadere a faccia in giù sugli scalini), per questa occasione non si smentisce, scegliendo un lungo abito color panna.
Dior per l'occasione la infagotta in un abito (?) che dal corpetto alla fascia, è carino, ma poi, non si sa per quale astruso motivo, decide di fasciarla con un'altra cintura.
Va' sta' buzzurra copiona!
Risultato? Il web si scatena e le dedica una carrellata di meme che prende in giro il suo stile. Come se volessero dirle "che ci vuole a fare un Dior? Basta un piumone e un nastro adesivo, e
pure la
Sirenetta con un lenzuolo e una corda se l'è creato, era avanti anni luce!".
Non paga, la simpatica Jennifer se la va a cercare facendo la faccia da invasata durante "l'invasione" durante l'intervista a Taylor Swift,

 Shopping con me, che ne dici?
espressione diventata ormai di culto tra leprese per i fondelli made in internauti.
Mistero dei misteri, anche la bella e brava Natalie Portman veste Dior, di cui è testimonial, come Jennifer Lawrence. E non sbaglia un colpo. Mah, mistero dell'alta moda francese...
E per finire una carrellata di meme:


We love you Jen, ma vestiti come Dio comanda!
 

martedì 14 gennaio 2014

NEWS: Golden Globes 2014. And the winner is...

 
 
 
Belle sorprese ai Golden Globes 2014! La grande bellezza di Paolo Sorrentino vince il premio come miglior film straniero battendo il favorito La vita di Adele.
Non accadeva da più di 20 anni, quando il premio (e il successivo Oscar) se lo aggiudicò Giuseppe Tornatore con il suo Nuovo cinema Paradiso.
Un incredulo Steve McQueen sale sul palco per ricevere la statuetta per 12 Years a Slave che si aggiudica il premio come migliore film drammatico, ma la miglior regia è di Alfonso Cuaròn con il suo Gravity.
Triplete per American Hustle: miglior commedia, migliore attrice protagonista (Amy Adams) e migliore attrice non protagonista (Jennifer Lawrence).
Doppietta per Allen: Woody si aggiudica il premio alla carriera Cecil B. De Mille (che ovviamente non va a ritirare delegando la fidata Diane Keaton) e il suo Blue Jasmine viene premiato per la migliore interpretazione femminile in un film drammatico, che se lo aggiudica Cate Blanchett,.
Altra doppietta per Dallas Buyer's Club: Matthew Mc Conaughey e Jared Leto sono i rispettivi vincitori della migliore prova drammatica e il miglior ruolo non protagonista.
Leonardo Di Caprio invece ha scoperto di essere un buon commediante e la sua bravura viene premiata per la sua interpretazione The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese.
Chissà se i pronostici verranno azzeccati e vinceranno anche l'Oscar?
 
I PREMI:
 
MIGLIOR FILM - DRAMMATICO
12 anni schiavo
MIGLIOR FILM - COMMEDIA/MUSICAL
American Hustle
MIGLIOR REGISTA
Alfonso Cuarón (Gravity)
MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club)
MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Cate Blanchett (Blue Jasmine)
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Jennifer Lawrence (American Hustle)
MIGLIOR ATTORE IN UNA COMMEDIA
Leonardo DiCaprio (The Wolf Of Wall Street)
MIGLIOR COLONNA SONORA
Alex Ebert (All Is Lost)
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
Ordinary Love (Mandela: Long Walk to Freedom)
MIGLIORE ATTRICE IN UNA COMMEDIA
Amy Adams (American Hustle)
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Jared Leto (Dallas Buyers Club)
MIGLIOR SCENEGGIATURA
Her (Spike Jonze)
MIGLIOR FILM STRANIERO
La Grande Bellezza
MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Frozen
 

sabato 11 gennaio 2014

Music Review: Dandy Warhols - Not If You Were the Last Junkie on Earth



Titolo:
Not if You Were the Last Junkie on Earth
Gruppo: The Dandy Warhols
Regia: David LaChapelle
Durata: 3'12"

Ecco  voi lo spettacolo della vita in addiction in salsa pop: un presentatore stralunato apre il sipario dando l'avvio ad uno spettacolo con ballerini post punk usciti dagli anni Ottanta per l'occasione, vestiti di nero e rosso. Una carrellata mostra un gruppo musicale che suona mentre i ballerini danzano creando una coreografia perfetta. Il conduttore presenta una sorta di televendita con tanto di modella vestita con una tutina tigrata, mostrando mr. Junkie, ragazzo clown che soffre per la dipendenza dagli stupefacenti. Mr Junkie è triste si sente male ed è inginocchiato di fronte ad un w.c.
I danzatori cambiano look vestendo di viola e continuano a ballare, facendo da intermezzo per la prossima televendita. La modella, vestita con un abito lungo fucsia, mostra il prodotto in vendita: un'auto sportiva avvolta dalle fiamme, il montaggio alternato mostra i ballerini e mr. Junkie che si sente ancora male; intanto la band continua a suonare. Terza coreografia dei danzatori con un look che vira sull'azzurro, il montaggio alternato mostra mr. Junkie avvilito e sempre più triste. Tre Siringhe "sgambettanti" scendono le scale e creano una coreografia tipo can-can.
I ballerini tornano con una nuova coreografia, questa volta con top giallo, minigonna e pantaloni a scacchi bianchi e neri e ballano in mezzo al gruppo. Infermieri mascherati spingono barelle, ci salgono sopra e creano a loro volta una coreografia, enfatizzati dal plongeè. Il presentatore pazzo apre il sipario per la terza televendita: un funerale, con la testimonial vestita a lutto che arriva con un carro funebre bianco, anche questo da pubblicizzare. Il montaggio alternato mostra i ballerini, gli infermieri, le siringhe saltellanti per poi arrivare alla modella che con professionalità mostra due lapidi, forse una è in omaggio. Fine dello show.
Benvenuti nell'universo pop di David Lachapelle. Il fotografo della rivista di culto Interwiew e allievo dell'esponente della Pop Art Andy Wharol esordisce nel mondo dei videoclip, firmando il video dei Dandy Warhols Not if You Were the Last Junkie on Earth. Definito il Fellini della fotografia, David LaChapelle trasferisce la sua visione colorata e provocatoria che caratterizzano le sue opere.
Il regista crea un musical macabro e provocatorio, coloratissimo con il dominio del fucsia (caratteristica che diventerà una sorta di impronta nei clip successivi), del viola, del giallo, colori accesi per accentuare la vena pop del singolo e per creare un mondo irreale. LaChapelle inventa una sorta di programma televisivo trash, con un anchorman che strabuzza gli occhi e fa le smorfie, affiancato da una modella rifatta perfettaemente in tono con lo show. LaChapelle lancia una frecciata ai programmi tv squallidi probabilmente molto in voga negli States, e si serve di questo escamotage per mostrare la parabola drammatica di mr. Junkie un ragazzo schiavo dell'eroina che finisce per morire di overdose.
Il tutto è rappresentato provocatoriamente come un musical creando splendide coreografie con ballerini vestiti in stile '80 con capelli cotonati, fasce, colori accesi, tipici di quell'epoca glitterata e tanto celebrata negli USA (così come in Italia ai tempi della "Milano da bere") e con ciniche televendite dove in "vendita" è la vita di questo ragazzo schiavo della droga. Le coreografie magnifiche e, perché no, divertenti con ballerine travestite da siringhe che saltano e ballano, che significano i demoni di mr. Junkie, il ragazzo eroinomane. L'escalation nel mondo oscuro della droga continua con la danza macabra degli infermieri, per poi arrivare al limite del cattivo gusto con la pubblicità del suo funerale.
David LaChapelle con il suo primo videoclip dimostra un'ottima conoscenza del linguaggio cinematografico e mostra la sua voglia di provocare, di stupire e di dissacrare ( e massacrare) la società americana nei suoi (tanti) vizi e (poche) virtù.



mercoledì 8 gennaio 2014

MONOGRAFIA: Melvin Van Peebles




Melvin Van Peebles diede una scossa negli anni Settanta diventando il co-fondatore della Blaxploitation, il ruggente cinema afroamericano.
Nato a Chicago nel 1932, Van Peebles non aveva iniziato la sua carriera come regista. Dopo la laurea ottenuta nel 1953 alla Ohio Wesleyan University, era entrato a far parte dell’aereonautica statunitense, come riserva dei Corpi di Addestramento degli Ufficiali per tre anni e mezzo, diventando navigatore al radar di un bombardiere a reazione. Dopo quella esperienza decise di partire per il Messico, dove fece il ritrattista, nonostante fosse laueato, studi che continuerà in in Europa, per conseguire un dottorato in astronomia.
Il periodo trascorso in Europa fu colmo di creatività: cominciò a dipingere, prima in Olanda, poi in Francia. A Parigi frequentò la scena underground e collaborò alla rivista di fumetti “Hara-Kiri”. Van Peebles entrò in contatto con vari fumettisti, tra cui Topor e Wolinski, adattando per l’edizione francese di MAD (rivista americana underground di fumetti) delle strip dai lavori dello scrittore Chester Himes, artista di colore emigrato in Francia[1].
Al ritorno in America, Van Peebles decise di entrare nel mondo della cinematografia, convinto di poter girare un lungometraggio anche senza un’adeguata preparazione[2]. Nonostante ciò, nel 1957 diresse un cortometraggio, Sunlight, e l’anno successivo Three Pickup Men for Herrick. Dopo altri due cortometraggi esordì nel 1968 con The Story of a Three-Day Pass, che riprese lo stile della nouvelle vague francese. Girato in Francia (il film ha anche un titolo francese, Le Permission) e tratto da un romanzo scritto dello stesso regista, narra una storia d’amore interraziale tra un militare afroamericano in licenza a Parigi e una ragazza francese. La pellicola presenta già l’ironia caustica del regista, ridendo apertamente degli stereotipi sugli afroamericani e sugli europei. Questo film rappresenta un connubio tra la cultura francese e quella afroamericana.
Con grande sensibilità e intelligenza, Van Peebles articola i sottili meccanismi delle relazioni interrazziali. Il secondo lungometraggio fu Watermelon Man (L’uomo caffèlatte, 1970), prodotto dalla Columbia Pictures. Il film mette in scena le vicissitudini di Jeff Gerber, un agente delle assicurazioni bianco, bigotto, sessista e soprattutto razzista, che un giorno si sveglia afroamericano. Van Peebles firma una commedia grottesca che comunque offre una drammatizzazione di un incubo dell’inconscio bianco, con uno stile che richiama le avanguardie francesi. Il film non ebbe successo quindi il regista decise di girare un piccolo film indipendente, senza l’aiuto economico delle grandi case di produzione hollywoodiane.
Nel 1970 Van Peebles visse una fase creativa molto irrequieta. Aveva in mente un nuovo film e decise di sviluppare questa idea nel deserto del Mojave, in pieno contatto con la natura selvaggia. Secondo le idee rivoluzionarie di Van Peebles, l’uomo afroamericano doveva liberarsi dalla schiavitù e con il suo nuovo film voleva dimostrare alla popolazione colored il modo con cui raggiungere la tanto agognata libertà[3].
Con Sweet Sweetback’s Baad Asssss Song esplose la Blaxploitation. Van Peebles curò la regia, il montaggio e la musica e interpretò il protagonista. Costato appena 150.000 dollari, ne incassò più di quindici milioni, salvando la MGM (che lo aveva prodotto) dal collasso economico. Con questa pellicola, Van Peebles riuscì a dimostrare al mondo di Hollywood la potenziale redditività di film sui colored realizzati con un budget ridotto.
Il regista afroamericano si occupò non solo della regia, ma anche del montaggio e della musica. Come un “colpo di spugna”, il film cancellò la versione del buon afroamericano integrato nella società dominata dai bianchi, incarnata dalla faccia rassicurante di Sidney Poitier, primo attore afroamericano a vincere un Academy Awards come attore protagonista. Nonostante il grande successo del film, la carriera di Van Peebles continuò con fatica, a causa del suo atteggiamento provocatorio poco amato da un’industria tradizionalista come Hollywood.
Nel 1973 diresse un musical Don’t Play us Cheap. Dopo otto anni di assenza, tornò con una serie televisiva dai contenuti provocatori The Sophisticated Gents, dove affrontava temi scottanti come la sessualità interraziale e l’omosessualità, ma non riuscì a ripetere i fasti di Sweet Sweet Back’s Badasssssong.
Negli anni Novanta si impegna sul set come attore più che come regista: recita in Posse, diretto dal figlio Mario e in Panthers, film sulle pantere nere diretto da John Singleton. L’ultimo lavoro dietro la macchina da presa è un cortometraggio diretto nel 1995, Vroom Vroom Vroom. Il cortometraggio rappresenta la storia di una strega che realizza il sogno di un giovane di possedere una motocicletta e di conquistare la ragazza di cui è innamorato, ma alla fine il ragazzo rinuncia perché vuole realizzare i suoi sogni da solo, in modo indipendenze, senza aiuti esterni.
Il suo ultimo lavoro risale al 2003 con The Real Deal, un cortometraggio per la televisione, mentre nel 2004 ritorna a recitare in Badasssss! Documentario diretto dal figlio Mario che ripercorre la produzione del mitico film che lo fece entrare di diritto nella storia del cinema.
Anche perché senza di lui non ci sarebbe stata la Blaxploitation.
 



[1] Minganti, Franco, “Tre o quattro sfumature di nero. Il cinema afroamericano”, in Brunetta, Gianpaolo (a cura di), Storia del cinema americano. Vol II, cit., p.1362
[2] Donalson, Melvin, Black Directors in Hollywood, Austin, University of Texas Press, 1997, p.19.
[3] James, Darius, That’s Blaxploitation! Roots of the Baadasssss’ tude (rated x by an all-withe jury), cit., p. 12

lunedì 6 gennaio 2014

FILMOGRAFIA: Darren Aronosfsky





NOME:
Darren Aronofsky
DATA DI NASCITA: 12/02/1969
LUOGO DI NASCITA: Brooklyn, New York, Stati Uniti
PROFESSIONE: Regista, Produttore, Sceneggiatore


REGISTA:

(2014) Noah
(2012) Machine Man
(2011) The Wolverine
(2010) Cigno Nero - Black Swan
(2008) The Wrestler
(2006) L'albero della vita
(2000) Requiem for a Dream
(1998) Pi - Il teorema del delirio
(1994) No Time
(1993) Protozoa
(1991) Fortune Cookie
(1991) Supermarket Sweep

PRODUTTORE:

(2010) The Fighter - produttore esecutivo
(2008) The Wrestler - produttore
(2002) Below - produttore
(1991) Fortune Cookie - produttore

SCENEGGIATORE:

(2006) L'albero della vita
(2002) Below
(2000) Requiem for a Dream
(1998) Pi - Il teorema del delirio
(1993) Protozoa
(1991) Supermarket Sweep



venerdì 3 gennaio 2014

RECENSIONE: Moon

Tutto cominciò da qui... Per festeggiare il suo quinto compleanno, Director's cult edita nuovamente la prima recensione, Moon di Duncan Jones.



Moon
Gran Bretagna, 2009.
Regia: Duncan Jones
Cast: Sam Rockwell, Kevin Spacey (voce, nella versione originale), Dominique McElligott
Soggetto: Duncan Jones
Sceneggiatura: Nathan Parker
Produzione: Liberty Films
Distribuzione: Sony Pictures
Durata: 97'

La problematica dell'energia sulla Terra è risolta dalla Lunar, azienda che produce energia sfruttando la roccia lunare, nuova fonte energetica pulita e non dannosa. Sam Bell (Sam Rockwell) è un astronauta che si occupa del funzionamento dei macchinari che raccolgono il materiale sul lato oscuro della Luna e le sue uniche fonti di compagnia sono le piante, il plastico che riproduce la sua città e Gerty 3000, robot che ha la funzione di assistente tuttofare.
Dopo tre anni di permanenza, gli rimangono tre settimane per far ritorno sulla Terra e riabbracciare sua moglie Tess (Dominique McElligott) e la piccola Eve. Il sogno del cosmonauta viene interrotto due settimane prima a causa di un incidente: in preda ad una allucinazione si schianta e finisce sotto una frana. Tornato alla base tenta di capire le cause dell'incidente e nonostante l'impedimento di Gerty, scopre che nella navicella c'è un altro... Sam Bell.
L'astronauta scopre una rete di inganni e cercherà di risolvere l'enigma nascosto nel suo io. Chi è il clone e chi è il vero Sam? Cosa nasconde la Lunar?
Moon segna l'esordio di Duncan Jones e dimostra che privandosi dell'ausilio degli effetti speciali, con pochi soldi e tante idee, si può confezionare una pellicola innovativa che segna un ritorno alle atmosfere della fantascienza sci fi anni '50/60. Il regista mescola sapientemente le tematiche di 2001: odissea nello spazio, regalandoci un nuovo Hal 2000, l'essenzialità della scenografia dell'ambientazione lunare, la svolta del protagonista che decide di riprendersi le redini del proprio destino ricorda THX 1138 di George Lucas; l'io e il suo doppio, realtà o finzione riecheggia Blade Runner e lo straniamento quasi alieno del protagonista è come un omaggio al padre David Bowie che sempre nel 1969 esordì con l'album Space Oddity e creò Ziggy Stardust, il suo alter ego venuto da Marte.
Il regista non si limita a copiare le opere che lo hanno ispirato, ma le rielabora e le trasferisce allo stato attuale. Jones pone un'attenta analisi su una società che sta devastando il suo ambiente e non sa come riparare ai danni inflitti sulla natura. Offre una sorta di soluzione trovando una risorsa miracolosa nella Luna e con essa apre il film in un sogno utopistico sulla Terra che non patisce più la siccità, la desertificazione, l'inquinamento.
Altra tematica importante è la solitudine dell'essere umano, elemento tanto caro alla fantascienza e delineata nei romanzi di Philip Dick. La società di oggi si sta inesorabilmente impoverendo dal punto di vista della comunicazione e dei sentimenti e ci si affida sempre di più alla tecnologia: i social network ormai hanno sostituito i rapporti interpersonali.
L'unico amico di Sam Bell è una macchina "umanizzata" a partire dal suo nome, Gerty, si esprime con le "faccine" che ricordano tanto gli emoticon utilizzati nei messaggi di testo del cellulare. Gerty è quasi paterno con il cosmonauta, la sua unica priorità è di proteggerlo da se stesso, dal suo doppio che reclama la sua necessità di individualismo, la sua persona e la sua libertà.
Ottima prova di Sam Rockwell che ci regala un "one man show" e riesce brillantemente a "reggere sulle proprie spalle" l'intero film. Le musiche di Clint Mansell conferiscono la giusta dose di suspence, sottolineando abilmente i momenti di tensione.
Una piccola pecca sul finale non rovina comunque questo inizio promettente: Moon è un ottimo esordio che farà apprezzare il genere fantascientifico anche ai poco affezionati e segna una carriera brillante per questo figlio d'arte. Buon sangue non mente e speriamo che mantenga sua originalità nelle opere che verranno.

Voto: 8

GIOCO - 10 film da vedere prima che si esauriscano i tuoi neuroni

Director's cult oggi compie oggi 5 anni! 
E siccome ha voglia di festeggiare e mi sono divertita un sacco a fare il gioco di Frank Manila per il suo cinecompleanno, da brava copiona ne faccio uno pure io!
Non sarà magari strafichissimo come il suo, però è sempre meglio di un dito in un occhio!
Dunque il gioco è: 10 film da vedere prima che si esauriscano i tuoi neuroni.
Film vecchi o nuovi che per un motivo o per un altro non siete mai riusciti a vedere, ma che dovete assolutamente recuperare fino a quando i vostri (e i miei) neuroni saranno in grado di gustare un film!
Nella mia lista ci sono dei "cadaveri eccellenti", film di registi che ho sempre ammirato e amato, ma per una ragione o per l'altra non sono mai riuscita a vedere una loro opera (pur avendone viste altre), con grande vergogna cinefila. 
Comincio io:

  1. Rashomon  - Akira Kurosawa
  2. Rocco e i suoi fratelli - Luchino Visconti
  3. La dolce vita - Federico Fellini
  4. La vita è meravigliosa- Frank Capra
  5. Toro Scatenato  - Martin Scorsese
  6. Il fantasma dell'opera  (1925) - Rupert Julian
  7. Ombre rosse -  John Ford
  8. C'era una volta in America  - Sergio Leone
  9. Cinque pezzi facili  - Bob Rafelson
  10. La stangata - George Roy Hill