lunedì 19 agosto 2013

RECENSIONE: To the Wonder



Titolo: To the Wonder
Id., USA, 2013
Cast: Ben Affleck, Olga Kurylenko, Rachel McAdams, Romina Mondello.
Sceneggiatura: Terence Malick.
Durata: 112'

Neil (Ben Affleck) e Marina (Olga Kurylenko) s'incontrano a Parigi e s'innamorano. Vivono intensamente la loro storia viaggiando in luoghi meravigliosi, per poi spostarsi in un piccolo centro dell'Oklahoma.
La fiamma dell'amore si spegne, lei deve rientrare in Francia perché ha il visto scaduto, e Neil, divenuto nel frattempo un tecnico specializzato nell'inquinamento ambientale, riallaccia una relazione con Jane (Rachel McAdams). Marina ritorna negli Stati Uniti e sposatasi con Neil per ottenere la Green Card, cerca di placare le sue ansie parlando con padre Quintana (Javier Bardem), un prete che sta vivendo un momento di crisi spirituale.
Il cinema di Terrence Malick sembra un libro di poesie ermetiche tradotte in immagini. Attraverso le immagini, i luoghi e i personaggi, costruisce intorno una serie di domande a cui vorrebbe che Dio gli fornisca una risposta.
Se The Tree of Life  era il suo 'M'illumino/D'immenso", To the Wonder sembra il suo Ossi di seppia: immagini che si fondano nei ricordi, i pensieri di un amore nato colmo di passione, fatto di sguardi, risate, passione, sullo sfondo della meraviglia del Moint-Saint Michel. Un passato che è impossibile recuperare.
Come una poesia, i pensieri "francesi" di Marina riflettono sull'essere amati, su quella sensazione di protezione che sfugge, rimpiangendo quel passato, quel sentimento che rischia di finire sepolto nei luoghi dove hanno passato momenti meravigliosi.
Neil e Marina: l'uomo che non sapeva amare e la donna che voleva essere amata.
Malick "utilizza" i suoi personaggi, non tanto per raccontare la loro storia, ma come il mezzo per trasmettere una riflessione sulla necessità di essere amati dai propri cari, che confortati dalla misericordia di Dio.
L'amore di Neil è come l'eruzione di un vulcano, e una volta finita non rimane che solo cenere. 
I luoghi raccontano il loro amore, con Parigi e il suo romanticismo, Moint Saint-Michel e il suo splendore da far sembrare la loro unione senza fine, ma arrivati alla desolata Oklahoma, la magia finisce e il rapporto sembra privo di quella linfa di bellezza che sprigionava quell'isola immensa.
Se The Tree of Life rappresentava l'apoteosi della bellezza dell'universo in contrapposizione con la bruttezza umana, in To the Wonder c'è il filosofo Malick ci mostra come la meraviglia di un luogo possa degenerare per mano dell'uomo trasformandosi in bruttezza.
La bellezza di Moint-Saint Michel e la sua meraviglia con quel senso di pace e di assoluta, viene messa in contrapposizione con la bruttezza dell'inquinamento ambientale, lo spettro delle malattie, la desolazione e l'inquietudine del piccolo centro dell'Oklahoma.
E proprio in Oklahoma avviene l'insoddisfazione, che come un morbo colpisce Marina, pietrifica Neil e lei si chiede se è veramente desiderata da quest'uomo.
La passione esplosa pian piano si affievolisce, e quel senso di precarietà rappresentata da una casa colma di scatoloni, la mancanza di quel nucleo protettivo tende a sgretolare il loro sentimento, facendo posto alla frustrazione, all'inquietudine fino alla rabbia e al rancore. 
Marina cerca disperatamente di costruire una famiglia, ma il suo tentativo si rovina con l'abbandono della figlia, che preferisce vivere con il padre, e un disagio che lentamente sta rovinando il suo legame con Neil. 
Neil cerca di recuperare il passato con Jane, assaporando nuovamente quegli istanti, accarezzando per un momento la possibilità di recuperare quel sentimento, ma l'impossibilità di amare, quella paura di lasciarsi andare, rovina la loro relazione, inconsciamente consapevole che quel passato non è più recuperabile.
Neil non sa cosa vuole e in preda alla confusione dei sentimenti si sposa con Marina, che ha la possibilità di vivere in America, ma  non ha la possibilità di ottenere quel senso di protezione e dedizione di cui ha disperatamente bisogno, facendola sprofondare in momenti di euforia e in altri di rabbia e frustrazione, cercando disperatamente quel qualcosa in una relazione fugace con un altro uomo, in un legame con Neil, nel conforto di padre Quintana, senza però riuscire a colmare quel vuoto esistenziale che l'attanaglia, distruggendo lei e quello che ha intorno.
La sua amica Anna (Romina Mondello), cerca di scuoterla, di vivere rompendo gli schemi, ma Marina sembra intrappolata nei suoi demoni e nelle sue inquietudini.
Marina cerca il conforto nelle parole di padre Quintana, ma il prete stesso nutre dei dubbi sulla sua fede e assistendo un'umanità fatta di povertà, malattie, abbandono e solitudine, si chiede se Dio ci abbia lasciati al nostro destino, in balia del libero arbitrio.
To the Wonder è un film difficile da metabolizzare istantaneamente, essendo ancora più criptico di The Tree of Life. E' un film che va "digerito" e assimilato lentamente, riflettendo sulle questioni che il filosofo Malick, ci pone come una poesia cinematografica da parafrasare.
Se le scene dell'innamoramento hanno un'estetica da spot di un profumo francese, la capacità di Malick di estrapolare la bellezza dalle immagini, sono semplicemente meravigliose. 
Ben Affleck risulta inespressivo, ma paradossalmente la sua inespressività riesce a trasmettere quel senso di smarrimento e quel senso di impossibilità di comprendere fino in fondo le esigenze e le frustrazioni delle persone che dovrebbe amare.
Olga Kurilenko con quel piroettare da "vispa Teresa" anche se non ha la grazia angelica di Jessica Chastain (eliminata al montaggio, ma Malick è noto per le sue illustre "vittime" in sala di montaggio), riesce comunque a far trasparire quel senso di malessere e malinconia.
Il cinema è intrattenimento, è vero, ma il cinema di Terrence Malick è lirica tradotta in immagini, e che splendore con i suoi paesaggi, con i suoi campi lunghi, i punti di vista dei suoi protagonisti in soggettiva,  la splendida colonna sonora, dandoci la possibilità di fermarsi per un attimo e porsi delle domande.
E scusate se è poco.

Voto: 7
A.M.

4 commenti:

  1. Se "The Tree of Life" è un racconto sublime intriso di poesia e citazioni (il ponte finale, per chi legge poesia americana, è un'estasi divina), questo, dopo un paio di settimane dalla sua visione, non ha lasciato nulla dentro di me. Le immagini sono sempre splendide, ma gli manca tanto, o forse è troppo poco assimilabile in una sola volta, però ora come ora non lo riguardarei.
    Bella recensione, comunque ;)

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    1. Grazie ;)
      In effetti The Tree of Life colpisce più al cuore, ma forse To the Wonder, essendo più criptico, andrebbe visto una seconda volta per capirlo meglio. Mal che vada le immagini che ci propone Malick sono sempre una manna per gli occhi! :)

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  2. Il fratellino minore di The tree of life.
    Ovviamente in accezione negativa per entrambi.
    Una vera palla. :)

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    1. Ma una palla che è una meraviglia! :-P

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