martedì 13 maggio 2014

RECENSIONE: A Single Man


*Il fascino indiscreto di una recensione retrò*

Titolo: A Single man.
USA, 2009
Cast: Colin Firth, Julianne Moore, Matthwe Goode, Nicholas Hoult, Ginnifer Godwyn.
Sceneggiatura: Tom Ford, George Scearce, basato sul romanzo A Single man di Cristopher Isherwood
Produzione:
Regia: Tom Ford
Durata: 99'

George Falconer (Colin Firth) è un professore di letteratura inglese in un college di Los Angeles. Sullo sfondo della città degli angeli vi è la minaccia della crisi missilistica di Cuba ma non sembra importargli molto.
"Solo gli stolti sorridono al mattino". E George Falconer non ha ragione di sorridere.
Ogni mattina si alza, fa la doccia, la colazione, si veste (i vestiti del protagonista sono firmati dal regista e stilista Tom Ford), annoda la cravatta con lo stile windsor, ma tutto ciò lo fa con inerzia. George Falconer è un uomo solo dopo la morte del suo compagno Jim, avvenuta in tragico incidente, e la vita per lui non ha più importanza.
La sua giornata si svolge lentamente, spezzata dalle telefonate dell'amica Charlotte una donna disillusa dalla vita (Julianne Moore) che chiama affettuosamente Charly e le lezioni all'università.
Il dolore e l'apatia di George ricevono uno  scossone quando entra nella sua vita l'ambiguo Kenny (Nicholas Hoult)  uno dei suoi studenti di corso.
Single man segna il promettente debutto alla regia di Tom Ford, ex stilista di Gucci e Yves Saint-Laurent. Se Gabriele D'Annunzio intendeva la vita come un'opera d'arte, Ford intende mettere questo precetto nella sua opera prima, mettendo a disposizione l'estetica, la letteratura (a partire dall'adattamento del romanzo di Isherwood), la musica, l'architettura e l'arte al servizio del cinema.
Il film è una delizia per gli occhi e nulla è lasciato al caso a cominciare dalla scena iniziale con il corpo nudo di Colin Firth immerso nell'acqua che fluttua come se fosse in un opera di Rembrandt.
La casa in cui vive il protagonista richiama le opere di Mies Van De Rohe.
Il flashback in bianco e nero che ricorda un momento di vita vissuta con Jim, fa pensare alla fotografia di Helmuth Newton.
La musica rispecchia l'epoca con canzoni come Stormy weather di Etta James e la fotografia sgranata rappresenta fedelmente l'epoca degli anni Sessanta.
Ford proviene dalla moda, ma sorprende dimostrando di conoscere bene la tecnica cinematografica con plongèe (riprese dall'alto), establishing shot (elementi descrittivi di una scena) e rallenty fissandosi soprattutto sui dettagli (la rugiada delle rose, gli oggetti estremamente raffinati) come se volesse dimostrare che non è capace di essere solo uno stilista che tenta una nuova strada, ma un uomo colto, lontano dalle frivolezze che circonda il mondo del fashion business.
A prima vista il suo stile sembra manicheo e lezioso da spot di profumi, ma Ford si sofferma sui dettagli non per un vezzo estetico: il suo intento è quello di mostrarci lo sguardo di George, un ultimo sguardo da imprimere nella sua mente, cose e persone da portare via con sé e condividerli un giorno con il suo amato Jim.
I momenti drammatici sono delle spine nel cuore a cominciare dalla scena iniziale che riprende l'incidente mortale di Jim, immortalato in una fredda giornata innevata.
I duetti tra George e Charly trasudano solitudine, disillusioni, sofferenze e sogni infranti. Sogni che per una istante riesce a far rivivere Kenny, con la sua freschezza e ambiguità derivata dalla sua giovinezza. Straordinaria l'interpretazione di Colin Firth, così addolorato e beffato dal fato, e riesce a conferire al suo personaggio la giusta dose di indifferenza, dolore e cinismo, un dandy vecchio stile ferito dagli eventi della vita.
Julianne Moore dimostra la sua solita bravura, anche se la sua Charlotte soffre un po' troppo di teatralità e patetismo eccessivo, penalizzato da un doppiaggio stile alcoolizzata sul viale del tramonto.
 Single man è melò che ricorda i film di Douglas Sirk, un film old style e raffinato come una cravatta di seta annodata in stile windsor.

Voto: 8

17 commenti:

  1. Risposte
    1. A me era piaciuto molto. Peccato che Ford non si metta all'opera per l'opera seconda!

      Elimina
  2. film elegantissimo, d'altra parte con un regista così non poteva andare diversamente...
    credo sia l'unica volta in cui mi ha convinto persino colin firth.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ford dimostra un piglio registico mica male... E Firth meritava l'Oscar, era veramente bravo!

      Elimina
  3. Mi era piaciuto davvero molto, a partire dal tentato suicidio che per certi aspetti mi ha ricordato quello (vero) di Romain Gary.
    Ricordo che però mi disturbò tantissimo non scoprire che fine avesse fatto il secondo cane.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Uh,è vero, il cane! Mamma mia, che bel film, dovrei leggere anche il libro!

      Elimina
  4. Gran bel film, per stile e contenuti. Molti lo hanno scambiato per un film 'patinato' e intellettuale, 'dimenticandosi' forse che l'ambiente universitario inglese degli anni '60 non era esattamente un posto per fricchettoni... a parte questo, è una perfetta trasposizione di uno dei più bei romanzi del secolo scorso (almeno per il sottoscritto). Il finale del film, a differenza del libro, è più esplicito e diretto, ma si tratta comunque di un'opera di gran classe.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti. Io nella mia rece ho voluto sottolineare proprio questo stile colto, diverso dallo stile alla Mondino di spot per i profumi. Urge opera seconda per Mr. Ford!

      Elimina
  5. Bellissimo e Matthew Goode (quasi) nudo è il paradiso

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'avevo visto in Match Point, ma qui in effetti è veramente bello! ;-)

      Elimina
  6. Il film non l'ho visto e vista la recensione mi riprometto di vederlo, ma quello che mi ha stupito veramente è la tua professionalità nell'analisi, degna non solo di un critico cinematografico ma di un esperta di cinematografia e di tecniche registiche. Wow, veramente brava!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Uella, ma grazie! Questo tuo splendido commento mi ha mandato in brodo di giuggiole! *_*
      Grazie mille, mi fa piacere avere un nuovo fan, e ti consiglio caldamente la visione del film, in modo che tu possa apprezzare il film e anche la tecnica di questo gran figo di uno stilista! ;-)

      Elimina
  7. mi è piaciuto un sacco, un film sorprendente e unico, capace di analizzare la perdita di un amore e sottolineare cosa avviene dopo, un ottimo esordio alla regia di uno stilista :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cioè, ma ti rendi conto che Ford proviene dalla moda e fa un film bellissimo, e noi abbiamo Moccia che proviene dalla "letteratura" e fa delle merdate assurde? Ma perchéééé? XD

      Elimina
  8. confesso che Firth su di me esercita un fascino incredibile ... mi sa che mi devo decidere a vedere il film, dato che ce l'ho da un po' :)

    (bellissimo lo sfondo del tuo blog. "Bright Star" è un film che porto nrel cuore)

    RispondiElimina