venerdì 31 marzo 2017

RECENSIONE: Frances Ha


*Il fascino indiscreto di una recensione retrò *



Titolo: Frances Ha
Id,. USA, 2012
Cast: Greta Gerwig, Mickey Sumner, Adam Driver.
Sceneggiatura: Greta Gerwig.
Regia: Noah Baumbach.
Durata: 82'


La generazione di oggi vuole fare questo, vuole fare quello, ma non ha voglia di farlo veramente.
E' un po' brutale messa così, o meglio come la mette in bianco e nero Noah Baumbach, che con Frances Ha potrebbe essere perfettamente catalogato come radical chic - proprio da coloro che non sanno che etichetta indossare per presentarsi agli occhi del mondo.
Negli anni Novanta c'era la Slacker Generation (rappresentata da Baumbach stesso nel suo ultimo film, While We're Young), nel Ventunesimo secolo, c'è... Boh, non si sa cosa c'è.
Se Frances fosse un oggetto di studio cinematografico, finirebbe per essere la figlia di un 'certo' Benjamin Braddock, che anche lui non aveva uno scopo nella vita dopo la laurea.
Se Frances fosse un oggetto di studio sociologico, finirebbe nella categoria 'eterno Peter Pan'- tanto usata per classificare quei giovanotti che stanno tanto bene a casa e che non pensano assolutamente di sposarsi perché niente e nessuno rammenda i calzini e fa una cena favolosa come solo la mamma sa fare.
Ecco, Frances ne sembra la variante. Scioccamente la si può etichettare come 'sindrome di Trilly'?
Baumbach presenta la nostra 'eroina' scanzonata, che balla al parco e scorrazza in giro con la migliore amica Sophie (Mickey Sumner), che lavora per una casa editrice. 
Frances fantastica con Sophie di coabitare in un appartamento nel Village, di diventare una ballerina e la sua amica una famosa scrittrice, condividendo tutto con lei, tanto da rompere con il suo fidanzato (prendere un gatto insieme e vivere come una famigliola, stai scherzando vero?).
Però Sophie ha fatto uno step in più: si è fidanzata, si trasferisce prima a Tribeca (che Frances non può permettersi), poi si trasferisce in Giappone. E Frances rimane così, immobile. Perché sognare è facile, ma mettere in pratica, 'sbattersi', un po' meno.
Sophie si evolve, Frances, no.
Sophie è cresciuta, Frances no.
Sophie sa (al momento) cosa vuole dalla vita, Frances anche, ma non ha la forza o semplicemente la voglia di reagire e cambiare radicalmente la sua vita.
Certo, vive a New York, ma fa fatica a sbarcare il lunario. Vuole fare la ballerina, ma non ha la motivazione necessaria e non combatte per ottenere ciò che vuole.
Più che definirla inconcludente, Frances sembra stritolata dalla sua situazione in stallo. Cerca di vivere con nuove persone (artisti mantenuti dai genitori), una nuova amica con cui ca**eggiare come con Sophie. Però non funziona.
Si sente un pesce fuor d'acqua. Sembra quasi un'aliena tra tutte queste persone con i piedi per terra, come la sua amica Sophie.
Sophie però mica è messa molto meglio. Segue alla perfezione le regole: lavoro, famiglia, vita borghese ad ottimi standard. Sophie taglia i rapporti con Frances, ma non è felice, è in crisi. 
Sophie sa cosa vuole, ma una volta ottenuto scopre che non è soddisfatta.  Frances non sa cosa vuole, e scopre che non è soddisfatta altrettanto.
Questa situazione di perenne immobilità la porta dappertutto e da nessuna parte: New York, dove vive in modo bohémiene tra locali fighi e conti salati da pagare, Sacramento  dove si sente al sicuro a casa dei genitori, Parigi dove passa un weekend in estrema solitudine e senza aver assaporato o goduto niente della fascinosa metropoli. 
E con il soggiorno Parigino Baumbach focalizza la sensazione di Frances di vivere persa nel vuoto, senza una meta e senza uno scopo preciso, sprecando tante occasioni che bussano alla porta. Perché Frances sa che la sua vita è un casino, però non sa da che parte cominciare a raccogliere i cocci e rimettersi in carreggiata.
Baumbach sembra non volere fare sconti alla generazione '?' e allora non fa regali a nessuno, facendo arretrare Frances, facendole toccare il fondo, facendola dormire nel dormitorio della sua università, facendole fare lavori saltuari.
Ecco, Frances finalmente (o almeno, si spera) ha capito la lezione e abbassa il tiro, arrivando a fare compromessi con una vita piena di incognite. 
E Frances Hallaway ristretto in 'Ha' sul nome del citofono è un buon inizio.
Con Frances Ha, Noah Baumbach ritorna allo stile ormai considerato 'vintage' dei film indipendenti tipici degli anni Novanta, girato per strada strizzando volutamente l'occhio un po' a Godard e al suo Fino all'ultimo respiro, un po' allo stile nevrotico/newyorkese di Woody Allen - mettendoci di suo i conflitti generazionali e lo smarrimento di una gioventù che credeva di potere avere tutto, e invece non ha ricevuto niente. Con l'aggravante di non sapere agguantare con tenacia e testardaggine ciò che si vuole.
E se lo stile di Baumbach risulta un po' leccatino e vagamente 'parac*lo', non si può negare una certa empatia e simpatia per questa scombinata ragazza, che si definisce 'infidanzabile'.
Frances Ha è una commedia ben scritta dalla brava protagonista Greta Gerwich - una commedia leggera dal retrogusto amarognolo, ma anche uno sguardo su una società un po' persa per strada.

Voto: 7

6 commenti:

  1. Sai che non l'ho ancora visto?
    Colpa di Baumbach che no, non mi piace. Lo trovo antipaticissimo.
    Va meglio con la Gerwig, adorata in 20th Century Women. :)

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    1. A me è piaciuto invece, mentre 20th Century Women non sono riuscita a vederlo!

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  2. Da sempre avevamo in progetto un "meniamo le mani" su questo film, ricordi? A me 'ste commedie minimali, radical-chic, finto intellettuali e piene di figli (e figlie) di papà non mi sono mai piaciute... ma mi sa che te l'avevo già detto! ;) ;)

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    1. Sì, ci eravamo già 'menati su questo film! Comunque, quando vuoi per un match, abbiamo in sospeso Carol di Haynes!;)

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  3. film delizioso da guardare come per bere una bevanda rinfrescante, una goduria ^_^

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    1. Delizioso sì, è un film carinissimo!!! :-)

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