Visualizzazione post con etichetta Arnold Schwarzenegger. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Arnold Schwarzenegger. Mostra tutti i post

mercoledì 9 novembre 2016

IL CIRCOLO DI CUCITO: A Robert i repubblicani non vanno giù



Giorno infausto per l'America e giornata nera per Robert De Niro, che sicuramente non avrà preso bene la notizia del trionfo di Donald Trump, che a gennaio diventerà il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America.
Sostenitore di Hillary Clinton, De Niro recentemente aveva pubblicato un video dove esortava i suoi compatrioti a non votare per il tycoon, tanto da volergli dare un pugno sul naso se avesse avuto l'opportunità di incontrarlo.
La sua avversione per i repubblicani è diventata tale, che qualche giorno fa si era rifiutato di fare una foto con Arnold Schwarzenegger, repubblicano di ferro ed ex governatore dello stato della California. A dire il vero anche Arnie aveva delle perplessità nei confronti di Trump, ma probabilmente per una questione di fedeltà al partito, aveva preferito non prendere posizione a riguardo. Atteggiamento che ha indispettito non poco De Niro, che durante la serata di beneficienza 'Amici delle forze israeliane' aveva provotato la star di Terminator chiedendogli se avrebbe votato per Trump, per poi andarsene.
In realtà potrebbe essere tutta fuffa, anche perché Variety ha pubblicato una foto in cui le due star si stringevano la mano. E Schwarzy in realtà aveva precedentemente supportato la candidatura di Bernie Koch durante le primarie del 2015, affermando via social che da quando è un cittadino americano (dal 1983) è la prima volta che non sapeva come gestire la vittoria di Trump per la corsa alla Casa, ma che comunque far parte del partito repubblicano significa anche seguirne le regole e fare del proprio meglio per il partito e per il paese (per la serie o mangi questa minestra, o salti dalla finestra).
Il fondo di verità in questa baruffa è che Bob è incavolato nero, e ora si dovrà sciroppare per 4 anni un presidente che sa anche essere cane e maiale, come ha affermato nel video che è servito a poco per scuotere il grande cuore americano.
Mal che vada De Niro potrebbe chiedere asilo in UK... No, con la Brexit sono messi male. Che dire Bob, mal comune mezzo gaudio, tempi bui per tutti!

lunedì 29 settembre 2014

MENIAMO LE MANI 2: Danko

Tremate, tremate, la spaccaossablogger ritorna a picchiare a suon di film con Meniamo le mani 2!!! Un po' come la saga (infinita?) degli Expendables di Stallone e soci, solo che noi usiamo le recensioni al posto delle pistole. Per l'occasione Director's cult rispolvera un poliziesco con i fiocchi Danko (nato stanco ndr.) di Walter Hill.


Vi spiezziamo in due!






Titolo: Danko
Titolo americano: Red Heat
USA, 1988
Cast: Arnold Schwarzenegger, Jim Belushi, Ed O'Ross.
Sceneggiatura: Walter Hill, Troy Kennedy-MartinHarry Kleiner
Regia: Walter Hill.


Ivan Danko (Arnold Swarzenegger) indaga sul pericoloso trafficante di droga Viktor Rokstavill (Ed O'Ross) e durante uno scontro a fuoco Danko uccide il fratello di Viktor, che uccide a sua volta il suo amice e collega. 
Rokstavill fugge in America e Danko vola negli States per rimpatriarlo. Viene affiancato all'estroverso e rude detective Art Ridzik (Jim Belushi), e insieme cercano di incastrare Viktor.
Walter Hill confeziona un film di azione con un sottile senso dell'umorismo frutto della "relazione complicata" tra Ivan Danko e Art Rizdik.
Si gioca con gli stereotipi, "approfittando" di un clima di distensione (realmente avvenuta, ricordate la Perestroika e la storica stretta di mano tra Ronald Reagan e Mikail Gorbaciov?) tra (l'ex) Unione Sovietica e gli Stati Uniti d'America.
Ivan Danko è un perfetto prodotto dell'armata sovietica: granitico, taciturno, preciso, incenerisce con uno sguardo. Rizdik è ovviamente l'opposto: chiassoso, sboccato e impulsivo. Può una coppia così mal assortita lavorare insieme? Certo, se sono accomunati dallo stesso senso di giustizia e di vendetta. Entrambi perdono il proprio collega e amico, e nonostante i loro metodi siano diametralmente opposti, hanno l'obiettivo di arrestare il pericoloso Viktor, cattivo che più cattivo non si può, dotato di una pistola nascosta nella manica da far invidia al Travis Birckle di Taxi Driver.
Hill gioca sulle differenze culturali fin dall’inizio, mostrando una Mosca ricoperta di neve, fredda, il cui silenzio viene interrotto dalla marcia dei poliziotti dell'armata russa; in netta contrapposizione con la chiassosa Chicago, intossicata dal traffico e abbagliata dalle luci al neon di motel con clienti poco raccomandabili.
Danko sbarca in America con la sua impeccabile divisa e non si scompone più di tanto. Anche perché non è in veste di turista, sa che deve fare il suo dovere. Parla poco e agisce tanto, a dispetto di Ridzik che parla tanto, ma agisce altrettanto allo stesso modo, diventando la spina del fianco del suo superiore (Tom Boyle).
E paese che vai, sistema di polizia rigido che trovi. “E’ come il KGB” afferma Danko, riguardo la rigidità del protocollo americano. Paese che vai, pistole che ti confiscano.
Che tu sia di nazionalità Russa o Americana, poco importa, perché le regole sono le stesse. E che tu sia Russo o Americano, quelle regole le puoi sempre trasgredire. Danko porta con se un “giocattolino”, una mega pistolona che potrebbe bucare pure un carrarmato. Ma è in America ora, e il “ferro” migliore è la 44 Magnum, l’ha usata anche l’ispettore Callaghan! Ma il pistolone gli viene tolto all’agente tutto di un pezzo, perché anche gli Yankees hanno la burocrazia e le regole da seguire.
Meno male che c’è Rizdik che non accetta di seguire gli ordini e dando la pistola a Danko, capisce che non ci sono differenze culturali nel seguire i propri ideali in nome di una criminalità che non conosce nazionalità.
La criminalità infatti non conosce confini geografici, ed ecco che Viktor riesce a entrare negli States grazie alla “moglie” Cat Manzetti (Gina Gershon), che si infila in un guaio più grande di lei.
Così come Danko pur nella sua inespressività (ma capace di farti calare le braghe con uno sguardo fulminante), non è poi così freddo come si potrebbe dipingere un Russo, ed esprime un atto di umanità cercando di proteggere Cat, facendola fuggire e mentendo alla polizia americana, trasgredendo a sua volta il protocollo che un agente in visita dovrebbe rispettare. 
Ed è questo senso di indisciplina che lega inevitabilmente Danko e Rizdik. Hill giocando con gli stereotipi e le differenze culturali crea una (ideale) Perestroyka: la distensione tra URRS e USA avviene attraverso rapporto solidale che si crea tra l'impassibile Ivan e lo sguaiato Art, sancito dallo scambio dei rispettivi orologi, può essere (nei limiti della fiction ovviamente) al pari di quella stretta di mano tra Reagan e Gorbaciov.
Danko di Walter Hill è un action movie ben confezionato, dove i momenti di tensione non mancano, così come non mancano le scazzottate e sparatorie, culminate con un grande inseguimento finale a bordo di un bus, con una buona dose di sense of humor con la odd couple Schwarzenegger (qui al top dopo la performance di Terminator) e lo sboccatissimo Belushi (non toccategli la mamma o si arrabbia!). Film godibile e Walter Hill c'entra il bersaglio. Senza l'ausilio di una 44 Magnum.