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venerdì 25 luglio 2014

MONNEZZA MOVIE: Friends With Benefits




Titolo: Friends With Benefits
USA, 2011
Cast: Justin Timberlake, Mila Kunis, Richard Jenkins.
Sceneggiatura: Keith MerrymanDavid A. NewmanWill Gluck.
Regia: Will Gluck
Durata: 109'



Dylan (Justin Timberlake) è di L.A., è un fico pazzesco, che lavora in città che è fica pazzesca e ha un lavoro che è fico pazzesco. Almeno così pensava finché non arriva a rompergli le balle Jamie (Mila Kunis), una ganza tosta di New York,  che lavora per un'agenzia tosta e deve procurare tipi tosti perché sono tosti e gli offre un contratto per GQ.
Mica per il Cioé. Ma Dylan è titubante. Anche perché se gli avesse offerto un posto per Cioé. avrebbe accettato al volo.
Ma Dylan preferisce lavorare da Ciccio Pasticcio a L.A. che da GQ a NY.
Dylan: "mmm non so, sai, ehm, da Ciccio Pasticcio mi trovo bene, L.A. è troppo fica e rischio di perdere la mia ficaggine."
Jamie: "Ma sei fuori come una mina? NY è ganza, ci stanno le tipe di Sex and the City!"
Dylan "Vuoi mettere con L.A.? Ci stanno Ridge e Brooke!"
La ragazza sta per perdere il contratto, non può competere con Ridge quando lei ha solo Carrie Bradshaw. Così lo porta a un flash mob, che toh, che caso, lo fanno quando arriva lui. Perché a NY bloccano sempre il traffico per farsi una ballatina, è pur sempre una città ganza.
Ma Dylan è ancora dubbioso, non sa cosa fare. Allora Jamie lo porta sul tetto di un grattacielo con la scusa che è il suo posto preferito, che lo usa per pensare, per rilassarsi e bla bla. Alla fine taglia corto:
Jamie "ascolta stronzetto, se non accetti il contratto da GQ ti butto dal tetto. Fanculo Ciccio Pasticcio"
Dylan "Penso proprio che accetterò, NY è una città così ganza!!!"
Dopo aver valutato la minac... ehm, la prospettiva della ragazza, Dylan accetta.
E diventano amiconi, si fanno gli scherzoni e non si rompono mai i coglioni. Perché lui è troppo fico è lei è troppo ganza. Allora perché non unire ficaggine e ganzitudine con una serie di trombate? 
Perché no pensa lui, io una zompata te la volevo dare già da mo’, però son signore e aspettavo in primis la tua proposta perché sei una donna troppo avanti ed emancipata.
Così emancipata da: volere il principe azzurro, avere una storia d’amore con gli occhi a forma di cuore, sposarsi, andare a vivere in campagna e cagare una decina di bambini.
Dopo aver giurato sull’Ipad decidono di zompare.
Lui è fico, però è una frana. Ammazza quanto godi male. Eh, sai ci dobbiamo conoscere meglio, sai com’è, mica sono il Rocco Nazionale che gioca a 1,2,3 tromba e scatta in automatico...
Lei è ganza però è una rompicoglioni. Eh no, sopra no, la posizione canonica che palle, non sono una troia, sono una ragazza seria io, cerco il principe azzurro io!
E infatti cerca l’ammore, quello con la A maiuscola. E lo trova nel dottorino dei bambini che è figo, ganzo e pure bravo.
Lei fa la ganza romanticosa: facciamo 5 appuntamenti, non te la smollo finché non ci facciamo i puccettosi mimi-mumu.
Lui fa il bravo ragazzo: ok, al quinto me la dai e tanti saluti. E così fa.
Lei è distrutta e come unico supporto ha la madre fricchettona. Più che proporle di farsi le treccine a vicenda non sa cosa fare e in più non le dice chi è il suo babbo perché è come la madre di Cartman, che si è fatta tutta South Park e alla fine si scopre che si è autoriprodotta. E in più le tira pacco alla festa del 4 luglio.
Jamie è distrutta, così va a frignare da Dylan e lui le propone di andare dal babbo rimbecillito a L.A., così magari riesce anche a beccare Ridge mentre divorzia da Brooke per la centesima volta.
Ci scappa la ciulata con ammore, lei ha gli occhi a cuoricino, lui invece voleva solo sbattersela da buon gentleman qual è.
Jamie è disperata, ma ripensa alle parole della sua guru spirituale, Flavia Vento: “gli uomini sono tutti stronzi”,e riprende la sua vita a NY e torna più ganza e tosta di prima e non lo caga di pezza. Tiè, così impari.
Lui cerca di contattarla, lei gli da picche. Lui allora capisce che è l’ammore del suo ammore e fa il flash mob, perché deve vivere la vita come un film. Abbello, però scegli un film che non faccia cagare troppo!
Toh, si mettono insieme, chi l’avrebbe mai detto?
Una volta le commedie della Golden Age americana avevano il lieto fine annunciato dal principio, ma era una delizia per lo spettatore assistere alle numerose peripezie pur di vedere i propri beniamini finire insieme felici e contenti.
Le commedie brillanti contemporanee invece puzzano di cliché e Friends With Benefits, li usa alla grande: da New York, la città americana più cool, a un fantomatico stile di vita pazzesco “ad alta velocità”, al capo di lavoro gay super bravo e super brillante che va a casa usando barca e non la metropolitana perché è troppo cool; alla madre fricchettona amicona, fino a Justin Timberlake che è qua protagonista assoluto per la prima volta, ma finisce per fare sempre il siparietto canterino. Canta e basta, no?
Seppur Friends With Benefits sia una commedia gradevole, ha tuttavia cast sprecato (con la triade Woody Harrelson che si autocita in Chi non salta bianco è, Patricia Clarkson e Richard Jenkins), e una sceneggiatura che doveva calcare più in sarcasmo nei dialoghi e meno sui luoghi comuni.
Perché se vuoi riprendere lo stile della commedia sofisticata, ricordati caro sceneggiatore strapagato di Hollywood, che il punto di forza erano proprio i dialoghi e le battute al vetriolo che si lanciavano i due innamorati, mixati alla grande con la girandola di situazioni esilaranti. Poi, ben venga il lieto fine.

Voto: 4

giovedì 3 marzo 2011

RECENSIONE: Il cigno nero


Titolo: Il cigno nero
Titolo originale: Black Swan
USA, 2010
Cast: Natalie Portman, Vincent Cassel, Barbara Hershey, Mila Kunis, Winona Ryder.
Sceneggiatura:Andres Heinz, Mark Heyman, John J. McLaughlin
Regia: Darren Aronosfky
Durata: 105'

Nina Sayers (Natalie Portman) sogna da sempre di diventare una etoile del New York City Ballet. Nina è sempre alla ricerca della perfezione, spronata fino all’eccesso da una madre (Barbara Hershey) che scarica su di lei la frustrazione di una carriera nella danza mai decollata.
L’occasione di fare il grande salto avviene con una nuova versione del Lago dei cigni diretta dal coreografo Thomas Leroy (Vincent Cassel), deciso a trovare una nuova “principessina” che sia in grado di arrivare ai livelli di Beth McIntyre (Winona Ryder), la stella del New York City Ballet ormai sul viale del tramonto.
Nina è perfetta per interpretare il ruolo di Odette/cigno bianco, ma Leroy non vede in lei il ruolo di Odile/cigno nero. Nina riesce a dimostrare a Leroy di essere in grado di incarnare entrambi i ruoli, ma la strada verso il successo è resa ancora più tortuosa dall’arrivo di Lily (Mila Kunis), giovane astro nascente della danza, meno perfetta sul profilo tecnico, ma in grado di sprigionare sicurezza e sensualità, elementi che mancano alla giovane danzatrice.
Nina si sottopone ad un estenuante allenamento pur di entrare nella parte, compiendo un processo di metamorfosi tale da farle perdere la percezione con la realtà.
Darren Aronosky torna alle atmosfere di The Wrestler e con fare da antropologo studia la sua creatura. Con la macchina a mano, in cineasta segue Nina mentre si reca al teatro, durante le prove, quando si allena a casa, mentre si destreggia tra le sue rivali. La macchina da presa è costantemente su di lei, sul suo volto segnato dalla fatica, registrando ogni suo passo e movimento delle braccia.
Il Cigno nero è un film fatto di corpi, corpi che vengono martoriati da ore e ore di sfibranti prove, dita sanguinanti, distorsioni alle caviglie, tanta sofferenza nascosta dietro la grazia e la perfezione di un salto e di una piroetta. Ciò che interessa al regista non è una traposizione moderna di Scarpette rosse, né una fedele versione del balletto classico di Cjaikovskji. Aronosfky si concentra sulla metamorfosi spirituale di Nina e sulla sua perdita di ogni inibizione.
Odile, il cigno nero trasformato da un maleficio si prende possesso di Nina poco a poco, entrandole dentro la carne e l’anima, liberandola da un senso di castità e purezza, fuggendo da una prigione dorata costruita da una madre apprensiva e castrante, la tipica madre americana che non riuscendo a realizzarsi da sola plasma e plagia la figlia con le proprie ambizioni tanto sospirate.
Aronosfky trasforma la leggiadria, la grazia e l’eleganza della danza in qualcosa di oscuro, torbido, al limite del gore. L’anima di Nina si fonde con il “male”, la sua stessa ombra è costantemente minacciata dal cambiamento, dal suo doppio. Se prima Nina è priva di una personalità propria e tende ad assomigliare il più possibile a Beth (Wynona Ryder) la stella dell'American Ballet votata al declino, successivamente scava nel suo io nella costante ricerca di sé, del piacere e della propria sessualità, ma soprattutto di un’età adulta che tarda ad arrivare.
Una metamorfosi interna che si traduce esternamente con graffi sulla schiena, dita impregnate di sangue, sguardi allusivi diretti ad una sconcertata e spaventata Nina. Aronosfky però come al solito tende all'esagerazione. Il cineasta pigia l’acceleratore sull’horror tendendo ad eccedere con scene al limite dell’impressionante, mal mescolando gli elementi forti e perversi con quelli drammatici alla “Eva contro Eva” , sesso e psicologia, e con cadute nel kitch (come la scena a casa di Thomas che le consiglia l’autoerotismo, mentre la scena lesbo, tanto chiaccherata al Festival di Venezia è solo una classica scena lesbo).
Bravi gli interpreti: Mila Kunis è una Lily disinibita e sensuale in perfetta contrapposizione con l’angelica innocenza di Nina. Natalie Portman merita l’Oscar solo per la scena della sua completa trasformazione in Odile, la sequenza più bella del film (una vera delizia, soprattutto per chi ama il balletto…), irriconoscibile nella sua trasformazione da timida impaurita e quasi irritante, a femme fatale sicura di sé in grado di sedurre.
Se Vincent Cassel è bravo nell’evitare di strafare nel ruolo di coreografo tiranno, così come Barbara Hershey che evita ogni isterismo pur rendendo il suo ruolo oppressivo. Ottimo è il cameo di Winona Ryder, melodrammatica stella cadente che non si rassegna a uscire di scena.
Il cigno nero è con una punta di imperfezione, ma terribilmente affascinante, che va metabolizzato lentamente e “assorbito” poco alla volta, ma una volta entrato in circolo lascia una sensazione di forte seduzione, lasciando lo spettatore stordito e intrigato come se fosse appena uscito da un labirinto ricco di passioni forti.

Voto: 7,5
A.M.