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lunedì 30 novembre 2015

MARIO MONICELLI DAY: La ragazza con la pistola

Il 29 novembre del 2010 veniva a mancare l'ultimo pilastro della commedia all'italiana, Mario Monicelli. Nel 2015 avrebbe compiuto 100 anni e non è ancora troppo tardi per fargli gli auguri. 
Per l'occasione l'armata bloggers celebra il grande regista e Director's cult ha scelto il suo film preferito, La ragazza con la pistola. 



Il tono della recensione sarà un po' farsesca e semi seria, perché La ragazza con la pistola è un film talmente divertente che non si prende sul serio, indi per cui neanche la Director's lo farà. Ciò non significa che vuole fare una recensione presa per i fondelli, né di mancare di rispetto all'immenso Monicelli. Anche perché troveterete l'analisi seria alla fine.




Titolo: La ragazza con la pistola
Italia, 1968
Cast: Monica Vitti, Carlo Giufrè, Stanley Baker.
Sceneggiatura: Rodolfo Sonego, Luigi Magni.
Regia: Mario Monicelli.
Durata: 97'



Viaggio on the road di Assunta Patané, la svergognata del paese che deve riconquistare l'onore perduto e togliersi l'onta di 'bottana e fetusa'. Quel che ne seguirà è il diario di bordo della giovane disonorata.
Dalla Sicilia con ardore: Complice un'uscita 'proibita' alla farmacia, viene rapita per sbaglio da un gruppo di scimuniti mandati da Vincenzo Macaluso (Carlo Giufré), che prendono per sbaglio lei invece della cugina chiatta di (lei al palo telefonico si attaccò). 
Vi(n)cenzo Macaluso, ormai disonorata è, e a LEI la devi sposare. Se vuoi campare. Assunta tanto brutta non è e per la disgrazia ti poteva anche capitare di peggio.
Però prima la devi sposare e poi avviene il fatto. Perché lei è fredda come il marmo, donna onesta è. Assunta però nel letto finisce e Vi(n)cenzo l'arrovina! La passione di Assunta però è così forte che i suoi baci sono troppo focosi per essere una donna onesta e se ora insieme devono stare, devono rimanere insieme fino alla tomba. E così sedotta e abbandonata fu. 
Macaluso Vincenzo se n'è andato, lasciandoti sola, disgraziata, inguaiata e disonorata. Il fidanzato di Assunta è sempre stato contrario a quelle uscite in farmacia e ora deve riscattare la purezza perduta e il disgraziato va' accoppato. La famiglia di Assunta tutte fimmine sono, e quindi spetta a lei lavare l'onta, al punto da partire per il Regno Unito e scovare il traditore.
Il kit per ritrovare il disgraziato: 1) la pistola da nascondere nella borsetta 2) cinquemila lire da nascondere nel reggipetto 3) l'indirizzo del traditore 4) la foto del traditore  5) la foto della Madonna, che sempre ti protegga 5) biglietto di sola andata. Tanto una volta accoppato vai in questura e ti rimandano a casa a gratis. 
Edimhurgo: Assunta come un segugio riesce a trovare Vi(n)cenzo in un ristorante italiano dove lavora come chef. Appena lo scopre il traditore fugge, e lei si ritrova a fare la cammarera presso una famiglia scozzese. Inaspettatamente, come un fulmine che colpisce il cielo in maniera subitanea, riceve una sua telefonata. E'il traditore. Le spiega che il suo comportamento non fu di donna onesta e per questo l'abbandonò. Disse lui. Ma grandissimo amore per lui la rese disonesta! Chiarì lei. Sei suo per tutta la vita. O sua, o di nessun altra. Chiaro? Puntualizzò  lei. Non ti sposo. Ribadì lui. In caso non fossi d'accordo, ti mette una pallottola in mezzo agli occhi che ti esce da qua dietro (la testa ndr.). Rimarca lei. Tanto non mi trovi. Dice lui. Tanto tutte le domeniche libere ha, e ogni domenica, suonerà la campana a mo(r)to. Promette lei.
Sheffield: Assunta trova un ragazzo che l'aiuta nella sua missione. La porta in un locale e lì trova Vi(n)cenzo, che zompetta allegro tra le note pensando di averla fatta franca. Trova una ragazza che le da delle informazioni, ma lei, per averlo fatto dormire sul suo sofà e non volendo riparare l'offesa del traditore, la ringrazia dandole della puttana. La ragazza mala dice che Vi(n)cenzo va spesso una caffetteria, ma ora è chiusa, così il nuovo amico inglese la ospita in casa sua. Mentre guarda la TV, Assunta fa un'arguta osservazione: ma come, tu uomo, io donna, soli in casa e tu look TV? Lui le zompa addosso e lei a botte lo prende. Perchè l'uomo ha da provare, ma la donna difendersi deve. Non avendo trovato il traditore, Assunta deve seguire il fan del rugby durante una trasferta e lì trova Vi(n)cenzo suo nelle vesti di un portantino che soccorre un giocatore. Riprende l'inseguimento.
Bath: Grazie a un passaggio su un camioncino per gelati sgarrupato, Assunta arriva a destinazione presso l'ospedale di Bath, dove il traditore lavora. Riesce a eludere la sicurezza, ma ancora una volta il traditore si volatilizzò. Un giorno le dicono che Vi(n)cenzo di cause naturali morì e lei si dispera, perché lei doveva farlo morire di cause naturali, con le mani sue. Ora fetusa e bottana rimane. Così, decide di sposarsi con un ragazzo a cui aveva donato il sangue in ospedale. Matrimonio regolare ti fa. Ma lui tanto regolare non è, così il matrimonio salta, e lei è destinata a tornare in Sicilia, a vivere sepolta in casa.
In soccorso arriva però il dottor Osborne (Stanley Baker), che la prende sotto la sua ala e la iscrive a un corso per diventare infermiera. Un giorno, rivede il traditore mo(r)to, ma che mo(r)to non era.
Suona la campana a mo(r)to: Macaluso Vi(n)cenzoooo, prega a Maria che la tua ultima ora è arrivata!
Pim!Pum!Pam! E mancò la mira. 
La sentenza è ineluttabile. Patria mia! Perdono! Mancai la mira! Figghia svìturata, tornatene indietro! Mettiti una pietra al collo e buttati ammàari! Bottana e fetusa seiiii!!!
Londra: E invece di buttarsi ammàri, a Londra volò, aiutata dal dottor Osborn. E lì invece trovò una carriera di modella, cantando in un locale la hit Lu cardillu: Ma lu cardillu la cerca ogni sìra fici cantari na canzunedda... Cippi Cippi Cippi Cì, quando tu canti io sacciu picchì.. I Beatles all'epoca si mangiarono le mani per aver perso u successo del genere.
E in quel di Londra questa volta, il traditore è venuto a cercarla. Eora lui segue lei.
Brighton: In viaggio verso l'isola di Jersey, Assunta non può partire e deve rimanere una notte a Brighton. E sempre in farmacia, avviene il fatto: Vi(n)cenzo incontra 'casualmente' Assunta e questa volta vuole riparare all'onta. Anche perché lui detiene il copyright per quella notte. Ma lei cambiò, e molto profondamente. Però sempre fredda come il marmo è. Però questa volta sincero è. Allora prima il fatto e poi matrimonio.
La promessa: ritorneremo in Sicilia. Dice lui. Dove vuoi tu. Dice lei. Devi dimenticare il tuo passato. Dice lui. Non me lo ricordo più. Dice lei. Devi rinunciare alla tua libertà. Dice lui. Che me ne faccio della libertà, ncatenata a te voglio stare. Dice lei. 
Isola di Jersey: Tu disonori me, e io disonoro te. In viaggio verso l'Isola di Jersey, Assunta Patané se ne andò lasciando Macaluso Vi(n)cenzo sedotto e abbandonato. 
Perché bottana era, e bottana era rimasta.
Mario Monicelli era un maestro nello sbeffeggiare gli usi e costumi del popolo italico, sferrando colpi di sagace ironia e critica feroce della società italiana. Con La ragazza pistola il regista toscano prende di mira gli stereotipi della società siciliana, dissacrando (e massacrando) la classica fuitina sicula, ovvero la fuga d'amore di due fidanzati che vogliono rendere noto alle rispettive famiglie (e al paese intero) che hanno consumato, e l'unico modo per salvare la purezza di lei è il matrimonio riparatore. Monicelli però si diverte (e ci diverte) mettendo in scena una 'fuitina sbagliata', costringendo la protagonista femminile a diventare un prototipo di femminista ante-litteram, inconsciamente consapevole della propria femminilità e sessualità. Anche perché lei, in un paesino piccolo della Sicilia, chi la insegnò a baciare così?  
In anticipo nei tempi - siccome nel 1968 in Italia i reggiseni non venivano ancora bruciati al grido id 'l'utero è mio e me lo gestisco io - Monicelli decide di far intraprendere alla sua eroina svergognata un viaggio on the road spassoso verso l'Inghilterra (prendendo di mira a sua volta lo stereotipo dell'italiano visto all'estero con una serie di cliché), ma che è anche un viaggio verso l'emancipazione femminile.
Perché  La ragazza con la pistola è un film terribilmente femminile. Monicelli tifa fin dal principio per Assunta, ridicolizzando e demolendo la figura maschile focosa, affascinante e virile incarnata da Vincenzo, che non ne esce tanto bene. Perchè se Assunta si evolve sia esteriormente - una volta che si toglie il peso della missione toglie anche quel vestito nero e quella treccia ingombrante a favore di vestitini corti e una capigliatura rossa - che interiormente, prendendo consapevolezza di essere una donna forte, capace di cavarsela da sola in un paese straniero con una cultura così diversa dalla sua; Vincenzo rimane sempre lo stesso uomo retrogrado, conquistando le donne con il suo fascino italiano e conquistando gli inglesi con lo stile made in Italy.
E così Vincenzo Macaluso da seduttore finisce per essere sedotto e abbandonato a sua volta. Cambiano i tempi e cambia anche Assunta. Puttana o meno, Assunta Patané si riprende il proprio onore e la propria dignità di donna, diventando libera, indipendente e fiera di esserlo.

Voto: 9

Hanno partecipato al Mario Monicelli Day:

giovedì 9 luglio 2015

RIFLESSIONI: La bellezza delle dive italiane



Il mese scorso è venuta a mancare l'attrice Laura Antonelli e in pochi l'hanno ricordata. Mi ha colpito un commento del buon Solaris, che secondo il suo parere era un'attrice lontana dalla bravura di Sophia Loren, Anna Magnani e Claudia Cardinale, puntando solo sull'avvenenza fisica.
Partendo dal fatto che rispetto la sua opinione, mi è venuto in mente questa piccola riflessione. 
E se Laura Antonelli fosse capitata nel momento storico-cinematografico sbagliato? La carriera di Laura Antonelli come sarebbe stata se fosse iniziata negli anni Cinquanta e non venti anni dopo?
Faccio un salto indietro. Sophia Loren, Anna Magnani e Claudia Cardinale appartengono al periodo d'oro del cinema italiano. Verso la fine degli Quaranta si conclude il Neorealismo per far spazio al Neorealismo rosa e successivamente a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta alla commedia all'italiana. Attrici come Silvana Mangano con Riso Amaro avevano sdoganato il concetto di bellezza giunonica così prorompente, così diversa dalla bellezza rassicurante (e un po' sciatta) di Lya Franca (Gli uomini che mascalzoni, commedie che fanno il verso alla commedia sofisticata americana made in Mario Camerini), aprendo di fatto la strada alle maggiorate. 
Bellezza e sensualità: dualismo che veniva ricercato dai talent scout, che andavano a scoprire nuovi possibili attrici dai concorsi come Miss Italia, dalla quale uscirono sia la Loren che Gina Lollobrigida: belle, sensuali, ma fortunatamente dotate di un carisma capace di bucare il grande schermo.
Il cinema italiano per l'appunto stava vivendo il suo momento migliore, con squisite commedie come Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini, L'oro di Napoli di Vittorio De Sica, I soliti ignoti di Mario Monicelli e così via, dando vita a personaggi femminili oggetto del desiderio sì, ma anche cocciute e ricche di personalità da vendere. 
Vi ricordate come la 'Bersagliera' interpretata da Gina Lollobrigida teneva testa a un maturo Vittorio De Sica in  Pane amore e Fantasia e nel seguito (Sophia Loren invece recita nel terzo film della serie, Pane amore e gelosia e Pane amore e...?). O come Sophia Loren faceva ululare di passione Marcello Mastroianni, con quel strip-tease lasciato a metà in Ieri, oggi e domani?
Carisma e bellezza dunque, caratteristiche che fecero la fortuna non solo in Italia, ma anche all'estero per le stelle nostrane della Lollobrigida (Torna a settembre a fianco di Rock Hudson), della Loren (Arabesque al fianco di Gregory Peck) e della Cardinale (La pantera rosa al fianco di David Niven). Belle e brave.
Claudia Cardinale in realtà era diversa dal canone della dea giunonica: aveva una bellezza (ha tutt'ora, pardon) più sofisticata, precedendo di fatto quella tipologia di donne dalla bellezza ricercata e più 'borghese', che seppe poi incarnare alla perfezione da Virna Lisi prima (che rifiutò lo stereotipo di bomba sexy chiudendo sul nascere una promettente carriera hollywoodiana) e Monica Vitti poi sotto la guida di Michelangelo Antonioni.
Cardinale di fatto aveva incarnato un certo canone di bellezza inarrivabile, espresso soprattutto in Il bell'Antonio di Bolognini, con un Marcello Mastroianni in piena crisi di viralità maschile, incapace di amare quel fiore raro e impossibile da cogliere;  e successivamente ne Il gattopardo di Luchino Visconti, così altera e nobile strizzata in un corpetto che non le lasciava emettere un respiro.
Anna Magnani invece riuscì a costruirsi una carriera con quella bellezza fuori dagli schemi, impiegando 50 anni per avere le sue rughe, riuscendo a diventare la prima italiana a vincere un Oscar.
Figlia del Neorealismo, con il ruolo della popolana Pina, entra di diritto nella storia del cinema  con Roma Città aperta, mentre rincorre il camion che imprigiona il suo compagno, imprecando contro i nazisti prima di essere brutalmente uccisa.
Anna Magnani era la donna del popolo per eccellenza, l'essenza stessa della romanità, arrivando a toccare il climax con Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini.
Magnani era - mi perdoni il termine - un po' 'rustica'. Anche con il vestito 'buono' sfoggiato in Abbasso la ricchezza!, usciva sempre quel lato verace e genuino di questa magnifica attrice. Non era necessario in lei la bellezza provocante, perché sapeva splendere di luce propria. Non era sensuale come la Loren, non era sofisticata come la Cardinale.  Ma aveva una bellezza interiore che riusciva a trasmettere con un sorriso, con quegli occhi colmi di passione e quella sana sfacciataggine di chi non 'non te le manda a dire'.
Ora, un passo avanti: siamo negli anni Settanta. Gradualmente si assiste alla fine della censura, che aveva sforbiciato vergognosamente i film di De Sica (La Ciociara), Bertolucci (Ultimo tango a Parigi), Antonioni (L'avventura). Cadono le forbici e finalmente l'Italia si è desta.
Se da un lato c'è Lina Wertmuller che potrebbe essere considerata una femminista ante litteram con il suo alter ego Mariangela Melato, cucendole addosso personaggi ad hoc come la mitica 'bottana industriale' de Travolti da un solito destino nell'azzurro mare d'agosto; dall'altro entra piano piano nelle commedie un velo di erotismo. Dive come la Magnani purtroppo non ci sono più (morì nel 1973), altre come la Loren concentrarono la carriera a Hollywood, altre come la Lollobrigida avevano diradato gli impegni per concentarsi sull'arte, diventando delle splendide signore sugli 'anta'.
Cambia il cinema, non ci sono più le commedie feroci e ciniche, anche se il cinema di Monicelli e Risi ruggirà fino agli anni Novanta/inizi del Duemila, ma senza il fervore del passato.
E cambiano anche i ruoli, dove la donna diventa non solo oggetto del desiderio, ma anche la volontà di possederla.
Ed ecco che un film su un vedovo con due figli assume una governante che diventa l'oggetto di bramosia sia dell'uomo che del figlio più grande. Ed ecco quella scena in cui lei cerca di pulire i vetri, con quella gonna svolazzante con quella voglia di sbirciarci un po': era il 1973, il film era Malizia e l'attrice era Laura Antonelli.
Laura Antonelli era entrata nell'immaginario erotico collettivo, con quella bellezza inconsapevolmente prorompente, diventando un puro oggetto del desiderio.
Se attrici come Edwige Fenech sfruttarono il proprio sex appeal con ironia e liberazione della sessualità  - con quella corsa 'seno al vento' che profuma di libertà in Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda - ponendo di fatto fine alla censura e aprendo un filone di commedia 'scollacciata' che coinciderà con il declino della commedia all'italiana - vuoi per un periodo di distensione post-terrorismo, vuoi per un yuppismo e materialismo della Milano da bere che si rifletté inevitabilmente sul cinema, vuoi per una TV privata nascente capace di tagliare  il cordone ombelicale tra lo spettatore e 'mamma RAI' - e un po' dell'Italia stessa.
Laura Antonelli era quel tipo di bellezza fragile e insicura. La sua fortuna e la sua dannazione, che la portarono verso un cliché interrotto solo dal maestro Luchino Visconti ne L'innocente del 1976. Qui alla sua prova migliore, donna adultera (e quindi pur sempre oggetto del desiderio sessuale altrui), ma donna insoddisfatta che la spinge a tradire, colpa che però ricadrà da un essere indifeso. Un ruolo totalmente diverso, misurato e trattenuto, che mostra un lato inedito dell'attrice istriana. Non solo un corpo da bramare, ma era anche una potenziale talendo da offrire al pubblico italiano.
Però il treno dei bei ruoli era passato da un pezzo e i posti erano già stati occupati da Loren, Cardinale e Magnani, lasciandole solo commediole sexy come Mi faccio la barca, Rimini Rimini e altri film che non sono rimasti nella memoria.
Forse non ero tagliata per fare l'attrice. Non ero preparata ad affrontare quella carriera, il successo, la popolarità, quell'ambiente, con le illusioni e le delusioni. Sono sempre stata una persona semplice, timida.
Forse Laura Antonelli aveva veramente basato la sua carriera sul suo corpo, e una volta sfiorito la sua carriera è andata in declino, e così la sua vita, caduta nell'oblio. O forse aveva un buon potenziale, come aveva intuito Visconti, solo che era nata nel decennio sbagliato.