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giovedì 21 agosto 2025

NOTTE HORROR: Venerdi' 13

Ormai la gang della notte horror sa che sono un caso disperato e anche quest'anno scrivo in ritardo, leggo in ritardo e commento in ritardo. Come un atleta che corre la maratona e arranca alla fine, riesce comunque ad arrivare al traguardo, quindi con mia somma vergona, ecco il mio contributo alla notte horror 2025!







Titolo: Venerdi' 13
Titolo originale: Friday the 13th
USA, 1980
Sceneggiatura:Victor Miller
Cast: Betsy Palmer, Kevin Bacon, Adrienne King.
Regia: Victor Miller
Durata: 95'

Piccola guida semiseria allo slasher anni Ottanta'

  1. La coppietta di adolescenti arrapata. La coppietta che si imbosca in camera per dare sfogo agli istinti animaleschi e destinata a soccombere e' il monito di ogni film dell'orrore che si rispetti. Necessaria, come l'agnello sacrificale a Pasqua. Nelle regole del film horror, come il buon Wes Craven ci aveva insegnato in Scream, solo la vergine si salva dalla furia omicida del pazzo di turno'.
  2. Il campeggio. Il luogo desolato per eccellenza, un posto dimenticato da Dio dove i genitori si disfano dei propri figlioli per tutta l'estate affinche' facciano le proprie esperienze. Ignorando che i loro pargoli adolescenti siano arrapati abbestia e quindi destinati a soccombere.
  3. L'autostop. Mai prendere un passaggio da uno sconosciuto. Perche' anche se sembri innocente che la Vergine Maria levati, se soccombi sei Maria Maddalena. Non mentire. Il sangue che esce dalle tue budella non mente mai.
  4. Il bosco. Nel boschetto della nostra fantasia ora c'e' una povera crista che sinvoca pieta', quando ecco che il mostro si avvicina...
  5. La notte piovosa. Se Fantozzi aveva la nuvola personalizzata, il killer/mostro/pazzo ha la notte piovosa per fare mattanza. Cosi' le vittime sacrificali rotolano meglio nel fango
  6. Le cosce. Come conseguenza della notte piovosa, si sta nell'alloggio e cosa c'e' di meglio di un gioco dove chi perde si spoglia? Cosi' quando il killer vuole fare fuori la tizia di turno, l'e' bella biotta con solo la camicia addosso, pronta a mostrare stacco di coscia e scatto atletico per evitare di essere squartata.
  7. La cagna maledetta. In combo con le cosce, la vittima sacrificale, o quella che riesce a scappare deve emettere terrificanti urla che farebbero impazzire pure i cani.
  8. La matta. C'e' sempre la matta, quella che sembra caruccia e poi non la vorresti come vicina di casa. E ci ricolleghiamo al punto 1, la matta punisce sempre gli arrapati abbestia. Sempre.
  9. La final girl. Ovvero quella che prende la pagliuzza piu' lunga e fa tana a tutti quanti.
  10. Era tutto un sogno. Ah no?
E questa e' la ricetta di Venerdi' 13, giorno nefasto per la riapertura del campeggio di Crystal Lake, dove anni prima si era consumata la tragedia di una coppietta massacrata nel cuore della notte. Crystal Lake e' un luogo maledetto dove un ragazzino, Jason Voorhies era morto annegato per negligenza, aka coppietta arrappata che si era appartata e non si era accorta dell'incidente.
La riapertura avviene sotto i peggiori auspici, quando una delle coordinatrici accetta un passaggio e finisce nel boschetto della nostra fantasia a urlare come una cagna maledetta e squartata senza pieta'. Ad uno a uno tocca agli altri coordinatori, tra cui un giovanissimo Kevin Bacon che un paio di anni prima si era preso una marea di mazzate sul sedere con una mazza da cricket in Animal House. 
Mai fidarsi della brava persona che e' quella che sbrocca male e cerca vendetta, cosi' la final girl pensa di essersi salvata e invece viene solo fregata.

Considerazione seria.

Le regole dello slasher movie sono semplici: un gruppo di giovani viene trucidato da un maniaco, lasciandone viva solo una - in genere una ragazza (e da qui il nome final girl, ovvero l'ultima ragazza) -dando sfogo ad una furia omicida che comporta litri di sangue e morti una piu' truculenta dell'altra.
In realta' lo slasher movie potrebbe nascondere, a mio modesto parere, un significato piu' profondo: chi muore ingiustamente, merita giustizia. Ad ogni costo. Tralasciando il fatto che il genere horror ha una incredibile, se non necessaria sospensione di incredulita', la giustizia per quanto riguarda quella tradizionale non esiste (ovvero il poliziotto che indaga e assicura il colpevole in prigione. Il poliziotto c'e', ma non riesce ad assicurare il colpevole al primo colpo, e spesso neanche all'ultimo), e quindi deve intervenire una giustizia soprannaturale,  se non divina/maligna. 
Il male paradossalmente e' necessario per assicurare il bene, in questo caso giustizia per un bambino la cui morte poteva essere evitata. Jason Voorhies muore in eta' giovane in un posto che doveva regalargli un'estate spensierata. Muore per mano della negligenza di un 16/18enne, perche' se un bambino come Jason va in campeggio per farsi dei nuovi amici e attivita' ludiche, gli adolescenti principalmente ci vanno per fare sesso senza la supervisione degli adulti. 
Ed e' questa una regola dell'horror: il sesso e' qualcosa di sbagliato, se non perverso, al punto da essere punito con la morte. Era gia' capitato in Halloween, dove Mike Meyers sbrocca nel vedere la sorella fare sesso con il suo ragazzo invece che fargli da babysitter. Il sesso viene visto non solo come qualcosa di sporco, ma come qualcosa di pericoloso, cioe' l'incuria dei bambini. Se in Halloween il sesso scatena un trauma a Mike Meyers, in Venerdi' 13 il sesso causa la morte di Jason Voorhies. Ergo, solo le vergini si salvano, e hanno l'aura pura e quasi santifica per combattere il male.
I morti non riposano e cercano vendetta. Jason Voorhies torna dall'oltretomba per cercare la pace eterna, cosi' come lo e' la madre, che perde la ragione per vendicarsi della morte del figlio. Lo slasher segue lo schema dei 10 piccoli indiani all'Agatha Christie, e ogni efferato omicidio e' un processo di catarsi per il malvagio in cerca di pace. 
E non e' un caso che avvengano in luoghi sperduti come boschi o zone isolate, come se si compiesse un rito per poter porre fine all'agonia del mostro, che e' la vera vittima della situazione. Non che sia legittimo che i protagonisti muoiano di una morte terribile (d'altronde gli omicidi devono essere cruenti ed esagerati oltre la fantasia proprio per svuotarne di significato e tecnicamente giustificarne la fine orrenda e assurda), ma necessaria per porre fine alla sofferenza del mostro/maniaco che cerca pace (dal maligno o in cerca di giustizia).
La final girl. Gli horror sono sempre stati politici e/o femministi e stravolge il concetto della damsel in distress, ovvero la pulzella da salvare dal pericolo. E' vero, urla come una matta e spesso corre scosciata, ma la final girl mostra LA RESILIENZA, una forza interiore al limite del sovrumano che le da la forza di combattere e salvarsi da sola. 
A distanza di 45 anni tutti  questi ingredienti sono la ricetta forte di un genere  che e' ancora fiorente (vedi il recente reebot di I Know What You Did Last Summer) e Venerdi' 13 e' ancora un godibile film horror dove le scene truculente hanno ancora il loro perche'. Compreso le cagne maledette scociate.

Voto: 7




martedì 17 agosto 2021

NOTTE HORROR 2021: Freaks

Director's cult e' stato latitante per mesi, ma la notte horror ha fatto in modo che il blog piu' scrauso della blogosfera tornasse per una delle sue perle cinematografiche anche quest'anno. Obsidian Mirror chiama, Director's cult risponde! E lo fa con un cult movie, Freaks di Todd Browning



Titolo: Freaks
Id. USA, 1932
Cast: Henry Earls, Olga Baclanova, Frances O'Connor, Daisy Earls
Sceneggiatura: Clarens Robbins
Regia: Todd Browning
Durata: 62'



'Alexa, spiegami il concetto di normalita'.

normalità
/nor·ma·li·tà/

sostantivo femminile
Condizione riconducibile alla consuetudine o alla generalità, interpretata come ‘regolarità’ o anche ‘ordine’.
"rientrare nella n."

In chimica, la concentrazione di una soluzione espressa dal numero di grammo-equivalenti di soluto disciolti in un litro di soluzione.

Secondo i parametri sociali, ci sono degli standard ben definiti, che seguono fedelmente il concetto di ordine. E se non li hai, o non vuoi/puoi seguire questo stile, sei uno strano, o meglio, un freaks.
E questi canoni anche fisici, come l'essere meta' uomo e meta' donna, o essere una donna con la barba o un 'nano' e' considerato affascinante e ripugnante allo stesso tempo, perfetto per diventare un numero del circo vivente.
E cosi' che i freaks vivono nel loro universo la loro normalita' come fenomeni da baracconi in un circo ambulante. Perche' se per la societa' essi sono ripugnanti e fenomeni da baracconi, loro sono persone che vivono la loro quotidianita', come tutti. Si alzano, mangiano, lavorano, si vogliono bene, come tutti.
Hans e Frieda sono affetti da nanismo e sono una coppia. Hans e Frida pero' sono in crisi, perche' lui si innamora della bella acrobata Cleopatra. Cleopatra e' bellissima, bionda e sensuale, ma e' anche un'arrampicatrice sociale che aspira alla ricchezza di Hans, e ci riesce con l'inganno di farlo entrare nel suo mondo di persone normali.
Sei una di noi! Sei una di noi! Sei una di noi! Ed ecco che delle innocue parole, che suonano come un senso di accettazione e accoglienza, suonano alle orecchie di Cleopatra come una condanna, facendo cadere la maschera e le sue vere intenzioni - ovvero uccidere Hans per la sua cospicua eredita'. E cosi' nel mondo dei freaks, la donna normale e' il vero mostro.
E in un mondo che decide chi e' quello normale e chi e' il mostro, il mostro in realta' e' Cleopatra. Lo e' perche' se esteriormente rispetta i canoni ben definiti della societa', e' una persona orribile, arida e avida.
Ma se la societa' ha le sue rigide regole e suoi canoni opinabili, non lo sono da meno le loro leggi e la punizione e' dietro l'angolo, facendola diventare la donna gallina. Punizione perfetta, perche' rovinando la sua bellezza, le rovini la vita, avendo solo quella dote da offrire.
E di nuovo c'e' da chiedersi: e' questa la normalita'? Essere belli fuori, ma disgustosi dentro, o essere definiti spaventosi, ma banalmente belli dentro?
Freaks di Todd Browning e' un film che ha quasi 90 anni, eppure e' cosi' tristemente attuale. Apparentemente e' un film tendenzialmente noioso perche' ci si aspetta di saltare dalla sedia a ogni fotogramma. La donna barbuta, la donna gallina, gemelle siamesi, uomini scheletro, ti aspetti dei veri mostri.
Mamma mia, dovrebbero fare impressione!E invece la quotidianita' e le difficolta' che i 'fenomeni da baraccone' devono affrontare, sono le stesse che affronta una bella come Cleopatra o Hercules, altro bello e forzuto, ma debole e infimo nel farsi soggiogare dalla perfida acrobata.
Ed e' questo il vero orrore che aleggia nel film, il mostrare la mostruosita' dell'essere umano che se la prende con l'essere (apparentemente ) piu' debole perche' non ha un aspetto bello o sensuale, o non rispetta i canoni dell'uomo medio.
A distanza di 90 anni Freaks riesce ancora a rimanre un caposaldo del genere horror, anomalo (anche a causa dei pesanti tagli e censure che alimentano la sua aurea di film maledetto) e per niente normale. Beh, i suoi canoni sono pienamente rispettati, se non ti piacciono, quello diverso sei tu.

Voto: 8




Hanno collaborato alla Notte Horror 2021: 

martedì 28 luglio 2020

NOTTE HORROR 2020: Tutti i colori del buio

E come ogni estate, la notte horror è arrivata! Ogni martedì alle ore 21 e 23 c'è l'immancabile appuntamento con un horror pronto a farvi saltare sulla poltrona! Alle 21 era il momento di Cooking Movies con L'armata delle tenebre, mentre alle 23 tocca a me con Tutti i colori del buio con la Edwigiona (inter)nazionale pronta a mostrare le sise pure in questo horror/noir italo spagnolo. 



Zio Tibia is back!




Titolo: Tutti i colori del buio
Id, Italia/Spagna, 1972

Cast; Edwidge Fenech, Ivan Rasimov, Susan Scott
Sceneggiatura: Ernesto Gastaldi e Sauro Scavolini.
Regia: Sergio Martino
Durata: 102'


I sogni servono per comunicarci qualcosa. Si liberano nell'inconscio mentre dormiamo e non possiamo controllarli. Ci sono sogni belli, sogni che ti fanno svegliare con il sorriso sulle labbra e altri che non lasciano traccia nella memoria appena si aprono gli occhi. 
Ci sono però anche anche sogni orribili. Incubi che ti fanno sobbalzare nel letto, quando riesci a dormire. Apparentemente indecifrabili, nascondono multipli significati. 
Questi sogni, o meglio incubi, cercano di comunicare qualcosa a Jane (Edwidge Fenech), che ha appena perso un bambino dopo un incidente. Jane ha un crollo nervoso e i sogni divorano ogni notte il suo inconscio. Un uomo dagli occhi di ghiaccio (Ivan Rassimov) la segue, la osserva da lontano. Lei si sente in trappola, forse pensa di essere impazzita. Ma se quest'uomo fosse reale? 
Su consiglio della sorella Barbara (Susan Scott), si affida alle cure del dottor Burton (George Rigaud), sperando che possa aiutarla a liberarla dal trauma della morte della madre a cui ha assistito in tenera età.
Gli incubi non finiscono, e Jane cercando di sfuggire all'uomo che la insegue, forse in preda all'allucinazione, si lascia coinvolgere dalla vicina Mary e finisce in un sabbah. Jane pensa di essere libera, ma finisce per vivere sospesa tra la realtà e il mondo onirico. Ed entrambi i mondi diventano fonte di terrore per lei.
Onirico o reale, la paura è sempre paura. 
Ti prende, ti attanaglia, ti toglie ogni raziocinio. Come una damsel in distress, Jane è in preda del 'bruto' e deve essere salvata dall'eroe di turno (in questo caso il marito). 
Quando l'irrazionalità prende il sopravvento, l'unica è scappare, perché è così indifesa da potersi proteggere da sola.
E Jane non ci riesce, scappa, scappa e finisce prima nelle mani della setta e poi di eventi che la fanno quasi impazzire, con un costante ribaltamento della realtà che la rende inerme.
E questa mancanza di coraggio che dovrebbe far storcere il naso (si tratta pur sempre di un film del 1972), diventa il punto di forza di questo horror noir.
A differenza delle future 'scream queen' come Laurie Strode di Halloween o Nancy di Nightmare dove combattono non solo con il mostro di turno, ma anche con i propri demoni, la Jane di Tutti i colori del buio è un omaggio alla ragazza da salvare dall'essere malvagio. 
Come Fay Wrey di King Kong, - così piccina nelle mani del mostro, non può fare altro che accettare il suo (al momento ineluttabile) destino e farsi portare sull'Empire State Building - Jane accetta il suo partecipando ai riti satanici.
Perché non c'è forza che tenga quando la razionalità viene a mancare. E quando viene meno, è impossibile pensare a un modo per difendersi. Il panico nel non riuscire ad aprire la porta, l'ascensore che è guasto e non ti fa salire in casa più in fretta. E quegli occhi di ghiaccio che ti seguono e ti fissano sono lì. Sempre all'erta, mai un attimo di respiro. E allora l'unica è scappare. 
Ma non si può fuggire per sempre, e a volte qualcuno che venga a salvarti è ben accetto.
Martino lavora sui nervi dello spettatore con atmosfere inquietanti, che mettono ansia. Il cuore batte a mille come il cuore di Jane, ti fa venire voglia di scappare dalla paura di essere raggiunta da quell'essere ambiguo dagli occhi di ghiaccio. 
Sergio Martino confeziona un trhiller di buona fattura, con una Edwige Fenech in una parte inusuale per il pubblico italiano che la conosce più per i suoi ruoli divertenti e scollacciati.
La tensione scorre quasi fino all'ultimo grazie alle belle atmosfere londinesi (anche se in realtà irlandesi, essendo il film girato gran parte a Dublino).
Quasi perché lo 'spiegone' tende un po' a rassicurarci, sprecando però l'occasione di un McGuffin hitchcockiano che avrebbe dato alla pellicola quel tocco di noir in più alla pellicola.
Dopo quasi Cinquant'anni, Tutti i colori del buio sa ancora far paura. 
Forse perché nel 2020 una donna, per quanto possa essere forte e cazzuta, corre sempre il rischio di diventare malauguratamente una damsel in distress? 

Voto: 7,5

Le prossime nottate horror:





martedì 20 agosto 2019

NOTTE HORROR: Atom Age Vampire

Ogni estate arriva la notte horror! E quest'anno Director's cult ha perso il treno, ma è riuscita a trovarne un altro grazie alla congrega di cineblogger aficionados che l'hanno fatta salire a bordo di questa maratona orrorifica. E quindi eccola qua con Atomic Age Vampire, B movie italiano degli anni Sessanta diretto da Anton Giulio Majano
                                           
                                                            Il ritorno di Zio Tibia



Titolo: Atom Age Vampire
Cast: Alberto Lupo, Susanne Loret, Rita Parisi
Sceneggiatura: Alberto Bevilaqua, Antom Giulio Majano
Regia: Anton Giulio Majano
Durata: 86' (verione americana)

Caravaggio fece un dipinto che si chiama La canestra di frutta. In questo canestro c'è della frutta polposa, succulenta, tale da far venire voglia di allungare una mano sul dipinto per poter assaporare una pera o un acino di uva. Insieme a cotanta meraviglia c'è anche una mela imperfetta, intaccata dal segno del marciume che prenderà in toto anche il resto.
Cosa c'entra Caravaggio con un film dell'orrore? Apparentemente nulla. C'è però quel concetto di vanitas, di vanità insita in quel quadro che potrebbe associarsi ad Atom Age Vampire di Anton Giulio Majano che ci racconta le disgrazie di una ragazza sfigurata sul volto.
Caravaggio ci voleva dire che la bellezza esteriore è destinata a dissiparsi, a spegnersi e che non durerà per sempre, così come la bellezza di Jeanette, stripper dalla vita amorosa tumultuosa che finisce per rimanere sfigurata in un terribile incidente stradale. 
La sua vanitas viene rubata prima del tempi e lei si ritrova con parte del viso e del collo orribilmente deturpato.
Se in un dipinto il tempo si può fermare (vedi anche Il ritratto di Dorian Gray) e si può conservare la bellezza (insieme alla sua bruttezza insita), la scienza si può adoperare per fermare il passare del tempo, o meglio ancora, poter restituire la beltà sfiorita e orribilmente sfigurata.
Jeanette si imbatte in Monique (Franca Parisi), l'assistente del professore Albert Levin (Michele Lupo) che può restituirle la bellezza perduta. Levin ha studiato gli effetti delle radiazioni del bombardamento di Hiroshima e può curare i tessuti della pelle rovinata e restituirla al suo splendore.
Jeanette all'inizio si rifiuta, ma quando il siero Derma 25 funziona su Monique che si offre di fare da cavia da laboratorio e Levin raffina la terapia facendolo diventare Derma 28, lo scienziato sperimenta sulla giovane donna il siero a sua insaputa.
Ed ecco che le orribili cicatrici scompaiono per la gioia di Jeanette. Peccato che, come nel quadro di Caravaggio, la bellezza, la vanitas è destinata a svanire. E Levin ormai innamoratosi perdutamente di lei, arriva ad uccidere pur di poter prendere la materia prima per creare il Derma 28, trasformandosi lui stesso in un mostro. Peccato però che Jeanette si sia innamoreata di Pierre Mornet (Sergio Fantoni), facendo impazzire ancora di pi lo scienziato. Per poterla curare e averla per sé, arriverà a uccidere pur di poter continuare a produrre il Derma 28 e tenerla senza una cicatrice.
Atom Age Vampire è il classico B movie anni Sessanta con il plot 'scienziato pazzo' che fa il verso al mitico L'uomo invisibile con Claude Raines.
Come nel film di James Whales, c'è lo scienziato a cui sfugge il senso della realtà pur di arrivare ai propri scopi, al punto da diverntarne pazzo. Ma se ne L'uomo invisibile lo scienziato ha gli effetti collaterali dell'esperimento fatto su sé stesso, in Atomic Age Vampire (Seddok,l'erede di Satana in italiano) Levin diventa pazzo pur di avere Jeanette tutta per sé. Possibilmente bella e senza imperfezioni.
Anton Giulio Majano però non è James Whales, e confeziona un discreto horror con tutti i crismi del film di serie B. Il doppiaggio inglese non giova, facendo diventare Susanne Loret la candidata perfetta per il Corinna Negri Award, ovvero il premio miglior cagna maledetta. E il suo sbattersi sul letto disperata non l'aiuta.
Majano viaggia sui binari dell'horror scientifico utilizzando tutti i cliché del genere prendendo in prestito i dettami dei film horror americani - con tanto di citazione finale da L'uomo invisibile. 
L'unico problema di Atomic Age Vampire è una certa lentezza che a momenti sfocia in noia, appesantendone il ritmo e ne risente soprattutto nella parte 'il bruto e la bella' con l'antagonista (Sergio Fantoni) poco efficace.
Tralasciando i difetti però, nel complesso Atomic Age Vampire è un horror interessante che prende tematiche come la bellezza esteriore che dovrebbe - secondo i dettami della società - essere eterna (infatti Pappi Corsicato con Il volto di un' altra sembra prendere spunto da questo film creando anche lui la sua eroina sfigurata anche lei in un incidente stradale).
Atom Age Vampire è un classico film horror di serie B girato senza infamia e senza lode che ancora ha tematiche attuali come l'ossessione per la bellezza. Tematica che ancora oggi fa ancora paura. 

Voto: 6

Hanno partecipato alla notte horror:



martedì 14 luglio 2015

NOTTE HORROR: The Wicker Man

Sintonizzatevi sul canale cinebloggers, la Notte Horror è iniziata! Alle ore 21 infatti Montecristo ha aperto le danze con Dracula e il suo mitico interprete, Sir Christopher Lee. La doppietta continua qui, al canale Director's cult con The Wicker Man, che omaggia l'immenso Lee nel suo ruolo più amato.



Che la notte horror abbia inizio!






Titolo: The Wicker Man
Id., Uk, 1973
Cast: Christopher Lee, Edward Woodward, Britt Ekland.
Sceneggiatura: Anthony Schaffer.
Regia: Robin Hardy.
Durata: 83'

Attenzione spoiler!

Nel Sedicesimo secolo ci fu la caccia alle streghe: donne considerate streghe per le loro capacità di curare con le erbe rifiutando la medicina tradizionale, uomini e donne torturati perché rei di invocare Satana e la lussuria con 'depravazioni' consumate nelle spiagge sotto nome di Sabba.
Sabba che si consumano anche nell'isola di Summerlisle, un villaggio sperduto nelle isole Ebridi Scozzesi, ove giunge l'integerrimo sergente Howie (Edward Woodward) in seguito a un misterioso messaggio inviatogli da Sir Summerlisle (Christopher Lee), chiedendogli di  ritrovare la giovane Rowan Morrison, scomparsa, ma che nessuno sembra conoscere. Persino la madre nega di avere una figlia che si chiami Rowan.
Quella che doveva essere una semplice indagine, finirà per diventare l'incubo di Howie, diviso tra la sua rettitudine morale e la lascivia di Summerisle e dei suoi abitanti. Incubo che si consumerà con l'uomo di vimini, erto in nome del sacrificio affinché guarisca il villaggio dalla maledizione di un pessimo raccolto.
The Wicker Man potrebbe essere visto come un musical inquietante, con quelle canzoni e quelle nenie cantate dai cittadini durante la giornata del calendimaggio.
The Wicker Man potrebe essere visto solo come un film dell'orrore, con quel finale che rimane impresso in tutta la sua lentezza e crudeltà impersonata da quell'enorme uomo di paglia.
The Wicker Man potrebbe essere visto come un uomo che combatte i propri demoni diviso tra la volontà di rispettare i dettami della religione cristiana e la (fisiologica) tentazione della carne.
E cosa terrorizza di più di un demone che divora tutto ciò in cui credi? Un demone che sconfigge il tuo Dio, in una lotta dove il male vince sul bene?
E' questo l'elemento più disturbante di The Wicker Man.
La forza orrorifica del film diretto da Robin Hardy consiste nella rappresentazione del lato oscuro insito nell'essere umano. Non sono necessari i mostri, perché l'essere umano può diventare più mostruoso di un lucertolone alto 50 metri che vuole distruggere una città giapponese. Così come non è necessaria un pianeta alieno, quando basta atterrare su un'isola dove si consumano riti pagani, prendendo in giro una persona così diversa per la sua cultura e concezione morale.
Il sergente Howie sbarcato sull'isola, ostenta fin dal principio le sue convinzioni, così sicuro della sua fede, così retto da cotanta morale da farlo sembrare arrogante agli occhi dei cittadini di Summerisle, persone apparentemente sempliciotte e dai metodi poco ortodossi, come  l'utilizzo una ranocchia da ingoiare considerata più efficace di uno sciroppo per combattere il mal di gola. 
Così come non è necessario un paesaggio apocalittico, quando una meravigliosa isola incontaminata nasconde segreti e perversioni.  Perversioni sottoforma di orge, perversioni rappresentati da un corpo nudo di una procace fanciulla (Britt Ekland) che esprime la propria sessualità in una danza erotica, capace di far vacillare l'integrità morale di un uomo che sente la pulsione sessuale che cerca di reprimerla in nome della virtù e di convinzioni fortemente religiose. 
L'isola di Summerisle è così affascinante, con quel suo aspetto bucolico e intatto. Tutto all'apparenza è perfetto, fino a quando arriva un elemento che sconvolge gli equilibri, incarnato da questo sergente, dalla sua divisa impeccabile e quel modo di fare superbo, che si ritrova a che fare con questi 'zoticoni' un po' ignoranti e parecchio bizzarri, che si prendono gioco di questo bigotto ricco di alterigia.
Man mano che il sergente Howie rimane a contatto con la popolazione di Summerlisle, si apre però uno scenario inquietante, che odora di congiura ai danni di quest'uomo timorato di Dio - orchestrata dal mefistofelico Lord Summerlisle.
Il sergente Howie e Lord Summerlisle rappresentano il dualismo tra il bene e il male, il cristianesimo con le sue regole e il suo rigido protocollo morale seguito devotamente dal credente Howie, viene messo in netta contrapposizione con il paganesmo di Lord Sumnerisle, che incita alla liberazione della sessualità che la natura ha dato all'uomo, ma considerato dalla chiesa come una forma di pura perversione disgustosa da nascondere e demonizzare.
La natura deve fare il suo corso e le credenze pagane hanno il sopravvento sulle convinzioni morali, facendo soccombere il sergente Howie, sacrificato per via della sua purezza, capace di mantenerla nonostante sia stato 'contaminato' dalla popolazione di Summerlisle.
Il sergente Howie sacrificato per 'mano' dell'uomo di vimini viene liberato dai suoi dogmi cristiani, bruciando in nome di una presunta santità che la religione cristiana dovrebbe conferirgli.
Il gioco è finito, il cacciatore finisce per essere cacciato - con una splendida metafora dell'uomo mascherato da animale che ha braccato la sua preda, ribaltando i canoni della natura - beffato dal suo stesso Dio che non riesce a salvare il corpo e nemmeno la sua anima, nonostante invochi Gesù nella sua ultima disperata preghiera.
E con uno dei finali più inquietanti e malati della storia del cinema, The Wicker Man non a torto viene definito il Quarto potere dei film dell'orrore, con un immenso Christopher Lee nella sua prova migliore.
In una società in cui si resta fermamente ancorati ai dogmi della religione che si ostina a giudicare l'operato dell'essere umano secondo la volontà di Dio, The Wicker Man è ancora oggi un film che scardina i precetti morali, liberando l'uomo dalla falsa scorza di virtù per rivelare la sua vera natura.

Voto: 9

I prossimi appuntamenti: 



martedì 19 agosto 2014

NOTTE HORROR: Profondo rosso







Notte Horror oggi vi allieta con la visione di Profondo Rosso, il capolavoro di Dario Argento. Buona visione.


Titolo: Profondo rosso
Italia, 1975
Cast: David Hemming, Daria Nicolodi, Clara Calamai
Sceneggiatura: Dario Artgento, Bernardino Zapponi.
Regia: Dario Argento.
Durata: 126'

Una bambola, simbolo del gioco e dell'innocenza si trasforma nel sentore di una morte annunciata: una medium (Sacha Meril) viene uccisa e il pianista Marc Daly (David Hemmings) assiste al suo omicidio. Ma non fa in tempo a salvarla, e riesce a intravedere un'ombra che potrebbe essere quella dell'assassino. Marc suo malgrado viene coinvolto nelle indagini, che effettua insieme alla giornalista Gianna (Daria Nicolodi), cronista d'assalto alla ricerca del pezzo da prima pagina.
Profondo Rosso è ormai il cult movie per eccellenza per tutti gli amanti del genere trhiller/horror, se non uno dei film più famosi del cineasta romano Dario Argento.
Argento mette in moto un "dispositivo" a orologeria ben oliato, con tutti i meccanismi che funzionano alla perfezione: dalle lunghe carrellate, ai piani sequenza, alla cura della fotografia, il tutto ben bilanciato dalle splendide musiche dei Goblin, che danno quel tocco di suspence tipico del thriller.
Memore della lezione di Mario Bava (che sapeva coniugare perfettamente tecnica registica con atmosfere inquietanti), Argento sceglie la casa, luogo sicuro per eccellenza, come teatro di sangue dove si svolgono gli omicidi del serial killer che uccide una medium, e poi cerca di eliminare tutte le persone che sono coinvolte nel mistero che stava per rivelare.
Non pago, il cineasta romano attinge a piene mani alle atmosfere hitchcockiane prendendo in prestito lo stile di suspence tipico del maestro inglese, per creare attesa e ansia nello spettatore. Luci spente, rumori, i passi dell'assassino, e quel primo piano del guanto di pelle nera indossato dal killer, pronto a entrare in azione.
Così come ci si sente in preda all'angoscia nel vedere Marc che suona il  piano, e l'assassino che entra in casa, o la padrona di casa della villa "maledetta" che cerca di difendersi con il ferro della maglia, e uccide accidentalmente il merlo, per poi soccombere senza speranza alla furia omicida dell'assassino, cercando con le ultime forze,  di scrivere il nome di chi le ha fatto del male.
Argento mescola le carte e la trama del film è tessuta come la tela di un ragno, che disorienta lo spettatore a partire dalla scena iniziale, con quella musica/cantilena e l'ombra di una mano che agita un coltello, pronta a infierire su una fantomatica vittima. 
A distendere i toni però ci pensa la liason appena accennata tra Marc e Gianna, donna forte e sarcastica che sembra modellata sulle giornaliste d'assalto alla Rosalind Russell (memore di essere stata la "girl friday" di Cary Grant  ne "La signora del venerdì").
Marc e Gianna si seducono a colpi di battute, uniti nel cercare la verità, diventando detective loro malgrado. Perché si tratta pur sempre di un giallo a tinte horror, a tinte rosse come il sangue. 
E il sangue scorre a fiumi, con coltellate, vetri rotti che diventano armi mortali, in nome di un passato inquietante da difendere a tutti i costi. E Argento riesce con maestria a dilatare i tempi, dosando con attenzione le scene cruente e gore, arrivando a trovare il bandolo della matassa negli ultimi 10 minuti, scavando (come fa Marc nella villa degli orrori che trova la chiave del mistero su una parete) nella psicologia dei personaggi, creando dei perfetti mostri colmi di dolore e di instabilità mentale.
Profondo rosso è un gioiellino di suspence, trhiller, noir e giallo all'italiana, dove Roma è la cornice ideale per la vita da bohémien del protagonista, trasformandola improvvisamente in un luogo di morte dove il rosso del sangue la fa da padrona. 
Anche se a distanza di 39 anni gli effetti horror sembrano più da grand guignol e risentono il peso dell'età, a quasi 40 anni è comunque ancora un film godibile che tiene incollato lo spettatore, che si lascia travolgere e spaventare da questo noir girato con grande mestiere, tale da far sfigurare gli horror americani degli anni 2000.

Voto: 8





martedì 1 luglio 2014

NOTTE HORROR - Special blog edition



C'era una volta lo zio Tibia, che alleviava la calura estiva con tanti film horror su Italia 1. Zio Tibia però, una volta scaduto il contratto co.pro.pro, ha dovuto lasciare i palinsesti televisivi italiani e ora ci pensano gli scatenati blogger ad allietare la rete con una rassegna di film horror!
Dall'idea della mitica Bolla e del suo Bollalmanacco di  Cinema, nasce una mega collaborazione che parte dal 1° luglio fine a settembre, proprio una vera e propria programmazione virtuale che coprirà tutta l'estate. 
Si parte con Mimic e Dovevi essere morta e si finisce il 2 settembre con Tu vivrai nel terrore! Aldilà. Nel mezzo c'è anche Director's cult che spolvera un vero cult movie: Profondo rosso. Ma dovrete aspettare il 19 agosto. Cosa fare nel frattempo? Sintonizzatevi sul nostro canale e preparatevi per una notte horror, lo spettacolo è già iniziato!