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martedì 20 ottobre 2015

100% PURE GLAMOUR: Mia Wallace e lo Chanel Rouge Noir




Mia Wallace come pupa del boss Marcellus Wallace aveva uno stile un po' dark con quei capelli neri e gli occhi azzurri magnetici. Sulle unghie però non indossava un tipico smalto rosso o un bordeaux, ma una particolare tonalità che erano perfettamente nelle sue corde: un rosso, ma anche nero.
E' un po' ambiguo, perché lo smalto, o è rosso, o è nero. Perché invece non indossare una unica nuanche che racchiudesse questi due colori?
Le Rouge Noir n°18
Grazie a Chanel è possibile: Le Vernis de Chanel n° 18, meglio conosciuto come Rouge noir è lo smalto che ogni beauty addicted ha nel proprio beautycase, ma che divenne famoso negli anni Novanta grazie proprio a Pulp Fiction, dove una strepitosa Uma Thurman indossa questo spettacolare smalto, dove quel tocco di nero faceva la differenza.
Il Rouge Noir nasce nel 1994 con il nome di Vamp quando il direttore creativo della Maison Chanel, Karl Lagerfield, chiese alla responsabile del dipartimento di cosmetica Dominique Moncourtois di creare una particolare tonalità scura che potesse essere 'esaltato' nelle fotografie in bianco e nero per la campagna pubblicitaria easy-to-wear, la collezione estiva del 1995. Moncourtois non aveva il colore pronto per l'occasione, così improvvisò uno smalto con una base rosso scarlatto con una passata di pennarello nero, il tutto fissato con un top coat trasparente.
In Pulp Fiction, Mia Wallace indossa questa tonalità Vamp quando esce con Vincent Vega. 
Sensuale e perfetta femme fatale, Mia Wallace riesce a essere seducente tenendo in mano una sigaretta tra le dita perfettamente smaltate. Su di lei un semplice smalto diventa un tratto della sua personalità tipica delle dark lady, e soprattutto un oggetto di 'seduzione pericolosa', tale da risultare 'pericoloso' per un possibile risvolto amoroso tra i due, che, per i ben informati, non avverrà mai. 


giovedì 26 settembre 2013

GIOCO: I film della mia vita - Parte II

Director's cult ci tiene a raccontare i fatti salienti della sua vita, e continua la sua carrellata di film che ha visto al cinema (dal 1992 in poi), farciti con aneddoti scritti sul filo di monnezza style. 
Immaginate ancora il vichingo del Cornetto Algida che urla "E STI CAZZI!!!".
Il tutto verrà servito con un tono media monnezza, viaggiando sul filo dell'amarcord, senza smentirsi, perché è pur sempre Director's che scrive!

1990 - Cuore Selvaggio, di David Lynch.
Se Director's avesse avuto 17 anni e fosse vissuta in un posto con il cinema, avrebbe visto Cuore selvaggio di David Lynch, colui che fece il miracolo di trasformare Nicolas Cage in un figo e in un attore che sa recitare. Invece Director's di anni ne aveva 10, se la faceva sotto dalla paura quando vedeva il Bob di Twin Peaks alla tele, e viveva nella cittadina dove il Cinema Nuovo era chiuso. Lampu mu' ti spara ì facirìa fuma. Vecchio proverbio di un saggio calabrese. Cuore selvaggio l'ha visto in VHS, e non fa parte della sua collezione perché quella stronza di sua sorella l'aveva registrato e non sa per quale cappero di motivo l'aveva cancellato. E non l'hanno più trasmesso alla tivvù. Kimmu ti ven'i na' sciorta. Altro detto di un maestro zen calabro.

1991 - Edoardo II, di Derek Jarman
Votata alla missione di distruggersi i neuroni durante il fior fiore dell'adolescenza, la Director's scopre la sua lampada di Aladino: Fuori orario. Cambia il canale su Rai 3 e ogni tuo desiderio verrà esaudito. Anche quello di vedere film che a 11 anni non potevi vedere, a 16/17 neanche,  però a quell'età li vedevi lo stesso. Un giorno scopre questa storia d'amore e morte firmata Derek Jarman, e lì capì di amare la cultura camp e di avere un'anima frociarola anche se frociarola non ero, come dice il mio amico se ti piace l'ultima di Lady Gaga. Applause. E questo Edoardo II, lo trovai così romantico! E Derek Jarman fu un gran fico, quasi quanto il gay pride del 2009, dove ho cantato Easy Lady di Ivana Spagna e Occhi di gatto con un transgender che ci faceva tipo il karaoke, mentre soffiavo in un fischietto come una cogliona.

1992 - Batman- Il ritorno, di Tim Burton
La Director's dopo tre anni in Calab(b)ria ritorna in quel di Legnano. Me' car Légnan. Me' car Legnan un par di bàl. Perché aveva 5 cinema e ora ne ha 1 e mezzo. Abitavo in centro e le sale le avevo vicine vicinie perché mi volevano bene: erano il Cinema teatro Galleria, Il Mignon, il Legnano e il Ratti, quello vicino all'asilo, che grazie a Dio di lì a poco avrebbe chiuso. Il Golden era a inculandia e non ci andavo quasi mai. La Director's era ancora ciòfane per una vita sociale autonoma, o almeno per averne una, così reggeva il moccolo a sua sorella, che ha un paio di anni in più. E per festeggiare il ritorno alla cittadina, vado con la sorella a vedere Batman - Il ritorno, insieme all'amichetto del piano di sotto della vecchia casa dove abitava prima, che fa gli anni il mio stesso giorno e che una volta mi aveva "fracassato" la patata sferrandomi un colpo con una clava gonfiabile. Così si festeggia!

1993 - La bella e la bestia, di Ron Menken.
La Director's decide di fare pace con la Disney e va a vedere un film di animazione che diventerà uno dei suoi preferiti: La bella e la bestia. Questo è l'unico film che ho visto in compagnia del mio babbo, e in più ero doppiamente felice perché oltre a vederlo con lui (che se la ronfava, ma fa niente)  l'avevo visto di sabato pomeriggio e avevo saltato il catechismo.  Don Giustino era simpatico, ma quanto mi stava sulle palle andare in quel lager-oratorio, con tutte quelle snob gnegné con la loro cazzo di Mandarina Duck!

1994 - Pulp Fiction, di Quentin Tarantino.
Questo film mi ha fatto capire che la censura il più delle volte non serve a un cazzo.
In realtà questo film la Director's non lo poteva vedere, perché aveva 14 anni e il film l'avevano vietato ai minori di 18. Ma un pomeriggio, io e le amichette mie, complice la VHS (rippata? Comprata? Boh!) dello zio dell'amichetta sua, si spara con loro il film non censurato. L'ho potuto vedere solo l'anno dopo, censurato, ma tanto l'avevo già visto integrale e non ho mai fatto saltare le cervella a nessuno. Oh, a me la scena in cui Travolta spappola la testa all'ostaggio mi ha fatto morire dal ridere. E la scena incriminata, ovvero Vincent Vega che si spara un po' di eroina in endovena, non mi aveva turbata un granché. Mai avuto la necessità di bucarmi, già mi facevo di film e tanto mi bastava. Dunque, perché la censura non serve a una beneamata minkia? Perché un dì, in seconda liceo, la Director's prende il bus per andare a scuola, e si becca uno intento a farsi una pera. Vera. La cosa, ammetto, mi turbò molto, cosa che non provai nel vedere quella gran ficata di film che è Pulp Fiction. E lì, alla fermata del bus, non ci fu nessuna censura che mi evitò un tale turbamento.

1995 - Da morire, di Gus Van Sant.
La Director's lovva i film indipendenti e non vuole perdersi la primizia offerta dal solito cinema Ratti. Praticamente la Director's va sempre lì, e se avessero fatto una tessera punti, avrebbe scroccato film aggratis per un anno. La Director's ci andava così tanto al Ratti che avrebbe potuto mettere via i soldi per il mutuo a soli 15 anni. Scopre di essere fan di Nicole Kidman, prima del botulino e delle labbra canottose, quando era ancora chiamata la signora Cruise. Con Da morire, Tom Cruise divenne il signor Kidman e Gus Van Sant inconsapevolmente creò l'antesignata cinica, trash, ma figa delle conduttrici tivvù. Barbara D'urso ha un debito nei suoi confronti. Anche se non è figa come Suzanne Stone. Infatti è solo trash,.

1996 - Ritratto di signora, di Jane Campion.
Director's si disciula un po' e si fa furba. In che senso? Comincia a farsi le canne? Ma no, capisce che se vuole vedersi i film che le interessano, deve andare da sola per i cacchi sua. Che triste andare a vedere i film da soli, buuuuuu. Che due cojoni perderti un film che ti piace perché non se lo fila nessuno, uuuuuuuuuh. Senza che la mamma lo sappia però, sennò fa la ramanzina dove al cinema ci stanno i maniaci che ti toccano le cosce mentre vedi il film. Così la Director's inventava le balle che le amichette l'aspettavano davanti al cinema e invece non era vero un piffero. Minkia, quanta fubbizzia. Alla faccia di Brave-ribelle, tiè. Il primo film che va a vedere da sola, sempre al Ratti, è Ritratto di signora ed è l'unica ragazza in mezzo alle sciure e ai vecchietti. Che non le hanno toccato le cosce. Così la Director's scopre che le piacciono i film da vecchi.

1997 - Jackie Brown, di Quentin Tarantino
Manca meno di un anno che la Director's sta per entrare nel mondo dei maggiorenni. Un danno in più in cabina elettorale e un altro sulla strada. (alla fine ha appeso il volante al chiodo, troppi rincoglioniti per strada, me inclusa se mi fossi ostinata a guidare). E finalmente potrà vedere quel cazzo che le pare. Anche se lo faceva già prima. Così finalmente può vedersi in santa pace un film di Tarantino, che, per ironia della sorte, non lo vietano più ai minori di 18. Però diventerà un pezzo della sua futura tesi di laurea sulla Blaxploitation, dove c'è la Pam Grier che era una fica pazzesca in Coffy e Forxy Brown, cui lo zio Quentin la omaggia con il suo film. Alla faccia dell'ateneo di Milano, che i film di Tarantino il prof. di cinema non se l'inculava, e nessuno faceva una tesi su di lui. Io invece sì e me la tiro. Perché io la tesi l'ho fatta con il prof di storia a cui piaceva il cinema. Gnegnegne. Io ho analizzato Jackie Brown e tu no-o. Gnegnegne. Faccia di serpente, non mi hai fatto niente, faccia di maiale,  non mi hai fatto male. Tiè.

1998 - The Truman Show, di Peter Weir.
Al liceo scopro che non sono l'unica nerd. O meglio, ero l'unica nerd della mia classe, prima che la mia sezione si fondesse con un'altra dove c'era una che aveva i capelli così unti da far diventare il mio cespo crespo e mafaldigno un'acconciatura gnugna degna di Frank Provost. Così insieme alla mia cricca conosciuta al di fuori della mia sezione, eravamo andati al cinema Galleria a vedere una bella prova di Jim Carrey in questo film che sa tanto di Grande Fratello. Programma che mi fa cacare più dell'Activia pubblicizzato da quella stitica della Marcuzzi.

1999 - American History X, di Tony Kaye.
E' ufficiale, la Director's è maggiorenne ormai da un anno. Peccato che con il suo faccino da bimba e i capelli mafaldosi, in pochi le credono. Così quando la stagione cinematografica inizia, va al cinema Legnano per vedere American History X che è vietato ai minori di 18. Director's che te frega, vai e veditelo! Infatti va e se lo vede. Però, per accortezza, mostra la carta di identità: peccato che alla tizia della biglietteria le freghi poco o niente.  Alla Director's invece fregava della grande performance di Edward Norton, con quei occhi spiritati e il sorriso beffardo al momento del suo arresto. Oscar mancato. Ma è notorio che l'Academy non capisce un cazzo.
2000 - American Psycho, di Mary Harron.
Come vedere un film e impazzire dalla voglia di vederne un altro. Una sera vado con le amichette mie a vedere Hannibal. A noi ragazzuole ci piacciono i film leggerini, che ve lo dico a fare. Se non erro andiamo al cinema Golden, e mentre aspettavo l'inizio del film, erano partiti i trailer e lì ho avuto la folgorazione: Christian Bale nei panni di Patrick Bateman. Mi ispirava un sesso pazzesco, e mentre vedevo Hannibal, pensavo a Bale che saltava la corda in mutande. Madò, tanta roba. Arrivai persino a comprare quella cacata di Cosmopolitan pur di leggere una sua intervista. Praticamente all'età di 20 anni ho avuto la mia versione di Leonardo Di Caprio che tanto piaceva alle ragazzelle per colpa di Titanic. Io invece gli preferivo Cary Grant. Ma con il nuovo millennio, impazzisco per la carne fresca e pur di vedere American Psycho, vado al cinema di Cerrobyl, a Cerro Maggiore, il nuovo devastante multisala che ha fatto chiudere i cinema di Legnano. Ovviamente con le sue amichette dai gusti delicati quanto quelli della svitata bloggher.
Fine seconda parte.
Evvai, yu-uuuuuuuuuuuh!

mercoledì 27 marzo 2013

NEWS:I 50 anni di Quentin Tarantino





Quentin Tarantino ha girato la boa dei 50 anni. Il geniaccio di Knoxville metterà la testa a posto e girerà commedie sofisticate? Ma nemmeno per sogno! I geni non hanno età, quella di Quentin è solo un numero sulla carta di identità, per il cinema è un eterno ragazzo e tale vuole rimanere. 
Cresciuto a pane e videocassette, debutta con Le iene nel 1992 ed è subito cult. Hollywood non si fa attendere ed è subito Oscar per la miglior sceneggiatura con Pulp Fiction, storia di gangster, pupe, rapinatori da strapazzo espacciatori di mezza tacca. 
Il film suscita ammirazione, è una goduria per gli occhi e per la mente, con i suoi salti temporali, il sense of humors, i "trielli" riprendendo la tecnica del mexican standoff (un confronto finale a tre per intenderci) e un gusto per la musica impeccabile, ma le polemiche sulla brutalità di alcune scene non si fanno attendere, ma Quentin fa spallucce e semplicemente afferma che con la violenza si diverte. 
Semplicemente la rende così caricaturale da svuotarla di contenuto, suscitando stupore e ilarità nello spettatore. E lo spettatore si diverte, eccome. Come non ridere di fronte al sangue zampillante dalle braccia degli 88 folli, appena tagliate a suon di katana dalla terribile e vendicativa sposa? 
Tarantino prende i generi, li ama, li mixa, li rielabora e li fa suoi: dalla Blaxploitation in Jackie Brown (1997) con la rediviva Pam Grier, al cinema  di kung -fu di Bruce Lee con Kill Bill vol. 1, prima parte della vendetta di Beatrix ex membro delle DIVAS (e qui Tarantino sembra riprendere il pilot del telefilm girato da Mia Wallace, interpretato sempre da Uma Thurman in Pulp Fiction). 
Tarantino finisce per autocitarsi in un tripudio di citazioni in Grindhouse - Death Proof, omaggiando gli stuntmen i rocamboleschi road movie degli anni '70 (Da Wanishing Point a Zozza Mary, Pazzo Gary), per poi rileggere la storia omaggiando il cinema italiano da lui adorato, con Inglorious Basterds (quasi un remake di Quel maledetto treno blindato di Castellari), fino a una dichiarazione d'amore per i western di Sergio Leone e gli spaghetti Western  di Sergio Corbucci con l'ultima fatica, Django Unchaneid, dove vede a modo suo (e di chi altrimenti?) la schiavitù degli afroamericani. Ed è ancora Oscar per la migliore sceneggiatura originale. 
Al motto di "alzati e recita" ha resuscitato attori come John Travolta (Pulp Fiction), Keith Carradine (Kill Bill 1 e 2) e Kurt Russell (Death Proof), ha "regalato" due Oscar a Christoph Waltz (per Inglorious Baterds e Django Unchaned), regalato ruoli di culto a Uma Thurman (Pulp Fiction e Kill Bill), e in più, da buon feticista qual è, ha coccolato sul grande schermo i piedi dei suoi personaggi, da Mia Wallace a Jungle Julia da Melanie a Bridget Vonn Hammersmark, arrivando pure a rendere erotica Cenerentola nella famosa scena della scarpetta incriminante in  Inglorious Basterds, in cui Landa smaschera facendole indossare la scarpetta-del-luogo-della-strage all'attrice/spia interpretata da Diane Kruger. 
Se il sogno di vedere riuniti i Vega Brothers ormai è rimasto nel cassetto, non ci resta che aspettare la sua ultima fatica, pronto a deliziare i suoi innumerevoli fan con una nuova avventura made Band àpart. La sua casa di produzione, il cui nome riprende l'omonimo film di Jean-Luc Godard, dimostrando di conoscere la storia del cinema più di un docente universitario.
Buon compleanno Quentin!