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martedì 8 ottobre 2013

RECENSIONE: Rush



Titolo: Rush
Id., USA, Germania, Uk, 2013
Cast: Daniel Bruhl, Chris Heimsworth, Pierfrancesco Favino, Olivia Wilde, Alexandra Maria Lara.
Sceneggiatura: Peter Morgan.
Regia: Ron Howard.
Durata: 123'


La rivalità tra Niki Lauda (Daniel Bruhl) e James Hunt (Chris Heimsworth) nata sui circuiti della Formula 3 e continuata con la Formula 1, diventando i protagonisti di uno strepitoso mondiale del 1976.
Ron Howard è cresciuto nell'industria di Hollywood ed è un regista di stampo classico, che riesce a creare un ottimo prodotto commerciale adatto anche per un  pubblico di nicchia. Hollywood chiama e Ron Howard risponde: se da un lato manca di una sua autorialità in senso stretto, non portando avanti una tematica ben precisa rispetto ai suoi illustri colleghi, questa sua mancanza lo porta a sviluppare uno stile eclettico che gli permette di variare generi e stili, anche se non disdegna il genere biopic o meglio, gli piace raccontare fatti di cronaca che hanno lasciato un segno nella storia. Il tutto lo fa con una tecnica registica che ha raffinato nel tempo, creando prodotti di fine fattura che non lascia indietro né l'entertaiment, né le emozioni. E Rush è uno di questi.
Gli igredienti ci sono tutti: la rivalità tra due icone della Formula 1, Niki Lauda e James Hunt, l'adrenalina delle corse, l'aspetto privato dei due piloti, l'incidente di Lauda al mondiale del 1976 e la critica alla mancata sicurezza che comporta incidenti e anche la morte.
Se oggi la Formula 1 offre più divi come Sebastian Vettel, Fernando Alonso, Lewis Hamilton che emozioni, un tempo le gare erano fatte di inseguimenti, cambi manuali e sorpassi strabilianti, mentre oggi le monoposto hanno il cambio automatico e a farla da padrona sono le tecnologie e le intuizioni di quando è opportuno effettuare una sosta al pit stop. Tutto il resto è monotonia.
Invece ai tempi di Clay Regazzoni, Niki Lauda, James Hunt, continuando con Gilles Villeuve, Ayrton Senna, Damon Hill fino a Mika Hakkinen, Jacques Villneuve e Michael Schumacher, le gare erano al cardiopalma, e le rivalità non mancavano.
Se erano consci che entravano vivi nella monoposto, non sapevavo se ne uscivano altrettanto interi a fine gara. Uno scotto da pagare per avere la propria scarica di adrenalina in corpo, beffare la signora con la falce e mandare in delirio il pubblico. Come fecero Hunt e Lauda
Niki Lauda e James Hunt, così diversi nello stile di guida, ma accomunati dall'amore incondizionato per i motori rombanti e per la voglia di correre. L'austriaco Niki destinato a prendere un giorno le redini dell'industria di famiglia e l'inglese James che doveva diventare un medico, muovono i primi passi sui circuiti di formula 3 e subito la rivalità si accende.
Lauda uomo schivo e poco incline alla vita sociale, è dotato di un cervello normale ma dotato di due chiappe ottime che gli fanno sentire tutto di una macchina, dalla cinghia logora all'aria nel sistema dei freni. Dotato di un fiuto per gli affari e capace quanto un ingegnere di migliorare una monoposto, riesce a farsi strada da solo nel mondo della Formula 1 pur dovendo contare su prestiti della banca e il ripudio da parte della famiglia.
James Hunt invece è un giovane aitante, biondo, ama la vita mondana, le grandi bevute e le relazioni occasionali. Il suo spirito impenitente è perfetto per gareggiare, ma tale spavalderia in realtà nasconde ansie e insicurezze, che supera una volta entrato in un circuito, ben consapevole di sfidare la sorte ogni volta che corre a 350km/h.
Perché se oggi ci sono le regole da rispettare e i sorpassi azzardati sono vietati in nome della sicurezza, nei "rombanti" anni Settanta gli incidenti erano una norma, e se pur facevano parte dei giochi, non mancavano le critiche. Mosse anche da Lauda nel fatale circuito di Nurburing che quasi gli costò la vita, lasciandogli un segno indelebile di quel maledetto giorno.
Howard cambia marcia e rallenta: se prima mostra con grande perizia e spettacolarità le corse, giocando con un montaggio dinamico tale da far sentire lo spettatore partecipe insieme ai piloti della gara, il cineasta frena e si sofferma sulla sofferenza di un uomo che sembra destinato a lasciare non solo le corse, ma anche la vita, riprendersi con tenacia pur di non permettere al suo rivale di vincere. Rivale che è stato la causa della sua sofferenza, ma anche la forza per riprendersi ciò che gli spetta.
James Hunt è all'apice del successo, è come un'Araba fenice che muore (rischiando di non partecipare al mondiale perché incurante di trovarsi uno sponsor), rinasce (la sua testardaggine nel farsi assumere alla McLaren, il matrimonio nella speranza che spenga i suoi eccessi), muore di nuovo (la fine del matrimonio con Suzie) e rinasce ancora (la vittoria del mondiale).
Lauda risorge (letteralmente) dalle ceneri ed è a un passo dalla vittoria, ma non ha il coraggio di guardare nuovamente la signora morte in faccia. Cosa che fa Hunt. E viene conclamato un nuovo campione del mondo.
Wow, che sfida al cardiopalma.
Complice la sceneggiatura ben oliata di Peter Morgan, Howard confeziona un film che emoziona, curato nei minimi dettagli, dalla musica alla fotografia, al montaggio, anche se eccede un po' con il pathos nella parte dell'incidente di Lauda.
Dopo il duello tra Frost e Nixon, Howard ci racconta un altro pezzo degli anni Settanta,  e ci fa vedere le gare sia da dietro le quinte, che dal vivo. E se il "personaggio" di Lauda suscita maggiore empatia rispetto ad Hunt (d'altronde si tifa sempre per un pilota, difficilmente per due), gli attori sono veramente bravi, dal tedesco Daniel Brhul (irriconoscibile, era il ragazzo post DDR di Goodbye Lenin!) al Dio Thor Chris Hemsworth, straordinariamente somiglianti (così come Alexandra Maria Lara, sembra la gemella di Marlene Lauda), così come Olivia Wilde e Pierfrancesco Favino (alla seconda collaborazione con Ron Howard) sono due credibili Suzie Hunt e Clay Regazzoni.
Rush è un film che è una manna per i tifosi della Formula 1 e può piacere anche a chi pensa che la Formula 1 sia un noioso girotondo come le macchinine telecomandate della Hot Wheels.

Voto: 8

A.M.



domenica 29 settembre 2013

LE USCITE DELLA SETTIMANA

 
 
Se la scorsa settimana il film cool era Rush di Ron Howard sulla rivalità tra Niki Lauda e James Hnt, il film di questo weekend è The Bling Ring di Sofia Coppola. Ladri di appartamenti e di celebrità, Nikki (Emma Watson) e la sua "glam gang", diventano l'incubo di Paris Hilton, Orlando Bloom e altre celebrities.
La casa Bianca è minacciata dall'ennesimo terrorista di turno con Sotto assedio - Withe House Down di Roland Emmerich, dove il presidente degli Stati Uniti (Jamie Foxx) deve essere protetto dalle mire di un gruppo paramilitare armato.
Federico Moccia dopo essersi occupati degli adolescenti, fa un salto avanti e crea l'ennesima favola edulcorata e poco vicina alla realtà del mondo giovanilistico alle prese con la vita universitaria con Universitari-molto più che amici.
Buona visione!

mercoledì 14 agosto 2013

MONOGRAFIA: Enzo Ferrari e il fascino del "Cavallino Rampante" nel cinema




Chi lo avrebbe mai detto che una nota casa automobilistica italiana sarebbe diventata il simbolo del lusso e della velocità tale da stregare anche il mondo del cinema? Accade se si tratta della Ferrari, dal genio e sregolatezza di Enzo Ferrari.
Nato a Modena il 18 febbraio del 1898, Enzo Anselmo Ferrari ebbe il fuoco della corsa iniziando come pilota, ma divenne famoso nell'immaginario collettivo con la creazione dell'auto più lussuosa e rombante del panorama italiano che porta il suo nome.
Nata nel 1929 a Maranello, la Ferrari con quel rosso fiammante e lo stemma del "Cavallino Rampante" non poteva essere ignorata da Hollywood, che spesso sfoggia diversi modelli in film e telefilm, diventando il simbolo dell'opulenza e della voglia di sfrecciare come un fulmine sulle strade.
Ferrari 328 GTS
Gli anni Ottanta, epoca edonistica per eccellenza dopo il decennio hippy, rese la Ferrari protagonista con il modello Ferrari 328 GTS sfoggiata per l'occasione dal detective Axel Foley (Eddie Murphy) in Beverly Hills Cop II (1986).
Ferrari 348
Anche il cinema italiano non disdegna la Ferrari: in Vacanze di Natale 1990 81990) di Carlo Vanzina, la Ferrari 348, sportiva e rombante diventa protagonista di un sorpasso comico tra Boldi e De Sica in una Saint Moritz,
sfondo opulento e (poco) glamour per i nuovi arricchiti
Ferrari 575 Maranello
Se negli anni Ottanta vi era l'ostentazione, negli anni 2000 la Ferrari diventa il modello dell'uomo di successo che ama la velocità coniugata con classe ed eleganza: In The Family Man (2000) il business man Jack Campbell (Nicolas Cage) guida una Ferrari 575 Maranello grigia versione coupé della vettura da corsa 575 GTC dalla carreggiata più ampia.
Ferrari 250 GTO
Infatti la Ferrari non è solo rossa, anche nera ha un suo fascino elegante. Come il modello Ferrari 250 GTO (che sta per Gran turismo) guidata da David Aames in Vanilla Sky (2002) di Cameron Crowe, modello vintage (è degli anni Sessanta), che sfreccia per le strade di Manhattan tra sogno e realtà del protagonista
interpretato da Tom Cruise. Il modello è da strada (fu creata anche quella da corsa) ed è la più conosciuta dagli estimatori.
Ferrari GT California Spider
La Charlie's Angels Nathalie (Cameron Diaz) in Charlie's Angels: più che mai, ama correre e  ha un debole per il Cavallino Rampante: il modello Ferrari GT California Spider utilizzata nel telefilm, ritorna nella versione cinematografica diretta da McG. Questo è il modello più vecchio mai utlizzato in un film, infatti risale al 1957. Auto sportiva a due posti, modellata sulla cabriolet con tettuccio ripiegabile, fu un modello studiato appositamente per il mercato americano, che cominciava  a interessarsi al Cavallino italiano.
Ferrari Enzo
Se gli angeli di Charlie amano correre, anche le cattive amano la Ferrari: come la perfida Madison (Demi Moore), che sempre nello stesso film sfoggia un modello meno vintage, una Ferrari Enzo rossa, un'autovettura coupé progettata per i 55 anni della
Ferrari, la più amata e ricercata dagli ammiratori del marchio made in Italy, che è stata prodotta solo 399 esemplari. Non solo una semplice auto, ma un pezzo da collezione, destinato solo a pochi.
Ferrari 430
Super sportiva per super detective è la Ferrari F430 guidata da Sonny Crockett (Colin Farrell) nel remake cinematografico del serial Miami Vice del 2006 (che preferiva utilizzare la Ferrari 365 GTS/4 Daytona Spider).
In versione grigia e con gli interni in pelle scura, la Ferrari F430 è una berlinetta "più economica di tutte", che la rende più versatile e meno onerosa.
Ferrari 360 Modena
Una Ferrari 360 Modena è l'auto dell'attore Johnny Marco (Stephen Dorff) in Somewhere (2010) è un modello sportivo, perfetta per le lunghe corse per le immense strade di L.A.
La caratteristica di questa Ferrari consiste nell'avere il motore in
posizione posteriore e non anteriore, per di più ben visibile dal lunotto posteriore.
Vintage, coupé, sportiva o berlina, la Ferrari è entrata nel cuore degli americani, che, in un certo modo, l'ha celebrata utilizzandola in varie pellicole, mostrandola in tutta la sua prorompente bellezza.
Rush
A 25 anni dalla scomparsa di Enzo Ferrari, il mito del Cavallino Rampante continua a essere vivo più che mai, e presto tornerà al cinema in versione Formula 1, con la pellicola Rush (2013) di Ron Howard, che narra delle imprese e della rivalità tra Niki Lauda, (Daniel Brhul) pilota della scuderia Ferrari, e James Hunt (Chris Hensworth), pilota della McLaren.
Il suo design moderno e lussuoso, la sua potenza, il prestigio internazionale: il nome di Enzo Ferrari è entrato nella storia.

"Sono i sogni a far vivere l'uomo. Il destino è in buona parte nelle nostre mani, sempre che sappiamo chiaramente quel che vogliamo e siamo decisi ad ottenerlo".
Enzo Ferrari (18/02/1898-14/08/1988)