mercoledì 16 aprile 2014

FILMOGRAFIA: Emma Watson




NOME:
Emma Watson
DATA DI NASCITA: 15/04/1990
LUOGO DI NASCITA: Parigi, Francia
PROFESSIONE: Attrice


ATTRICE:


(2014) Cinderella - Cinderella
(2013) Noah - Ila
(2013) Bling Ring - Nicki
(2013) Facciamola finita - Se stesso
(2012) Noi siamo infinito - Sam
(2011) Marilyn - Lucy
(2011) Harry Potter e i doni della morte - Parte II - Hermione Granger
(2010) Harry Potter e i doni della morte - Parte I - Hermione Granger
(2008) Le avventure del topino Desperaux - Princess Pea (voce)
(2008) Harry Potter e il principe mezzosangue - Hermione Granger
(2007) Harry Potter e l'ordine della Fenice - Hermione Granger
(2005) Harry Potter e il calice di fuoco - Hermione Granger
(2004) Harry Potter e il prigioniero di Azkaban - Hermione Granger
(2002) Harry Potter e la camera dei segreti - Hermione Granger
(2001) Harry Potter e la pietra filosofale - Hermione Granger

martedì 15 aprile 2014

RECENSIONE: Departures



Titolo: Departures
Titolo o
riginale: Okuribito.
Giappone, 2008
Cast: 
Masahiro Motoki, Tsutomu Yamazaki, Ryoko Hirosue,Yamazaki Tsutomu.
Sceneggiatura: Kundo Koyama.
Produzione: 
Amuse Soft Entertainment, Shochiku Company, Shogakukan
Regia: Yoijiro Takita.
Dura
ta: 110'
Il giovane Daigo (Masahiro Motoki) è un violoncellista, ma il suo sogno viene spezzato quando la sua orchestra si scioglie. 
Così insieme alla moglie Mika (Ryoko Hirosue) decide di lasciare Tokyo e di tornare a Yamagata, il suo paese natio. 
Sistematosi nella casa dove ha vissuto un'infanzia senza padre, Daigo è alla ricerca di lavoro e soprattutto ha voglia di ricominciare una nuova vita. Un giorno s'imbatte in uno strano annuncio che tratta di partenze. 
Pensando che si tratti di un'agenzia di viaggi, Daigo ben presto scopre che si tratta della preparazione dei cadaveri prima del viaggio nell'al di là. Inizialmente ha dei dubbi riguardo al suo nuovo mestiere e nasconde la verità a Mika, ma ben presto diventa il discepolo di Sasaki (Yamazaki Tsutomu), il becchino del luogo e titolare dell'agenzia. Daigo subirà i pregiudizi della gente del posto e l'abbandono (temporaneo) della moglie, ma la sua vita subirà una svolta e dovrà fare i conti con il passato...
Departures, premio Oscar 2009 come miglior film straniero è un film affascinante che tratta il tema della morte in modo delicato, come se fosse un viaggio, una partenza. 
Affascinante per come viene mostrata meticolosamente una funzione funebre, così diversa da quella occidentale, per come vengono trattati gli affetti che non ci sono più, per il distacco e il senso di perdita che subisce una persona. 
Il regista mette in scena l'arte del Nokanshi, svelando l'arte della preparazione del defunto nel suo viaggio verso l'ignoto (o Paradiso, Purgatorio, Inferno) attraverso carezze, trucco e il vestito che lo scomparso "porta con sé" per l'ultima volta. 
Perché è di viaggio che si parla, un percorso che compie l'anima abbandonando il suo corpo e allo stesso tempo è la preparazione (anche psicologica) dei famigliari che si apprestano a salutare il proprio caro per sempre. 
Poco importa se i "protagonisti" della dipartita sono un travestito, un suicida, una donna che ha dedicato la sua vita al lavoro, perché alla fine i rancori e i risentimenti vengono messi da parte e ci si avvia verso un processo di riappacificazione. 
Vita: solitudine e morte e crescita personale si mescolano: vita che Daigo vuole cambiare, lasciando una metropoli come Tokyo per tornare nella sua cittadina tranquilla ricominciare da capo.  
Solitudine: sentimento che prova il protagonista per l'abbandono prima del padre in tenera età, poi da parte della moglie che si vergogna del mestiere del consorte, solitudine avvolta nei ricordi del passato e nei momenti in cui suona il suo amato violoncello
Morte: con il lavoro che svolge Daigo, la scomparsa della madre in tenera età di cui era legatissimo. 
Crescita: l'arte del Nokanshi è una prova di maturità per il protagonista, pronto ad abbandonare i risentimenti del passato (una delle scene più commoventi del film) e far pace con sé stesso. 
Questo processo avviene anche grazie a Sasaki, sorta di padre putativo del ragazzo che lo accompagna in questo momento, vedendo in lui un erede ideale. Non mancano i momenti buffi come la scena del DVD dimostrativo per pubblicizzare l'agenzia, dove Daigo si ritrova a fare da cavia per il signor Sasaki, ma Departures è essenzialmente un film elegante e poetico, che ci accompagna verso una delle tradizioni (fortunatamente) ancora viventi nella cultura del Giappone, Stato capace di coniugare perfettamente il progresso con tradizione.

Voto: 8

sabato 12 aprile 2014

IL CIRCOLO DI CUCITO: Mamme Vs. Gwyneth Paltrow


Gwyneth Paltrow non fa in tempo ad attirare le simpatie del web dopo l'annuncio della separazione dal marito Chris Martin, che già la odiano. Il motivo?
In un'intervista rilasciata sul sito E! News, l'attrire di Iron Man si è lamentata del suo status di attrice, che mal si concilia con il ruolo di mamma.
E invidia le mamme "normali" che lavorano in ufficio, perché vivono la routine quotidiana e hanno tanto tempo la mattina da dedicare alla famiglia. Che forse, la famiglia "normale" che intende lei, è quella stile del Mulino Bianco.
Le mamme si sono scatenate e hanno già preparato la forca mediatica con commenti al vetriolo, una in particolare: una mamma che si firma con il nickname Mackenzie ha affermato: Come madre di un bimbo di due anni non potrei essere più d’accordo! Grazie a Dio che non faccio i milioni girando un film all’anno è quello che mi dico tutte le mattine mentre aspetto su una pensilina al vento e al freddo di cominciare i miei 45 minuti da pendolare verso la citta’. E’ diventato il mio mantra
Davvero un brutto momento per l'attrice!

mercoledì 9 aprile 2014

GOODBYE: Addio a Mickey Rooney



Una leggenda del cinema è venuta a mancare: Mickey Rooney. Aveva 93 anni. 
Josef Yule Jr. nacque a Brooklyn il 23 settembre del 1920 e cominciò a lavorare nel mondo dello spettacolo a 2 anni negli spettacoli di vaudeville del padre, per poi esordire a 5 anni nel film Not to be Trusted, che lo trasformarono in un bambino prodigio. Successo che gli fece vincere un Oscar giovanile nel 1939.
Divenne una star grazie al ruolo di Andy Hardy, un giovane ribelle che esordì sul grande schermo con A Family Affair (1937).
Il personaggio di Andy, giovane scapestrato figlio di un integerrimo giudice spesso in difficoltà nel fargli rispettare le regole, fu un grande successo per Rooney e molti film della serie li recitò al fianco di Judy Garland, anche lei una baby star che divenne una delle sue più grandi amiche e partner sul grande schermo.
Rooney recitò il ruolo di Hardy dall'età di 16 anni fino ai 38, concludendo la saga nel 1958 con Andy Comes Home. 
Recitò al fianco di Spencer Tracy in Capitani coraggiosi (1937) e La città dei ragazzi (1938), ruoli che fruttarono a Tracy una doppietta agli Academy Awards, mentre Rooney riceverà la nomination nel 1939 con Ragazzi attori.
Nel 1943 fece da padrino cinematografico al debutto di una futura stella di Hollywood: Elizabeth Taylor in Gran Premio
Durante la guerra lavorò alla radio per intrattenere le truppe, mentre continuava con la serie di film di Andy Hardy.
Negli anni Sessanta il ruolo di maggior rilievo fu il padrone di casa giapponese di Holly Golithly in Colazione da Tiffany (1962) e ritrovò Spencer Tracy in Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo (1963).
Negli anni Settanta recitò in Black Stallion (1979) e si dedicò al doppiaggio, per poi dedicarsi alla carriera teatrale e televisiva.
Il suo ultimo ruolo risale al 2006 ne Una notte al museo, entrando nel guinness dei primati per aver recitato per 91 anni nello star System.
Una delle più luminose stelle si è spenta nel firmamento di Hollywood.

lunedì 7 aprile 2014

FILMOGRAFIA: Lars Von Trier




NOME: Lars von Trier
DATA DI NASCITA: 30/04/1956
LUOGO DI NASCITA:
 Copenhagen, Danimarca
PROFESSIONE: Regista, sceneggiattore, attore, produttore




REGISTA:

(2013) Nymp()maniac - Chapter I & II
(2011) Melancholia
(2009) Antichrist
(2007) Chacun son cinéma
(2006) Il grande capo
(2005) Manderlay
(2003) Dogville
(2001) D-dag - Den færdige film (Film Tv)
(2000) Dancer in the Dark
(2000) D-dag (Film Tv)
(2000) D-dag - Lise (Film Tv)
(1997) Riget II (Mini serie Tv)
(1996) Le onde del destino
(1994) Il Regno (Mini serie Tv)
(1991) Europa
(1988) Medea (Film Tv)
(1988) Epidemic
(1984) L'elemento del crimine
(1982) Befrielsesbilleder
(1981) Sidste detalje, Den
(1980) Nocturne
(1979) Menthe - la bienheureuse
(1977) Orchidégartneren

SCENEGGIATTORE:

(2013) Nymp()maniac - Chapter I & II
(2005) Manderlay
(2005) Dear Wendy
(2004) Kingdom Hospital (Mini serie Tv)
(2003) De fem benspænd
(2003) Dogville
(2000) Dancer in the Dark
(2000) De udstillede
(1998) Idioterne
(1997) Riget II (Mini serie Tv)
(1996) Le onde del destino
(1994) Il Regno (Mini serie Tv)
(1994) Lærerværelset (Mini serie Tv)
(1991) Europa
(1988) Medea (Film Tv)
(1988) Epidemic
(1984) L'elemento del crimine
(1982) Befrielsesbilleder
(1980) Nocturne
(1979) Menthe - la bienheureuse
(1977) Orchidégartneren

ATTORE:

(1991) Europa - Jew
(1989) En verden til forskel - Taxista
(1988) Epidemic - Lars/Dr. Mesmer
(1984) L'elemento del crimine - Schmuck of Ages
(1980) Kaptajn Klyde og hans venner vender tilbage
(1979) Menthe - la bienheureuse - L'autista
(1977) Orchidégartneren - Victor Morse
(1969) Hemmelig sommer - Lars

PRODUTTORE:

(2004) Visions of Europe
(2004) Kingdom Hospital (Mini serie Tv) - Produttore esecutivo
(2004) Het zuiden
(2000) I kajak til verdens ende (Film Tv) - Produttore esecutivo

venerdì 4 aprile 2014

PENSIERI CANNIBALI DAY

Oggi è il compleanno di uno dei blogger più cool e cazzari della cineblogosfera: Pensieri Cannibali. Oggi Cannibal Kid celebra il suo sesto compleanno e Director's cult, che aspira a ciulargli la seconda posizione nella classifica dei blogger più faighi, lo celebra con uno dei suoi post più cool:

The Artist, la recensione muta




 Buon compleanno Cannibal Kid! ;-)

martedì 1 aprile 2014

PESCE D'APRILE - Victor Victoria

Oggi è il primo di aprile e la HustleBloggers ha deciso di fare un pesce d’aprile, omaggiando i film sugli inganni e le truffe, da cui sono nati gioiellini come La stangata, Prova a prendermi, Bowfinger fino al recente American Hustle. Per l’occasione Director’s cult prende la brillante commedia en travesti Victor Victoria di Blake Edwards.


Buon pesce d'aprile!





Titolo: Victor Victoria
Id. USA, 1982
Cast: Julie Andrews, James Garner, Robert Preston, Leslie Ann Warren.
Sceneggiatura: Blake Edwards.
Regia: Blake Edwards.
Durata: 126'

Victoria Grant (Julie Andrews) è una cantante d’opera che stenta a trovare un ingaggio. Vinta dalla fame si lascia convincere da Toddy (Robert Preston) un artista che si caccia sempre nei guai, a creare Victor, un conte che si esibisce travestito da donna.
Victor Victoria è la storia di una “donna che si finge un uomo che finge di essere una donna”.
E riesce a convincere tutti. Con l’inganno.
E grazie agli inganni che Victoria, cantante di talento squattrinata, tenta di sopravvivere alla fame portando con sé uno scarafaggio in un ristorante di lusso per non pagare la cena. Così come cerca un ingaggio fingendo di essere stata mandata dal celebre impresario di turno. Inganna perché è stata a sua volta ingannata dalla vita.
Perché Victoria Grant ha una bellissima voce da soprano, ma non riesce a sfondare nello spettacolo dopo essere stata truffata dal suo agente.
Toddy invece è un artista dalla vita sentimentale disastrosa, ingannato dal suo amante che finge di essere eterosessuale, e in più è fresco di licenziamento. Complice la cena non pagata, la pioggia, un vestito rovinato e degli abiti maschili, Toddy e Victoria s’incontrano e diventano amici, prendendosi cura l’uno dell’altro. Al di là degli inganni e dei trabocchetti, la loro amicizia nata per caso è vera e sincera.
Per un equivoco (Victoria con abiti maschili caccia in malo modo l’ex amante di Toddy), nasce Victor, conte polacco che si esibisce travestito da donna. Ed è subito trionfo.
Se il successo non arriva con il reale talento, Victoria si reinventa la carriera sotto il segno della finzione, dove il dualismo uomo donna si fonde per fare buon viso a cattivo gioco: Victoria nega la sua femminilità per calarsi nei panni di un uomo omosessuale, che con fare solenne si toglie la parrucca sbalordendo gli spettatori, convinti di aver assistito al numero di una cantante.
E il trabocchetto funziona alla grande perché Victoria se all’inizio era titubante nel comprimere la propria femminilità fasciandosi il seno e tagliandosi i capelli, alla lunga ama essere “una donna che finge di essere un uomo che finge di essere una donna” perché in questi panni si sente emancipata, vivendo la propria vita in libertà in quel di Parigi degli anni Trenta della Belle epoque.
Ammalia il pubblico, ma ammalia anche un uomo macho, il gangster King Marchand (che finge di essere un rispettabilissimo uomo di affari che tratta con i gangster) che si sente affascinato fin da subito da questa splendida creatura dotata di un MI naturale in grado di rompere i bicchieri, ma che rimane interdetto quando scopre che Victoria in realtà è Victor,  con grande gioia della sua fidanzata Norma (Leslie Ann Warren), la tipica pupa del gangster che non deve fingere di essere un’oca, essendo così di natura.
Ma quello che King Marchand non sa è che Victor in realtà è Victoria.
E per scoprire se è stato ingannato, o se la sua (omo)sessualità l’ha ingannato per anni, ingaggia il fidato Squash per scoprire se Victor è  una donna, e quando Marchand lo scopre, decide a sua volta di amare questa donna, fingendo di amare un uomo.
Perché Victoria non vuole rinunciare né alla carriera, né a quel lato maschile che la rende libera. E il macho King Marchand fa finta di essere gay anche se è eterosessuale, ma reclama la sua natura virile e vorrebbe riprendersi la sua mascolinità.
Questa sorta di “coming out”  fittizio fa sì che Squash faccia il suo vero “coming out”, lasciando sbalordito Marchand, che l’ha sempre visto come un rude giocatore di rugby figlio di p****na. Ruolo che Squash ha sempre giocato per non fare la parte della “checca”. Ruolo che invece non fa mistero di giocare Toddy, il grande orchestratore della truffa, ma l’unico a mostrare la sua vera natura, un uomo orgogliosamente gay. E paradossalmente l’unico che non finge.
Tutti fingono di essere ciò che non sono, in una girandola di equivoci, verità e finzione si mescolano. in un divertentissimo girotondo di sotterfugi, risse, virilità nascoste e virilità esibite.
Ma alla fine l’ordine delle cose ritorna prepotentemente e se King Marchand va in una bettola per fare a botte, riprendendosi il suo lato macho a suon di lividi, Victoria decide di riprendersi la sua femminilità rinunciando in parte alla sua emancipazione in nome dell’amore, lasciando la scena a Toddy che gioca per una sera il ruolo “dell’uomo che finge di essere una donna che finge di essere un uomo, che finge di essere una donna”.
Victor Victoria è uno spassosissimo film diretto dal maestro dell’ironia Blake Edwards, che confeziona un gioiellino fatto di splendidi numeri musicali (con le magnifiche musiche del fidato Harry Mancini) e momenti di delirante divertimento, dove Edwards schiaccia l’acceleratore sulle gag stile slapstick, omaggiando l’imbranatissimo ispettore Closeau con un altrettanto detective pasticcione che tenta di smascherare l’imbroglio orchestrato da Victoria  (una strepitosa Julie Andrews) e Toddy. La tematica camp viene rappresentata con naturalezza e ironia, senza scadere nella volgarità o negli stereotipi, condita con umorismo grazie al personaggio di Toddy, magistralmente interpretato da Robert Preston.
Con Victor Victoria l’arte si fonde con la vita reale, che fa della finzione la sua linfa vitale. Non è anche questo, in fondo, il cinema?

Voto: 9


Hanno partecipato:
Il Bollalmanacco di cinema 
In central perk 
Montecristo
Non c'è paragone
Pensieri cannibali
Recensioni ribelli 
Scrivenny 2.0 
Solaris
White Russian