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mercoledì 29 aprile 2015

MONOGRAFIA: Lupita Nyong'o



Bella e brava. Giovanissima, a soli 32 anni è diventata una icona di stile (le hanno scippato un vestito di Calvin Klein interamente ricoperto di perle la notte dopo gli Oscar) e ha vinto un Academy Award nel 2013. Di chi si tratta? di Lupita Nyong'o passaporto messicano, ma anima kenyota.
Nata a Città del Messico il 1° marzo 1983, si trasferisce giovanissima in Kenya, per poi ritornare in Messico a studiare spagnolo. 
Il viaggio successivo la vede negli Stati Uniti, dove si laurea in studi cinematografici, che applicherà con successo con la direzione del suo primo documentario, In my Genes, incentrato sulle problematiche che vivino le persone di colore albine, che vivono una condizione svantaggiata di 'bianchi' in una società a predominanza nera, tra discriminazioni e problematiche socio-culturali.
La svolta e il successo avviene con 12 anni schiavo: il ruolo della fragile schiava Patsey le fa vincere l'Oscar come migliore attrice non protagonista, e le apre le porte di Hollywood. Lo step successivo la vede al fianco di Liam Neeson nel trhiller Non-Stop, ma soprattutto un ruolo nell'attesissimo Star Wars: il risveglio della forza, diretto da J.J. Ambrams.
Oltre al cinema è anche una icona di stile, corteggiata dalle riviste di moda, amata dai fashion blogger che amano il suo gusto impeccabile e la sua eleganza, e inoltre è testimonial per la casa cosmetica Lancome.
Bella e brava dunque. La conferma arriverà sotto la stella di George Lucas. E sicuramente non deluderà le aspettative.

martedì 5 agosto 2014

FILMOGRAFIA: Lupita Nyong'o




NOME:
Lupita Nyong'o
DATA DI NASCITA: 1° marzo1983
LUOGO DI NASCITA: Città del Messico, Messico
PROFESSIONE: Attrice, Produtrice,
Regista


ATTRICE:
(2014) Non-stop - Gwen
(2013) 12 anni schiavo - Patsey
(2009-2012) Shuga (Mini-serie Tv) - Ayira
(2008) East River (corto)

PRODUTTRICE:
(2009) In My Genes (Video-documentario) - produtrice esecutiva

REGISTA:
(2009) In My Genes (Video-documentario)

lunedì 3 marzo 2014

NEWS: I vincitori Oscar 2014



12 Years a Slave di Steve McQueen è il miglior film del 2014, ma Gravity di Alfonso Cuàron è il film "prendi tutto", a cominciare dalla miglior regia, per un totale di 7 Oscar. 
Il film di McQueen si aggiudica il premio per la migliore interpretazione femminile assegnato a Lupita Nyon'go, premiata a sorpresa (tutti puntavano su Jennifer Lawrence), e la migliore sceneggiatura non originale di John Ridley.
I grandi esclusi sono stati invece American Hustle e The Wolf of Wall Street. Se ormai Martin Scorsese ci ha fatto l'abitudine, per Leonardo DiCaprio è l'ennesima delusione, dopo 4 nomination e nessun premio. A spuntarla infatti è Matthew McConaughey che gli soffia la statuetta con il ruolo di Ron Woodroof in Dallas Buyers Club, pellicola che si aggiudica una doppietta con la vittoria di Jared Leto, migliore attore non protagonista.
In smoking bianco e in ottima forma dopo aver perso 23 kg per interpretare Woodroof, McConaughey ha ringraziato sul palco Dio, che l'attore texano ha preso come modello di vita. Ormai le commedie romantiche sono solo un vago ricordo, e McConaughey può finalmente meritarsi il ruolo di erede di Paul Newman non più per la sua bellezza, ma anche per la sua bravura.
Capello lungo da rock star per Leto (è infatti membro della  band 30 Seconds to Mars) e anche lui in smoking bianco, ha tenuto un discorso di ringraziamento "politico", auspicando la pace in Ucraina.
Migliore attrice è Cate Blanchett, la nevrastenica Jasmine di Blue Jasmine diretto da Woody Allen. Incurante dei premi, probabilmente non si è minimamente scomposto per la mancata vittoria per la migliore sceneggiatura originale, che è andata a Spike Jonze con il suo Her, che non è riuscito a replicare con la migliore canzone scritta insieme a Karen O' degli Yeah Yeah Yeahs.
L'ultimo film diretto da Hayao Miyiazaki The Wind Rises, non ha vinto battuto dall'onnipresente Disney che si aggiudica il  premio per il migliore film di animazione e la canzone originale, battendo non solo Jonze e miss O', ma niente meno che gli U2, che gareggiavano in "nome di Mandela".
Premi più che meritati per i migliori costumi e la migliore scenografia a Il grande Gatsby.
E infine il premio che rende orgogliosa l'Italia, facendo dimenticare per un giorno i suoi problemi agli occhi del Mondo: La grande bellezza di Paolo Sorrentino è il miglior film straniero. Sorrentino dopo aver vinto il Golden Globes e il premio BAFTA (gli Oscar inglesi) ha dedicato la sua vittoria ai Talkin' Heads,  Federico Fellini, Martin Scorsese e a... Maradona.
La serata è stata condotta da Ellen Degeneris, che ha offerto la pizza agli invitati (con tanto di aiuto da parte di Brad Pitt che distribuiva i piattini di carta) ed è stata protagonista di una selfie scattata da Bradley Cooper insieme a Julia Roberts, Jennifer Lawrence, Kevin Spacey e altre star, diventando la foto più twittata del web.

I vincitori:

Miglior film: 12 Years a Slave
Miglior attore: Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club)
Miglior attrice: Cate Blanchett (Blue Jasmine)
Miglior regia: Gravity (Alfonso Cuarón)
Miglior attore non protagonista: Jared Leto (Dallas Buyers Club)
Miglior attrice non protagonista: Lupita Nyong’o (12 Years a Slave)
Miglior sceneggiatura non originale: 12 anni schiavo (John Ridley)
Miglior sceneggiatura originale: Her (Spike Jonze)
Migliore film d’animazione: Frozen (Chris Buck, Jennifer Lee, Peter Del Vecho)
Migliori effetti speciali: Gravity (Tim Webber, Chris Lawrence)
Miglior fotografia: Gravity (Emmanuel Lubezki)
Miglior documentario: 20 Feet from Stardom (Nominees to be determined)
Miglior montaggio: Gravity (Alfonso Cuarón, Mark Sanger)
Miglior film straniero: La Grande Bellezza (Italy)
Miglior colonna sonora: Gravity (Steven Price)
Miglior canzone: Let it go (Frozen) Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez
Migliori costumi: Catherine Martin (Il grande Gatsby)
Miglior sonoro: Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro (Gravity).
Miglior trucco: Adruitha Lee e Robin Mathew (Dallas Buyers Club) 
Miglior cortometraggio d’animazione: Mr. Hublot di Laurent Witz e Alexandre Espigares
Miglior corto documentario: The Lady in Number 6: Music Saved My Life di Malcolm Clarke e Nicholas Reed
Miglior cortometraggio: Helium di Anders Walter e Kim Magnusson
Premi alla carriera: Angela Lansbury, Steve Martin e il costumista Piero Tosi. Angelina Jolie è stata insignita per i suoi impegni umanitari

mercoledì 26 febbraio 2014

FILMOGRAFIA: Chiwetel Ejiofor



NOME: Chiwetel Ejiofor
ALL'ANAGRAFE: Chiwetel Ejiofor
DATA DI NASCITA: 10/06/1977
LUOGO DI NASCITA: Forest Gate, Londra, Inghilterra, Regno Unito
PROFESSIONE: Attore






ATTORE:


(2015) Triple Nine -
(2015) Z for Zachariah - Loomis
(2013) Half of a Yellow Sun - Odenigbo
(2013) 12 anni schiavo - Solomon Northup
(2013) Savannah - Christmas Moultrie
(2013) Phil Spector (Film Tv) - Mock Prosecutor
(2013) Dancing on the Edge (Serie Tv) - Louis
(2011) The Shadow Line (Serie Tv) - Jonah Gabriel
(2010) Salt - Peabody
(2009) 2012 - Adrian Helmsley
(2009) Masterpiece Contemporary (Episodio Tv: "Endgame") -
(2009) Endgame - Thabo Mbeki
(2008) Redbelt - Mike Terry
(2007) American Gangster - Huey Lucas
(2007) Parla con me - Dewey Hughes
(2006) Tsunami - Il giorno dopo (Film Tv) - Ian Carter
(2006) I figli degli uomini - Luke
(2006) Inside Man - Detective Bill Mitchell
(2005) Kinky Boots - Decisamente diversi - Lola
(2005) Doppia ipotesi per un delitto - Ty Trippin
(2005) Serenity -
(2005) Four Brothers - Quattro fratelli - Victor Sweet
(2004) Melinda e Melinda - Ellis Moonsong
(2004) Red Dust - Alex Mpondo
(2004) Lei mi odia - Frank Wills
(2003) Canterbury Tales (Episodio Tv: "The Knight's Tale") - Paul
(2003) Love Actually - L'amore davvero - Peter
(2003) 3 Blind Mice - Mark Hayward
(2003) Twelfth Night, or What You Will - Orsino
(2003) Trust (Serie Tv) - Ashley Carter
(2002) Piccoli affari sporchi - Okwe
(2001) Murder in Mind (Episodio Tv: "Teacher") - DS McCorkindale
(2001) My Friend Soweto - Soweto
(2001) Mind Games (Film Tv) - Tyler Arnold
(2000) It Was an Accident - Nicky Burkett
(1999) G.M.T. - Giovani musicisti di talento - Rix
(1997) Amistad - Ensign Covey
(1996) Viaggio mortale (Film Tv) - Ebow

martedì 18 febbraio 2014

RECENSIONE: 12 anni schiavo






Titolo: 12 anni schiavo
Titolo originale: 12 Years a Slave
USA, 2013
Cast: Chiwetel Ejofor,  Michael Fassbender, Lupita Nyong'o.
Sceneggiatura: John Ridley
Regia: Steve McQueen
Durata: 134'


La vera storia di Solomon Northup (Chiwetel Ejofor) uomo nato libero nell'America schiavista, con un inganno viene rapito e reso schiavo per 12 anni in una piantagione di cotone. Grazie all'abolizionista Samuel Bass (Brad Pitt) tornerà alla libertà non prima di aver passato un'odissea sotto le angherie di Edwin Epps (Michael Fassbender).
Dopo Lincoln di Steven Spielberg, Django Unchained di Quentin Tarantino e The Butler di Lee Daniels, si chiude il cerchio con 12 anni schiavo del britannico Steve McQueen, un ideale pezzo mancante per completare un puzzle che raffigura l'immagine della schiavitù americana.
Se infatti la pellicola di Spielberg affrontava l’abolizione della schiavitù concentrandosi esclusivamente sulla figura del presidente Abrham Lincoln, la visione di Tarantino sembrava una ideale (e idealistica) resa dei conti di un uomo che diventa libero e lotta per mantenere la propria libertà, mentre la pellicola di Lee Daniels parte dalla schiavitù per poi raccontare le lotte degli afroamericani nel corso degli anni; la prospettiva di Steve McQueen scava ancora più a fondo nel cuore della schiavitù americana, una ferita evidentemente ancora aperta e poco trattata dal punto di vista cinematografico.
McQueen non fa un semplice biopic né tanto meno firma un “j’accuse” contro gli americani, ma ha scelto la storia esemplare di Solomon Northup per raccontare la parabola di un uomo libero che tramite l’inganno ha perso la sua libertà e lotta strenuamente per riaverla.
Attraverso la discesa negli inferi di Solomon rappresentata dalle immense piantagioni della Louisiana, McQueen offre una riflessione non solo storica, raccontando la storia di uno schiavo, ma anche di un sistema crudele di come un uomo prevarichi un altro uomo, concentrandosi sul rapporto tra Edwin Epps e Solomon Northup.
Solomon viene privato dei suoi averi, della sua famiglia, della sua origine e del suo nome, che diventa Pratt, viene venduto come un qualsiasi oggetto (a caro prezzo, perché è un “oggetto” che vale più degli altri), e sa che potrebbe essere ucciso da un momento all’altro quando “l’oggetto” in questione, ovvero la sua persona, non serve più.
L’unica arma di sopravvivenza è cercare di avere una ragione per vivere e rimanere aggrappati alla propria dignità, anche se viene duramente scalfita dalle minacce, dalle frustrate che lasciano solchi dolorosi e permanenti sulla pelle, dalla fatica che abbatte i muscoli, da un cappio al collo che rischia di strapparlo alla vita da un momento all’altro.
Come nei gironi infernali danteschi, Solomon entra in un viaggio crudele dove conosce uno schiavista “umano” rappresentato da William Ford (Benedict Cumberbatch) che lo tratta ancora come un essere umano nonostante sia complice della sua condizione di schiavitù, il carpentiere pazzo John Tibeats (Paul Dano) che lo considera una nullità da eliminare, e soprattutto la sua nemesi, Edwin Epps (Michael Fassbender) il suo nuovo padrone che cercherà di strappargli quel pezzo di dignità a cui rimane strenuamente attaccato.
Come l’immaginaria Candyland di Calvin Candie nome zuccherino che nasconde l’amarezza della fine della libertà, la piantagione di Edwin Epps sembra un piccolo paradiso terrestre che nasconde una prigione, che paradossalmente riesce a tenere rinchiuse le sue vittime in uno spazio aperto, da cui nessuno riesce a fuggire.
La bellezza idilliaca della piantagione mostrata da McQueen con il suo sguardo da artista, con i suoi campi lunghi, la cura per i particolari e l’estetica che ne deriva, viene brutalmente spezzata proprio come una frustrata dai soprusi e le angherie che Solomon e gli altri compagni di sventura subiscono quotidianamente.
Solomon assiste ogni giorno alla morte che colpisce uno di loro ucciso dalla fatica, assiste alle ripetute violenze perpetrate alle donne, in particolare a Pastey (un’intensa e sofferta Lupita Nion'go), la preferita di Edwin Epps e la più odiata dalla moglie Mary (Sarah Paulson), che umilia e rovina la sua bellezza ferendola sul volto, assiste allo strazio di una madre a cui vengono strappati i propri figli, vivendo in uno stato di costante minaccia.
Ferite che lacerano la carne e l’anima, che arrivano ad annichilire e a vedere la violenza come una parte della quotidianità, rimanendo ignorata. Così come viene ignorata la sofferenza di Solomon appeso a un albero, così come si ignorano le urla di dolore di Patsey, così come ingnorano l’ennesimo corpo da seppellire.
Solomon resiste, ma piano piano rimane inerme perché non può fare nulla se non resistere anche se le sue speranze vanno costantemente in fumo, come la lettera di aiuto che brucia Solomon, che diventa cenere e con essa le speranze di fuggire.
Solomon resiste anche se ormai i ricordi della sua famiglia (mostrati i flashback) si fanno sempre più flebili, arrivando a distruggere il suo amato violino, perdendo lentamente la sua battaglia per mantenere la propria identità.
Ma nell'odissea di Solomon c'è anche la speranza incarnata dal canadese Bass che lo salva e lo riporta alla normalità costituita dalla sua famiglia.
McQueen non crea una partita dove ci sono buoni e cattivi, ma con distacco racconta un evento storico vergognoso che fa parte del DNA degli Stati Uniti.
E lo fa con uno stile registico impeccabile con grande cura nei particolari, con i suoi “scatti” di montaggio alternati con la stasi dei campi lunghi, le carrellate e i primi piani delle lacrime di Solomon.
Steve McQueen dirige il tutto abilmente in modo impeccabile, così come impeccabili sono le performance di Ejofor, che riesce a rappresentare il dolore e lo sconforto solo con uno sguardo, il suo attore feticcio Michael Fassbender che non si limita a creare un Edwin Epps psicopatico e odioso, e soprattutto Lupita Nion'go così brava nel rappresentare la sofferenza di un corpo femminile straziato.
12 anni schiavo è un film che rimane impresso più di un capitolo di storia, che una volta letto si dimentica in fretta.

Voto: 8

venerdì 17 gennaio 2014

NEWS: Nomination Oscar 2014

 
E dopo i Golden Globes non potevano mancare le nomination agli Oscar, presentati quest'anno da Ellen Degeneris.
I migliori film dell'anno sono: American Hustle, Gravity, 12 anni schiavo, Captain Philips, Dallas Buyer's Club, Her, The Wolf of the Wall Street, Nebraska e Philomena.
La parte da leone con ben 10 nomination Gravity (tra cui miglior regia ad Alfonso Cuaròn) e  American Hustle, tra cui miglior regia a David O' Russell, film, e attori (Christian Bale e Amy Adams protagonisti, Jennifer Lawrence e Bradley Cooper non protagonisti), proprio come ne Il lato positivo.
9 nomination a 12 schiavo, film, miglior regia a Steve McQueen, attori (Chiwetel Ejofor miglior protagonista, non protagonisti Michael Fassbender e Lupita Nyong'o).
The Wolf of the Wall Street si aggiudica la nomination come miglior film, regia a Martin Scorsese, miglior attore (Leonardo DiCaprio, sarà la volta buona?) e non protagonista (Jonah Hill).
Doppiette di attore: il duo di Dallas Buyer's Club viene confermato, e Mattew McConaughey (miglior attore) e Jared Leto (in lizza come miglior attore protagonista), mentre Nebraska schiera Bruce Dern (miglior attore) e Jane Squibb (non protagonista).
Blue Jasmine si guadagna il duo miglior attrice (Cate Blanchett) e non protagonista (Sally Hawkins), mentre August: Osange County vede in nomination la ormai onnipresente Meryl Streep (ma istituirle un premio non si fa prima?) e Julia Roberts come non protagonista.
 La vita di Adèle per problemi di regolamento viene escluso come miglior film straniero, spianando la strada a La grande bellezza di Paolo Sorrentino.
Cate Blanchett dovrà vedersela contro Sandra Bullock (Gravity), Judy Dench (Philomena), Meryl Streep (August: Osage County) e Amy Adams.
Grandi esclusi: Oscar Isaac e Inside Llewyn Davis tra le nomination più importanti, e Daniel Bruhl per la sua interpretazione in Rush e Robert Redford per All is Lost.
 
Le nomination:
 
MIGLIOR FILM.
12 anni schiavo, Gravity, American Hustle, Captain Phillips, The Wolf of Wall Street, Nebraska, Dallas Buyers Club, Her e Philomena.

MIGLIOR REGIA.
Alfonso Cuaron (Gravity), Steve McQueen (12 anni schiavo), David O. Russell (American Hustle), Martin Scorsese (The Wolf of Wall Street), Alexander Payne (Nebraska).

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA.
Matthew McConaughey, Chiwetel Ejiofor, Leonardo DiCaprio, Bruce Dern, Christian Bale.

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA. 
Cate Blanchett, Judi Dench, Sandra Bullock, Amy Adams, Meryl Streep.

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.
Jared Leto, Michael Fassbender, Bradley Cooper, Barkhad Abdi, Jonah Hill.

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA.
Sally Hawkins, Jennifer Lawrence, Lupita Nyongo, Julia Roberts, June Squibb.

MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA.
La grande bellezza di Paolo Sorrentino, Alabama Monroe - Una storia d'amore (The Broken Circle Breakdown) di Felix Van Groeningen, Il sospetto (The Hunt) di Thomas Vinterberg, L'image manquante (The Missing Picture) di Rithy Panh, Omar di Hany Abu-Assad.

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.
12 anni schiavo, The Wolf of Wall Street, Before Midnight, Captain Phillips, Philomena.

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE.
Frozen, The Croods, The Wind Rises, Despicable Me 2, Ernest & Celestine.

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE.
John Williams per The Book Thief, Steven Price per Gravity, William Butler e Owen Pallett per Her, Alexandre Desplat per Philomena, Thomas Newman per Saving Mr. Banks.

MIGLIOR MIXAGGIO SONORO.
Captain Phillips, Gravity, Lo Hobbit: la desolazione di Smaug, A proposito di Davis, Lone Survivor.

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO.
All is lost, Captain Phillips, Gravity, Lo Hobbit:la desolazione di Smaug, Lone Survivor.

MIGLIOR FOTOGRAFIA.
The Grandmaster (Philippe Le Sourd), Gravity (Emmanuel Lubetzki), Inside Llewyn Davis (Bruno Delbonnel), Nebraska (Phedon Papamichael), Prisoners (Roger A. Deakins)

MIGLIOR DOCUMENTARIO CORTOMETRAGGIO.
CaveDigger di Jeffrey Karoff, Facing Fear di Jason Cohen, Karama Has No Walls di Sara Ishaq, The Lady in Number 6: Music Saved My Life di Malcolm Clarke e Nicholas Reed, Prison Terminal: The Last Days of Private Jack Hall di Edgar Barens.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO.
Aquel No Era Yo (That wasn't Me) di Esteban Crespo, Avant Que De Tout Perdre (Just Before Losing Everything) di Xavier Legrand e Alexandre Gavras, Helium di Anders Walter e Kim Magnusson, Pitääkö Mun Kaikki Hoitaa? (Do I have to take care of everything?) di Selma Vilhunen and Kirsikka Saari, The Voorman Problem di Mark Gill and Baldwin Li.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO ANIMATO.
Feral di Daniel Sousa e Dan Golden, Get a Horse! di Lauren MacMullan e Dorothy McKim, Mr. Hublot di Laurent Witz e Alexandre Espigares, Possessions di Shuhei Morita, Room on the Broom di Max Lang e Jan Lachauer.
MIGLIOR MAKEUP.
Dallas Buyers Club (Adruitha Lee e Robin Mathews), Jackass: nonno cattivo (Stephen Prouty); The Lone Ranger (Joel Harlow e Gloria Pasqua-Casny).
 

martedì 14 gennaio 2014

NEWS: Golden Globes 2014. And the winner is...

 
 
 
Belle sorprese ai Golden Globes 2014! La grande bellezza di Paolo Sorrentino vince il premio come miglior film straniero battendo il favorito La vita di Adele.
Non accadeva da più di 20 anni, quando il premio (e il successivo Oscar) se lo aggiudicò Giuseppe Tornatore con il suo Nuovo cinema Paradiso.
Un incredulo Steve McQueen sale sul palco per ricevere la statuetta per 12 Years a Slave che si aggiudica il premio come migliore film drammatico, ma la miglior regia è di Alfonso Cuaròn con il suo Gravity.
Triplete per American Hustle: miglior commedia, migliore attrice protagonista (Amy Adams) e migliore attrice non protagonista (Jennifer Lawrence).
Doppietta per Allen: Woody si aggiudica il premio alla carriera Cecil B. De Mille (che ovviamente non va a ritirare delegando la fidata Diane Keaton) e il suo Blue Jasmine viene premiato per la migliore interpretazione femminile in un film drammatico, che se lo aggiudica Cate Blanchett,.
Altra doppietta per Dallas Buyer's Club: Matthew Mc Conaughey e Jared Leto sono i rispettivi vincitori della migliore prova drammatica e il miglior ruolo non protagonista.
Leonardo Di Caprio invece ha scoperto di essere un buon commediante e la sua bravura viene premiata per la sua interpretazione The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese.
Chissà se i pronostici verranno azzeccati e vinceranno anche l'Oscar?
 
I PREMI:
 
MIGLIOR FILM - DRAMMATICO
12 anni schiavo
MIGLIOR FILM - COMMEDIA/MUSICAL
American Hustle
MIGLIOR REGISTA
Alfonso Cuarón (Gravity)
MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club)
MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Cate Blanchett (Blue Jasmine)
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Jennifer Lawrence (American Hustle)
MIGLIOR ATTORE IN UNA COMMEDIA
Leonardo DiCaprio (The Wolf Of Wall Street)
MIGLIOR COLONNA SONORA
Alex Ebert (All Is Lost)
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
Ordinary Love (Mandela: Long Walk to Freedom)
MIGLIORE ATTRICE IN UNA COMMEDIA
Amy Adams (American Hustle)
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Jared Leto (Dallas Buyers Club)
MIGLIOR SCENEGGIATURA
Her (Spike Jonze)
MIGLIOR FILM STRANIERO
La Grande Bellezza
MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Frozen
 

giovedì 14 novembre 2013

MONOGRAFIA: Steve McQueen



Steve McQuenn non è americano, non è parente del grande divo anni Settanta suo omonimo e non è un attore. Steve McQueen è inglese, è un artista, è un regista e ha lanciato nello star system hollywoodiano e nell'immaginario erotico femminile Michael Fassbender grazie a Shame e a una scena dove è completamente "nature".
Steven Rodney McQueen nasce a Londra il 9 ottobre del 1969 he a studiato arte tra Londra e New York. Inizia la sua carriera nel mondo dell'arte come fotografo (famosi i suoi scatti degli stracci immersi nell'immondizia nelle grandi città) e nel 1999 vince il Turner Price per una sua mostra d'arte tenutasi al London Istitute of Contemporary Arts di Londra.
Si avvicina al cinema negli anni Novanta, dirigendo tre cortometraggi: Bear (1993), Dead Pan (1993) e Exodus (1997), mentre continua la sua attività di artista. Infatti nel 2007 presenta una mostra alla Biennale di arti visive di Venezia. Il suo esordio nel lungometraggio avviene nel 2008 con Hunger, presentato a Cannes che racconta la storia di Bobby Sands, membro dell'IRA e attivista per i diritti umani morto di inedia dopo uno sciopero della fame in un carcere inglese. A interpretare Sands è Michael Fassbender, con cui nasce una fruttuosa collaborazione, diventando il suo attore feticcio.
Nel 2009 espone nuovamente alla Biennale di arti visive di Venezia con un cortometraggio Static, sui giardini di Venezia mostrati però nel suo periodo di "quiete", ovvero quando non c'è la mostra, per mostrare le differenze tra il periodo in cui avviene la manifestazione artistica, e in periodo in cui la città vive la sua quotidianetà.
Nel 2011 torna al cinema e questa volta si occupa di sex addiction con Shame, protagonista di nuovo Michael Fassbender, che viene premiato con la Coppa Volpi alla Mostra d'arte cinematografica di Venezia, diventando a sua volta una star oltre che un sex symbol. Complice la sua bravura, ma soprattutto il nudo frontale delle prime scene, il film al di là del sex appeal del protagonista, mostra un un uomo incapace di amare e di avere un rapporto sano con la sorella instabile (interpretata da Carey Mulligan), trovando conforto nella pornografia. 
L'ultimo film da lui diretto è 12 Years a Slave, e tratta la tematica della schiavitù nell'America del Sud. McQueen rinnova la collaborazione con Fassbender, ma il protagonista questa volta è Chiwetel Ejofor, nei panni di Solomon Northup, protagonista della storia vera di un talentuoso violinista di colore di New York che viene ingannato e reso schiavo per 12 anni in una piantagione di cotone in Louisiana.
Steve McQueen non ha la parentela con il mitico attore di Getaway!, ma è altrettanto tosto e difficilmente i suoi film saranno lisci come un bicchiere d'acqua.