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lunedì 10 marzo 2014

FILMOGRAFIA: Jared Leto





NOME: Jared Leto
ALL'ANAGRAFE: Jared Leto
DATA DI NASCITA: 26/12/1971
LUOGO DI NASCITA: Bossier City, Louisiana, Stati Uniti
PROFESSIONE: Attore






ATTORE:

(2013) Dallas Buyers Club - Rayon
(2009) Mr. Nobody - Nemo Nobody
(2007) Lonely Hearts - Ray Fernandez
(2005) Lord of war - Vitaly Orlov
(2004) Alexander - Hephaistion
(2002) Panic room - Junior
(2002) Highway - Jack Hayes
(2001) Sol Goode - Sage (non accreditato)
(2000) Sunset strip - Glen Walker
(2000) Requiem for a dream - Harry Goldfarb
(2000) American Psycho - Paul Allen
(1999) Ragazze interrotte - Tobias "Toby" Jacobs
(1999) Fight Club - Angel Face
(1999) Black and White - Casey
(1998) La sottile linea rossa - Tenente Whyte
(1998) Leggende metropolitane - Paul Gardener
(1998) Basil - Basil
(1997) Linea di sangue - Lane Dixon
(1997) Prefontaine - Steve Prefontaine
(1996) The last of the high kings - Frankie Griffin
(1995) Gli anni dei ricordi - Beck
(1994) Cool and the crazy (Film Tv) - Michael
(1994) My so-called life (Serie Tv)- Jordan Catalano

giovedì 30 gennaio 2014

CHRISTIAN BALE DAY: American Psycho

Gli instancabili cinebloggers dopo aver sfornato il Martin Scorsese Day festeggia il 40esimo compleanno di Christian Bale, diventato una star a livello mondiale con la serie di Batman diretto da Christopher Nolan, ma capace di essere un attore eclettico passando da ruoli romantici (Ritratto di signora, Piccole donne), alternando film d'autore (The Prestige, The New World, Io non sono qui) con i Blockbuster (Terminator Salvation), arrivando a modificare il suo fisico perdendo peso quasi a livelli spettrali (L'uomo senza sonno, The Fighter), o ingrassare (American Hustle). Per l'occasione Director's cult celebra il Christian Bale Day con il film che l'ha lanciato, American Psycho.

Buon Christian Bale Day!

Titolo: American Psycho
Id., USA 2000
Cast: Christian Bale Jared Leto, Chloe Sevigny.
Sceneggiatura: Genevieve Turner, Mary Harron.
Regia: Mary Harron.
Durata:92'
"...Abito all'American Gardens Building, sull'81a West, 11o piano. Mi chiamo Patrick Bateman, ho 27 anni. Credo fortemente nella cura della persona, in una dieta bilanciata, nel rigoroso e quotidiano esercizio fisico...". 
Con questo biglietto da visita si presenta Patrick Bateman, fascinoso quanto pericoloso yuppie che nasconde l'anima di un serial killer. Nel 1991 Brett Easton Ellis scrisse il romanzo American Psycho, che suscitò clamore per la violenza descritta al limite della truculenza e delle barbarie, creando questo yuppie fascinoso quanto pericoloso.
Nel 2000 dopo un progetto travagliato, Mary Harron riesce a portare sul grande schermo questo personaggio scomodo, inquietante, ma elegante, bellissimo, un vacuo e raffinato prodotto del capitalismo americano con tutti i suoi crismi e stereotipi. Ma come rappresentare sullo schermo un materiale così scomodo senza arrivare a creare un nuovo Harry Pioggia di sangue?
Mary Harron non mostra subito le sue carte, anzi, le mescola e fin dalle prime inquadrature rende l'idea di un thriller con venature horror, mostrando uno schermo bianco, con delle gocce rosse che cadono una a una e poi in maniera sempre più copiosa. E' sangue? Il killer è già all'opera? Niente affatto, è salsa di mirtilli e lo schermo bianco è in realtà il primissimo piano di un piatto su cui poggia una prelibata pietanza servita in uno dei più esclusivi ristoranti di New York.
Harron non vuole giocare facile e gridare allo scandalo annunciato, ma ci presenta un classico yuppie, metodico nella cura della persona quanto nell'uccidere.
Ogni mattina Patrick Bateman si alza, mette la maschera per rinfrescare lo sguardo, fa stretching (ne conosce  a migliaia) e si prende cura del corpo con creme, lozioni, gel doccia, pronto a costruire quotidianamente il suo essere.
"...C'è una vaga idea di Patrick Bateman, una sorta di astrazione. In realtà non sono io, ma una pura entità, qualcosa di illusorio. Anche se so mascherare la freddezza del mio sguardo, e tu puoi anche stringermi la mano e sentire la mia pelle a contatto con la tua, e persino arrivare a credere che i nostri stili di vita sono perfettamente comparabili... la verità è che io non sono lì..."
Patrick Bateman è bello, elegante, ha successo, vive in un lussuoso appartamento, ha una fidanzata petulante, Evelyn (Reese Witherspoon) e un'amante-amante-dei-tranquillanti (Samantha Mathis), incontra gli amici al circolo esclusivo e cena nei migliori locali di Manhattan.
Ma chi è veramente Patrick Bateman? E' un uomo che ha costruito una perfetta versione di sé, che tiene sotto controllo con la sua rigida routine, un uomo freddo come l'appartamento in cui vive, lussuoso ma sterile, con la predominanza del bianco, simbolo della purezza e dell'astrazione, costruendo un personaggio che rasenta la perfezione, quanto basta per affascinare i suoi amici superficiali quanto lui, nascondendo la propria natura e le proprie inclinazioni omicide.
"...Ho tutte le caratteristiche di un essere umano: carne, sangue, pelle e capelli. Ma non un solo, chiaro e identificabile sentimento, a parte l'avidità e il disgusto..."
Patrick Bateman di notte sveste di panni del "ragazzo della porta accanto" per diventare uno spietato omicida, gettando la maschera dell'ipocrisia, esprimendo il suo disgusto per una società fondata sul materialismo in cui sguazza alacremente, infierendo sulle donne che tratta come oggetti che solleticano il suo ego e la sua misoginia, come la sua segretaria Jean (Chloe Sevigny) cui consiglia di venire al lavoro con la gonna e i tacchi alti, ignorando Evelyn ascoltando musica e trattando l'amante come pure giocattolo sessuale.
Patrick Bateman uccide per "promuovere l'impegno sociale", ripulendo le strade malfamate di New York dal barbone che ha perso la casa e il lavoro, dalla prostituta che attende sul marciapiede il cliente di turno, riversando tutto il suo odio per se stesso, verso la società e per il ceto sociale a cui appartiene, arrivando anche a uccidere per avere il biglietto da visita migliore.
"...Guarda quella indefinita tonalità di bianco; la raffinata consistenza della carta... oh mio Dio, ha persino una filigrana..."
Mary Harron prende la materia letteraria di Brett Easton Ellis e se ne discosta, pur tenendo il fulcro della storia e del carattere di Patrick Bateman, creando una escalation di follia e disperazione, in un crescendo di odio verso sé stesso e tutto ciò che lo circonda, cercando di uccidere per alleviare quel senso di alienazione e solitudine che lo devasta, arrivando a una sua personale interpretazione del romanzo.
Se Ellis utilizzava la passione per la musica per creare dei capitoli "distensivi" tra un feroce omicidio e l'altro, Harron ne fa parte integrante, creando un momento di attesa, come se fosse un intro musicale per dare il via allo spettacolo della morte che attende le sue ignare vittime.
"...Secondo me il capolavoro in assoluto è "Hip to be Square", una canzone che ti prende talmente che la gente neanche ascolta le parole. Invece dovrebbero, perché non parla solo del piacere del conformismo, e dell'importanza del trend, è anche una personale dichiarazione di quello che la band vuole essere. Ehi, Paul!Ahhh! Prova a riservare un tavolo al Dorsia adesso, fottutissimo di un bastardo!..."
La differenza più eclatante Mary Harron l'attua sulla natura omicida di Patrick Bateman, sfrondando la materia violenta, il cuore pulsante del romanzo di Ellis: Harron decide di lasciare gli omicidi fuori scena, puntando più sulla follia interiore di Patrick Bateman, evitando di raccontare con dovizia di particolari i barbarici omicidi, lasciandoli intonsi nel libro di Brett Easton Ellis. 
E se i fan dello scrittore e i detrattori del film accusarono la regista di realizzare un'immagine un po' troppo fredda di un serial killer, in realtà la versione cinematografica di American Psycho sa cogliere meglio la vera natura psicopatica del personaggio e che paradossalmente comprendere meglio il finale del romanzo, un finale che lasciava il lettore spiazzato e basito.
..."Non ci sono più barriere da attraversare. Tutto ciò che ho in comune con l'incontrollabile e la follia, la depravazione e il male, tutte le mutilazioni che ho causato e la mia totale indifferenza verso di esse; tutto questo ora l'ho superato. La mia pena è costante e affilata, e io non spero per nessuno un mondo migliore, anzi voglio che la mia pena sia inflitta agli altri, voglio che nessuno possa sfuggire. Ma anche dopo aver ammesso questo non c'è catarsi: la mia punizione continua a eludermi, e io non giungo a una più profonda conoscenza di me stesso. Nessuna nuova conoscenza si può estrarre dalle mie parole. Questa confessione non ha nessun significato..."
E questa l'essenza che vuole cogliere Mary Harron, cercando di capire la personalità contorta e disturbata di un uomo che vive in una società vuota, priva di significato, cercando di cogliere un qualcosa, avvicinandosi con la macchina da presa al volto perfetto, abbronzato e levigato di Patrick Bateman, senza però riuscire a trovare nulla;  ma solo una totale indifferenza di un essere vivente che vive con il pilota automatico un preciso schema di vita, cercando disperatamente l'essenza del  male per dare un senso a quella finta, quanto inutile esistenza.
A dare vita al personaggio letterario è Christian Bale, in un ruolo scomodo (per l'epoca) che poteva stroncare la sua carriera, portandolo invece al successo.
Bale accetta la sfida e vince, dimostrando di avere quel non so che di Robert De Niro che lo porterà in meno di dieci anni alla conquista dell'Oscar. Con questo ruolo Christian Bale comincia a plasmare il suo corpo per meglio identificarsi con il personaggio, seguendo la stessa routine mattutina di Patrick Bateman, forgiando il suo fisico arrivando a diventare statuario e bello come un sex symbol, per avvicinarsi alla perfezione: bellezza fisica che distruggerà in film come L'uomo senza sonno, The Fighter e nel recente American Hustle, raggiungendo però una straordinaria qualità recitativa.
American Psycho a distanza di 14 anni riesce a dare una chiave di lettura sulla vacuità del genere umano impoverito dall'apparire, in una società che uccide l'anima delle persone. Come un serial killer.
Voto: 7,5
Hanno partecipato:
Buon CBD!
A.M.

giovedì 26 settembre 2013

GIOCO: I film della mia vita - Parte II

Director's cult ci tiene a raccontare i fatti salienti della sua vita, e continua la sua carrellata di film che ha visto al cinema (dal 1992 in poi), farciti con aneddoti scritti sul filo di monnezza style. 
Immaginate ancora il vichingo del Cornetto Algida che urla "E STI CAZZI!!!".
Il tutto verrà servito con un tono media monnezza, viaggiando sul filo dell'amarcord, senza smentirsi, perché è pur sempre Director's che scrive!

1990 - Cuore Selvaggio, di David Lynch.
Se Director's avesse avuto 17 anni e fosse vissuta in un posto con il cinema, avrebbe visto Cuore selvaggio di David Lynch, colui che fece il miracolo di trasformare Nicolas Cage in un figo e in un attore che sa recitare. Invece Director's di anni ne aveva 10, se la faceva sotto dalla paura quando vedeva il Bob di Twin Peaks alla tele, e viveva nella cittadina dove il Cinema Nuovo era chiuso. Lampu mu' ti spara ì facirìa fuma. Vecchio proverbio di un saggio calabrese. Cuore selvaggio l'ha visto in VHS, e non fa parte della sua collezione perché quella stronza di sua sorella l'aveva registrato e non sa per quale cappero di motivo l'aveva cancellato. E non l'hanno più trasmesso alla tivvù. Kimmu ti ven'i na' sciorta. Altro detto di un maestro zen calabro.

1991 - Edoardo II, di Derek Jarman
Votata alla missione di distruggersi i neuroni durante il fior fiore dell'adolescenza, la Director's scopre la sua lampada di Aladino: Fuori orario. Cambia il canale su Rai 3 e ogni tuo desiderio verrà esaudito. Anche quello di vedere film che a 11 anni non potevi vedere, a 16/17 neanche,  però a quell'età li vedevi lo stesso. Un giorno scopre questa storia d'amore e morte firmata Derek Jarman, e lì capì di amare la cultura camp e di avere un'anima frociarola anche se frociarola non ero, come dice il mio amico se ti piace l'ultima di Lady Gaga. Applause. E questo Edoardo II, lo trovai così romantico! E Derek Jarman fu un gran fico, quasi quanto il gay pride del 2009, dove ho cantato Easy Lady di Ivana Spagna e Occhi di gatto con un transgender che ci faceva tipo il karaoke, mentre soffiavo in un fischietto come una cogliona.

1992 - Batman- Il ritorno, di Tim Burton
La Director's dopo tre anni in Calab(b)ria ritorna in quel di Legnano. Me' car Légnan. Me' car Legnan un par di bàl. Perché aveva 5 cinema e ora ne ha 1 e mezzo. Abitavo in centro e le sale le avevo vicine vicinie perché mi volevano bene: erano il Cinema teatro Galleria, Il Mignon, il Legnano e il Ratti, quello vicino all'asilo, che grazie a Dio di lì a poco avrebbe chiuso. Il Golden era a inculandia e non ci andavo quasi mai. La Director's era ancora ciòfane per una vita sociale autonoma, o almeno per averne una, così reggeva il moccolo a sua sorella, che ha un paio di anni in più. E per festeggiare il ritorno alla cittadina, vado con la sorella a vedere Batman - Il ritorno, insieme all'amichetto del piano di sotto della vecchia casa dove abitava prima, che fa gli anni il mio stesso giorno e che una volta mi aveva "fracassato" la patata sferrandomi un colpo con una clava gonfiabile. Così si festeggia!

1993 - La bella e la bestia, di Ron Menken.
La Director's decide di fare pace con la Disney e va a vedere un film di animazione che diventerà uno dei suoi preferiti: La bella e la bestia. Questo è l'unico film che ho visto in compagnia del mio babbo, e in più ero doppiamente felice perché oltre a vederlo con lui (che se la ronfava, ma fa niente)  l'avevo visto di sabato pomeriggio e avevo saltato il catechismo.  Don Giustino era simpatico, ma quanto mi stava sulle palle andare in quel lager-oratorio, con tutte quelle snob gnegné con la loro cazzo di Mandarina Duck!

1994 - Pulp Fiction, di Quentin Tarantino.
Questo film mi ha fatto capire che la censura il più delle volte non serve a un cazzo.
In realtà questo film la Director's non lo poteva vedere, perché aveva 14 anni e il film l'avevano vietato ai minori di 18. Ma un pomeriggio, io e le amichette mie, complice la VHS (rippata? Comprata? Boh!) dello zio dell'amichetta sua, si spara con loro il film non censurato. L'ho potuto vedere solo l'anno dopo, censurato, ma tanto l'avevo già visto integrale e non ho mai fatto saltare le cervella a nessuno. Oh, a me la scena in cui Travolta spappola la testa all'ostaggio mi ha fatto morire dal ridere. E la scena incriminata, ovvero Vincent Vega che si spara un po' di eroina in endovena, non mi aveva turbata un granché. Mai avuto la necessità di bucarmi, già mi facevo di film e tanto mi bastava. Dunque, perché la censura non serve a una beneamata minkia? Perché un dì, in seconda liceo, la Director's prende il bus per andare a scuola, e si becca uno intento a farsi una pera. Vera. La cosa, ammetto, mi turbò molto, cosa che non provai nel vedere quella gran ficata di film che è Pulp Fiction. E lì, alla fermata del bus, non ci fu nessuna censura che mi evitò un tale turbamento.

1995 - Da morire, di Gus Van Sant.
La Director's lovva i film indipendenti e non vuole perdersi la primizia offerta dal solito cinema Ratti. Praticamente la Director's va sempre lì, e se avessero fatto una tessera punti, avrebbe scroccato film aggratis per un anno. La Director's ci andava così tanto al Ratti che avrebbe potuto mettere via i soldi per il mutuo a soli 15 anni. Scopre di essere fan di Nicole Kidman, prima del botulino e delle labbra canottose, quando era ancora chiamata la signora Cruise. Con Da morire, Tom Cruise divenne il signor Kidman e Gus Van Sant inconsapevolmente creò l'antesignata cinica, trash, ma figa delle conduttrici tivvù. Barbara D'urso ha un debito nei suoi confronti. Anche se non è figa come Suzanne Stone. Infatti è solo trash,.

1996 - Ritratto di signora, di Jane Campion.
Director's si disciula un po' e si fa furba. In che senso? Comincia a farsi le canne? Ma no, capisce che se vuole vedersi i film che le interessano, deve andare da sola per i cacchi sua. Che triste andare a vedere i film da soli, buuuuuu. Che due cojoni perderti un film che ti piace perché non se lo fila nessuno, uuuuuuuuuh. Senza che la mamma lo sappia però, sennò fa la ramanzina dove al cinema ci stanno i maniaci che ti toccano le cosce mentre vedi il film. Così la Director's inventava le balle che le amichette l'aspettavano davanti al cinema e invece non era vero un piffero. Minkia, quanta fubbizzia. Alla faccia di Brave-ribelle, tiè. Il primo film che va a vedere da sola, sempre al Ratti, è Ritratto di signora ed è l'unica ragazza in mezzo alle sciure e ai vecchietti. Che non le hanno toccato le cosce. Così la Director's scopre che le piacciono i film da vecchi.

1997 - Jackie Brown, di Quentin Tarantino
Manca meno di un anno che la Director's sta per entrare nel mondo dei maggiorenni. Un danno in più in cabina elettorale e un altro sulla strada. (alla fine ha appeso il volante al chiodo, troppi rincoglioniti per strada, me inclusa se mi fossi ostinata a guidare). E finalmente potrà vedere quel cazzo che le pare. Anche se lo faceva già prima. Così finalmente può vedersi in santa pace un film di Tarantino, che, per ironia della sorte, non lo vietano più ai minori di 18. Però diventerà un pezzo della sua futura tesi di laurea sulla Blaxploitation, dove c'è la Pam Grier che era una fica pazzesca in Coffy e Forxy Brown, cui lo zio Quentin la omaggia con il suo film. Alla faccia dell'ateneo di Milano, che i film di Tarantino il prof. di cinema non se l'inculava, e nessuno faceva una tesi su di lui. Io invece sì e me la tiro. Perché io la tesi l'ho fatta con il prof di storia a cui piaceva il cinema. Gnegnegne. Io ho analizzato Jackie Brown e tu no-o. Gnegnegne. Faccia di serpente, non mi hai fatto niente, faccia di maiale,  non mi hai fatto male. Tiè.

1998 - The Truman Show, di Peter Weir.
Al liceo scopro che non sono l'unica nerd. O meglio, ero l'unica nerd della mia classe, prima che la mia sezione si fondesse con un'altra dove c'era una che aveva i capelli così unti da far diventare il mio cespo crespo e mafaldigno un'acconciatura gnugna degna di Frank Provost. Così insieme alla mia cricca conosciuta al di fuori della mia sezione, eravamo andati al cinema Galleria a vedere una bella prova di Jim Carrey in questo film che sa tanto di Grande Fratello. Programma che mi fa cacare più dell'Activia pubblicizzato da quella stitica della Marcuzzi.

1999 - American History X, di Tony Kaye.
E' ufficiale, la Director's è maggiorenne ormai da un anno. Peccato che con il suo faccino da bimba e i capelli mafaldosi, in pochi le credono. Così quando la stagione cinematografica inizia, va al cinema Legnano per vedere American History X che è vietato ai minori di 18. Director's che te frega, vai e veditelo! Infatti va e se lo vede. Però, per accortezza, mostra la carta di identità: peccato che alla tizia della biglietteria le freghi poco o niente.  Alla Director's invece fregava della grande performance di Edward Norton, con quei occhi spiritati e il sorriso beffardo al momento del suo arresto. Oscar mancato. Ma è notorio che l'Academy non capisce un cazzo.
2000 - American Psycho, di Mary Harron.
Come vedere un film e impazzire dalla voglia di vederne un altro. Una sera vado con le amichette mie a vedere Hannibal. A noi ragazzuole ci piacciono i film leggerini, che ve lo dico a fare. Se non erro andiamo al cinema Golden, e mentre aspettavo l'inizio del film, erano partiti i trailer e lì ho avuto la folgorazione: Christian Bale nei panni di Patrick Bateman. Mi ispirava un sesso pazzesco, e mentre vedevo Hannibal, pensavo a Bale che saltava la corda in mutande. Madò, tanta roba. Arrivai persino a comprare quella cacata di Cosmopolitan pur di leggere una sua intervista. Praticamente all'età di 20 anni ho avuto la mia versione di Leonardo Di Caprio che tanto piaceva alle ragazzelle per colpa di Titanic. Io invece gli preferivo Cary Grant. Ma con il nuovo millennio, impazzisco per la carne fresca e pur di vedere American Psycho, vado al cinema di Cerrobyl, a Cerro Maggiore, il nuovo devastante multisala che ha fatto chiudere i cinema di Legnano. Ovviamente con le sue amichette dai gusti delicati quanto quelli della svitata bloggher.
Fine seconda parte.
Evvai, yu-uuuuuuuuuuuh!