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venerdì 23 agosto 2024

NOTTE HORROR #1: In memoria di Arwen Lynch

 Con grande orrore,per stare in tema, ho mancato per la prima volta la notte horror. Sara' la vecchiaia che galoppa, o piu' semplicemente un periodo demmmerda, che la Director's e' arrivata a mercoledi' 21 agosto pensando di non aver fatto qualcosa. E aveva putroppamente purtroppo ragione (lacrime napulitane in sottofondo).

Ci prova a fare ammenda scrivendo la recensione in ritardo. Siete autorizzati a mettere il chittesencula automatico, ma essa,ci prova lo stesso.


INTRO: ricordando Arwen Lynch.

Questa notte horror e' in onore di Laura Stella Bisanti aka Arwen Lynch, blogger appassionata che purtroppo e' venuta a mancare un paio di mesi fa a causa di un male incurabile. 

I am not going to sugarcoat things, cioe' ammetto che qualche volta non mi andava a genio (si' sono una maledetta stronza sotto la pellaccia da fottuta Pollyanna), c'e' stata maretta tempo fa' qua proprio in sede della gang dei blogger e il suo uso dei social media, in particolare Facebook, mi lasciava perplessa. Cioe' io non sono una fan del lavare i panni sporchi in pubblico, ma forse lo sto facendo adesso con questo ad memoria ad catzum de canem ?

Pero'. C'e' sempre un pero'. Laura non era sicuramente il personaggio virtuale che offriva di se' su Facebook o sulla blogosfera. Mi ci gioco la palla destra che non ho, perche' parafando Pretty Woman, io le palle non le ho. Tie'.

Laura Stella era una persona tenace, che ha lasciato un segno di se' su questo triste mondo malato sotto il segno di Laura McMiller con ben due romanzi "Dentro il mio cuore" e "I segreti e le bugie", con 3/3,5 stelline, mica catzi.

Amava Prince, come me, e amava il cinema. 

Laura Stella Bisanti, Arwen Lynch, Laura MCMiller. Una nessuna, centomila, lei rifuggiva dalla sua vita in Sicilia (cosi' penso) con il suo mondo di celluloide e musica, e quando lo stronzo (ovvero il cancro, e questo si' che piu' stronzo di me e non tiene nemmeno la pellaccia da fottuta Pollyanna) ha deciso di devastarle l'esistenza, lei comunque si faceva forza e coraggio, cercando un sostegno, seppur virtuale tramite i social media, che le desse forza e coraggio. Io probabilmente mi sarei sentita devastata e avrei rotto il cazzo alla qualunque, ma lei ci combatteva e ci credeva. Fottuto cancro di merda, anche se a volte non mi andava a genio, potevi lasciarla in pace, non aveva fatto male a nessuno. 

Il cinema era la sua linfa vitale e secondo il social media Letterboxd (che devo ancora aggiornare, tacci mia), lei vedeva un migliaio di film all'anno e negli ultimi 6 mesi di vita ne aveva visti 201, di cui l'ultimo e' stato Lenny di Bob Fosse. Cioe', e' figo vedere un film figo prima di dire goodbye a questo triste mondo crudele. Io so che quando tocchera' a me, l'ultima cosa che vedro' sara' sicuramente un film osceno o come ultima canzone, i jingles delle pubblicita' di Spotify, ma nel frattempo un po' di corna le faccio e cerco di vedere cose bbuone, occhei???? Ho visto Emily in Paris. Le premesse non sono incoraggianti. 

Anyhow, questa bulimia cinematografica (oh, meglio 1000 film che 1000 kg di pasta all'anno, soprattutto se rischiate il culo grosso come me se mangiate troppi carboidtrati) finiva nel suo blog La fabbrica dei sogni.

Perche' il cinema e' fatto di sogni e se la vita fosse davvero un film, Laura Stella Bisanti sarebbe ancora con noi e non avrebbe mancato per qualsiasi ragione al mondo la notte horror.

Non come questa stronza con la pellaccia da fottuta Pollyanna.

Ti ui nani (Laura nrd.) tel chi el memoriam e non mi mandare affangulash neh? Un abbraccio forte, e se voglio lavare i miei di panni, a me non piace proprio abbracciare. A meno che tu non sia un gatto. 

Ciao.


Se volete dare un'occhiata al suo movie diary

https://letterboxd.com/arwenlynch/

giovedì 5 febbraio 2015

RIFLESSIONI: Vale ancora la pena andare al cinema?



Chi ha una passione che sfocia nella 'magnifica ossessione', l'appuntamento al buio è irrinunciabile.
E' come una sorta di téte à téte. Lo spettatore e lo schermo cinematografico. 
Avvolti nel buio, si crea 'l'atmosfera' giusta, l'attesa fremente di vedere quello schermo illuminarsi di immagini che ti avvolgono e ti stordiscono (soprattutto se il film odora di capolavoro) per poi farti ritornare a casa sognante e stralunato.
Ma adesso al 'romantico' incontro che avviene puntualmente in un cinema, si sta sostituendo la 'sveltina' fatta da 1)spettatore 2) un PC 3) e un sito che ti fa vedere il film. Senza pagare il biglietto.
Un po' come se ti facessi un viaggio ad Amsterdam, vai nel quartiere a luci rosse, trovi un pass per terra e finisci per trombarti le entrenuse (mignotte o prostitute è volgare e poi pagano pure le tasse) a gratis. 
Indi per cui: vale ancora andare al cinema e spendere dei soldi, quando puoi benissimo vedertelo comodamente a casa, e soprattutto senza sborsare un cent, come la entreneuse trombata grazie al free pass?
Un tempo la fruizione del cinema era differente: cinema - home video - televisione.
Prima c'era Tele + 1. Che si è congedato cedendo il testimone a Sky.
Poi c'era Blockbuster. E ha fatto chiudere le videoteche di nicchia.
Poi è arrivata la TV on demand. E ha fatto chiudere i Blockbuster.
Poi sono arrivati i siti pirata, i vari 'muli' per scaricare i film, lo streaming e compagnia bella.
I siti di streaming sono come funghi: come le fastidiose macchioline fatte di germi e batteri che si formano sulla pelle, non fai in tempo a toglierne una che già si è formata di nuovo.
Come un paese dei balocchi, lo streaming ti offre il ben-di-i-dio e non hai che l'imbarazzo della scelta. Prima i film si scaricavano e bisognava aspettare giorni, adesso la rete mette film on line che ancora devono uscire al cinema. Per esempio The Wedding Ringer con Kaley Cuoco uscirà in Gran Bretagna il 20 febbraio, ma lo potete già trovare sul web. 
L'unica cosa che devi fare è un clic, et voilà, il film è servito.
Ci sono pro e contro. Tutti vedono film in streaming. Non sei una brutta persona se lo fai. Però a volte ci si sente un po' coglioni a spendere 7.50 euro (quando ti va bene). Soprattutto quando i tuoi amici ti dicono ma io al cinema non ci vado, me li guardo sul pc.
Perché il cinema costa. Dannatamente tanto. E le uscite sono tante. Altro che 'dieci ragazze per me posson bastare', la voglia cinefila non basta mai. E neppure uno stipendio. E se lo stipendio non ce l'hai, la voglia te la tieni. Oppure entri nei meandri dello streaming. Enjoy! 
Spesso questi siti sono una manna oltre per il portafoglio perennemente vuoto, anche per chi svolge una ricerca, per esempio una tesi di laurea di carattere cinematografico e il materiale è introvabile nelle (un tempo aperte) videoteche. O hai la sfiga di abitare in un paese di provincia e non hai i mezzi materiali per visionare un film in un centro specializzato. E tu non ti laurei perché mamma e papà non ti hanno fatto nascere a Roma o Milano???
C'è poi una categoria interessante che il cinema lo ama tanto tanto tanto: il cinefilo compulsivo - ossessivo. 
Il modus operandi del cinefilo ossessivo-compulsivo è: va minimo sindacale almeno una volta al mese (e se salti un mese, non bastano 10 ave Maria per riparare al danno); ha una videoteca personale che costa quanto un mutuo e spesso fa viaggi della speranza (a volte prendere un autobus di domenica quando c'è un servizio pietoso comporta delle odissee mica da ridere) per vedere quel film che non ti si fila nessuno, ma per te ha un non so che di sublime.
Quando ha scoperto il suo film rivelazione, mette in atto la stalkerizzazione del televideo e di siti specializzati per monitorare la tenuta del film in sala, nella speranza che quel giorno di quel mese a una determinata ora ci sia ancora nella sala cinematografica. La vita di un cinefilo ossessivo-compulsiva è dura. E l'unica medicina è vedere film.
La buona volontà di contribuire a un sano 'mignottume cinematografico' c'è,  ma la mala sorte spesso e volentieri ti mette a disposizione solo un cinema che ti propone lo stesso film per 5 settimane; o multisala dove ti fa vedere cagate commerciali. O se sei proprio scalognato, il cinema nella tua città manco ce l'hai. Così il cinefilo ossessivo-compulsivo ci rimane male.
Spesso la distribuzione di un film è pietosa. Specialmente se il film è di nicchia, rimanendo 'congelato' per molto tempo. E questo accade spesso in Italia, dove film validi che suscitano quella curiosità che solo il cinefilo appassionato nota in quella pellicola o viene rimandato a data da destinarsi (e in genere si attendono un paio di anni, in estate, quando tutti hanno le pinne, il fucile e gli occhiali pronti a farsi una nuotata);  o viene programmato per una manciata di giorni; o viene tolto dai listini perché politicamente introverso e 'scomodi' e non usciranno MAI (due esempi sono The Interview con Seth Roger e James Franco e La trattativa di Sabina Guzzanti).
Stessa musica se hai deciso di mollare l'Italia, vai a vivere 'dalla Regina' e scopri che i film italiani non se li fila poco per niente. In UK passeranno in sala si è no 3 titoli (dal 2012 a oggi sono usciti solo Habemus Papam, La grande bellezza e Salvo). Di Maccio Capatonda manco l'ombra - No future for you. E a Natale niente cinepanettone. C'è la mince pie. Ma in quel caso la chiamerei botta di culo.
Però la voglia di soddisfare la propria voracità cinematografica in nome di quella bulimia meravigliosa che colpisce i cinefili, è tanta, ma proprio tanta. E se l'oggetto del desiderio non potessimo averlo, nonostante il fioretto fatto per Pasqua che prevede 40 giorni ininterrotti di visioni al cinematografo, cosa potremmo fare? C'è lo zio streaming che ti aiuta.
Prendiamo per esempio un film di nicchia come Whiplash. Se nelle sale inglesi è già uscito il 16 gennaio, in Italia uscirà il 12 febbraio. Vedere alla voce doppiaggio. Sia mai che in Italia il film esca in lingua originale. Però è già on line.
Ora, probabilmente uscirà sì e no in un paio di sale. E se uscirà lo terranno poco. O magari trainato dal tam tam oscareccio uscirà in molte sale. Chi lo sa.
Nel caso invece di film controversi come The Interview (caz*o cene del dittatore Nord Coreano quando noi abbiamo beghe più grosse...), in Inghilterra la regina tiene le bollocks quadrate e il film uscirà il 6 febbraio, in Italia forse no. Vuoi perché è un film satirico, vuoi perché c'è il rischio di ca*arsi sotto  ti trovandoti gli estremisti dietro casa se vai a vederlo, o peggio ancora se vai a vederlo per punizione rischi lavaggio del cervello con Gangam Style - che è stata incisa in Corea del Sud ma poco importa perché è lo stesso una tortura.
Così ecco che l'amico streaming ti da una mano e ti tira su il morale.
Però se da una parte lo streaming ti aiuta come quando vomiti l'impossibile e ti tiene su i capelli così non si impiastricciano, dall'altra non aiuta il cinema per niente. Perché forse ci dimentichiamo che sì, noi 'trombiamo a gratis', ma chi ha messo sulla piazza le entreneuse non becca un quattrino. Così le belle figliuole vengono licenziate, non pagano le tasse, aumenta l'IVA e tu col c*zzo che ti diverti ancora.
Cosa vuol dire? Che noi non ci rendiamo conto del danno che facciamo all'industria cinematografica. Steven Soderbergh aveva cercato di ovviare il problema facendo uscire Contagion prima on line, e poi al cinema. Ma se da un lato funziona perché ovvia il problema della fruibilità, dall'altro no, perché quelli che non sono cinefili D.O.C. il prezzo del biglietto proprio non lo vogliono pagare. E così Soderbergh probabilmente si è smaronato ha dato l'addio al cinema e adesso lavora per la TV. O forse si è smaronato e basta. 
Ed ecco che arriva la suppostona: il cinema in streaming, download o come cavolo si chiama danneggia il cinema. Solo che spesso ce lo dimentichiamo. E vai di sensi di colpa e botte di cilicio sulla coscia. Tranne quello che non ama il cinema, che prende una donna e la tratta male. Fetente.
Poi per carità, ci sono film che non dovrebbero neanche esistere e registi che dovrebbero andare a zappare. E lì mi dovresti pagare per vederlo. Ma ci sono invece film che hanno buone chance di diventare i nuovi classici, e registi promettenti
Riprendo l'esempio di Whiplash. Damien Chazelle è un regista esordiente. Ha fatto il botto inaspettato, ha avuto la nomination agli Oscar come miglior film, dopo aver passato il test alla grande al Sundance. Costato solo' $3.3 milioni di dollari, al box office ha guadagnato $9.6 milioni. Roba che Julia Roberts li spende per le calzette per i figli. Ma forse con gli Oscar avrà un tam tam mediatico e guadagnerà di più.
Chazelle a fatto un esordio mica da ridere. E la botta di culo è veramente meritata, perché il ragazzo ha talento, e merita una seconda chance con un altro bel film. Però se tutti vedessero il film a gratis perché non si vuole aspettare di vederlo al cinema, o perché a volte proprio non hai scelta, o devi 'stare sul pezzo' se ti occupi di cinema, tu il biglietto non lo compri. E il cinema è business, bellezza. Ti diverte, ma deve fare soldi. Tanti soldi. E se non fai soldi, le major non ti da i soldi. E senza soldi, addio opera seconda. E Damien Chazelle potrebbe aspettarti sotto casa con uno l'I-pod sparandoti a palla Gangam Style. E ha scaricato la canzone invece di comprare il CD. Ma quella è un'altra storia.
Ci sono poi film che rendono solo al cinema. O hai uno schermo della madonna, con un dolby sorround che ti fa tremare i vetri, o vedere film come Interstellar o American Sniper su un PC scrauso (non la 'mela') non rende. Anzi, fa un poco sfigatino.
Perché a volte alcuni film sono fatti solo per lo schermo. Puoi avere il DVD di 2001: Odissea nello spazio, ma quando esce al cinema niente da fare, anche se il capolavoro di Kubrick ha 46 anni ha ancora un fascino incredibile che solo una sala al buio ti può dare, regalandoti quelle emozioni che è impossibile ricreare su un PC.
Quindi caro cinefilo, brami quel film ma pensi averlo perso già in partenza se proprio pensi che quel film debba essere assolutamente visto, o proprio ne devi assolutamente parlare con quella curiosità degna di una zabetta al circolo di cucito che non riesce a mantenere un segreto dopo aver fatto giurin giuretta - pazienta un pochino. La pazienza è la virtù dei forti e spesso viene premiata.
Se poi proprio te la fa 'annusare' e non te la vuole 'dare', allora - e solo allora affidati alle sveltine della cara amica streaming. Ma ricordati, godi solo a  metà.

venerdì 28 febbraio 2014

LEZIONE DI CINEMA: Introduzione


Cinematografo: deriva dalla parola francese cinématographe, coniata dai fratelli Lumière e significa letteralmente "scritto in movimento".
Generalmente viene inteso come l'arte e il processo di catturare le immagini mediante una camera per il cinema.

Momento! Così è noioso!

Messa così una lezione di cinema fatta di pure nozioni è estremamente noioso. Però. Beh, c'è un però. Perché la teoria del cinema è così importate? Perché senza una conoscenza del passato, o meglio, delle origini, non possiamo capire il presente, non possiamo capire come si gira un film, la sua fotografia, il montaggio, come si è evoluto il suo linguaggio nel corso di un secolo. 
Eh già, il cinema mica è così "giovincello", infatti ha trovato l'elisir dell'eterna giovinezza nel rinnovamento, grazie alla sua immensa capacità di reinventarsi.
La nuova rubrica di Director's cult Lezione di cinema cercherà di non fare una pizza di lezione, ma di scoprire come si è evoluta la settima arte, facendo continui riferimenti tra passato e futuro, scoprendo così che il "vecchio" non è stato completamente abbandonato dal "nuovo" che avanza.
A ogni lezione "chi parteciperà" potrà dare nei commenti dei consigli su cosa vorrebbe sapere o in che modo renderlo ancora più interessante.
Vi ho convinti?

lunedì 24 febbraio 2014

SE DICO CINEMA...


Il mio blog Director's cult ha aperto i battenti nel lontano 2010, ma solo recentemente sono uscita dal guscio telematico e sono entrata in contatto con altri appassionati della settima arte, che, con i loro blog, mi hanno aperto una finestra sul mondo del cinema, confrontandoci, commentando, leggendo i post, e soprattutto collaborando insieme, creando una community virtuale pazza e scatenata.

Questa volta l'idea parte da Valentina Orsini, bloggher di Criticissimente che ha aperto una riflessione sul cinema: 

Ne parliamo tutti i giorni, fracassando le balle a mezzo mondo, non per forza cinefilo. Ci scanniamo, difendiamo i nostri eroi, dando vita a discussioni che...manco Freud. Ma alla fine nessuno ancora ha spiegato un dettaglio, il più complesso forse. 'Sto cinema, ma che sarà mai? Cosa significa. Cosa vi dà. Cosa rappresenta. 
Dunque, "Se dico cinema..."
Se dico cinema... Dico un universo fatto di sogni, di sentimenti, un macrocosmo che ti prende e ti porta via dal mondo reale per 120' circa, estraniandoti dalla realtà.

Se dico cinema... Dico un appuntamento al buio, io e una storia raccontata in immagini, con personaggi che prendono vita e mi parlano indirettamente, facendomi una sorpresa fatta di gioia, lacrime, risate, spavento, o riflessioni su piccole cose quotidiane apparentemente banali, ma che diventano in questo affascinante tete à tete particolari e ricche di sfumature.

Se dico cinema... Dico grazie per avermi fatto scivolare via i momenti di solitudine, per aver arricchito le mie giornate intrise di noia, per avermi fatto stare bene, per avermi fatto stare male (perché lo sai, a volte, per quanto tu sia meravigliosa, oh magnifica macchina del cinema, sei imperfetta anche tu, con i tuoi pregi e i tuoi difetti), rendendo un paio di ore della mia vita semplicemente speciali.

Se dico cinema... Dico fame di storie, di conoscenza, volere entrare in un mondo fatto di storie immaginarie, ma che attingono alla realtà, o di storie realmente accadute, con una persona realmente vissuta che prende una, dieci, cento volti diversi, informandomi meglio di un capitolo di storia, rendendomi curiosa, alimentando la mia voracità di sapere e conoscere meglio ciò che un film mi ha mostrato solo in minima parte (ma pur sempre efficace).

Se dico cinema... Dico grazie per avermi fatto vivere in un'epoca diversa, grazie per avermi fatto capire meglio la società nella sua evoluzione (o involuzione), mettendomi in connessione con fatti, eventi, persone, immergendomi in posti meravigliosi che forse non vedrò mai, facendomi sognare con fantastici soggiorni a Parigi, New York, Tokyo.

Se dico cinema... Dico la voglia di mettermi a scrivere prendendo un film, analizzandolo per capire il perché e il per come di un film, cercando di cogliere il punto di vista di chi l'ha realizzato, ma coniugandolo con il mio punto di vista, facendomi riflettere su un'opera e cercando di esprimere ciò che mi ha suscitato vedendolo.

Se dico cinema... Dico grazie per avermi fatto innamorare di te. Ti amo cinema!