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lunedì 30 dicembre 2013

RECENSIONE: The Butler

Titolo: The Butler-Un maggiordomo alla Casa Bianca.
Titolo originale: Lee Daniel's The Butler
USA, 2013
Cast: Forest Withaker, Ophra Winfrey, John Cusack, Jane Fonda, Robin Williams.
Sceneggiatura: Lee Daniel, Danny Strong.
Regia: Lee Daniel.
Durata: 113'
Ispirato a un articolo del Washington Post che raccontava al vita di Eugene Allen, il maggiordomo della Casa Bianca che per 30 anni divenne il fedele servitore dalla presidenza Eisenhower fino all'era reganiana. Attraverso il personaggio di Cecil Gaines (Forest Withaker) e tre decadi, parallelamente si assiste alla lotta per i diritti agli afroamericani, fino all'elezione di Barack Obama, primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d'America.
Sembra che gli americani vogliano fare pubblica ammenda e porgere in maniera poco convenzionale le proprie scuse nei confronti della comunità afroamericana cercando di cancellare l'onta della schiavitù, offrendo un altro pezzo di storia dalla fine dello schiavismo al conseguimento dei propri diritti in una società WASP che per anni ha cercato di nascondere il suo passato razzista "sotto un tappeto".
Nel 2013 Barack Obama è al suo secondo mandato alla presidenza americana, Ophra Winfrey è una delle donne più potenti e ricche d'America e le "mixed couple" analizzate in maniera problematica da Spike Lee in Jungle Fever non sono più un tabù. Sembra ormai un lontano ricordo la crudeltà della schiavitù, così come è passato quasi mezzo secolo dal mitico discorso di Martin Luther King e il suo I have a dream. Ma, se in genere noi esseri umani tendiamo ad avere una memoria storica un po' corta, non è poi così lontana la lotta ai diritti civili degli afroamericani.
Meno male che c'è il cinema, che oltre a svolgere interessanti "lezioni di storia", nell'era obamiana si accorge degli errori del passato (in realtà mai sepolti, anzi, ancora oggi uno spettro e un'eredità pesante in quel dell'America del Sud), facendo più o meno pubblica ammenda, o meglio per rinfrescare la memoria e per non dimenticare.
Infatti se con Django Unchained di Quentin Tarantino si racconta la parabola western di un ex schiavo che lotta per mantenere la sua libertà, con  Lincoln di Steven Spielberg si affrontava la battaglia per approdare all'emendamento che poneva fine alla schiavitù, con The Butler di Lee Daniels si compie un viaggio che copre 50 anni che parte dai campi di cotone, per arrivare alla vittoria di Barack Obama, primo presidente afroamericano nella storia degli USA.
Un affresco di storia dalla parte del "più debole", un po' come aveva fatto Robert Zemeckis e il suo Forrest Gump.
Ma chi è Cecil Gaines? Cecil Gaines è il maggiordomo della White House, ma prima di tutto è un uomo che ha conosciuto l'infanzia in una piantagione, figlio di schiavi e ha assistito in prima persona alla crudeltà che i padroni che lo privano del padre, salvato dalla misericordia della padrona della piantagione di Macon, che lo introduce all'arte della servitù del the.
Il percorso alla Casa Bianca è ancora lontano, e un giovane Cecil (Aml Ameel) impara il mestiere di maggiordomo in un Hotel la sua capacità di trattare con impeccabile gentilezza gli ospiti, capacità che gli apriranno le porte della stanza Ovale, diventando il maggiordomo ma anche il confidente dei presidenti americani, prendendo le occasioni della vita, occasioni che la società bianca decide di offrire agli afroamericani.
Cecil è stato educato a servire il the, ma è stato educato anche a rimanere al suo posto, rimanendo fermo, immobile, lasciandosi scivolare addosso gli avvenimenti sia della storia che della sua famiglia. Tutto scorre, così come si succedono le presidenze, da Eisenhower (Robin Williams) a Kennedy (James Marsden) e i suoi primi tentativi per i diritti per i afroamericani fino al suo omicidio, da Lindon Johnson alla guerra del Vietnam, da Nixon (John Cusack) al Watergate fino a Regan (Alan Rickman) che lo invita a una cena presidenziale. Cecil Gaines vive in una specie di palla di cristallo, dove tutto rimane apparentemente immobile, come deve stare lui durante un pranzo o una cena del "suo" presidente. Ma fuori non è così, tutto si muove, tutto scorre.
Perché il mondo fuori dalla White House dopo i miti anni Cinquanta, con la presidenza Eisenhower  gli USA erano ancora in uno stato di quiete apparente, dove gli afroamericani si sedevano in fondo agli autobus, avevano uno spazio apposito per bere un caffè in una tavola calda, e un'università "esclusiva", tutta per loro.
Come la storia, quella vera,  insegna, un giorno un'operaia di nome Rosa Parks, stanca dal lavoro decise di non cedere il posto sul bus a un bianco, e con un semplice gesto non violento la comunità afroamericana solleva la testa dopo anni di soprusi e decide di combattere. Tranne Cecil, che rimane in piedi, fermo e immobile.
Fuori dallo studio ovale c'è un mondo che Cecil conosce a malapena, a cominciare dalla sua famiglia, con la moglie Gloria (Ophra Winfrey) che vive una vita da casalinga disperata, e un rapporto conflittuale con il figlio Louis (...), che non ci sta a farsi mettere i piedi in testa e decide di combattere prima in nome della non violenza, e poi passa dalle parole ai fatti (ma non fino in fondo) entrando nelle Black Panthers.
E paradossalmente se il film è focalizzato sulla figura di Cecil, nelle mani di Lee Daniels diventa quasi un pretesto per raccontare questi eventi storici, che sono più emozionanti e interessanti del suo stesso protagonista.
La resistenza passiva degli studenti al fast food, l'incendio al bus durante il sit-in di Woodsboro, la polizia dal grilletto facile che fece scatenare il motto "in difesa dell'autodifesa", mostrano la meschinità e la crudeltà dei bianchi, facendoci ricordare che non è passato così tanto tempo dalla fine delle ingiustizie e che c'è ancora tanto da fare per vivere in un mondo dove non ci sono le disparità di classe e la differenza del colore della pelle.
Daniels mescola eventi storici con gli eventi privati di Cecil, che fa da collante alla storia, focalizzando il rapporto conflittuale con il figlio Louis, che ripudia in quanto colpevole di non essere stato al suo posto. Ma anche Cecil alla fine capisce che nella vita si può avere di meglio, e intraprende una piccola battaglia personale per ottenere uno stipendio al pari dei suoi colleghi bianchi, fino a sostenere al fianco di Louis la candidatura di Obama.
The Butler è un affresco storico un po' sulla falsa riga del melò che appassiona più dal punto di vista degli eventi reali che quelli personali del protagonista, rivitalizzati comunque dalla sfera familiare con i loro drammi quotidiani. Ottima la musica e soprattutto il cast stellare da Foresth Withaker a Ophra Winfrey, a Liev Scheiber, Alan Rickman e Jane Fonda (Nancy Reagan), fino a un redivivo Cuba Gooding Jr. e la rock star Lenny Kravitz che pare abbia accantonato la musica per scoprirsi un attore.
The Butler è una pellicola anche se a tratti discontinua è capace di emozionare e che sembra faccia suo il motto "Yes we can" di Barack Obama.
Voto: 7+
A.M.

lunedì 11 novembre 2013

LEONARDO DI CAPRIO DAY: Django Unchaneid

La siamo Bloggers volemose bene production questa volta festeggia Leonardo DiCaprio, entrato nell'immaginario collettivo grazie al ruolo di Jack Dawson in Titanic, diventando una star planetaria e adorato da migliaia di ragazze. Ma non è solo Titanic: Di Caprio nel corso degli anni ha instaurato un sodalizio con Martin Scorsese (Gangs of New York, The Aviator, The Departed, Shutter Island e l'imminente The Wolf of Wall Street), è diventato un cacciatore di diamanti in Africa (Blood Diamonds), falsario in Prova a prendermi, il fondatore dell'FBI in J. Edgar di Clint Eastwood, Romeo in Romeo + Giulietta,  Jay Gatsby ne Il grande Gatsby entrambi di Buz Lurhman. Director's cult per l'occasione gli fa gli auguri con Django Unchaneid, dove è un fetentissimo proprietario terriero dell'America del Sud.


Buon Leonardo DiCaprio Day!






Titolo: Django Unchaneid
Id., 2012
Cast: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo Di Caprio, Samuel L. Jackson, Kerry Washington.
Sceneggiatura: Quentin Tarantino.
Regia: Quentin Tarantino.
Durata: 156'



King Schultz (Christoph Waltz) è un ex dentista che libera dalla schiavitù il nero Django Freeman (Jamie Foxx) per ritrovare i fratelli Brittle e intascare la ricompensa. I due avranno un sodalizio che li porterà a Candyland, piantagione di proprietà dello spietato Calvin Candie (Leonardo Di Caprio), luogo dove vive come schiava sua moglie Broomhilda (Kerry Washington).
Quentin Tarantino è da sempre affascinato dalla cultura afroamericana, e se l'aveva omaggiata con un film Blaxploitation (Jackie Brown con la sua diva Pam Grier), ora fa pubblica ammenda per le colpe effettive che gli americani hanno perpetrato nei confronti degli afroamericani con la schiavitù, l'onta americana del XIX secolo.
Tarantino omaggia lo spaghetti western di Sergio Corbucci "prendendo in prestito" Django, l'eroe vendicatore incarnato da Franco Nero e lo rielabora a modo suo, facendo diventare Django (la D è muta) uno schiavo di colore che viene liberato da un ex dentista di origine tedesca divenuto un cacciatore di taglie. E se Schultz inizialmente libera Django per portare a termine il suo lavoro, ovvero catturare i fratelli Brittle, successivamente s'instaura un rapporto umano che va al di là dell'etnia e del colore della pelle.
Schultz tratta infatti Django come suo pari, Django può cavalcare un cavallo e lo tratta come un socio, vedendo il lui delle potenziali da cacciatore di taglie con una formidabile mira da cecchino. E in un gioco delle parti, Django recita il ruolo dell'uomo libero, dello schiavo, del valletto e del mandingo pur di arrivare a Candyland, la magione di Calvin Candie dove è prigioniera sua moglie Broomhilda.
Per la prima volta l'eroina tarantiniana non è una donna in cerca di vendetta (come la ormai mitica Sposa di Kill Bill o Shoshanna di Bastardi senza gloria) ma una fanciulla da salvare, anche se cerca la fuga per ricongiungersi con l'uomo che ama. E soprattutto manca l'elemento feticista, ovvero non ci sono piedi femminili da ammirare questa volta (che aveva toccato il culmine in Bastardi senza gloria con Diane Kruger in versione Cinderella fetish). Broomhilda l'indomita da trarre in salvo diventa comunque il motore del film, facendo scatenare una serie di eventi, che, come un'opera teatrale, si articola in tre atti più un epilogo.


Atto primo: Django diventa un uomo libero e intreccia un rapporto lavorativo e interpersonale con King Schulz, arrivando a eliminare una setta di appartenenti al Ku Klux Klan, a vendicarsi dei fratelli Brittle e diventando un cacciatore di taglie dalla mira infallibile.

Django e Schultz vengono introdotti sul "palcoscenico" durante una notte, dove Schultz libera Django per portare a termine il suo lavoro. E ritrovata la libertà, Django salva una giovane schiava dalle frustate e riversa tutto il suo odio nei confronti dei Brittle per la sua condizione di uomo che ha perso la libertà e inizia il suo percorso di vendetta per riappropriarsene, scaturendo momenti di puro odio, e il "divertimento" delle scene di violenza questa volta non entra in gioco. L'ironia Tarantiniana entra in scena infatti grazie al personaggio di Schultz e soprattutto nell'esilarante scena dei membri del Klu Klux Klan nel mezzo di una loro "missione" capitanati da Big Daddy (un ritrovato Don Johnson, l'ennesimo miracolo "alzati e recita"), che non vedono niente per via dei cappucci cuciti male e finiscono altrettanto male a loro volta.

Atto secondo: Django e Schultz arrivano a Candyland dove si trova Broomhilda.
Questa volta Tarantino usa meno l'ironia per le scene di violenza (anche se tiene per sé un "divertente" salto con la dinamite), ma immette un nuovo elemento che arricchisce il suo stile registico: la suspense. Nell'incubo di Candyland, nome dolce ed edulcorato che nasconde crudeltà con lotte all'ultimo sangue tra schiavi (e qui Tarantino ci omaggia del cameo di Franco Nero, il Django originale), fedeli servitori (un superbo Samuel L. Jackson) belle ragazze che soddisfano i desideri di tutti e lei, Broohmilda, contesa tra Django e da Candie, che mette in scena uno spettacolo spietato dove Django e Schultz vengono smascherati. 
La crudeltà di Candie che prende la testa di Broomhilda per spaccargliela in mille pezzi pur di smascherare Django e Schultz, è carica di tensione, elemento del tutto inaspettato per un regista che ha abituato lo spettatore a svuotare le scene di violenza rendendole prive di significato al punto da scatenare anche una risata. E paradossalmente la violenza effettiva non c'è, ma è proprio quell'elemento di suspence che mette ansia, facendo credere allo spettatore che il peggio stia per compiersi. E il viscido Candie è recitato in modo magistrale dal nostro festeggiato, uomo crudele che ama il francese pur non conoscendone la lingua, ha un rapporto di stima con il suo servo Stephen e ha sorriso marcio come i suoi denti.

Atto terzo: l'ennesima prova per Django e Broomhilda.
E con la suspence entra in gioco anche il colpo di scena: quando tutto sembra risolversi per il meglio, con il dovuto spargimento di sangue e cadaveri (con strepitosa colonna sonora annessa che mescola l'antico West con il contemporaneo urbano del pezzo Funky/Hip-Hop della soundtrack Unchained-The Payback/Untouchable di James Brown feat. 2pac), ecco che Django e Broomhilda sono di nuovo messi alla prova. Ma è anche l'occasione per Django di preparare la sua vendetta e riconquistare realmente la propria libertà.

Epilogo: E vendetta sia.
E l'epilogo non risparmia nessuno. Così come spettacolo di messa in scena è il finale, dove la vendetta di Django è finalmente compiuta e ora si può ritenere veramente un uomo libero. Anche se Tarantino non si auto cita come aveva fatto invece per A prova di morte, attinge a piene mani nel cinema Western all'italiana, utilizzando brani dalla colonna sonora del Django originale, la canzone di E lo chiamavano Trinità, e si avvale della preziosa collaborazione di Ennio Morricone, maestro indiscusso delle colonne sonore dei film di Sergio Leone.

Con Django Unchaneid si ha una seconda lezione di storia "alla Tarantino" che dimostra nuovamente una raffinatezza stilistica, l'eccellente direzione degli attori (secondo Oscar per Christoph Waltz, e meritava anche Leonardo Di Caprio, davvero un'ottima prova da villain) e ovviamente una sceneggiatura di ferro premiata anche questa con la statuetta dorata.
Django Unchained forse non è un classico film di Tarantino, ma il ragazzo terribile ha conquistato un nuovo livello nel suo splendido universo cinematografico.

Voto: 8,5
A.M.

Hanno collaborato:
Ho Voglia di Cinema
In Central Perk
La fabbrica dei sogni
Life Functions Terminated
Montecristo
Movies Maniac
Pensieri Cannibali
Recensioni Ribelli
Scrivenny 2.0

Buon LDD!!!




lunedì 14 gennaio 2013

NEWS: Vincitori Golden Globes 2013


Steven Spielberg 0 - Ben Affleck 1. Non è la schedina del totocalcio, ma la vittoria di Ben Affleck con Argo su Steven Spielberg e il suo Lincoln ai Golden Globes 2013, considerati l'anticamera degli Oscar. 

La serata presentata dalle attrici Tina Fey e Amy Poelher (entrambe nominate come miglior attrici per 30 Rock e Parks and Recreation nella categorie dei serial TV)  ha visto il trionfo di Argo, che si aggiudica le statuette più importanti, miglior film drammatico e miglior regia, lasciando Il regista di Jurassick Park a bocca asciutta. Unica consolazione il premio "pesante" a Daniel Day-Lewis nel ruolo del presidente Lincoln, sembra che ormai l'attore irlandese giri un film per aggiudicarsi (meritatamente) un Golden Globes e una nomination agli Academy Awards. Possibile tripletta agli Oscar?
Stessa sorte per Kathryn Bigelow, che si vede snobbato il suo Zero Dark Thirty e non riesce a bissare il successo di The Hurt Locker e  solo l'interpretazione di Jessica Chastain convince la giuria, consolidando ormai la sua stella nell'olimpo delle dive di Hollywood. 
Nella categoria miglior attrice protagonista in una commedia/musical la spunta la giovanissima Jennifer Lawrence per il Lato positivo, che riesce a battere niente meno che Meryl Streep , ma lei ormai è nel mito con tre statuette vinte agli Oscar e una marea di nomination. L'anno prossimo probabilmente le daranno una nomination ad honorem solo perché è Meryl Streep. E scusate se è poco.
Un altro leone della serata è Les Miserables di Tom Hooper che vince nella categoria miglior commedia/musical, miglior attore protagonista (Hugh Jackman) e miglior attrice non protagonista (Anne Hathaway). 
Django Unchaneid di Quentin Tarantino si aggiudica il premio per la miglio sceneggiatura (a Tarantino) e il miglior attore non protagonista a Christoph Waltz, che si aggiudica una doppietta (la prima con Bastardi senza gloria che gli fece vincere anche l'Oscar)  grazie al sodalizio ormai instauratosi con il regista di Pulp Fiction
Adele vince per la miglior canzone Skyfall, la nuova avventura di 007. Probabilmente canterà agli Oscar, facendo la sua prima apparizione in pubblico dopo il periodo dedicato alla maternità.
Miglior film straniero a Michael Haneke per Amour, mentre il duello Disney vs. Disney è pari: Tim Burton e il suo Frankenweniee  viene battuto da Brave - ribelle, entrambi prodotti dalla casa di Topolino.


I vincitori: 

MIGLIOR FILM (DRAMMATICO)
Argo
Le altre nonimation:
Django Unchained
Vita di Pi
Lincoln
Zero Dark Thirty

MIGLIOR FILM (COMMEDIA/MUSICAL)
Les Miserables
Le altre nomination:
The Best Exotic Marigold Hotel (Marigold Hotel)
Moonrise Kingdom
Salmon Fishing in the Yemen (Il pescatore di sogni)
Silver Linings Playbook (Il lato positivo)

MIGLIOR REGISTA
Ben Affleck – Argo
Le altre nomination:
Kathryn Bigelow – Zero Dark Thirty
Ang Lee – Vita di Pi
Steven Spielberg – Lincoln
Quentin Tarantino – Django Unchained

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Daniel Day-Lewis – Lincoln
Le altre nomination:
Richard Gere – Arbitrage
John Hawkes – The Sessions
Joaquin Phoenix – The Master
Denzel Washington – Flight

MIGLIOR ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO:
Jessica Chastain – Zero Dark Thirty
Le altre nomination:
Marion Cotillard – Un sapore di ruggine e ossa
Helen Mirren – Hitchcock
Naomi Watts – The Impossible
Rachel Weisz – The Deep Blue Sea

MIGLIOR ATTORE IN UNA COMMEDIA O MUSICAL
Hugh Jackman – Les Miserables
Le altre nomination:
Jack Black – Bernie
Bradley Cooper – Silver Linings Playbook (Il lato positivo)
Ewan McGregor – Salmon Fishing in the Yemen (Il pescatore di sogni)
Bill Murray – Hyde Park on Hudson (Un weekend reale)

MIGLIORE ATTRICE IN UNA COMMEDIA O MUSICAL
Jennifer Lawrence – Silver Linings Playbook (il lato positivo)
Le altre nomination:
Emily Blunt – Salmon Fishing in the Yemen (Il pescatore di sogni)
Judi Dench – The Best Exotic Marigold Hotel
Maggie Smith – Quartet
Meryl Streep – Hope Springs (Il matrimonio che vorrei)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Christoph Waltz – Django Unchained
Le altre nomination:
Alan Arkin – Argo
Leonardo DiCaprio – Django Unchained
Philip Seymour Hoffman – The Master
Tommy Lee Jones – Lincoln

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Anne Hathaway – Les Miserables
Le altre nomination:
Amy Adams – The Master
Sally Field – Lincoln
Helen Hunt – The Sessions
Nicole Kidman – The Paperboy

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Ribelle - The Brave 
Le altre nomination:
Frankenweenie
Hotel Transylvania
Rise of the Guardians (Le 5 leggende)
Wreck-It Ralph (Ralph spaccatutto)

MIGLIOR FILM STRANIERO
Amour (Austria)
Le altre nomination:
A Royal Affair (Danimarca)
Quasi amici (Francia)
Kon-Tiki (Norvegia/Inghilterra/Danimarca)
Un sapore di ruggine e ossa (Francia)

MIGLIOR SCENEGGIATURA
Django Unchained (Quentin Tarantino)
Le altre nomination:
Argo (Chris Terrio)
Lincoln (Tony Kushner)
Silver Linings Playbook (David O. Russell)
Zero Dark Thirty (Mark Boal)

MIGLIOR COLONNA SONORA
Vita di Pi (Mychael Danna)
Le altre nomination:
Anna Karenina (Dario Marianelli)
Argo (Alexandre Desplat)
Cloud Atlas (Tom Tykwer, Johnny Klimek, Reinhold Heil)
Lincoln (John Williams)

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE:
“Skyfall” from Skyfall
Le altre nomination:
“For You” from Act of Valor
“Not Running Anymore” from Stand Up Guys
“Safe and Sound” from The Hunger Games
“Suddenly” from Les Miserables