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domenica 24 gennaio 2016

CINEMA ITALIANO I LOVE YOU: Il volto di un'altra

Il 2016 è iniziato con la polemica sul cinema italiano: Checco Zalone è stato accusato di aversi 'magnato' tutte le sale cinematografice per il suo ultimo film, Quo Vado. Il cinema italiano però non è solo questo tipo di commedie, ma anche tanti piccoli film che non hanno avuto la fortuna di una distrinuzione a tappeto, o di farsi conoscere a una bella grande fettona di pubblico. Pappi Corsicato in realtà ha la sua bella carriera cinematografica di tutto rispetto (è stato assistente alla regia di Pedro Almodovar), ma a essere pignoli lo si può considerare un regista di nicchia. Regista che oggi la Director's celebra insieme ai cinebloggers di fiducia, un day per esprimere tanto tanto amore al 
cinema italiano.


Quanto ti voglio bene!




Titolo: Il volto di un'altra
Cast: Laura Chiatti, Alessandro Preziosi, Iaia Forte.
Sceneggiatura: Pappi Corsicato, Monica Rametta e Gianni Romoli
Regia: Pappi Corsicato.
Durata: 83'


Potrai anche chiamarti Bella (Laura Chiatti) e anche esserlo, ma dopo un po' la tua faccia stanca. E così che Bella-la-bella viene licenziata, o meglio ridimensionata nel programma televisivo sulla chirurgia estetica co-diretto con il marito/chirurgo Renè (Alessandro Preziosi), faccia da schiaffi pronto a prendere il suo posto al sole in qualsiasi momento. 
Perché ci vuole un volto nuovo, che prenda il pubblico e gli ascolti, e il tuo bel volto, cara bella, non li prende più. La situazione cambia quando un sanitario trasportato dall'operaio Tru-Tru vola dal suo camioncino e 'pam', dritto sul parabrezza di Bella. Che bella non lo è più. Tru-Tru la porta alla clinica dove tante mummie fasciate scontano il purgatorio che li porta dalla clinica a un paradiso fatto di finta e vacua bellezza, con il suo bel volto sfigurato pronto per essere sistemato dal marito/chirurgo.
La sua bella carriera è finita, ma non tutto è perduto: perché non frodare l'assicurazione e infinocchiare gli spettatori - venuti a frotte da chissà quale bella città del belpaese - pronti ad assistere a un nuovo programma dove la bella Bella potrà ritornare più bella, con il volto di un'altra?
Pappi Corsicato ha iniziato la sua carriera facendo l'assistente alla regia di Pedro Almodovar. E si vede. Lo stile surreale del regista spagnolo (più che altro del primo periodo della sua filmografia) è stato assimilato dal regista napoletano che, con Il volto di un'altra, confeziona una commedia cinica sul culto della bellezza, l'ossessione della celebrità e lo squallore del divismo televisivo. Che di bello non ha proprio niente. 
Corsicato però evita facilmente lo scivolone dell' indignato speciale, e crea una sorta di mondo/comunità sperduta chissà dove, dove la bellezza del luogo immerso nel verde inspiegabilmente ben si concilia con la clinica dove disperatamente cerca di riprendersi ciò che madre natura ha negato con il passare degli anni, vedere alla voce 'vecchiaia', una brutta parola per persone che vogliono la bellezza come stato imperituro. 
Nella clinica dove lavorano e vivono questa coppia bella fuori, ma brutta dentro, ecco addentrarci in uno stuolo di mummie fasciate, vittime di loro stessi e del rifiuto del tempo che passa, seguite dalla madre superiora (Iaia Forte, attrice feticcio del regista partenopeo) che si venderebbe l'anima al miglior offerente per un po' di pubblicità. 
Bella e Renè vivono in un mondo ovattato e finto, dove il bene materiale è più prezioso del loro legame affettivo, al punto da lucrare sulla sventura della cinica presentatrice, capace però di prendere la disgrazia dell'incidente come una svolta per rilanciare la propria carriera ormai finita. Perché puoi essere bella quanto vuoi, ma ricordati che al mondo ce ne sono altre più belle e giovani di te. 
E propizio fu il 'lancio del cesso' (che, nella cultura popolare giovanile, il gabinetto viene utilizzato come epiteto dispregiativo per offendere una persona definendola brutta) causato involontariamente dall'operaio Tru-Tru - che ha una stralunata band che canta facendo i ventriloqui - che come la manna dal cielo le da una seconda possibilità. 
E come un film muto espressionista, il film diventa surrealmente una fabbrica di mostri, dove Bella diventa la 'creatura' del dottor Frankeisten di turno che sfigura momentaneanmente il suo bel viso per ingannare l'agente delle assicurazioni, dando via a un castello di bugie, costringendo Bella a indossare una (ennesima) maschera per far credere al popolo di fan adoranti che il fato bruto le ha rubato il bene prezioso della sua bellezza.
Nessuno si salva nel mondo neanche tanto immaginario di Pappi Corsicato: dalla coppia Bella/Renè che si circondano di belle cose per nascondere la bruttezza delle loro anime, alla clinica che sforna mostri spacciandoli per meravigliose creature, fino alla bruttezza dei fan che a loro volte fomentano la mercificazione dell'effimero, alla suora in cerca di celebrità. Non si salva nemmeno il candido Tru-Tru, che cerca la sua fetta di torta dimenticandosi in fretta quel poco di sentimento sincero che nutriva per Bella.
E quando Bella fa cadere la maschera, il mondo che ha contribuito a costruire non la crederà, ormai offuscato dal falso e dal superficiale, la punizione sarà essere ricoperti da un mare di m°°da, materiale organico che tanto purificatore non è, ma che è materiale organico essenziale di un mondo puzzolente, scarto di una società che non va oltre l'apparenza, impossibile da migliorare nonostante la chirurgia estetica, siero della vanità e della vacuità.
Il volto di un'altra è una commedia cinica e surreale, con una Laura Chiatti perfetta nel ruolo della 'bella st°°nza' che si presta a incarnare un mondo che strizza l'occhio allo stile visionario di Gilliam (Brazil e le sue donne di gomma), il cinema muto espressionista tedesco e che rimane fedele alla lezione di Pedro Almodovar; riuscendo a condensare in meno di 90' un universo perverso che ha poco a che fare con la realtà. Come la televisione e i social network, che falsano il mondo facendolo apparire più bello di quanto in realtà è.

Voto: 7+

Hanno dichiarato ammore:

Solaris: Io sono l'amore
White Russian: Non essere cattivo
Pensieri Cannibali: Non essere cattivo
Mari's Red Room: Shadow
Non c'è paragone: Basilicata Coast to Coast
Bollalmanacco: Almost Blue
Delicatamente perfido: Italiano medio

martedì 18 marzo 2014

RECENSIONE: Somewhere


*Il fascino indiscreto di una recensione retrò*




Titolo:
Somewhere
Cast: Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Laura Chiatti.
USA, 2010
GiustificaSceneggiatura: Sofia Coppola
Produzione: American Zoetrope
Regia: Sofia Coppola
Durata: 98’

Johnny Marco è una star di origine italiana che vive nel sontuoso hotel Chateau Marmont.
Le sue giornate fuori dal set sono scandite da lunghe corse con la sua Ferrari, feste a base di alcol, belle donne e show di lap dance.
La sua esistenza vinta dall’apatia viene scossa dall’arrivo di sua figlia Cleo (Elle Fanning), undicenne appassionata di pattinaggio sul ghiaccio. L’inaspettata permanenza di Cleo costringe Johnny a fare conti con l’artificiosità di ciò che lo circonda.
Il cinema di Sofia Coppola è costituito da luoghi in cui i suoi personaggi conducono una vita soffocata (Il giardino delle vergini suicide), un posto come punto di incontro tra due persone che vivono un senso di smarrimento (Lost in Translation) o come un piccolo universo edulcorato e ben protetto dalla realtà (Marie Antoinette).
Somewhere sembra essere la continuazione di queste sensazioni/posti dell’anima: il personaggio di Johnny vive in una sorta di limbo, un esilio dorato dove tutto è anestetizzato e dettato dalla noia.
L’arrivo della dolce Cleo è come una sorta di uragano che spazza via l’immobilità esistenziale del padre. Come gli uragani, dopo lo scompiglio torna la quiete, ma nell’animo di Johnny vi è la consapevolezza dell’inutilità di ciò che lo circonda e la mancanza di uno scopo.
Sofia Coppola tende a “impoverire”, gioca di sottrazioni per mostrare questo stato d’animo. Però c'è qualcosa che non va, perché il problema di fondo è come attua queste privazioni.
I cliché infatti non mancano: belle macchine, donne provocanti, amanti di una notte, feste, sbronze e piccoli incidenti, come se volesse sfatare a tutti i costi il glamour della star hollywoodiana, come se ci dicesse che in fin dei conti fare l’attore non è così cool, ma una roba “pallosa”.
La parte italiana ambientata alla premiazione dei Telegatti poi è infarcita di ulteriori luoghi comuni, mostrandone soltanto il lato trash; tanto da far fuggire i due protagonisti yankee (ma è così risaputo che la televisione made in italy sia così scadente, al punto da suscitare pena anche agli americani?). Evidentemente la giovane regista newyorchese non ha avuto un gran ricordo del belpaese. Come una sorta di mockumentary (fiction spacciata per un reality show/falso documentario), Sofia Coppola mostra minuziosamente la giornata della star italo-americana fatta di promozione, conferenze stampa, massaggi, lunghe sessioni di trucco, dove il nostro eroe si muove spaesato, quasi obbligato ad adempiere questi doveri così impegnativi.
Il tedio poi è la costante che pervade in tutta la pellicola a cominciare dalla prima sequenza: con un totale si mostra un luogo deserto percorso da una ferrari nera. La macchina si avvicina lentamente e in maniera impercettibile con uno zoom, con il bolide che percorre lo stesso identico percorso.
La voluta frammentarietà degli eventi porta ad un effetto videoclip, acuito dalla durata della canzone studiata appositamente da Coppola, che si dimostra ancora una volta una buona conoscenza della musica pop e rock. Peccato però che la colonna sonora curata dal gruppo francese Phoenix non venga utilizzata al meglio ma solo a sprazzi, preferendo puntare su una tracklist che su una colonna sonora vera e propria.
Il fatto che Johnny Marco sia così annoiato e vuoto,  e affronti la sua vita in maniera meccanica come se fosse un lobotomizzato, provoca disinteresse nello spettatore, che rischia di annoiarsi quanto l'attore bello e (poco) dannato.
Il cerchio si chiude e Johnny ripercorre la strada battuta inizialmente, vagando verso chissà quale meta, ma alla fine non importa dove va e soprattutto cosa farà in futuro. Il fatto di aver volutamente svuotare lo spessore del personaggio comporta proprio tale disinteresse. Perché la problematica di fondo è: se Mr. Marco per primo dimostra disinteresse, perché mai dovremmo interessarci di lui e di quello che fa? Per fortuna l'interesse arriva con la giovane Cloe interpretata da una brava  Elle Fanning, che porta un po' di vita al film,  soprattutto con la scena in piscina, che è semplicemente deliziosa.
L’elemento positivo del film consiste nel paradosso di non volere piantare la visione a metà, forse perché ci si aspetta che avvenga qualcosa e la semplicità della storia tende a non appesantire la pellicola.
Sofia Coppola comunque "tiene in piedi la baracca" con mestiere ed è un'ottima direttrice di attori: Elle Fanning è brava e si scrolla di dosso l’etichetta di “sorella di” (Dakota Fanning, ndr.), mentre è interessante vedere un bravo Stephen Dorff in un ruolo inusuale.
Scomodare Michelangelo Antonioni è eccessivo (e fuorviante): Somewhere è un puro elogio della vacuità.

Voto: 5

A.M.

martedì 3 settembre 2013

STAR GOSSIP: E anche Laura Chiatti torna single



Probabilmente c'è un virus nell'aria e le coppie di Hollywood, d'oltralpe e di Cinecittà finiscono per scoppiare. Dopo la fine del matrimonio tra Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones (ma Douglas smentisce, nessuna crisi ma le vacanze le fa da solo), e l'imminente divorzio tra Monica Bellucci e Vincent Cassel, anche Laura Chiatti torna single. Fidanzata con un ragazzo fuori dallo showbiz, il cestista Davide Lamma, l'attrice de Il caso dell'infedele Klara si è accorta dopo tre anni che tra lui e lei c'era una completa incompatibilità.
E pensare che sembravano inseparabili e pensavano di metter su famiglia, ma il morbo della crisi di coppia ha colpito anche loro
Vana è stata la vacanza in Egitto, che lei si è ritrovata a fare i bagagli da sola e partire per l'Umbria, a trovare i genitori.Che qualcuno trovi una cura per questa epidemia!