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lunedì 4 agosto 2014

NEWS: Studio Ghibli work in progress



Lo studio Ghibli è in crisi, è innegabile. Però non ha chiuso i battenti, è solo in una fase di transizione.
Hayao Miazaky si è ritirato l'anno scorso, dopo aver creato il suo ultimo gioiellino, The Wind Rises. E adesso cosa fare? E' ciò che si chiede Toshio Suzuki, attuale manager dello studio Ghibli, celebre studio di animazione che ha dato i natali a Ponyo, Princess Mononoke, Porco Rosso e altri capolavori del cinema d'animazione giapponese.
La strada intrapresa da Toshio Suzky,  non è la chiusura dellos studio, come si pensava a un primo momento, ma a una ristrutturazione interna dello studio. Al momento verrà licenziato lo staff che lavora a tempo pieno (lo studio Ghibli fu il primo a usare lo stesso staff dopo la realizzazione di Porco Rosso, in genere gli animatori lavorano giusto il tempo del progetto), assumendo animatori free lance per possibili progetti futuri. Di sicuro rimarrà aperto il museo Ghibli e il reparto Momonoma diretto da Yoshikushi Momose, per dirigere spot e video musicali con uno staff sempre free lance.
Il ritiro di Myazaky ha portato un terremoto all'interno dell studio: perché oltre ad essere la colonna portante (insieme a Takahata), e l'anima dello studio, dal punto di vista economico era portatore di profitti.
La lavorazione dei film di Miyazaky sono sempre stati costosi, ma il suo nome assicurava un buon ritorno economico sia in patria che all'estero. Ma da quando lo studio ha provato a "camminare da sola" senza i due maestri (Miyazaki ha 73 anni e il suo co-fondatore Takahata ne ha 78), lungometraggi come Tale of Princess Kayuga hanno avuto un discreto successo, ma non hanno coperto le spese di produzione, mettendo in crisi lo studio di animazione. 
Messa così si parlerebbe di una inevitabile chiusura, dovuta anche al rifiuto di subappaltare lo studio e produrre i futuri lungometraggi all'estero. Però, come un'araba fenice, potrebbe rinascere sotto una nuova ala di giovani talenti, pur rimanendo nella tradizione dei suoi fondatori.O forse si sceglierà una linea artistica totalmente diversa, lasciando nelle royalities il patrimonio artistico di Myazaky e Takahata (che verrà sempre gestito dallo studio Ghibli).
When Marnie Was Here per ora è l'ultimo film firmato studio Ghibli.
In attesa di un ricambio generazionale e di un degno successore della coppia artistica Miazaky-Takahata.
Che sia finita un'era e ne stia cominciando un'altra?

venerdì 1 agosto 2014

WAR NO MORE: Principessa Mononoke


Il 28 luglio del 1914 scoppiava la Prima Guerra Mondiale. A distanza di 100 anni, gli eventi storici non hanno insegnato assolutamnete nulla all'umanità, che ha finito per creare un mondo in costante ostaggio della guerra. Il "solito" gruppo di cinebloggher capitanati da Solaris hanno deciso di dire no alla guerra. In che modo? Attraverso il progetto War No More! che è partito lo scorso 28 luglio, centenario della Prima Guerra Mondiale e terminerà il 06 agosto, anniversario di Hirosima.
WAR NO MORE!






Titolo: Principessa Mononoke
Titolo originale: Mononoke-hime
Giappone, 1997
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki.
Regia: Hayao Miyazaki.
Durata: 134'


Director’s cult ha scelto un film che apparentemente non c’entra nulla con la guerra: Princessa Mononoke, splendido affresco ecologista del maestro Hayao Miyazaki. Apparentemente, perché questa recensione vuole offrire un punto di vista “belligerante”, ovvero attinente al cancro dell’umanità: la guerra.
Il giovane Ishitaka per proteggere il suo popolo è costretto ad uccidere un cinghiale preda di una maledizione. Il giovane viene colpito da un maleficio che lo ucciderà a sua volta se non troverà un antidoto. 
Ishitaka così intraprende un viaggio che lo porterà in mezzo a un conflitto a cui non appartiene, dove vige una lotta eterna tra i guardiani sovrannaturali e gli umani che sfruttano le risorse della natura.
Le guerre nascono per vari motivi: scontro tra etnie e culture differenti che non riescono a coesistere insieme, avidità, ed espansione territoriale.
E Principessa Mononoke è (anche) una parabola antimilitarista su una battaglia infinita tra il popolo delle divinità animali e quello degli umani, popolo che si è insediato nel mondo della natura e che si è espanso poco alla volta traendo vantaggio dalle risorse che il territorio possiede.
Entrambe le popolazioni parlano lo stesso linguaggio, ma non si comprendono e si scontrano come se fossero due nazioni diverse che difficilmente possono coesistere; utilizzando l’unico linguaggio che conoscono: la violenza e l’uso della distruzione mediante il conflitto.
Non ci sono né vittime né carnefici, entrambi i “mondi” si attaccano e cercano di annientarsi a vicenda. Nella città del ferro, Lady Eboshi distrugge la natura per costruire armi da fuoco. Strumenti che portano al male e inevitabilmente alla violenza e alla morte.
Così come il mondo degli spiriti-animali è in preda a un demone che attacca i villaggi portando terrore e atrocità, cercando di annientare a sua volta il genere umano.
In questo macrocosmo dominato dall’odio, non ci sono né buoni né cattivi a tutto tondo:Lady Eboshi è una donna che sa essere sanguinaria, ma nel suo villaggio ha dato rifugio e protezione agli oppressi, dando loro una vita dignitosa e prendendosi cura di loro. La padrona della città del ferro è una donna forte e ambiziosa che non si può nettamente condannare.
Così come fa lo spirito-lupo Moro, che ha preso sotto la sua ala protettrice San, la principessa degli spiriti, crescendola e amandola come se fosse una sua creatura.
Se lady Eboshi è una donna ambiziosa e determinata a combattere le divinità soprannaturali, allo stesso modo non è completamente positiva la figura di San la principessa degli spiriti vendicativi, che non si fa scrupoli a combattere i suoi stessi simili, rinnegandoli e rifiutando categoricamente di appartenere a loro.
Perché questa principessa è un ibrido: fattezze umane, ma cuore e anima animale. San rifiuta le sue radici e combatte una sua guerra personale per affermare e difendere una identità a cui in realtà non le appartiene.
Le donne sono il punto di forza: lavoratrici instancabili e pronte a difendere lady Eboshi, lavorano al posto degli uomini, occupati al “fronte”. Proprio come le donne che sostituivano i propri mariti e figli nelle fabbriche durante la Grande Guerra; così come San è una fanciulla che ha la forza d’animo e lo spirito guerriero di cento uomini messi insieme, che ha il coraggio di attaccare da sola Eboshi pur di vendicarsi di lei.
Donne che difendono ciò che hanno a tutti costi: San, la principessa Mononoke, che difende con tutta sé stessa il mondo degli animali, che l’ha cresciuta come se fosse una loro creatura. Così come fanno Eboshi e le sue reiette, che cercano di difendere ciò che hanno costruito.
Lady Eboshi e San sono accomunate dallo stesso obiettivo, utilizzando la guerra come strumento di difesa, incapaci di capire che provocano solo morte e dolore.
Ishitaki invece rappresenta la pace: cerca di ascoltare entrambe le parti, e cerca di difenderle con la stessa equità, scatenando le ire del villaggio e le ire di San.
Ishitaki però è in preda a una maledizione che lo sta uccidendo piano piano, mettendo in pericolo il “processo di pace” per unire i due mondi, lottando con tutte le sue forze per sopravvivere e per far sopravvivere il mondo degli umani e quello degli spiriti-animali, che si combattono all’infinito perché non riescono a tollerarsi e a condividere spazi e risorse senza nuocersi l’uno con l’altro.
In un mondo che non ha imparato nulla dagli eventi storici passati, che si è macchiato di numerose perdite umane e immani distruzioni, la guerra tra gli esseri umani e gli spiriti naturali poco si discosta tra le varie guerre che insanguinano il mondo; arrivando allo scontro inevitabile che porterà solo una carneficina umana e la distruzione delle divinità-animali.
Perché è questo che porta l’insensatezza della guerra: morte e distruzione. E gli unici che possono salvare i due mondi sono San e Ishitaki.
San e Ishitaki rappresentano la speranza che può andare al di là delle reciproche differenze, unendo le proprie forze per salvaguardare la bellezza del loro mondo, gettando il seme dell’amore nel terreno reso arido dall’odio.
Ishitaki e San rappresentano infatti la congiunzione tra il mondo umano e il mondo animale,il punto di partenza per costruire un nuovo “Stato” che unisca entrambi i popoli. Ma nonostante le buone premesse, la speranza di un futuro dove entrambi i mondi possono vivere pacificamente si attua lentamente e con fatica. Il loro destino è sospeso, e all’apparenza sembra non promette niente di buono all’orizzonte.“Ti amo, ma non posso perdonare gli umani”. Con questa laconica frase, San erge un muro invisibile che rischia di separare nuovamente i due mondi.
Ishitaki però nutre la speranza di far coesistere pacificamente i due mondi, e aspetterà San vegliando su di lei. L’unione dei loro destini, fatto di sofferenze li porterà a creare qualcosa di buono. Allora forse ci sarà un lieto fine, così come finiranno gli infiniti conflitti.
Miyazaki crea un meraviglioso affresco visivo incorniciata da una splendida colonna sonora che da un tocco di melò a questo meraviglioso lungometraggio animato. Hayao Miyazaki firma la sua favola naturalistica, ma che ha anche un risvolto pacifista. E in tempi di conflitti che continuano con atrocità a distruggere il mondo, si può ancora credere, anche attraverso una “favola” come Principessa Mononoke:  in fondo una speranza di vivere pacificamente ancora c’è.

Voto: 8,5


La rassegna con gli altri titoli