martedì 2 dicembre 2014

NEWS: Star Wars VII - Trailer




E' uscito il primo trailer italiano di Star Wars: Il risveglio della forza, diretto da J.J. Abrams (Lost, Fringe).
Mistero sulla trama, si sa al momento che Mark Hamill torna a vestire i panni di Luke Skywalker, e al suo fianco ci sono 'vecchie glorie' del passato come Harrison Ford e Carrie Fisher, e 'nuove leve' come Lupita Nyong'o e Oscar Isaac.
Riusciranno le forze del male a prevalere sulle forze del bene? Non ci resta che attendere il 2015 (manca poco!). E intanto godetevi il trailer.


venerdì 28 novembre 2014

LEZIONE DI CINEMA: Il close up in Viale del tramonto



Il close up o primo piano, è una inquadratura che stringe fermamente su un personaggio o un soggetto in particolare.
La macchina da presa si avvicina lentamente arrivando a cogliere l'emozione che prova un personaggio, cogliendo un dettaglio (una espressione corrucciata della bocca, un sopracciglio inarcato), un particolare momento -  o anche solo per dare la giusta importanza al protagonista. 
Il close up è qualcosa di intimo, che mette a nudo l'emozioni del protagonista  - che sia di paura, gioia, sgomento, sottolineando quel momento per dare pathos a una scena.
Uno dei close up più belli e famosi della storia del cinema è il primo piano di Norma Desmond (Gloria Swanson), protagonista del capolavoro diretto da Billy Wilder Viale del tramonto.
Ornai in netto declino Norma decide di dare a modo suo 'l'addio alle scene'  - dicendo al suo ipotetico regista "Signor De Mille, sono pronta per il close up". 
La macchina da presa si avvicina impietosamente su di lei, catturando la follia che alberga nei suoi occhi, mostrando con quella inquadratura così vicina e indiscreta di aver catturato il momento in cui Norma perde il contatto con la realtà.
Uno sguardo a volte dice molto più di una parola, e il close up cattura questo istante per regalarlo allo spettatore.

mercoledì 26 novembre 2014

No More Excuse - A Week Without Violence: Women Without Men




Titolo: Women Without Men
Titolo originale: Zanan-e bedun-e mardan
Francia - Iran, 2009
Cast: Shabnam Toloui, Pegah Ferydoni, Arita Shahrzad, Orsi Tóth.
Sceneggiatura: Shirin Neshat, Shoja Azari.
Regia: Shirin Neshat.
Durata: 104'

Munis (Shabnam Toloui)  sogna la rivoluzione, ma la guerra la vive in casa oppressa dal fratello. 
L'amica Fahezé (Pegah Ferydoni) è una donna pura e servile, ma l'onta dello stupro si abbatte su di lei.
Fakhri (Arita Shahrzad) è intrappolata in un matrimonio senza amore con un uomo dispotico.
Zarin (Orsi Tóth) è una prostituta e non riesce più a vedere il volto degli uomini. 
Quattro donne di diversa età ed estrazione sociale la cui vita si intreccia sullo sfondo del colpo di Stato pilotato dalla CIA e appoggiato dagli inglesi, in una torrida estate del 1953.
Una donna la puoi coprire con un velo, la puoi chiudere in casa, la puoi reprimere con una educazione retrograda. Una donna la puoi usare come un oggetto sessuale, la puoi usare per soddisfare i tuoi bassi istinti animaleschi. Una donna la puoi trattare come una serva, la puoi far sentire in colpa, la puoi umiliare e avvilire.
Ma non potrai mai toglierle la dignità e la sua voglia di vivere in piena libertà il suo essere donna.
Questo è il  messaggio che ci trasmette Women Without Men della visual artist Shirin Neshat, al debutto dietro la macchina da presa.
Attraverso la storia di quattro donne, la regista affronta la castrante condizione femminile iraniana sullo sfondo del colpo di Stato del 1953 - che portò alla deposizione del democraticamente eletto Mossadeh per far salire al potere lo scià Palhavi.
La rivoluzione infiamma le strade, e infiamma la coscienza di Munis, giovane donna che 'osa' ascoltare la radio invece di cucinare e di farsi 'incatenare' in un matrimonio combinato dal fratello. Lo fa per il suo bene -è disdicevole che una donna sia senza un marito preferendo passare tutto il giorno ad ascoltare la radio invece di cucinare e tenere in ordine la casa.
Munis non ci sta e si ribella compiendo un gesto estremo pur di perseguire il suo sogno di poter urlare i suoi diritti, di poter vivere liberamente la sua vita, di esprimere le proprie idee e passioni.
Fahezé è la migliore amica di Munis, non capisce che il mondo intorno a lei è vivo e in fermento. Per lei i contestatori sono solo degli agitatori, sono pericolosi.
Se Munis ha aperto gli occhi e cerca disperatamente di affrancarsi a una vita chiusa e gretta, la presa di coscienza di Fahezé richiede tempo - il tempo di percorrere una impervia salita intrisa di dolore e vergogna per una colpa che non ha commesso. 
Fahezé compie un cammino doloroso, ma necessario per prendere coscienza di sé, liberando i suoi lunghi e fluenti capelli da quel velo che opprimeva la sua emancipazione -  emancipazione di tutte le donne iraniane costrette a nascondere quotidianamente la propria bellezza e femminilità.
Presa di coscienza che le consente di scrollarsi di dosso una colpa che paga due volte - sulla sua pelle e nella sua anima, dovendosi nascondere perché ha perso l'essenza virginale che l'accompagnava come un'aura, necessaria per trovare un marito che la sposi e la renda una donna rispettabile.
Rispettabilità che ha Fakhri, cinquantenne che ha ancora intatto il suo fascino, fascino mai scalfito dal sarcasmo e crudeltà psicologica che esercita suo marito. 
Fakhri può essere ripudiata perché non adempie ai suoi doveri coniugali, ma lei ha la forza di reagire e di fuggire in un luogo isolato,  un luogo lontano dagli uomini che - come suo marito, trattano le donne come una proprietà.
Luogo misterioso dove si rifugia la prostitua Zarin, donna che non riesce più a vedere il volto degli uomini. Uomini che usano il suo corpo per soddisfare i loro piaceri sessuali, piacere che la prostituta Zarin adempie meccanicamente. Non riesce più a vedere i suoi volti, perché non riconosce più il lato umano di un uomo, così come non riconosce più la dolcezza, l'amore e il rispetto  - sentimenti che forse non ha mai provato. 
Zarin fugge, si gratta la pelle per togliere le tracce della prostituzione che hanno fatto di lei un oggetto sessuale e come una novella Ofelia, giace nel lago della magione di Fakhri in cerca di pace.
Pace che cerca anche Fahezé, portata nella casa di Fakhri da Munis in cerca di protezione - e Fakhri accoglie queste due anime perdute prendendosi cura di loro, perché solo la solidarietà femminile può lenire e infondere la forza per reagire e guardare in faccia le avversità preservando la propria dignità. 
E la magione dove le donne senza uomini cercano rifugio è il simbolo degli ultimi istanti di pace e tranquillità che sta vivendo l'Iran, di lì a poco colpita nel cuore della democrazia.
Fakhri decide di dare una festa, e quella festa rappresenta la fine della libertà dell'Iran. E come un essere vivente, il giardino che circonda da villa da i segni di un pericolo che incombe, con quell'albero che cade all'improvviso -  così forte e robusto, inspiegabilmente cade come una foglia soffiata dal vento.
E la sofferenza fisica che colpisce senza motivo Zarin, si trasforma a sua volta nel simbolo della democrazia che sta per morire in nome di una dittatura che nel 2009 devastava ancora l'Iran.
Women Without Men è un film affascinante dal punto visivo con i suoi simbolismi e le splendide musiche di Ryuichi Sakamoto -  ha l'unico difetto di amalgamare perfettamente la parte storica con quella delle quattro protagoniste, lasciando i personaggi di contorno poco definiti. 
Women Without Men rimane comunque un profondo ed efficace film di denuncia - creando un potente ma delicato ritratto femminile.
Women Without Men è un chiaro messaggio che le donne sono indistruttibili, e nonostante siano nascoste da un velo, schiacciate dalla famiglia, sono in grado di ribellarsi e dare voce ai loro sogni di libertà.

Voto: 7/8

Questa recensione fa parte del progetto No More Excuse - A Week Without Violence iniziata il 25 novembre e che si concluderà il 30 novembre - dedicata alla giornata internazionale contro la violenza alle donne. Cliccando sul link troverete (giorno per giorno) le altre recensioni di questa iniziativa targata Director's cult & Co.


martedì 25 novembre 2014

SPOT REVIEW: End Violence Against Women - United Benetton of Colors




Titolo: End Violence Against Women
Testimonial: United Color of Benetton
Regia: Erik Rovello
Durata: 40''


In mezzo al deserto, una donna è circondata da uomini. Intorno a lei ci sono delle pietre e gli uomini le raccolgono, pronti a lapidarla. E mentre lanciano quell'arma pronta ad ucciderla, le pietre si trasformano in una cascata di petali
Questo è il soggetto della nuova campagna di United Colors of Benetton, il suo NO contro la violenza sulle donne.
Lasciamo da parte per un attimo le polemiche. Che Benetton abbia un concetto personale di etica del lavoro, non è certo una novità, e (sfortunatamente) non è l'unico brand che fa scelte discutibili del genere. 
L'oggetto di interesse la campagna End Violence Against Women,  in collaborazione con l'associazione UN Women, che si occupa di violenza contro le donne.  
Lungi dalle campagne provocatorie di Oliviero Toscani, Benetton ha comunque voluto dare un forte messaggio, scegliendo di rappresentare una delle più vili e deprecabili violenze - la lapidazione.
Le donne non si toccano nemmeno con un fiore - dice un vecchio detto. 
Un fiore al posto di una pietra, per dire NO contro la piaga della violenza, e della lapidazione, barbarica sentenza di morte che vige ancora in paesi con una cultura così diversa da quella Occidentale, ma accomunata socialmente e culturalmente dalla diseguaglianza sociale, dalla violenza sotto diverse forme - vedi la voce stalking, femminicidio, stupro.  
La donna rappresentata da End Violence Against Woman è una donna forte, capace di affrontare con dignità il dolore inflitto da un uomo. 
Puoi colpirla con una pietra, puoi toccarla con un fiore, ma lei sarà irremovibile, integra nella sua moralità, sopravvivendo alle violenze esterne dei lividi, e alle violenze interne dell'anima.  nel suo essere disperatamente donna in un mondo ancora governato da uomini.
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. Giornate del genere non dovrebbero esistere, perché non dovrebbe esistere la violenza contro una donna.



lunedì 24 novembre 2014

VIDEO REVIEW: Sick and Tired





Titolo: Sick and Tired
USA 2004
Cantante: Anastacia
Regia: Philip Stoltz
Durata: 3'54''

Holly (Anastacia) ha una relazione 'tossica' con il suo fidanzato -  che la picchia ripetutamente.
Incompresioni, litigi, gelosie, per poi giungere a urla e schiaffi. Holly è spaventata, ha paura, un anno prima la sua relazione non era così malata.  Holly aveva conosciuto il suo fidanzato in metropolitana. Escono, cominciano a frequentarsi. Poi le incompresioni, le frequenti bevute di lui, e infine la violenza domestica. Holly però riesce a reagire e decide che questo incubo deve finire.
Sick and Tired di Anastacia è un video che mostra (seppur nei limiti di tempo di un videoclip) una relazione avvelenata dalla violenza domestica. 
Attraverso un work in progress che va dal provino, dalla scelta degli attori e ai set improvvisati - Sick and Tired mostra nell'arco di una canzone come una relazione tra un uomo e una donna possa nascere ed evolversi in un anno, ma poi sfociare in qualcosa di malsano. 
Colpisce la scelta dell'attore che a prima vista è il tipico bravo ragazzo che presenteresti senza problemi ai tuoi genitori. Perché ciò che fa più paura nella realtà è che la mano che ha colpito un volto femminile lasciandole lividi in superficie e ferite più profonde nell'anima, potrebbe essere il 'ragazzo della porta accanto'- l'insospettabile vicino che ti sorride ogni mattina, ma che ogni sera torna a casa gettando le proprie frustrazioni sulla propria compagna.
Sick and Tired mostra un epilogo positivo, con Holly/Anastacia che ha la forza di troncare questo circolo vizioso e riprendere la propria vita.
Sick and Tired essendo un videoclip musicale che serve principalmente per lanciare una canzone, offre comunque un piccolo messaggio di speranza per le donne che sono intrappolate in  una relazione affettiva malata.
Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Director's cult in collaborazione con i migliori blogger in circolazione, parteciperà a No Excuse -  A week without violence, una settimana per dire (a modo nostro, ovvero con recensioni di film su questa spinosa e delicata tematica) basta alla violenza.
Purtroppo il più delle volte una donna non denuncia per paura, colpa di un retaggio culturale arrretrato e sessista, perché spera che prima o poi smetta, o finisce inconsapevolmente bloccata in una relazione senza (apparente) via di uscita. E quando decide di reagire, spesso non è sufficientemente protetta e tutelata.
No More Excuse - A Week Without Violence forse non sarà la soluzione a questo cancro sociale, ma per una settimana ricorderà - a chi ama leggere le nostre recensioni -  che la violenza è inaccettabile. Basta scuse.
25/11/2014, una giornata che ci servirà a ricordare che:
hai gli stessi diritti di un uomo.
Una donna non è un oggetto e strumento di piacere sessuale.
Se ogni mattina ti alzi con un livido, non è colpa tua.
E' malato. E' lui il problema,  non tu.
Abbi la forza di reagire e denunciare il tuo carnefice.
Non è amore se ti usa violenza psicologica o fisica.
Una abito succinto non da il permesso di usarti violenza.
Ricordati che non te la sei andata a cercare.
In un paese civilizzato la legge ha il dovere di proteggerti e tutelarti.
Basta scuse. Basta con la violenza.



sabato 22 novembre 2014

110% PURE GLAMOUR: Eva Green nuovo volto di Campari



Eva Green è il volto del calendario Campari 2014. Dopo star calienti come Salma Hayek e Jessica Alba, tocca alla algida Eva posare per il famoso brand. Aspetto algido nascosto in nome del rosso - che fascia la bella attrice di Penny Dreadful in sexy abiti che esaltano la sua femminilità e sensualità.
Mithology Mixtology è il titolo del calendario - che ha per tema l'evoluzione del cocktail nel corso degli anni, e con essa l'evoluzione degli usi e costumi sociali della donna.
Un po' cortigiana, un po' amazzone un po' boxeur: Eva incarna vari tipi di femminilità, volitiva, forte e seducente, ma soprattutto ironica e indipendente.
Eva Green si presta al gioco e si diverte a posare per la fotografa Julia-Fullerton Batten, prima donna a lavorare per il 'machissimo' calendario -  mostrando ricca varietà di gesti ed espressioni.
Fullerton-Batten riesce a coniugare il mito senza tempo del celebre drink Campari con la contemporaneità della donna di oggi, creando un perfetto mix tra mito e realtà quotidiana, creando una bellezza senza tempo.

giovedì 20 novembre 2014

GOODBYE: Addio a Mike Nichols



Il regista Mike Nichols è venuto a mancareil 19 novembre all'età di 83 anni. Non girava più un film dal 2007, l'anno di La guerra di Charlie Wilson, ma era attivo nel campo teatrale fino a due anni fa.
Fu uno dei pochi artisti a ottenere l'EGOT - Emmy, Grammy, Oscar e Tony Awards, dimostrando di eccellere non solo nel cinema, ma anche nel teatro e nella musica -con il due Nichols and May (Elaine May, regista del tonfo al botteghino Ishtar, e tornata alla ribalta con Piume di struzzo nel 1996).
Nichols era di origine tedesca  - fuggito in tenera età da Berlino per trovare rifugio negli USA insieme ai genitori, ma riuscì a cogliere il senso di disagio e di frustrazione della società americana meglio di uno yankee.
Pensi a un film di Mike Nichols e ti viene in mente subito Il laureato (da una sua piece teatrale): il manifesto dell'alienazione giovanile e della disintegrazione dell'American Way of Life, con il debuttante Dustin Hoffman perfetto - nonostante i suoi 30 anni -  a incarnare il ventenne neo laureato Benjamin Braddock, tornato a casa, ma senza uno scopo preciso nella vita.
Benjamin fugge con Elaine e non si sa che cosa combineranno nella vita. Nichols racconta un possibile scenario - la vita matrimoniale - con Conoscenza carnale con il debuttante Art Garfunkel e un insolito imborghesito Jack Nicholson, alle prese con i loro fallimenti matrimoniali, tra speranze e disillusioni di una società che mica tanto crede ancora nel matrimonio e nella famiglia. 
Ma in realtà la crisi del matrimonio l'aveva già affrontato con il suo fulmineo esordio Chi ha paura di Virginia Woolf? con la coppia scoppiata formata da Richard Burton e Liz Taylor, invecchiata per esigenze di copione. Una coppia che urla, strepita (o meglio lei), che distrugge le illusioni di una vita a due e le future prospettive di coppietta in procinto di iniziare un cammino (impervio?) insieme.
Questo matrimonio non s'ha da fare direbbe (forse) Norah Epron che con il suo romanzo Heartburn - Affari di cuore, racconta con ironia la fine del suo matrimonio con il giornalista Carl Bernstein. Ironia colta da Nichols, che crea una commedia dolce amara con il fedifrago Jack Nicholson e la vulnerabile Meryl Streep. 
Nichols non concentrò le sue tematiche solo sulla crisi della famiglia, ma tentò di creare la sua satira anti militarista con Comma 22, dove denunciava l'insensatezza della guerra e Silkwood, biografia di Karen Silkwood, donna coraggiosa attivista sindacale che cerca di far emergere la verità sulla pericolosità di una fabbrica che produce barre di plutonio. 
Donne che cercano di farsi strada nella giungla di New York con Una donna in carriera, dove una intraprendente segretaria Tess McGill (Melanie Griffith) si spaccia per il suo boss in gonnella per accalappiare successo e un bel collega (Harrison Ford) che l'aiuta ad agguantare il successo.
Nel 1991 Harrison Ford ritornò a lavorare con Nichols nel dramma A proposito di Henry -  il cinico avvocato Henry vittima di una rapina si ritrova a ricominciare da zero la propria esistenza, arrivando ad apprezzare nuovamente le gioie familiari sepolte da anni di infelicità, imparando a essere soprattutto una persona migliore.
Terza collaborazione con Jack Nicholson con Wolf - la belva è fuori, un noir/horror, forse il meno riuscito tra i film di Nichols, ma pur sempre girato con mestiere, mestiere e professionalità mostrati fin dal principio.
Nel 1996 Nichols si ricongiunge artisticamente con Elaine May e riprende Il vizietto con Ugo Tognazzi per creare uno scoppiettante remake - Piume di struzzo, con il compianto Robin Williams. La famiglia questa volta funziona, ma è anticonvenzionale -  coppia gay che ha cresciuto con amore il proprio figlio, che si ritrova a fare una sceneggiata per conoscere la futura nuora, figlia di un politico conservatore. Divertente, brioso Nichols si diverte a prendere di mira più i cliché dei conservatori che delle coppie omosessuali, con ironia graffiante e intelligente.
Negli ultimi anni di carriera cinematografica (sospesi per dedicarsi alla TV con le gemme Wit e Angels in America -  dramma sull'AIDS scritto da Tony Kushner), Nichols riprende i suoi temi più cari: la crisi della famiglia in Closer - dramma dell'incomunicabilità e del tradimento tra due coppie (Jude Law/Natalie Portman e Clive Owen/Julia Roberts) e La guerra di Charlie Wilson (2007), ultima stoccata antimilitaristica dedicata alla sua America. Il cerchio si chiude. Cala il sipario e Nichols non dirige più film, preferendo il teatro.
E con Nichols se n'è andato un pezzo di teatro, cinema, televisione fatto con passione e gran mestiere.