Visualizzazione post con etichetta Boyhood. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Boyhood. Mostra tutti i post

lunedì 3 agosto 2015

FILMOGRAFIA: Patricia Arquette



NOME
: Patricia Arquette
DATA DI NASCITA: 08/04/1
LUOGO DI NASCITA: Chicago, Illinois, Stati Uniti





ATTRICE:
(2016) Woman on a Train - Diana
(2015) CSI: Cyber (Serie Tv) - Avery Ryan
(2014) The Wannabe - Rose
(2014) CSI - Scena del crimine (Episodi Tv: "Kitty", "The Twin Paradox") - Avery Ryan
(2013-2014) Boardwalk Empire (Serie Tv) - Sally Wheet
(2014) Electric Slide - Tina
(2014) Boyhood - Mom
(2013) Vijay, il mio amico indiano - Julia
(2012) Law & Order: Special Victims Unit (Episodio Tv: "Dreams Deferred") - Jeannie Kerns
(2012) A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III - Izzy
(2012) Girl in Progress - Ms. Armstrong
(2005-2011) Medium (Serie Tv) - Allison Dubois/Bridgette Dubois/Allison Dunham
(2008) A Single Woman - Narratore
(2008) Medium Season 4: Introducing Cynthia Keener (Video) - Allison DuBois
(2008) Medium Season 4: Joe's Crayon Dream (Video) - Allison Dubois
(2006) Fast Food Nation - Cindy
(2003) Tiptoes - Lucy
(2003) Holes - Buchi nel deserto - Kissin' Kate Barlow
(2002) The Badge - Scarlett
(2001) Human Nature - Lila Jute
(2000) Little Nicky - Un diavolo a Manhattan - Valerie Veran
(1999) Al di là della vita - Mary Burke
(1999) Stigmate - Frankie Paige
(1998) The Hi-Lo Country - Mona Birk
(1998) Goodbye Lover - Sandra Dunmore
(1997) Nightwatch - Il guardiano di notte - Katherine
(1997) Strade perdute - Renee Madison/Alice Wakefield
(1996) Infinity -
(1996) L'agente segreto - Winnie
(1996) Amori e disastri - Nancy Coplin
(1995) Oltre Rangoon - Laura Bowman
(1994) Ed Wood - Kathy O'Hara
(1994) Marito a sorpresa - Havana
(1994) Betrayed by Love (Film Tv) - Deanna
(1993) Una vita al massimo - Alabama Whitman
(1993) Ethan Frome - Mattie Silver
(1993) Harry e Kit - Kit Califano
(1992) Inside Monkey Zetterland - Grace
(1991) Wildflower (Film Tv) - Alice Guthrie
(1991) Lupo solitario - Dorothy
(1991) Dillinger - Nemico pubblico numero uno (Film Tv) - Polly
(1990) La banda dei rollerboys - Casey
(1990) Racconti di mezzanotte (Episodio Tv: "Four-Sided Triangle") - Mary Jo
(1990) Brillantina (Episodio Tv: "The Stork Club") - Rhonda Sue
(1990) In famiglia e con gli amici (Episodio Tv: "Good Sex, Some Sex, What Sex, No Sex") - Stephanie
(1990) CBS Schoolbreak Special (Episodio Tv: "The Girl with the Crazy Brother") - Dana MacCallister
(1989) The Edge (Film Tv) - Raped Woman
(1989) Io e zio Buck - Voci Addizionali (voce)
(1988) Far North, estremo Nord - Jilly
(1988) Time Out - Lucy
(1987) Daddy (Film Tv) - Stacy
(1987) Pretty Smart - Zero
(1987) Nightmare 3 - I guerrieri del sogno - Kristen Parker

mercoledì 25 febbraio 2015

100% PURE GLAMOUR: Patricia icona indie di stile

Patricia Arquette è la nuova icona indie di stile. E' 'daiva e ddonna'. A modo suo.
Se gli Oscar sono un vero e proprio tour de force per le celebrities tra trucco, parrucco, vestiti, dieta, palestra, abbronzatura (troppa, vero Gwyneth?) - per Patricia Arquette, la migliore attrice non protagonista 2015 non è un cruccio. Meryl insegna. Anche perché lei non deve dimostrare più niente a nessuno, con 19 candidature si può permettere di venire agli Oscar in tuta e pantofole, ormai lei è di casa.
Guarda, il giallo!!!
Il red carpet è peggio di una vetrina di Rodeo Drive: sotto la lente di ingrandimento delle fashion blogger e redattori/trici di moda (alcune dovrebbero cambiare lavoro. Giallo il vestito di Emma Stone? Seriously? Sei daltonica bella mia)
vengono analizzati gli abiti di Gucci, Armani, Chanel, Elie Saab, Chopard, decretando (e massacrando) la meglio e peggio vestita della serata. Qualcosa però stava cambiando.
Sorry, I've had a duvet day
Già da tempo qualcosa era nell'aria, un sintomo di 'malessere' - da quando in diverse occasioni mondane, le star mostravano le unghie delle mani prive di smalto o di una semplice french manicure. 
Il 'seme del male' inesorabilmente era stato gettato. Era giunto il momento di avere una portavoce di 'daivaggine e ddonnaggine'.
Ci aveva provato e ci prova tutt'ora Lena Dunham, ma lei più che icona di trasgressione, ha solo cattivo gusto. E ricordatevi che se non avete un briciolo di buon gusto, non c'è Marc Jacobs che tenga. Vai da Primark (marca inglese low cost terra terra) piuttosto.
L'abito non fa il monaco. Ne sa qualcosa la maison Christian Dior, che di danni ne sta facendo da anni e si ostina a conciare le attrici che 'manco i cani'. Dior sotto la guida di John Galliano prima e  Raf Simons poi, (il vero Christian Dior e da mo' che si sta ribaltando nella tomba) ne hanno massacrate parecchio di star, da Celine Dion a Mariah Carey, per poi accanirsi su una sola attrice: ovvero Jennifer Lawrence.
Ricordate l'anno scorso il vestito insaccato della Lawrence ai Globes, preso per il culo da tutti sul web? Beh, era un Dior. Maison français, mica bancarella dei cinesi.
Quest'anno orfani della J-Law
Op'pa sushi style!
(tranquilli che c'era J-Lo a deliziarci con le sue mise, ma lei viene from the block e quindi non fa testo), ci pensa un'altra testimonial della casa di moda francese, Marion Cotillard che con un urendo Dior sembra un sushi, o peggio, massacrata da un tweet ormai divenuto di culto, 'sembra un lines traforato, odour control'. Porella. 
Quindi, siamo sicuri che un fashion designer - che usa la celebrity per farsi pubblicità, sia davvero il biglietto da visita di classe ed eleganza?
Rosetta Getty
Patricia Arquette probabilmente non si è neanche posta il problema. Anche perché, candidamente ha ammesso che aveva di meglio da fare che perdere tempo con la manicure. Tipo scrivere uno speech da urlo.
Per il vestito l'attrice di Boyhood ha scelto una designer sconosciuta, Rosetta Getty. Rosetta chi? La sua migliore amica, che fa di professione la designer e ha le sue collezioni in negozi di New York, Sacramento, San Francisco etc.
Che sia la nuova Marchesa?
Marchesa è il brand fondato da Georgina Chapman, moglie di
Renee in Marchesa
Harvey Weinstein, divenuta celebre grazie a Renee Zelweger, quando nel 2004 scelse questa sconosciuta stilista, indossando un suo abito alla premiére londinese di Bridget Jones - The Edge of Reason. Grazie a lei, Ms. Chapman ora è una fashion designer di serie A. Forse potrebbe essere il momento di Rosetta. O forse no. Chi lo sa. Per ora è di culto solo per non aver disegnato un solo pantalone skinny in tutte le sue collezioni, prediligendo linee morbide in contrasto con tagli geometrici. Probabilmente non verrà mai calcolata da Anna Wintour. Se poi la direttora mega galattica di Vogue America ha una frangia chilometrica alla Chrissie Hynde e indossa un pellicciotto come se portasse sulle spalle una pecora, poco importa, perché lei può e tu no.
L'abito disegnato da Rosetta Getty è di per se
semplice, gonna nera stile tubino, mentre la parte sopra è un corpetto monospalla bianco che fascia le sue forme morbide - che se volessimo essere delle male lingue o redattrici di moda che non capiscono spesso una ceppa - verrebbe criticato come uno strascico del toga party di Animal House. E invece funziona alla grande.
Perché? Perché Patricia se ne f#tte. Capelli scarmigliati, non ha paura a indossare gli occhiali da presbite (e questo fa tenerezza infinita) per leggere uno speech con i controc@zzi, indossando quell'abito  con naturalezza, sentendosi bene con sé stessa.
I bless you all!
Patricia Arquette è la dimostrazione che si può essere delle donne normali, che hanno qualche chilo in più (le donne vere hanno le curve diceva il titolo di un film con America Ferrera), ricordandoci che le attrici sono prima di tutto degli esseri umani, non delle dee. 
E quello che piace di più, è la sicurezza che ostenta, l'orgoglio di aver raggiunto un obiettivo con il ruolo di una vita, sbattendosi delle etichette - che, con il senno di poi, le regole le ha rispettate: abito lungo, non da cocktail (adatto per l'after party), colori sobri e classici come il bianco e nero, capelli raccolti. Le regole le ha rilette, e ciò fa di lei una vera 'daiva e donna'.
E se Jared Leto può venire agli Oscar vestito da Gesù Cristo appena uscito da un bordello di Charleston e definirlo un figo; perché le donne non possono vestirsi come si pare senza considerarle sciatte?

lunedì 23 febbraio 2015

NEWS: Oscar 2015 - I vincitori


Boyhood da vincitore a vinto: la pellicola di Richard Linklater è rimasto quasi a bocca asciutta e si è vista sfumare la possibilità di vincere come miglior film dell'anno.
Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu trionfa con 4 premi, belli 'pesanti': film, regia, migliore sceneggiatura originale e fotografia.
Grande sconfitto ma vincitore morale è Michael Keaton: il suo Riggan Thompson sull'orlo di una crisi di nervi è stato battuto da Stephen Hawkings e il suo interprete, Eddie Redmayne. Insomma, la solita performance che rispetta i canoni dell'Academy. Canoni rispettati anche con la performance di Julianne Moore e la sua malata di Alzheimer in Still Alice. Ma per Julianne è brava era il suo tempo e meritava di vincere.
Patricia Arquette e J.K. Simmons trionfano come migliori attori non protagonisti rispettivamente per Boyhood (l'unico premio su 12 nomination) e Whiplash, che vince anche per il miglior montaggio e il miglior sonoro.
La migliore sceneggiatura non originale va a Imitation Game, sbaragliando pellicole indie come Inherent Vice e Whiplash.
Se Leviathan sembrava di portarsi a casa il premio come miglior film straniero, non ha fatto i conti con l'oste e si è visto soffiare la statuetta da Ida.
Anche quest'anno un pezzo di Italia c'è grazie ai bellissimi costumi di Milena Canonero, che ha fatto di The Grand Budapest Hotel un film raffinato ed elegante.
American Sniper si aggiudica solo la statuetta per il miglior montaggio sonoro, ma il granitico Clint ha vinto con pellicole di culto in passato.
Emozioni da cerimonia: John Legend vince per Selma e fa piangere pure Chris Pine, Meryl Streep è in sussulto di orgoglio per Patricia Arquette e il suo speech 'guerrillero'. 
E dopo il party, tutti a chiamare la mamma dopo 'l'ammonimento' di J.K. Simmons.
E anche quest'anno gli Oscar, tra gioie e dolori ha fatto il suo dovere.

Tutti i premi:

Oscar per il miglior film
American sniper
Birdman
Boyhood
The grand Budapest hotel
The imitation game
Selma
La teoria del tutto
Whiplash

Oscar per il miglior regista 


Alejandro González Iñarritu per Birdman

Richard Linklater per Boyhood
Bennett Miller per Foxcatcher
Wes Anderson per The grand Budapest hotel
Morten Tyldum per The imitation game

Oscar per la migliore attrice

Felicity Jones per La teoria del tutto
Rosamund Pike per Gone Girl
Julianne Moore per Still Alice
Reese Witherspoon per Wild
Marion Cotillard per Two days one night

Oscar per il miglior attore
Michael Keaton per Birdman
Eddie Redmayne per La teoria del tutto
Benedict Cumberbatch per The imitation game
Steve Carell per Foxcatcher
Bradley Cooper per American Sniper

Oscar per la miglior attrice non protagonista
Emma Stone per Birdman
Patricia Arquette per Boyhood
Keira Knightley per The imitation game
Meryl Streep per Into the woods
Laura Dern per Wild

Oscar per il miglior attore non protagonista
Edward Norton per Birdman
Ethan Hawke per Boyhood
J.K. Simmons per Whiplash
Mark Ruffalo per Foxcatcher
Robert Duvall per The judge

Oscar per la miglior sceneggiatura originale
Richard Linklater per Boyhood
Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, AlexanderDinelaris e Armando Bo per Birdman
Wes Anderson e Hugo Guinness per The Grand Budapest Hotel
Dan Gilroy per Nightcrawler
E. Max Frye e Dan Futterman per Foxcatcher

Oscar per la miglior sceneggiatura non originale
Damien Chazelle per Whiplash
Anthony McCarten per La teoria del tutto
Graham Moore per The Imitation Game
Jason Hall per American sniper
Paul Thomas Anderson per Inherent vice

Oscar per la miglior fotografia
Roger Deakins per Unbroken
Emmanuel Lubezki per Birdman
Robert D. Yeoman per The Grand Budapest Hotel
Dick Pope per Mr. Turner
Lukasz Zal eRyszard Lynzewski per Ida

Oscar per il miglior film d’animazione
The Boxtrolls di Anthony Stacchi, Graham Annable e Travis Knight
Big hero 6 di Don Hall, Chris Williams e Roy Conli
How to train your dragon 2 - Dragon trainer 2 di Dean DeBlois e Bonnie Arnold
Song of the Sea di Tomm Moore e Paul Young
The tale of the princess Kaguya di Isao Takahata e Yoshiaki Nishimura

Oscar per il miglior documentario

Finding Vivian, di MaierJohn Maloof e Charlie Siskel
Last Days in VietnamRory Kennedy e Keven McAlester
CitizenFour, di Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy and Dirk Wilutzky
The Salt of the Earth, di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado e David Rosier
Virunga, di Orlando von Einsiedel e Joanna Natasegara

Oscar per il miglior film straniero
Leviathan (film dalla Russia)
Ida (film dalla Polonia)
Tangerines (film dall’Estonia)
Timbuktu (film dalla Mauritania)
Wild tales - Relatos salvajes (film dall’Argentina)

Oscar per il migliori costumi
Colleen Atwood per Into the Woods
Anna B. Sheppard per Maleficent
Milena Canonero per The Grand Budapest Hotel
Jacqueline Durran per Mr. Turner
Mark Bridges per Inherent vice

Oscar per la miglior canzone
Lost Stars di Gregg Alexander, Danielle Brisebois, Nick Lashley e Nick Southwood in Begin again
Everything is awesome di Shawn Patterson in The Lego movie
I’m not gonna miss you di Glen Campbell in Glenn Campbell: I’ll be me
Glory di Common e John Legend in Selma
Grateful in Beyond the lights

Oscar per la miglior colonna sonora
Hans Zimmer per Interstellar
Alexandre Desplat per The Imitation Game
Johann Johannsson per The Theory of Everything
Alexandre Desplat per The grand Budapest Hotel
Gary Yershon per Mr. Turner

Oscar per i migliori effetti speciali
Dawn of the Planet of the Apes
Guardians of the Galaxy
Captain America: Winter Soldier
Interstellar
X-Men: Days of Future Past

Oscar per i migliori trucco e acconciature
Foxcatcher
The Grand Budapest Hotel
Guardians of the Galaxy

lunedì 12 gennaio 2015

NEWS: Vincitori Golden Globes 2015



Uh la la quest'anno i Golden Globes puntano sull'indie: Boyhood ha fatto il colpaccio e si è aggiudicato il Golden Globes 2015 come miglior film drammatico; mentre The Grand Budapest Hotel ha vinto come migliore commedia.
Boyhood vince anche per la miglior regia di Richard Linklater, mentre Patricia Arquette vince il premio come migliore attrice non protagonista.
Michael Keaton ha buone chance di accaparrarsi un premio come miglior attore ai prossimi Oscar per la sua interpretazione sull'orlo di una crisi di nervi in Birdman, la commedia di Inarritu non è uscita completamente dai giochi e oltre al premio per Keaton, ha vinto per la migliore sceneggiatura .
J.K. Simmons vince a sorpresa il premio come migliore attore non protagonista per la sua performance del sadico insegnante di batteria jazz nell'indie Wiplash.
E l'originalità si ferma qui, ora si torna alla tradizione per non indispettire mamma Oscar e si premia con 'ragionevolezza' le performance made in biopic & desease, ovvero i ruoli incentrati su persone realmente esistite o personaggi affetti da una patologia debilitante.
Il colpaccio lo segna Eddie Redmayne che prende due piccioni con una fava vincendo il Globe come miglior attore drammatico per The Theory of Everything  - biopic sul geniale astrofisico Stephen Hawking.
Margareth Kea... Pardon, Amy Adams vince come miglior attrice in una commedia per Big Eyes di Tim Burton - sulla pittrice Margareth Keane, mentre l'alzheimer trionfa con Still Alice dove viene premiata la performance sempre eccellente di Julianne Moore - che sarebbe in grado di vincere anche interpretando una donna 'affetta' dal raffreddore.
George Clooney vince il premio per la carriera, ma gli viene scippato il primato per il discorso sul terribile attentato al magazine Charlie Hebdo da Jared Leto.



MIGLIOR FILM DRAMMATICO

Boyhood

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (FILM DRAMMATICO)

Julianne Moore (Still Alice)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA – ( FILM DRAMMATICO)

Eddie Redmayne (The Theory Of Everything)

MIGLIOR FILM (COMMEDIA/MUSICAL)

The Grand Budapest Hotel

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (COMMEDIA/MUSICAL)

Amy Adams (Big Eyes)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (COMMEDIA/MUSICAL)

Michael Keaton (Birdman)

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE

Dragon Trainer 2

MIGLIOR FILM STRANIERO

Leviathan

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

Patricia Arquette (Boyhood)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

J.K. Simmons (WHIPLASH)

MIGLIOR REGISTA

Richard Linklater (Boyhood)

MIGLIOR SCENEGGIATURA

Alexander Dinerlaris, Alejandro Gonzalez Inarritu, Nicolas Giacobone, Armando Bo (Birdman)

MIGLIOR COLONNA SONORA – FILM

Johan Johansson (The Theory Of Everything)

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE – FILM


”Glory” di John Legend e Common (Selma)





mercoledì 22 ottobre 2014

RECENSIONE: Boyhood




Titolo: Boyhood
Id. 2014
Cast: Ellar Coltrane, Patricia Arquette, Ethan Hawke, Lorelai Linklater.
Sceneggiatura: Richard Linklater.
Regia: Richard Linklater.
Durata: 163'



Crescere che fatica. 

E' un po' quello che succede al piccolo Mason jr. Evans (la rivelazione Ellar Coltrane) scrutato, spiato, ‘analizzato’ per 12 anni - cercando di catturare il tempo che scivola via veloce come un battito di ciglia. 
Attraverso la sua crescita e il cambiamento che comporta, della voce, all'altezza, alla voglia di sperimentare quello che la vita gli offre - Mason intraprende un viaggio che lo preparerà a compire con più consapevolezza e maturità quel difficile salto nel vuoto che porta  alla vita adulta.
Richard Linklater prende i suoi attori e li fa letteralmente crescere e invecchiare durante il corso di 12 anni rinchiusi un solo film - riuscendo nell'impresa di portare avanti lo stesso progetto ogni anno con la stessa troupe, centrando in pieno l'obiettivo - laddove il maestro Stanley Kubrick aveva fallito con il suo monumentale progetto su Napoleone. 
Linklater non sceglie una icona storica, ma abbassa il tiro scegliendo una famiglia qualsiasi.
La famiglia Evans non è speciale. La famiglia Evans è la tipica famiglia media americana. Mason Jr. potrebbe essere il tuo vicino di casa, il compagno di scuola o potresti essere semplicente tu.
Linklater ci porta alla scoperta di Mason Jr, un bambino sensibile che ha una sorellina di nome Samantha, bimba terribile che gli fa i dispetti (Lorelai Linklater) e una mamma 'tosta' (Patricia Arquette) che non è fortunata in amore.
Mason Jr. vive la sua dimensione quotidiana tra la scuola, una nuova città e una nuova famiglia - con una madre che cerca di ricostruire i cocci della propria vita dopo la separazione dal marito (Ethan Hawke) - un uomo che ama fare più la parte dell'amico che quella del genitore.
Linklater attraverso i Mason crea il suo lessico familiare, dove la storia e i cambiamenti sociali e tecnologici scivolano addosso alla loro quotidianità e non viceversa.
Al regista non interessa di creare un affresco storico, dove i personaggi vivono sullo sfondo degli avvenimenti sociali che hanno cambiato l’assetto sociale degli ultimi anni - al contrario, sono gli eventi storici che si adattano alla vita di Mason e alla sua famiglia. 
Una canzone suonata alla radio o canticchiata da Samantha, il telegiornale che offre uno spunto di riflessione per Mason Sr. Sulla seconda guerra in Iraq – sono eventi che sono utili non tanto per capire in che anno siamo, ma come questi personaggi straordinariamente ordinari percepiscono e sentono i cambiamenti socio culturali. Un po’ come facciamo anche noi esprimendo una opinione leggendo un giornale o seguendo le mode comprando l’ultimo modello di cellulare.
Linkalter infatti si concentra sui personaggi, asciugando la tecnica registica - che rasenta il minimalismo - per focalizzarsi sulle sue creature.
La cosa più bella dell’esperimento di Boyhood è avere il piacere di conoscere il piccolo Mason e di sapere ‘come gli va’.
Il piccolo Mason lo vediamo steso sull’erba, che sta pensando a chissà cosa. Un bambino di 6 anni perso nei suoi pensieri, che battibecca con la sorella Samantha e che cerca di adattarsi ai cambiamenti famigliari imposti dalle scelte dei rispettivi genitori.
Il rapporto complice e complesso con la madre - che non è conflittuale, ma che è basato sul rispetto reciproco e sull’autorità che comunque Olivia riesce a esercitare su di lui.
Il rapporto spezzettato con il padre Mason Sr, che nonostante sia ritagliato solo nei momenti tipici di chi ha un matrimonio fallito alle spalle – riesce comunque a mantenere intatto quel legame speciale che lega padre e figlio.
Linklater ci accompagna per mano nel suo viaggio di crescita che lo porteranno a fare esperienze tipiche della sua età – le feste con i suoi amici, la sua prima esperienza amorosa importante e la scoperta del sesso, l’inizio di un percorso che lo porterà verso il college che apre una nuova era – ovvero la vita adulta – chiudendone un’altra – ovvero la fanciullezza.
La famiglia è il fulcro dell’esistenza di Mason - nonostante sia frammentaria riesce a tenere ben saldi i cocci rimasti, come una giornata padre e figlio che rafforza il loro legame nonostante la lontananza, e quel compleanno con ‘l’abito buono’, la bibbia e il fucile ricevuto in regalo dai nonni, giornata particolare che racchiude un esperienza condivisa tra tre generazioni.
Linklater non ci tiene a far vedere cose straordinarie compiute da esseri straordinari, ma la quotidianità che scivola con il passare del tempo e – soprattutto degli anni. Piccole cose, ma grandi nel loro significato.
Richard Linklater oltre a saper creare dei splendidi personaggi, ha anche il merito di creare uno dei personaggi femminili cinematorgrafici più belli degli ultimi anni: Olivia è una donna forte, determinata che – nonostante non abbia fiuto per gli uomini lasciandosi travolgere in matrimoni sbagliati - è capace di reagire alle avversità della vita con una forza di carattere che sbatte contro il suo status di mamma single .
Olivia non è perfetta, sbaglia ma è capace di riconoscere i propri errori - facendo mea culpa e ricominciando da capo.
Olivia un po' femminista ante litteram, ha una tenacia nel cambiare la propria vita riprendendo gli studi e cercando di dare una stabilità affettiva a Mason e Samantha.
Linklater riesce a trattare i personaggi femminili con una sensibilità innata, facendo di Olivia una donna fiera e combattente che non si piange addosso, e non si vergogna di cedere alla fragilità derivate da scelte sbagliate. 
E Patricia Arquette veste i panni di Olivia alla perfezione - sarebbe un peccato se l’Academy la snobbasse senza una nomination.
Al contrario il personaggio del padre di Mason - ottima la performance dell'attore feticcio Ethan Hawke - risulta (inizialmente) più debole.
Mason Sr. da subito l’idea di essere inaffidabile tra un lavoro e l’altro, condivide una modesta casa con un amico svitato – e soprattutto cerca di fare colpo sui figli con un atteggiamento più da amico che da padre.
Mason Sr. non è perfetto neanche lui, ma nella sua imperfezione si vede l’amore di un genitore che prova a essere presente nonostante la lontananza non gli permetta di adempiere pienamente al suo ruolo genitoriale.
Mason Sr. nonostante i difetti ha infatti la capacità di avere un rapporto di qualità seppur in un tempo limitato, percorrendo km pur di vederli un solo giorno, assaporando ogni momento con i figli - una giornata passata insieme, un weekend a contatto con la natura offerta dai bellissimi paesaggi americani, fa in modo che il legame con Mason Jr. ne esca rafforzato e inalterato nonostante abbia creato una seconda famiglia.
Così come ha un forte senso dell’amicizia, rimanendo amico dell’amico dalla vita passata un po’ troppo naive.
Linklater offre dei personaggi umani a 360° con tutte le loro sfumature e così meravigliosamente 'perfetti nelle loro imperfezioni'.
Boyhood è un gioiellino capace di intrattenerti per 163’ minuti che scorrono fluide, perse nelle sue meravigliose persone che vivono la loro quotidianità. Quotidianità che potrebbe essere la mia, la tua e la vostra.


Voto: 9




lunedì 14 luglio 2014

FILMOGRAFIA: Ethan Hawke





NOME: Ethan Hawke
DATA DI NASCITA: 06/11/1970
LUOGO DI NASCITA: Austin, Texas, USA
PROFESSIONE: Attore, Regista






ATTORE:
(2015) Regression - Bruce Kenner
(2014) Boyhood - Mason Sr.
(2013) Getaway - Brent Magna
(2013) La notte del giudizio - James Sandin
(2013) Before Midnight - Jesse
(2012) Mea maxima culpa. Silenzio nella casa di Dio - Pat (voce)
(2012) Sinister - Ellison Oswalt
(2012) Total Recall – Atto di Forza - 
(2012) Quello che so sull'amore - 
(2011) The Woman in the Fifth - Tom Ricks
(2009) Daybreakers - Edward
(2009) Brooklyn's Finest - Sal
(2008) Chelsea on the Rocks - Se stesso
(2007) Onora il padre e la madre - Hank
(2006) L'amore giovane - Vince
(2006) Fast Food Nation - 
(2005) Lord of War - Jack Valentine
(2005) Assault on Precinct 13 - Jake Roenick
(2004) Identità violate - Costa
(2004) Prima del tramonto - Jesse
(2001) The Jimmy show - Jimmy
(2001) Training Day - Jake Hoyt
(2001) Tape - Vince
(2001) Waking Life - 
(2000) Hamlet 2000 - Hamlet
(1999) La neve cade sui cedri - Ishmael Chambers
(1999) Joe the King - Len Coles
(1998) The velocity of Gary - Nat
(1998) The Newton boys - Jess Newton
(1998) Il paradiso perduto - Finnegan "Finn"' Bell
(1997) Gattaca - La porta dell'universo - Vincent Freeman
(1995) Cerca e distruggi - Roger
(1995) Prima dell'alba - Jesse
(1994) Floundering - Jimmy
(1994) Quiz Show - Studente
(1994) Giovani, carini e disoccupati - Troy Dyer
(1994) La leggenda di Zanna Bianca - Jack Conroy
(1993) Alive - Sopravvissuti - Nando Parrado
(1992) Lion's Den - 
(1992) Cambiar vita - Wayne Frobiness
(1992) Waterland - Memorie d'amore - Mathew Price
(1991) Vicino alla fine - Will Knott
(1991) Vediamoci stasera... porta il morto - Tom McHugh
(1991) Zanna bianca, un piccolo grande lupo - Jack
(1989) Papà - Billy
(1989) L'attimo fuggente - Todd Anderson
(1985) Explorers - Ben Crandall

REGISTA:
(2006) L'amore giovane
(2001) Chelsea Walls
(1994) Straight to one (corto)

COMING SOON: Boyhood



Richard Linklater torna al cinema con Boyhood, il "prodotto finito" del suo 12 years project
Boyhood è la vita del giovane Mason (Ellar Coltrane) dai 6 ai 18 anni, ovvero dall'infanzia al college. 
In questi 12 anni assistiamo alla sua (reale) crescita, alle prese con  il rapporto con i genitori (Patricia Arquette ed Ethan Hawke) separati, al difficile rapporto con la sorella Samantha (Lorelei Linklater),traslochi, nuove scuole e nuove amicizie, sullo sfondo dei cambiamenti sociali e storici. 
Se negli anni Sessanta François Truffault aveva fatto un'operazione del genere con la sua "creatura", ovvero Antoine Duanel, il protagonista 14enne del suo splendito Les 400 coupes, per poi seguire la sua crescita di film in film (Baci rubati, Non drammatizziamo... E' solo una questione di corna), Linklater fa di più, condensando il 166' la reale crescita dei suoi personaggi, senza trucco e senza inganni, ma con una reunion annuale per girare alcune scene.
Ne esce un lessico familiare dove i protagonisti crescono e invecchiano, e intorno a loro il mondo cambia. Esattamente come loro.
Boyhood uscirà nelle sale italiane il 16 ottobre.