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martedì 10 maggio 2016

100% PURE GLAMOUR: Lo sguardo di David Bowie



David Bowie oltre a essere stato una icona della musica e aver lasciato un segno nel cinema con il mitico Jareth, il re dei Goblin in Labyrinth  era anche un uomo affascinante. 
Parte del suo fascino era dato oltre allo stile androgino, alimentato negli anni Settanta con il suo alieno Ziggy Stardust, a quello sguardo magnetico, reso ancora più interessante da una differente discromia degli occhi. 
Un occhio azzurro, e uno (percepito) quasi nero, con la pupilla perennemente dilatata, gli conferiva uno sguardo, 'una firma' del suo volto che completava l'estro e le mille sfaccettature del suo essere artista. 
Il segreto dei suoi occhi bicolori in realtà era frutto di un incidente, quando da ragazzo si azzuffò con il suo compagno di scuola (e poi suo futuro collega) George Underwood, per via di una ragazza, rimediando un pugno in un occhio che gli causò la misiadri permanente, che causa la paralisi del nervo costrittore della pupilla, rendendola dilatata e causando una percezione dell'iride dell'occhio più scura, rendendo lo sguardo di David Bowie irresistibile e unico.

domenica 10 aprile 2016

MONOGRAFIA: David Bowie



David Bowie non fu solo il mitico White Duke e il magnifico Ziggy Stardust né il tormentato Nathan Adler, ma segnò la scena cinematografica con una bella manciata film lungo Quarant'anni.
Il suo debutto avvenne quando ancora David Robert Jones - nato a Brixton, quartiere di Londra l'8 gennaio del 1947 - lontano dal creare il suo primo e mitico personaggio, Ziggy Stardust, con The Image (1967) un corto di genere horror distribuito nelle sale a luci rosse dei cinema londinesi durante l'intervallo tra il primo e il secondo tempo. Come una sorta di Dorian Gray, Bowie si materializza da un dipinto, e vani sono i tentativi di ucciderlo da parte del pittore, perché si materializza costantemente, peggio di un incubo. 
La sua carriera musicale, si sa, divenne un successo inarrestabile (Space Oddity, The Man Who Sold the World, Aladdin Sane) e ci vollero ben dieci anni per rivederlo al cinema, fino a pochi mesi fa considerato il suo esordio (prima del ritrovamento di The Image, la quale si potevano trovare poche scene online). E ovviamente il ritorno fu in grande stile, ne L'uomo che cadde sulla Terra di Nicholas Roeg (1976), nei panni di un alieno, Thomas Jerome Newton, che arriva sulla Terra con 9 brevetti rivoluzionari sulla musica, chimica, e altri campi scientifici e artistici. Per questo ruolo (non tanto diverso dal suo alter ego Ziggy, androgino e misterioso), vinse un Saturn Award come migliore attore protagonista. 
La sua carriera musicale prosegue parallelamente con quella cinematografica, e il cinema inizialmente sembra essere uno 'strascico' delle sue esperienze musicali: dopo l'alieno Newton (a tre anni dalla 'uccisione' dell'alieno Ziggy Stardust) eccolo tornare 'live' cantando a un concerto che Christiane F. assiste ne Berlino in Noi ragazzi dello Zoo di Berlino (1982). Qui Bowie sembra quasi omaggiare la città che lo aveva ispirato per la sua Berlin Trilogy tra il 1976 e il 1979 (Station to Station, Low, Lodger).
La svolta però avvenne l'anno successivo con Nagisa Oshima che lo volle protagonista del suo Furyo, dove interpreta un ruolo di rilievo che non ha a che fare con la sua icona musicale: Mr. Lawrence, mediatore culturale inglese e detenuto in un campo di prigionia giapponese durante la Seconda guerra mondiale. 
Il cinema sembra avere un appeal sempre più forte sul duca bianco, tale da farlo diventare un fascinoso vampiro in cerca di sangue e di una cura contro l'invecchiamento precoce in Miriam si sveglia a mezzanotte (1982), divenendo il compagno dell'altrettando algida e aristocratica Catherine Deneuve.
Il 1986 fu comunque l'anno che lo consacrò a icona fantasy con Labyrinth, interpretando il fascinoso e mefistofelico Jared, il re dei Goblin, che rapisce il piccolo Toby esaudendo il desiderio della capriciossa Sarah, costringendola a farla percorrere un impervio labirinto per ritrovare il fratellino e per costringerla a crescere. Bowie curò anche la colonna sonora (inclusa la hit Magic Dance), così come fece per Absolute Beginners, musical di Julian Temple con Patsy Kensit, in una Londra degli anni Cinquanta ancora lontana dal mood swingin, ma pronto ad accettare il rock, quando diversità razziale era pronta a esplodere nel quartiere di Notting Hill.
I registi di culto non se lo lasciano sfuggire: Martin Scorsese lo volle nel ruolo di Ponzio Pilato nel suo L'ultima tentazione di Cristo (1988), David Lynch lo volle nel ruolo dell'agente FBI Philip Jeffrey per indagare sugli ultimi giorni di Laura Palmer in Twin Peaks: fuoco cammina con me.
Una pausa di tre anni ed eccolo nei panni di Andy Wharol in Basquiat (1996), omaggio del pittore Julian Schnabel al suo collega e amico Jean Michel Basquiat. Bowie sembra ricreare il legame cinema-musica: il cantante infatti conobbe realmente l'icona della Pop-Art nel 1971, durante il suo tour americano, tale da dedicargli un brano in Hunky Dory.
Nel 1998 fece un salto in Italia per girare Il mio West di Giovanni Veronesi con Leonardo Pieraccioni
Una pausa e nel 2001 torna in uno dei camei più cool del momento: è semplicemente sé stesso, giudice di gara tra il modello Hansel e il modello Zoolander nella spassosa satira fashion Zoolander. solo 4 minuti, ma lasciano il segno: capello liscio, completo giacca senza cravatta, è il più cool di tutti. E' lui che decide le regole del walk off e prende appunti minuziosamente con tipico aplomb British, squalificando il modello bello - bello - in modo assurdo che fallisce nel tentativo di smutandarsi senza toglierli i pantaloni.
Nel 2006 dopo aver vestito i panni di Nikola Tesla ne The Prestige dovette fare una pausa forzata a causa di un attacco di cuore avuto durante il Reality Tour: se la musica non lo abbandonerà fino alla fine - Black Star vedrà la luce il giorno del suo 69esimo compleanno, due giorni prima la sua scomparsa avvenuta il 10 gennaio di quest'anno, il cinema lo rivede per l'ultima volta nel film Augurs (2008) con Josh Hartnett. 
Poco importa, perché David Robert Jones ebbe sempre un approccio cinematografico nella sua musica (The Star Are Out Tonight con Tilda Swinton, The Heart Filrhy Lesson diretto da David Fincher, canzone dei titoli di testa di Seven, e su tutti Blackstar, 10 minuti che sembrano un cortometraggio invece che un videoclip), regalandoci ruoli che hanno fatto sognare i suoi fan (e forse anche i suoi detrattori). 

mercoledì 10 febbraio 2016

OMAGGIO A DAVID BOWIE: Labyrinth

E' passato un mese da quando David Bowie se n'è andato, lasciandoci come testamento la sua arte immensa. Noi blogger, grazie all'iniziativa di Obsidian Mirror, abbiamo voluto omaggiare il duca bianco nelle vesti di attore. Da artista poliedrico e completo qual era, David Bowie ha recitato in alcuni film nel corso degli anni. Uno di questi è il mitico Labyrinth, dove lui è (per Director's cult) bellissimo e fascinoso, re dei Goblin che immerge la allora giovanissima e altrettanto bella Jennifer Connelly in un labirinto fatto di insidie e pericoli.



Caro Duca bianco, la tua arte sarà eterna.




Titolo: Labyrinth
Id, UK, 1986
Cast: David Bowie, Jennifer Connelly, Toby Froud.
Sceneggiatura: Terry Jones.
Regia: Jim Henson.
Durata: 96'



Crescere, che fatica. Soprattutto se hai 15 anni e ti ostini a vivere nel mondo delle favole. Anche perché Sarah (Jennifer Connelly) preferisce un mondo fittizio, come il suo libro preferito, Labyrinth così meraviglioso rispetto alla realtà così triste e insopportabile, dove i genitori sono divorziati, il papà si è risposato con una donna che non sopporta e soprattutto ora hai un fratellino. Non sei più la principessa di casa, Sarah, e questo non lo accetti. 
Così una sera, quando i tuoi genitori ti responsabilizzano e ti lasciano il piccolo Toby, ma lui continua a piangere per via del temporale e ti esasperi a tal punto da evocare il re dei goblin per fartelo portare via. Jareth (David Bowie) l'accontenta all'istante, perchè il re dei Goblin è generoso, tanto da regalarle una sfera con dentro i suoi sogni. Sarah però rifiuta, e dovrà entrare nel labirinto per riprendersi Toby, o diventerà un goblin al servizio di Jareth.
Sarah entra nel labirinto e comincia a scoprire che il mondo fatato che si è costruita non è così meraviglioso, dove le splendide fatine in realtà mordono, e gli esseri che abitano il labirinto sembrano aiutarla, ma in realtà le complicano il cammino per arrivare al castello di Jareth. D'altronde, la vita è fatta di difficoltà e ingiustizie che non possono essere quantificate, niente è dato per niente e se vuoi conquistare una cosa, devi combattere per averla. Sarah è sveglia e intelligente, ma le difficoltà si accumulano a ogni passo e non demorde.
Sarah vaga in un labirinto che strizza l'occhio ad Alice nel paese delle meraviglie, meraviglie che però non esistono, dove i goblin e i mostri sono esseri soli che non hanno mai conosciuto il significato dell'amicizia. 
Anche Jareth è solo, e l'unica compagnia sono i suoi goblin, sulla quale esercita il suo potere, nutrendosi delle fantasie di Sarah, che grazie alla sua fanciullezza gli permette di vivere.
Jareth rappresenta il mondo posticcio che Sarah ha sempre voluto vivere: una sontuosa festa in maschera dove lei, vestita come la principessa del suo carillon danza in compagnia del suo temibile cavaliere, che l'ha ingannata con una pesca avvelenata. Sarah però, come una novella Biancaneve, si sveglia dal sogno che in realtà è un incubo, si ridorda di Toby e fugge, infrangendo quella palla di cristallo nella quale Jareth l'aveva racchiusa con l'inganno. Un tranello forse orchestrato ad arte dal re dei Goblin, un essere così bello a capo di un popolo ripugnante, dove brama una una bella ragazza come Sarah per vivere insieme a lei nei sogni che ha sempre nutrito. Solo che Sarah ha capito che quel mondo non esiste, e non diventerà mai la regina che (forse) Jareth ha sempre desiderato. 
Sarah è sul punto di arrivare al castello, ma Jareth le riserva l'ultimo inganno, che poi è il mondo fittizio dove Sarah si rifugia: la sua stanza da letto, fatta di orsacchiotti, peluche, bambole e rossetti, un posto che la imprigiona impedendole di crescere. 
Sarah però finalmente ha capito che l'infanzia non c'è pi per lei, e capisce che lei ha creato il labirinto, è lei che ha creato Jareth, un essere affascinante quanto mefistofelico che si sente tradito da lei, soprattutto dopo tutto quello che ha fatto per lei, sovvertendo il tempo (e quindi capace di farla rimanere una bambina), sovvertendo il mondo intero solo per lei, dimostrando la sua generosità. E ora  Sarah ha capito se ne deve liberare se vuole vivere pienamente l'adolescenza. Perché Jareth non ha nessun potere su di lei. Non si può decidere di rimanere infanti, non si ha il pieno potere di fermare il tempo, nè il potere di sfuggire dalle responsabilità. 
E come il poster della relatività di Escher, Sarah affronta i suoi demoni e scopre che è in grado di decidere per sè stessa e finalmente non ha più paura di crescere, capendo che deve prendersi cura di Toby, il cui cammino impervio verso la vita adula deve ancora iniziare.
Sarah è diventata finalmente grande, ma un lato fanciullesco rimarrà con lei, danzando con i suoi amici Ludo e Hogol. Perché alla fine c'è sempre un fanciullo in noi, solo che uno degli effetti collaterali dell'essere adulto è dimenticarsi di essere stati dei bambini.
Labyrinth diretto dal creatore dei Mupppets, ormai è un film culto degli anni Ottanta, soprattutto per quei ragazzini che oggi sono dovuti per forza diventare adulti, ma che possono tornare bambini o adolescenti per una volta, grazie a questo film, che racconta il processo di crescita di questa ragazzina, che di crescere proprio non ne vuole sapere. 
Visto con gli occhi di un adulto, Labyrinth ha tanti significati, ma il bello di questi fantasy anni Ottanta è che, dal di là della tecnica ormai obsoleta, mantiene ancora un certo fascino e un divertimento ricordando che il mondo fatato grazie al cinema esiste. D'altronde il cinema non è la fabbrica dei sogni e non ci rifiugiamo dentro quando vediamo un film?

Voto: 7/8

Hanno reso omaggio a David Bowie:
L’uomo che cadde sulla terra (1976) su In Central Perk
The Elephant Man (1980) su The Obsidian Mirror
ChristianeF. (1981) su Mari’s Red Room
Furyo (1983) su White Russian
Miriam si sveglia a mezzanotte (1983) su Combinazione Casuale
Tutto in una notte (1985) su Non c’è paragone
C.R.A.Z.Y (2005) su Pensieri cannibali
The Prestige (2006) sul Bollalmanacco di cinema

A.M.