domenica 1 febbraio 2015

FILMOGRAFIA: Quvenzhané Wallis




NOME:
Quvenzhané Wallis
DATA DI NASCITA: 28/08/2003
SEGNO ZODIACALE: Vergine
LUOGO DI NASCITA: Houma, Louisiana, Stati Uniti
PROFESSIONE: Attrice


ATTRICE:

(2015) Fathers and Daughters -
(2014) Kahlil Gibran's The Prophet - Almitra (voce)
(2014) Annie: La felicità è contagiosa - Annie
(2013) 12 anni schiavo - Margaret Northup
(2013) Boneshaker (corto) - Blessing
(2012) Re della terra selvaggia - Hushpuppy

giovedì 29 gennaio 2015

MONNEZZA MOVIE: Tre all'improvviso




Titolo: Tre all'improvviso
Titolo americano: Life as we Know it.
USA; 2010
Interpreti: Josh Duhamel, Katherine Heigl, Hayes McArthur, Christina Hendriks, Josh Lucas.
Sceneggiatura: Ian Deitchman, Kristin Rusk Robinson.
Regia: Greg Berlanti
Durata: 114'

In principio fu Baby Boom. La pellicola di Charles Shyer interpretata da un'ironica Diane Keaton, mostrava come una donna in carriera nevrotica e presa dal lavoro si trovi l'esistenza sconvolta per occuparsi di sua nipote rimasta orfana, costringendola a reinventare la propria vita.
Il film di per sé era divertente e non era male, anche perché mostrava la tipica donna yuppie in carriera di fronte alla maternità inaspettata (e forzata), ma avuto la "colpa" di generare piccoli mostri come Tre all'improvviso. 
Due giovani in carriera che preferirebbero camminare sui vetri rotti piuttosto che frequentarsi, i loro amici li designano come genitori adottivi in caso di sorte infausta, che, neanche si buttassero la iella addosso, finiscono per tirare le cuoia et voilà Holly e Messer di colpo si ritrovano genitori della piccola Sophie che adorano (ma la piccola Sophie non adora loro) e finiscono per fare i conviventi forzati.
Vivono così sotto lo stesso tetto con la bimba, però si detestano. E probabilmente vengono detestati anche da chi guarda il film. Perché Holly e Messer sono così urticanti che in teoria non dovrebbero avere in affidamento neanche un cane, e di fatti la piccola Sophie non li regge proprio e piange per circa la metà del film, diventando talmente irritante pure lei tale da far passare la voglia di fare figli. 
Holly è la tipica ragazza perfettina, noiosina, precisina e rompina, che casualmente (ma perché poi, mah) viene mollata e la mette sotto spirito per l'uomo della sua vita, che, in questo caso è il dottorino dei bambini Sam dal cuore grande così, interpretato da un incolore Josh Lucas (ma non doveva diventare il nuovo Paul Newman? Evidentemente no).
E a incarnare questa tipologia di sfiancante spacca maroni c'è sempre lei, Katherine Heigl. Non si sa perché, ma una volta smessi i panni sbarazzini di Isobel "Izzie" Stevens di Grey's Anatomy, Heigl è diventata l'incubo sentimental/cinematografico dell'uomo americano, da27 volte in bianco a Molto incinta, dove era seccante pure lì (e il protagonista interpretato da Seth Roger non va biasimato se salva il bong per le canne e non lei quando c'è il terremoto. Ma quella è un'altra storia). 
Dalla parte maschile poi non siamo messi meglio, perché c'è Mr. Peter Pan, ovvero: "io la vita me la voglio spassare e tu le balle non me le devi scassare". 
Cioè, a quasi quarant'anni porello vuole ancora fare i giri con la moto, rimorchiare le tipe, trombare come un coniglio e avere zero responsabilità. Zero responsabilità, capito?!
Come se non bastasse, questa magnifica coppia poi viene anche giudicata da un'assistente sociale che dovrebbe cambiare lavoro, perché, e qui c'è sempre lo zampino gli sceneggiatori probabilmente sotto i fumi della ganja, ma di quella buona (Ian Deitchman e Kristin Rusk Robinson), li trova idonei per accudire la creatura, anche se piange sempre e si rifiuta di mangiare. Anzi, se si detestano è meglio, così possono dedicarsi alla piccola senza intrusioni sentimentali. In più nessun parente della neonata la reclama, manco fosse l'Omen. Ah già, c'è il testamento da rispettare, come no.
Holly e Messer si trovano antipatici, però  di solito chi disprezza compra. Una volta infatti messi da parte i propri progetti di vita senza problemi, fatti sparire i fantasmi degli amici defunti, Holly smette di fare la rompi, si fa tanti bagni con le bolle di sapone, prepara i dolci con la cannabis e non rompe le scatole a Messer che anzi, si diverte a fare il papà, guardando con la piccina la versione malata dei Teletubbies, così Holly può fare tanti bagni con tante bolle e non rompe la balle.
Ed eccolo che di punto in bianco Messer ama così tanto miss acidella e cambia radicalmente stile di vita pure lui, tale da far finta di niente quando lei le rompe la moto (uuuuuh,spoiler!).
Cioè una vita per la moto, lei te la rompe, ma hai cuoricini negli occhi e va bene? Va bene?! E qui si rasenta il sublime, but that's amore!!!
Ed eccolo che arriva fulmineo il colpo di scena: daje che ci vivi un mese, daje che ci vivi due, e daje che giocare a mamma e papà è bello, con le pappe, la cacca (una fogna dalla quantità industriale che produce un esserino così piccolo), i primi passi  che i due finisco a letto. Capirai che rivelazione. No, perché, caro spettatore, ti immaginavi un epilogo diverso? Pensavi che alla fine non si mettevano insieme? Oh povero illuso!!!
E questo rimanda al fatto che Tre all'improvviso è un film la cui storia è una (mal)cagata pazzesca.  Siccome il duo mimì e cocò di sceneggiatori non sa-che noi sappiamo-ma gli facciamo credere di non sapere, ci fa la supercazzola e cerca di allungare il brodo paurosamente insipido con dei "guizzi" creativi", con un po' di zizzania tra i due protagonisti, con una fuga improvvisa di lui (senza la moto) e la relazione tanto agognata di lei con il pediatra, ma alla fine ecco che, inaspettata come una supposta, ci fregano alla grande e vai con il lieto fine.
Il tutto affogato in un mare di noia. Tanta, tanta noia.
Dunque, la pellicola di Greg Berlanti, militante di telefim di stampo terroristico/sentimentale come Dawson Creek ed Everwood, con Tre all'improvviso fa spendere un sacco di soldi agli studios con un film inutile, poco divertente, che tenta di infinocchiare alla grande la spettatrice polla (infatti negli anni Novanta si creavano appositamente i chicken movie. Ok, gallinelle sì, ma in questo caso fesse no, e che cavolo).
Tre all'improvviso non riesce nemmeno a creare un'alchimia tra i due protagonisti, Josh Duhnamel e Katherine Heigl, che comunque si sforzano di essere credibili, ma inutile, dopo-cinque minuti-cinque di film, sai già come va a finire, ma in genere sei talmente masochista, sì dico a te spettatore, lo sei talmente che sei curioso di sapere solo in che modo va a finire. La prossima volta è meglio farsi un bel bagno caldo...

P.S. Alla fine della proiezione però potevano fare una petizione per dei ruoli più simpatici a miss Heigl...

Voto: 3

A.M. 

mercoledì 28 gennaio 2015

RECENSIONE: Potiche



Titolo: Potiche-la bella statuina
Titolo originale: Potiche
Cast: Catherine Deneuve, Gérard Depardieu, Fabrice Luchini, Judith Godreche, Jeremie Renier, Karin Vardin.
Sceneggiatura: François Ozon.
Produzione: Mandàrin Cinema
Regia: François Ozon
Durata: 103'



Francia, 1977. Suzanne Pujol (Catherine Deneuve) è una potiche, una bella statuina.
Sposata con il misogino e sgradevole Robert che ama più la sua fabbrica di ombrelli ereditati dalla moglie che la sua stessa famiglia.
Robert tradisce Suzanne con la segretaria, disprezza i figli ed è impopolare presso i suoi dipendenti, finisce per rimanere ostaggio dei suoi esasperati dipendenti nel corso di uno sciopero.
Suzanne mantiene la sua compostezza e si rivolge al sindacalista “rosso” Babin (Gérard Depardieu) per ottenere una trattativa. Robert viene rilasciato, ma gli viene un infarto ed è costretto a lasciare le redini del suo impero a Suzanne che si dimostra un’abile donna d’affari.Potiche-la bella statuina è una commedia deliziosa tratta dalla commedia teatrale di Barillet & Grédy del 1980. Il regista François Ozon mantiene la confezione teatrale creando una magnifica girandola di battute sapide e scandita da tempi perfetti. Come nel suo film 8 donne e un mistero, i pensieri della protagonista si tramutano in pezzi musicali, creando una partitura perfetta che si coniuga con la storia in modo impeccabile. Tutto è curato nei minimi dettagli come se gli anni Settanta fossero stati rinchiusi in un armadio, tirati fuori e rispolverati come nuovi per l’occasione.
Dietro questo vestito fatto di colori, atmosfere da disco che profuma di tempo delle mele, canzoni, cuori e amori si cela un personaggio femminile moderno e femminista che rivendica i propri diritti che vanno al di là dell’essere una semplice moglie (cornuta) e madre. E sempre con il sorriso sulle labbra e una calma serafica. La Suzanne di Catherine Deneuve è una donna forte, sicura si sé, è più indipendente di quanto sembri ed è una libertina insospettabile.
Suzanne/Catherine Deneuve è ancora bella di giorno e si lascia andare a tenere effusioni con Babin/Gérard Depardieu, ritrovatisi dopo essersi persi di vista dopo aver preso un ultimo metrò. Il misogino e tombeur des femmes Robert viene annientato dalle donne che pensa tanto di amare (Luchini afferma di essersi ispirato ad un noto politico per creare il personaggio, chissà chi è?), travolto dai cambiamenti che la storia e la controcultura del 1977 impone.
Robert perde il confronto con Suzanne perché è ancora ancorato al vecchio schema retrogrado dell’uomo al potere che si serve del sesso debole per accrescere il suo egocentrismo, attaccato ad una visione patriarcale vecchia e asfittica. Suzanne invece guarda avanti, prende coscienza del suo ruolo di donna, così come avviene per la segretaria (Karin Viard), stanca di essere trattata come una donna oggetto.
Curiosamente la nuova generazione incarnata da Joelle e Laurent invertono i ruoli: Joelle ha una visione chiusa del mondo operaio e preferisce vivere come un’ombra dietro suo marito, mentre il fratello ha una visione più aperta è anticonformista e libero dalle convenzioni borghesi. Suzanne una volta svegliatasi dal suo torpore, rinasce come amazzone e capisce che può camminare con le sue gambe da sola, non ha più bisogno di un uomo che le serva da stampella. Anche se si trova in difficoltà non si abbatte e continua per la sua strada, alzando il tiro per un successo personale ancora più ampio come la politica (e qui la somiglianza con un altro politico è vicina, ma si tratta ancora di lui?).
Ozon lancia delle frecciate ai tempi politici della Francia odierna con un’occhiata pungente a Ségolène Royale e Nicholas Sarkozy con riecheggi della politica made en Italie. Il tutto con fare nostalgico, ribelle, un piccolo universo pop interpretato da attori in stato di grazia.

Voto: 8

martedì 27 gennaio 2015

MOVIE ON THE ROAD: Sobibor


Oggi è la giornata della memoria, per ricordare le vittime dell'Olocausto, morte nei campi di concentramento. 6 milioni di ebrei, insieme a dissidenti politici, omosessuali, testimoni di Geova e zingari, morirono di stenti e fame e nelle camere a gas. 
Sobibor fu uno dei numerosi campi di sterminio che insieme a Treblinka e Belzec fu costruito secondo il progetto 'operazione Reinard'. 
Per ricordare le vittime della Shoah e di chi non era conforme alle leggi ariane imposte da Adolf Hitler, il cinema ha dedicato vari film per far rimanere viva la memoria. Per non dimenticare. 
Fuga da Sobibor è un film in realtà girato per la televisione, ma è un efficace 'documento' che racconta la vita disumana dei detenuti in questo campo di concentramento - girato nel 1987 da Jack Gold e interpretato da Rutger Hauer e Alan Arkin. 
Il film documenta la reale fuga avvenuta nel campo di 300 detenuti polacchi, grazie alla collaborazione dei dissidenti russi. Scoperti dalle SS, furono protagonisti di una rocambolesca fuga, e solo una centinaia di loro riuscirono a salvarsi. A volte un film è meglio di una lezione di storia, utile per non dimenticare. 
Per non dimenticare un massacro di dimensioni disumane. Per non fare accadere mai più atrocità del genere.

lunedì 26 gennaio 2015

VIDEOCLIP REVIEW: Non molto lontano da qui



Titolo: Non molto lontano da qui
Cantante: Carmen Consoli
Regia: Francesco Fei
Durata: 4'07''
In un lussuoso boudoir di inizio secolo, delle cortigiane fasciate da corpetti e guepiere si aggirano per le sontuose stanze e i vasti saloni. In preda all'ozio, le signorine chi giovani, alcune meno, giocano a carte, altre sono sedute sui divani.
Tra di loro spicca una mora (Carmen Consoli) che osserva l'ambiente circostante. Una di loro riceve un cliente che la prende con virulenza, ma la fanciulla respinge le sue avance pesanti e lo conduce nella sua stanza.
Un uomo si siede al tavolo gioca a carte con le meretrici, mentre la giovane dai capelli corvini osserva la scena insieme alla più "vissuta" del nutrito gineceo. Le donne sfoderano le proprie arti seduttive e "giocano" con il signore più o meno perbene, compiaciuto d cotantae attenzioni, mentre una ragazza dalle vesti androgine gli serve da bere. Il distinto gentiluomo si apparta con le cortigiane e insieme assistono alla proiezione di un film, ebbro di attenzioni.
Il cliente non pago continua a soddisfare le proprie esigenze e si lascia coccolare su una sedia elegante come un trono, ma all'improvviso giunge la matriarca del gruppo che avanza verso di lui con sguardo seduttivo.
Vicino a lei giunge la giovane dalle vesti maschili che si scioglie i capelli, apre la camicetta ed esprime tutta la propria femminilità, facendo svenire il malcapitato. La bruna misteriosa assiste alla scena tenendo in mano una mela rossa, come una novella Eva in procinto di compiere il peccato originale.
Carmen Consoli entra nei meandri di una casa di piacere per esprimere i sentimenti della sua canzone, Non molto lontano da qui.
L'ambiente totalmente femminile che profuma di Burlesque serve alla "cantantessa" siciliana per esprimere i suoi più intimi segreti e allo stesso tempo tenerli all'oscuro del prossimo, chiusi in quattro mura arredati elegantemente, in un ambiente sospeso nel tempo. Carmen e le ragazze rappresentano una tipologia di donna forte e sensuale che non rinuncia alla propria femminilità e passionalità, incarnando un archetipo femminile senza tempo.
Diretto da Federico Fei, Non molto lontano da qui è un videoclip raffinato e ricercato dal sapore di inizio novecento.

martedì 20 gennaio 2015

RIFLESSIONI: Ma gli Oscar sono poi così importanti?



Guarda, assomiglia a mio zio Oscar!
E leggenda fu che l'Academy Awards venne chiamato in 'onore' di uno zio potenzialmente strafigo di Margaret Herrick, una dipendente di mamma Hollywood.
Il 15 gennaio sono state rese note le nomination agli Oscar. Gioie e dolori come ogni anno.
Quest'anno i nominati a sorpresa sono The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, Whiplash di Damien Chazelle, Boyhood di Richard Linklater e Birdman di Alejandro Gonzales Inàrritu. Mica male, che i (centenari) membri della giuria si siano rinsaviti e comincino a nominare film degni di nota? Giammai! Perché come ogni anno, i dimenticati ci sono come Gone Girl, Lo sciacallo e Jake Gyllenhaal, Amy Adams per Big Eyes (se ha vinto il Globe, perché non nominarla? Ah già, il Golden Globe è il figlio hipster degli Oscar), Jessica Chastain per A Most Violent Year (Nolan, tacci tua che non le hai fatto fare campagna promozionale!), lasciando uno strascico di film e attori che meriterebbero meglio di altri.
L'Academy si sa, non capisce una mazza. 
Ai membri dell'Academy piacciono alcune cose: i film drammatici, i biopic, le malattie e Meryl Streep.
Ai membri dell'Academy non piacciono i film originali (ma quest'anno i vegliardi dell'Academy hanno provato la Red Bull e hanno messo le ali, quindi hanno fatto un'eccezione), le commedie e Leonardo Di Caprio.
Vuoi l'Oscar? Allora devi fare così:
Non si sa perché, ma come le api con il miele, l'Academy va sempre alla ricerca di un film 'standard' che rispecchi i gusti e i valori di questi simpatici membri il cui 99,9% vota (probabilmente) Repubblicano. Quindi non vi aspettate scelte non conservatrici, eh?
All'Academy piacciono i biopic (così si risparmiano di leggere i libri), i drammoni, i film in costume, le storie malaticce, ovvero con personaggi reali e non alle prese con mille patologie diverse.
Stessa cosa vuoi vincere un Oscar come migliore attrice o attore? Allora devi interpretare una persona realmente esistita (Alan Turing/Benedict Cumberbatch), una persona malata (la patologia dell'Alzheimer/Julianne Moore) e una persona realmente esistita e malata (Stephen Hawking/Eddie Redmayne). O devi essere semplicemente Meryl Streep.
Non c'è un anno in cui un attore non venga nominato per aver interpretato qualcuno (o qualcosa a questo punto): da Marilyn Monroe a Margaret Tatcher, dalla regina Elisabetta a Ray Charles. E va bene, un attore intraprende un percorso di cambiamento a volte radicale: perde peso o aumenta di peso, cambia l'accento, mette la parrucca, impara i tic e i tac nervosi. Ed è standing ovation. Ma che dire di attori che riescono a regalare performance indimenticabili senza trucco e parrucco e nessuno se li fila, ne vogliamo parlare? Di 'cadaveri eccellenti' ce ne sono tipo Ed Harris e Jim Carrey per The Truman Show, o la divina Greta Garbo che sapeva anche far ridere in Ninotcha. La Garbo ride! E tu signore dell'Academy non la premi?!?
Ops, I did again
Raramente l'Academy ha premiato attori di commedie - se vuoi una nomination, ti devi rivolgere a Woody Allen), o interpretazioni davvero degne di nota: i premi scippati sono tanti, da Lauren Bacall per L'amore a due facce (Juliette Binoche rimase basita e disse che dovevano darlo a lei. Beh, potevi sempre rifiutarlo invece di tenertelo in saccoccia se pensavi di non meritarlo. Ma la lista di attori, film o registi che dovevano vincere assolutamente o che meritavano più di altri non mancano. La 'black list' prosegue da Michelle Williams per My Week With Marylin, a Jessica Chastain per Zero Dark Thirty, a Nicole Kidman per Moulin Rouge, Johnn Travolta per Pulp Fiction a Leonardo Di Caprio, così come Martin Scorsese (sì l'ha vinto per The Departed, ma vuoi mettere Taxi Driver o Toro Scatenato?), Quentin Tarantino - ma siamo sicuri che Forrest Gump valga il titolo di miglior film del 1994 rispetto a Pulp Fiction? Veramente?. La lista è lunga e spesso e volentieri i membri della giuria premiano non tanto il film o la performance sbagliata, ma vanno sul sicuro.
I dimenticati.
Ci sono icone del cinema che non hanno mai vinto un Oscar, eppure sono entrati nella storia del cinema basti pensare alla triade Cary Grant-Marilyn Monroe-Greta Garbo. Se Grant e Garbo hanno ricevuto almeno una nomination (a quanto pare la Garbo si è ritirata in seguito alla delusione di non aver mai vinto un premio), per la bella Marilyn, nisba, nada, niet, mai nominata. Ironia della sorte, Michelle Williams è stata candidata per aver interpretato la star di A qualcuno piace caldo. Eppure sono dei miti, e i loro film sono sopravvissuti all'oblio del tempo.
Attori che meritavano la nomination e mai cagati sono: il già citato Jim Carrey per The Truman Show, Debora Kerr (Da qui all'eternità), Glenn Close (Le relazioni pericolose), Peter O'Toole (Lawrence D'Arabia), Sigourney Weaver (Una donna in carriera) e soprattutto lui, Leo Di Caprio, che ne ha fatte di tutti i colori con The Wolf of Wall Steet, ma niente, non ti vogliono bene. Puoi sempre farti adottare da Meryl, magari avrai più chance. 
Tu quel premio me lo dai se faccio il bravo e ti faccio piangere? 
I membri dell'Academy si sa, non sanno ridere. Così un comico non avrà mai la chance di avere una nomination. Così spesso e volentieri i commedianti dimostrano di saper recitare anche in un film drammatico: come Steve Carell che ha ottenuto per la prima volta una nomination, ma con un film drammatico - per Foxcatcher, dove ha un pessimo trucco e ha smesso i panni 'goliardici' per una volta. Carell viene dalla televisione, ma è pur sempre un bravo attore. Però se vuoi la nomination, ti devi piegare a nov... ehm, devi essere bravo a far scendere la lacrimuccia alla giuria. 
Non hanno vinto, ma sono capolavori indiscussi.
Il più grande film della storia del cinema secondo tutti gli studiosi di cinema è Quarto potere di Orson Welles. A parte l'Oscar per la migliore sceneggiatura, non ha vinto come miglior film e soprattutto per la miglior regia, una tecnica che a distanza di 75 anni è ancora moderna e studiata da tutti gli studiosi di cinema. 
Quell'anno vinse Come verde la mia valle. Chi se lo ricorda? Eppure era il miglior film del 1940! 
Stessa sorte toccò ad Alfred Hitchcock: ebbe una nomination solo per Rebecca, ma, capolavori come Notorious e soprattutto dal punto di vista tecnico Vertigo, sono stati nominati, ma non hanno mai vinto. Eppure questi masterpiece continuano a far sognare i cinefili di mezzo mondo.
Tatum chi?
Ci sono attori che avrebbero venduto volentieri la mamma pur di vincere un Oscar - Peter Finch ne fece una malattia e quando vinse l'Oscar per Quinto potere lo ricevette postumo, bella sfiga eh? Ci sono attori che lo vincono al primo colpo e poi puf, spariti nel nulla. Un esempio? Tatum O'Neal la prima bambina a vincere un Oscar per Paper Moon all'età di 11 anni e poi caduta più o meno nell'oblio. Stessa sorte a Hailey Joel Osment, il bambino che vedeva la gente morta: nomination agli Oscar a 9 anni per Il sesto senso, carrierona avviata con A.I. e poi... Poi come i cuccioli pucciosi e carucci, una volta cresciuti non piacciono più e ora non si sa che fine abbia fatto. La sorte è stata benigna per Anna Paquin: esordio fulminante con tanto di Oscar anche lei a 11 anni (e ora Tatum manco il primato tiene), qualche film interessante (Jane Eyer, La 25esima ora, la trilogia di X-Men) e si è salvata facendosi i vampiri in True Blood.
Meryl Streep, nostra signora delle nomination
Meryl Streep è la più grande attrice vivente, fin qui non ci piove. E' capace di far ridere (She-Devil) di far piangere (Krame contro Kramer) di diventare inglese (The Iron Lady), di avere l'accento polacco (La moglie del tenente francese). Ma vale veramente tutte queste nomination? I membri della giuria non sanno chi nominare e toh, ecco la carta vincente: numero numero Meryl! Ormai riceve la nomination come un invito annuale al circolo di cucito dove si sparla del vicino che non fa la raccolta differenziata.
Sei stato premiato, ma per il film sbagliato.
Ci sono attori bravi, che vincono un premio, ma che meritavano di vincere per un'altra performance.
Nicole Kidman meritava l'Oscar per Moulin Rouge! era perfetta: canta, balla, sa essere un'ottima commediante e un'attrice drammatica.Ma niente, non lo vince, così viene 'risarcita' per aver interpretato Virgina Woolf per The Hours.
Stessa cosa accadde a Colin Firth, che con la sofferta recitazione in A Single Man, meritava molto di più per il suo re balbuziente in The King's Speech.
Discorso a parte per Christian Bale, che aveva già dimostrato il gene 'De Niro' in American Psycho, e meritava una nomination per The Machinist, invece che la 'solita' nomination (più premio) per il biopic The Fighter. Persino nostra signora delle nomination (se la cito per più di tre volte mi viene a trovare peggio di Beetlejuice) meritava più per Il diavolo veste Prada solo per come corrucciava la bocca, che per The Iron Lady)
Se quest'anno Julianne Moore vincerà per Still Alice, sarà l'ennesimo premio 'sbagliato', perché e da mo' che lo meritava con Lontano dal paradiso, anno 1999.
Lazzaro, alzati e recita.
L'Oscar croce e delizia li mortacci sua è comunque una vetrina per rilanciare carriere appannate: John Travolta per Pulp Fiction, Mickey Rourke per The Wrestler e se quest'anno vincerà Michael Keaton per Birdman, anche lui sarà tra i resuscitati.
Al di là del tono scherzoso (non prendertela Meryl, sappi che ti voglio bene veramente e ti apprezzerò in In to the Woods) e vagamente malefico di questo post,l'Oscar piace a noi amanti del cinema e chi il cinema lo fa di mestiere. Al di là dei lustrini e delle celebrazioni è il  premio più ambito da tutti. Soprattutto per Leonardo di Caprio.
Insomma, l'Oscar premia il più bravo dell'anno, ma anche il fattore 'c' (ovvero culo) gioca a favore. And the Oscar goes to...
Lo scopriremo il 22 febbraio!

domenica 18 gennaio 2015

FILMOGRAFIA: Ferzan Ozpetek





NOME:
Ferzan Ozpetek
DATA DI NASCITA: 03/02/1959
LUOGO DI NASCITA: Instambul, Turchia
PROFESSIONE: Regista, Sceneggiatore


REGISTA:
(2014) Allacciate le cinture
(2012) Magnifica presenza
(2010) Mine vaganti
(2008) Un giorno perfetto
(2007) Saturno contro
(2005) Cuore sacro
(2003) La finestra di fronte
(2001) Le fate ignoranti
(1999) Harem Suare
(1997) Il bagno turco

SCENEGGIATORE:
(2005) Cuore sacro
(2003) La finestra di fronte
(2001) Le fate ignoranti
(1999) Harem Suare'
(1997) Il bagno turco