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lunedì 16 gennaio 2017

IL CIRCOLO DI CUCITO: Tutti per una, tutti per Meryl!





"Ciò che hai detto è stato grande. C'era bisogno di dirlo e tu l'hai detto in modo splendido. Ti stimo così tanto per averlo fatto mentre il mondo celebrava i tuoi traguardi. Condivido i tuoi sentimenti a proposito dei bulli e dei prepotenti. Quando è troppo è troppo. Tu, con la tua eleganza e la tua intelligenza, hai una voce potente - una voce che ispira altri a parlare come se la loro voce possa essere ascoltata. E questo è importante: tutti dobbiamo far sentire la nostra voce".
Con queste parole scritte da  Robert De Niro in una lettera per difende il discorso di Meryl Streep pronunciato durante i Golden Globes.
Premiata con il premio alla carriera Cecil B. DeMille, l'icona del cinema ha approfittato per esprimere la sua preoccupazione riguardo Donald Trump, che diventerà ufficialmente il presidente degli Stati Uniti il prossimo 20 gennaio.
Trump non ha gradito la parte del discorso in cui Streep dice: 'Quando l'istinto di umiliare risiede in una persona così potente, arriva nella vita di tutti gli altri invitandoli e autorizzandoli a fare lo stesso. La mancanza di rispetto provoca altra mancanza di rispetto e la violenza chiama altra violenza. Perdiamo tutti quanti se i potenti sfruttano il loro ruolo privilegiato per maltrattare il prossimo!' e non ha perso tempo per usare Twitter come una mannaia (la lingua che ferisce come una spada la lasciamo a Cyrano De Belgerac) e la definisce una 'serva di Hillary' e un'attrice sopravvalutata (nonostante in una vecchia intervista l'aveva definita una delle sue attrici preferite), e i media si scatenano sul suo essere o non essere una grande attrice, dubbio che farebbe venire il mal di testa pure ad Amleto.
Al di là che non ci sono dubbi sulla statura di grande attrice, fortuna vuole che a Hollywood c'è chi la difende. Non solo De Niro, ma anche George Clooney, Lena Dunham, Ben Afflecks e Viola Davis hanno apprezzato l'intervento dell'attrice.


martedì 20 gennaio 2015

RIFLESSIONI: Ma gli Oscar sono poi così importanti?



Guarda, assomiglia a mio zio Oscar!
E leggenda fu che l'Academy Awards venne chiamato in 'onore' di uno zio potenzialmente strafigo di Margaret Herrick, una dipendente di mamma Hollywood.
Il 15 gennaio sono state rese note le nomination agli Oscar. Gioie e dolori come ogni anno.
Quest'anno i nominati a sorpresa sono The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, Whiplash di Damien Chazelle, Boyhood di Richard Linklater e Birdman di Alejandro Gonzales Inàrritu. Mica male, che i (centenari) membri della giuria si siano rinsaviti e comincino a nominare film degni di nota? Giammai! Perché come ogni anno, i dimenticati ci sono come Gone Girl, Lo sciacallo e Jake Gyllenhaal, Amy Adams per Big Eyes (se ha vinto il Globe, perché non nominarla? Ah già, il Golden Globe è il figlio hipster degli Oscar), Jessica Chastain per A Most Violent Year (Nolan, tacci tua che non le hai fatto fare campagna promozionale!), lasciando uno strascico di film e attori che meriterebbero meglio di altri.
L'Academy si sa, non capisce una mazza. 
Ai membri dell'Academy piacciono alcune cose: i film drammatici, i biopic, le malattie e Meryl Streep.
Ai membri dell'Academy non piacciono i film originali (ma quest'anno i vegliardi dell'Academy hanno provato la Red Bull e hanno messo le ali, quindi hanno fatto un'eccezione), le commedie e Leonardo Di Caprio.
Vuoi l'Oscar? Allora devi fare così:
Non si sa perché, ma come le api con il miele, l'Academy va sempre alla ricerca di un film 'standard' che rispecchi i gusti e i valori di questi simpatici membri il cui 99,9% vota (probabilmente) Repubblicano. Quindi non vi aspettate scelte non conservatrici, eh?
All'Academy piacciono i biopic (così si risparmiano di leggere i libri), i drammoni, i film in costume, le storie malaticce, ovvero con personaggi reali e non alle prese con mille patologie diverse.
Stessa cosa vuoi vincere un Oscar come migliore attrice o attore? Allora devi interpretare una persona realmente esistita (Alan Turing/Benedict Cumberbatch), una persona malata (la patologia dell'Alzheimer/Julianne Moore) e una persona realmente esistita e malata (Stephen Hawking/Eddie Redmayne). O devi essere semplicemente Meryl Streep.
Non c'è un anno in cui un attore non venga nominato per aver interpretato qualcuno (o qualcosa a questo punto): da Marilyn Monroe a Margaret Tatcher, dalla regina Elisabetta a Ray Charles. E va bene, un attore intraprende un percorso di cambiamento a volte radicale: perde peso o aumenta di peso, cambia l'accento, mette la parrucca, impara i tic e i tac nervosi. Ed è standing ovation. Ma che dire di attori che riescono a regalare performance indimenticabili senza trucco e parrucco e nessuno se li fila, ne vogliamo parlare? Di 'cadaveri eccellenti' ce ne sono tipo Ed Harris e Jim Carrey per The Truman Show, o la divina Greta Garbo che sapeva anche far ridere in Ninotcha. La Garbo ride! E tu signore dell'Academy non la premi?!?
Ops, I did again
Raramente l'Academy ha premiato attori di commedie - se vuoi una nomination, ti devi rivolgere a Woody Allen), o interpretazioni davvero degne di nota: i premi scippati sono tanti, da Lauren Bacall per L'amore a due facce (Juliette Binoche rimase basita e disse che dovevano darlo a lei. Beh, potevi sempre rifiutarlo invece di tenertelo in saccoccia se pensavi di non meritarlo. Ma la lista di attori, film o registi che dovevano vincere assolutamente o che meritavano più di altri non mancano. La 'black list' prosegue da Michelle Williams per My Week With Marylin, a Jessica Chastain per Zero Dark Thirty, a Nicole Kidman per Moulin Rouge, Johnn Travolta per Pulp Fiction a Leonardo Di Caprio, così come Martin Scorsese (sì l'ha vinto per The Departed, ma vuoi mettere Taxi Driver o Toro Scatenato?), Quentin Tarantino - ma siamo sicuri che Forrest Gump valga il titolo di miglior film del 1994 rispetto a Pulp Fiction? Veramente?. La lista è lunga e spesso e volentieri i membri della giuria premiano non tanto il film o la performance sbagliata, ma vanno sul sicuro.
I dimenticati.
Ci sono icone del cinema che non hanno mai vinto un Oscar, eppure sono entrati nella storia del cinema basti pensare alla triade Cary Grant-Marilyn Monroe-Greta Garbo. Se Grant e Garbo hanno ricevuto almeno una nomination (a quanto pare la Garbo si è ritirata in seguito alla delusione di non aver mai vinto un premio), per la bella Marilyn, nisba, nada, niet, mai nominata. Ironia della sorte, Michelle Williams è stata candidata per aver interpretato la star di A qualcuno piace caldo. Eppure sono dei miti, e i loro film sono sopravvissuti all'oblio del tempo.
Attori che meritavano la nomination e mai cagati sono: il già citato Jim Carrey per The Truman Show, Debora Kerr (Da qui all'eternità), Glenn Close (Le relazioni pericolose), Peter O'Toole (Lawrence D'Arabia), Sigourney Weaver (Una donna in carriera) e soprattutto lui, Leo Di Caprio, che ne ha fatte di tutti i colori con The Wolf of Wall Steet, ma niente, non ti vogliono bene. Puoi sempre farti adottare da Meryl, magari avrai più chance. 
Tu quel premio me lo dai se faccio il bravo e ti faccio piangere? 
I membri dell'Academy si sa, non sanno ridere. Così un comico non avrà mai la chance di avere una nomination. Così spesso e volentieri i commedianti dimostrano di saper recitare anche in un film drammatico: come Steve Carell che ha ottenuto per la prima volta una nomination, ma con un film drammatico - per Foxcatcher, dove ha un pessimo trucco e ha smesso i panni 'goliardici' per una volta. Carell viene dalla televisione, ma è pur sempre un bravo attore. Però se vuoi la nomination, ti devi piegare a nov... ehm, devi essere bravo a far scendere la lacrimuccia alla giuria. 
Non hanno vinto, ma sono capolavori indiscussi.
Il più grande film della storia del cinema secondo tutti gli studiosi di cinema è Quarto potere di Orson Welles. A parte l'Oscar per la migliore sceneggiatura, non ha vinto come miglior film e soprattutto per la miglior regia, una tecnica che a distanza di 75 anni è ancora moderna e studiata da tutti gli studiosi di cinema. 
Quell'anno vinse Come verde la mia valle. Chi se lo ricorda? Eppure era il miglior film del 1940! 
Stessa sorte toccò ad Alfred Hitchcock: ebbe una nomination solo per Rebecca, ma, capolavori come Notorious e soprattutto dal punto di vista tecnico Vertigo, sono stati nominati, ma non hanno mai vinto. Eppure questi masterpiece continuano a far sognare i cinefili di mezzo mondo.
Tatum chi?
Ci sono attori che avrebbero venduto volentieri la mamma pur di vincere un Oscar - Peter Finch ne fece una malattia e quando vinse l'Oscar per Quinto potere lo ricevette postumo, bella sfiga eh? Ci sono attori che lo vincono al primo colpo e poi puf, spariti nel nulla. Un esempio? Tatum O'Neal la prima bambina a vincere un Oscar per Paper Moon all'età di 11 anni e poi caduta più o meno nell'oblio. Stessa sorte a Hailey Joel Osment, il bambino che vedeva la gente morta: nomination agli Oscar a 9 anni per Il sesto senso, carrierona avviata con A.I. e poi... Poi come i cuccioli pucciosi e carucci, una volta cresciuti non piacciono più e ora non si sa che fine abbia fatto. La sorte è stata benigna per Anna Paquin: esordio fulminante con tanto di Oscar anche lei a 11 anni (e ora Tatum manco il primato tiene), qualche film interessante (Jane Eyer, La 25esima ora, la trilogia di X-Men) e si è salvata facendosi i vampiri in True Blood.
Meryl Streep, nostra signora delle nomination
Meryl Streep è la più grande attrice vivente, fin qui non ci piove. E' capace di far ridere (She-Devil) di far piangere (Krame contro Kramer) di diventare inglese (The Iron Lady), di avere l'accento polacco (La moglie del tenente francese). Ma vale veramente tutte queste nomination? I membri della giuria non sanno chi nominare e toh, ecco la carta vincente: numero numero Meryl! Ormai riceve la nomination come un invito annuale al circolo di cucito dove si sparla del vicino che non fa la raccolta differenziata.
Sei stato premiato, ma per il film sbagliato.
Ci sono attori bravi, che vincono un premio, ma che meritavano di vincere per un'altra performance.
Nicole Kidman meritava l'Oscar per Moulin Rouge! era perfetta: canta, balla, sa essere un'ottima commediante e un'attrice drammatica.Ma niente, non lo vince, così viene 'risarcita' per aver interpretato Virgina Woolf per The Hours.
Stessa cosa accadde a Colin Firth, che con la sofferta recitazione in A Single Man, meritava molto di più per il suo re balbuziente in The King's Speech.
Discorso a parte per Christian Bale, che aveva già dimostrato il gene 'De Niro' in American Psycho, e meritava una nomination per The Machinist, invece che la 'solita' nomination (più premio) per il biopic The Fighter. Persino nostra signora delle nomination (se la cito per più di tre volte mi viene a trovare peggio di Beetlejuice) meritava più per Il diavolo veste Prada solo per come corrucciava la bocca, che per The Iron Lady)
Se quest'anno Julianne Moore vincerà per Still Alice, sarà l'ennesimo premio 'sbagliato', perché e da mo' che lo meritava con Lontano dal paradiso, anno 1999.
Lazzaro, alzati e recita.
L'Oscar croce e delizia li mortacci sua è comunque una vetrina per rilanciare carriere appannate: John Travolta per Pulp Fiction, Mickey Rourke per The Wrestler e se quest'anno vincerà Michael Keaton per Birdman, anche lui sarà tra i resuscitati.
Al di là del tono scherzoso (non prendertela Meryl, sappi che ti voglio bene veramente e ti apprezzerò in In to the Woods) e vagamente malefico di questo post,l'Oscar piace a noi amanti del cinema e chi il cinema lo fa di mestiere. Al di là dei lustrini e delle celebrazioni è il  premio più ambito da tutti. Soprattutto per Leonardo di Caprio.
Insomma, l'Oscar premia il più bravo dell'anno, ma anche il fattore 'c' (ovvero culo) gioca a favore. And the Oscar goes to...
Lo scopriremo il 22 febbraio!

martedì 29 aprile 2014

LEZIONE DI CINEMA: Il metodo Stanislavskij


Leggenda narra che Daniel Day Lewis volle girare sulla sedia a rotelle anche fuori dal set per entrare in sintonia con Christy Brown, ruolo che gli consentì di vincere l'Oscar come migliore attore protagonista per Il mio piede sinistro (1989). 
L'attore gallese Bale per interpretare il ruolo del broker psicopatico Patrick Bateman in American Psycho, ogni mattina seguiva la routine quotidiana del personaggio (fatta di creme, maschere di bellezza ed esercizi di stretching), sfoggiando anche un perfetto accento americano. 
Accento inglese parlato con perfezione da Meryl Streep, magnifica Mar
Attrici come Julia Roberts invece hanno un istinto alla recitazione più naturale e non ha avuto un background accademico alle spalle, riuscendo a vincere anche lei un Oscar interpretando Erin Bronkovich. Pare che si sia limitata a conoscerla e a indossare un push - up.
Lewis, Bale e Streep e altri grandi attori seguono il "metodo". Il metodo Stanivlasvkij è un approccio al personaggio molto profondo, che si basa sull'approccio psicologico del personaggio, studiato dall'attore in modo da trovarne un'affinità. 
L'attore si mette nei panni del personaggio, studiandone i possibili tic, accenti, ingrassa se il pesonaggio è in sovrappeso, cambia il colore dei capelli, impara una lingua se è necessario, compiendo un vero e proprio processo di personificazione con esso, studiandone le movenze, l'impostazione della voce e il modo di comportarsi, specialmente se l'attore deve impersonare un personaggio realmente esistito.
Se il metodo può essere visto come un'impostazione rigida, da un lato può essere un modo di rendere, da parte dell'attore, una devozione al personaggio tale da far annullare l'attore stesso. Regalandoci così delle interpretazioni memorabili.

sabato 8 marzo 2014

100% PURE GLAMOUR: Le donne del cinema

Oggi è la festa internazionale della donna, e perché non festeggiare con la nuova rubrica di Director's Cult 100% pure glamour?
Le dive di Hollywood oggi sono Scarlett Johanson, Jessica Chastain, Julia Roberts, Halle Berry, Angelina Jolie e molte altre: donne di potere, che sanno usare la propria bravura senza trascurare la loro sensualità, capaci di stupire e di essere non solo attrici, ma anche icone di moda, ambasciatrici umanitarie, dive moderne. Ma senza le grandi attrici del passato, forse la loro strada verso l'olimpo di Hollywood sarebbe stata solo in salita. Una carrellata di dive dal muto agli anni Settanta, per omaggiare le donne che hanno avuto un ruolo di primo piano cambiando l'industria cinematografica dall'interno.







Lillian Gish: una delle prime muse dei registi e dive del muse, il piccolo "giglio infranto" per eccellenza.









Mary Pickford: la "fidanzatina d'america" ma dotata di un grande fiuto per gli affari, diventando una delle fondatrici della United Artists.









Mae West: è lei l'antesignana delle "bombe sexy", capace di usare il proprio sex appeal con intelligenza ironia, senza risultare volgare.









Greta Garbo: La "divina" colei che fu la prima e indimenticabile diva, con la sua voce sensuale e roca,
indimenticabile in grandi melò.









Shirley Temple: la bambina "prodigio" capace di ballare, recitare ed essere adorabile con i suoi riccioli biondi.








Marlene Dietrich: la "femme fatale" capace di essere androgina e sessualmente ambigua, ma affascinante e e romantica nei melò.







Ida Lupino: La "pupa" di Humprey Bogart ne Il mistero del falco, è stata una delle prime registe, sceneggiatrici e produttrici di Hollywood, aprendo le porte alle future registe donne in un mondo dominato dagli uomini.








Veronica Lake: la "femme fatale" per eccellenza, una diva capricciosa come il ciuffo ribelle che le cadeva
sul suo splendido viso







Bette Davis: la donna "indomita" e passionale, testarda ed energica che ci ha regalato interpretazioni splendide.








Hattie McDaniel: "l'antesignana", la prima attrice afroamericana a vincere un Oscar, riuscendo ad andare
oltre gli stereotipi che le imponeva Hollywood






Joan Crawford: la "competitiva" attrice dal forte temperamento, capace di reinventarsi una nuova carriera diventando una capace donna di affari.







Ginger Rogers: la "multitasking", capace non solo di ballare divinamente il tip tap con Fred Astaire, ma
anche di vincere un Oscar come migliore attrice protagonista.








Katharine Hepburn: la "femminista" indomita e testarda, ma anche buffa e divertente, una donna con la recitazione nel DNA








Ingrid Bergman: la "freschezza" delle dive nordiche, musa di Alfred Hitchock prima e di Roberto Rossellini
poi.







Lauren Bacall: la "sofisticata", colei che rubò il cuore di Humprey Bogart sullo schermo, ma anche nella vita reale.





Juanita Moore: la "sensibile" capace di evitare il cliché della governante afroamericana, creando donne
amorevoli e affrante dalle avversità della vita.







Grace Kelly:  la prima diva glamour, elegante come una principessa, e infatti una volta smessi i panni di miss "ghiaccio bollente", lo diventerà per davvero.






Marilyn Monroe: la "bombshell" svampita e adorabile, ma in realtà una donna intelligente e capace di
essere una grande e ironica commediante





Elizabeth Taylor: miss "occhi viola" dotata di bellezza, ma anche carisma e passionalità che infondeva in indimenticabili melò. 








Anna Magnani: la "verace" passionale, vitale, splendida senza trucco e parrucco e prima attrice italiana a
vincere un Oscar e il cuore di Hollywood.




Audrey Hepburn: "l'eleganza" fatta a persona, quando classe e bravura si incontrano, creando una grande attrice.







Sandra Dee: la "bambolina" minuta e adorabile, la fidanzata ideale per ogni ragazzo di buona famiglia.






Sophia Loren: la "maggiorata" che con la sua prorompente bellezza e bravura ha conquistato Hollywood e un Oscar.








Shirley Maclaine: la "sbarazzina" vitale e dall'incontenibile energia, capace di incarnare donne sfortunate,
ma mai sconfitte dalla vita.





Liza Minnelli: la "incasinata", capace di incarnare donne dalla vita complicata, ma assolutamente affascinante.







Pam Grier: la "tosta", la diva della Blaxploitation per eccellenza, che ha cancellato lo stereotipo  delle governanti afroamericane con donne
grintose e indipendenti.









Jane Fonda: la "figlia d'arte" capace di dimostrare di essere una grande attrice e non solo un cognome importante.





Sally Field: la "caparbia" che ha dato voce e volto a tante donne battagliere, con passione e bravura.





Meryl Streep: la "camaleontica", capace di cambiare accento, nazionalità, fondendosi con il personaggio e restando tutt'ora sulla cresta dell'onda.







E la lista sarebbe infinita: grazie dive per averci fatto sognare, un augurio anche a voi che siete delle donne stupende.



mercoledì 4 gennaio 2012

NEWS: The Iron Lady


Meryln Streep torna sui grandi schermi interpretando Margaret Tatcher, la "lady di ferro" e prima premier donna della storia. Donna risoluta capace di farsi largo in un mondo dominato dagli uomini, il film diretto da Phillyda Lloyd (Mamma mia, sempre interpretato da Streep) racconta la sua ascesa al potere fino alla guerra delle Falkland, fino ai giorni nostri, dove una non più giovane Tatcher ripercorre gli anni trascorsi come premier, ma anche in famiglia, accanto al marito Denis (Jim Broadment) e i figli. Meryl Streep è perfetta nei panni dell'ex premier inglese, dimostrando la sua bravura anche questa volta e il trucco la rende una credibile Margaret Tatcher. Il film uscirà nelle sale il 27 gennaio.

domenica 1 gennaio 2012

FILMOGRAFIA: Meryl Streep



NOME: Meryl Streep
DATA DI NASCITA: 22/06/1949
LUOGO DI NASCITA: Summit, New Jersey, Stati Uniti
PROFESSIONE: Attrice






ATTRICE:

(2011) The Iron lady - Margaret Thatcher
(2010) Web Therapy (Serie TV) - Camilla Bowner
(2009) E' complicato - Jane
(2009) Fantastic Mr. Fox - Mrs. Fox (voce)
(2009) Julie & Julia - Julia Child
(2008) Il dubbio - Sorella Aloysius Beauvier
(2008) Theater of War - Se stessa
(2008) Mamma Mia! - Donna
(2007) Rendition - Detenzione illegale -
(2007) Un amore senza tempo - Lila Wittenborn
(2007) Leoni per Agnelli - Janine Roth
(2006) Il diavolo veste Prada - Miranda Priestly
(2006) The Ant Bully - Queen Ant
(2006) Radio America - Yolanda Johnson
(2005) Prime - Lisa Metzger
(2004) Lemony Snicket's - Zia Josephine
(2004) The manchurian canditate - Eleanor Shaw
(2003) Angels in America (Mini Serie TV) - Hannah
(2002) The hours - Clarissa Vaughn
(2002) Adaptation - Susan Orlean
(2001) A.I. - Intelligenza Artificiale - Robot Tata
(2001) Adaptation - Susan Orlean
(2000) Clint Eastwood: Out of the Shadows - Se stessa
(1999) La Musica del Cuore - Roberta Guaspari
(1999) La Voce dell'Amore - Kate Gulden
(1998) Ballando a Lughnasa - Kate Mundy
(1997) ...First Do No Harm (Film Tv) - Lori Reimuller
(1996) La Stanza di Marvin - Lee
(1996) Prima e dopo - Carolyn Ryan
(1995) I Ponti di Madison County - Francesca Johnson
(1994) The River Wild - Il Fiume della Paura - Gail
(1993) La Casa degli Spiriti - Clara
(1992) La morte ti fa bella - Madeline Ashton
(1991) Prossima Fermata: Paradiso - Julia
(1990) Cartoline dall'Inferno - Suzanne Vale
(1989) She - Devil - Lei, il Diavolo - Mary Fisher
(1988) Un Grido nella Notte - Lindy Chamberlain
(1987) Ironweed - Helen
(1986) Affari di Cuore - Rachel
(1985) La Mia Africa - Karen Blixen
(1985) Plenty - Susan
(1984) Innamorarsi - Molly Gilmore
(1984) In Our Hands
(1983) Silkwood - Karen Silkwood
(1982) La Scelta di Sophie - Sophie Zawistowska
(1982) Una Lama nel Buio - Brooke Reynolds
(1981) La Donna del Tenente Francese - Sarah and Anna
(1981) Alice at the Palace (Film Tv) - Alice
(1979) Kramer contro Kramer - Joanna Kramer
(1979) Manhattan - Jill
(1979) Kramer contro Kramer - Joanna Kramer
(1979) La Seduzione del Potere - Karen Traynor
(1979) Uncommon Women... and Others (Film Tv) - Leilah
(1978) Il cacciatore - Linda
(1977) Secret Service (Film Tv) - Edith Varney
(1977) Giulia - Anne Marie


sabato 13 marzo 2010

RECENSIONE: Mamma mia!



Titolo: Mamma mia!
USA 2008
Cast: Meryl Streep, Colin Firth, Pierce Brosnan, Stellan Skargsdard, Julie Walter, Amanda Seyfried, Crhistine Baransky
Sceneggiatura: Catherine Johnson
Produzione: Universal Pitcure
Regia: Phillyda Lloyd
Durata: 108'

La ventenne Sophie (Amanda Seyfried) vive in Grecia nella splendida isola di Kalokairi con la madre Donna (Meryl Streep) ex figlia dei fiori e mamma single indipendente, ed è in procinto di sposarsi.
La ragazza non ha mai conosciuto suo padre e scopre un diario segreto della madre dove ha scritto le esperienze che ha vissuto con tre uomini diversi e pensa che uno di loro sia il suo vero padre.
Così all'insaputa di Donna spedisce l'invito all'uomo di affari Sam Charmichael (Pierce Brosnan), all'avventuriero Bill Anderson (Stellan Skargsdar) e al banchiere Harry Bright (Colin Firth).
Nel frattempo arrivano sull'isola le migliori amiche della futura sposa, Ali e Lisa e le amiche di Donna, Lisa (Julie Walters) e Tanya (Crhistine Baransky) con la quale formò vent'anni prima il gruppo musicale Donna and the dynamos. In una serie di avvenimenti e numeri musicali Sophie cerca di scoprire l'identità di suo padre e i tre vecchi spasimanti della madre si convincono a loro volta di essere il padre della ragazza.
Basato sull'omonimo musical di Brodway, Mamma mia! è un film "effervescente" che ti immerge nello splendore del mare cristallino della Grecia al ritmo delle canzoni degli ABBA.
Le canzoni del quartetto svedese fanno da contrappunto alle avventure/disavventure di Donna che tenta di mandare avanti la sua attività tra le difficoltà economiche e i lavori all'albergo che non finiscono mai (Money, money, money), alle sue esperienze di donna libera e spensierata che riemergono in lei (Dancing queen) e della giovane Sophie in preda delle passioni amorose in preda di mille dubbi (voulez-vous), rimandendo piacevolmente sorpresi dalla profondità delle canzoni, spesso trascurate dagli arrangiamenti da disco music. Poco importa se la trama è un po' esile, perché per un'ora e mezza si è immersi in questa allegra baraonda e l'unica cosa che si vuole fare è ridere, ballare e sognare, mescolando il tutto in una salsa kitsch alla quale gli attori si prestano divertiti.
 Phillyda Lloyd non è Bob Fosse, ma riesce ad orchestrare sapientemente il nutrito cast di attori e le coreografie sono accattivanti. Meryl Streep come al solito è grande, canta, balla, si mette la tuta argentata e le zeppe con grande disinvoltura.
La sua performance trasuda divertimento e passione e le sue buone doti canore emergono nuovamente per questa occasione (l'ultima performance risale a Radio America di Robert Altman). I comprimari maschili non sono da meno, Brosnan forse appare un pò ingessato in un ruolo così diverso da quelli che ricopre di solito. La giovane Amanda Seyfried è incantevole e solare, mentre Julie Walters e Christine Baranski sono scatenate. Mamma mia! è un film senza pretese che ti avvolge nella sua favola per novanta minuti.
Appena usciti dal cinema si ha la voglia di canticchiare "you can dance, you can jive, having the time of your life..." dimenticando per un momento i problemi della vita quotidiana. E questo non è poco.

Voto: 7,5

A. M.