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sabato 8 marzo 2014

100% PURE GLAMOUR: Le donne del cinema

Oggi è la festa internazionale della donna, e perché non festeggiare con la nuova rubrica di Director's Cult 100% pure glamour?
Le dive di Hollywood oggi sono Scarlett Johanson, Jessica Chastain, Julia Roberts, Halle Berry, Angelina Jolie e molte altre: donne di potere, che sanno usare la propria bravura senza trascurare la loro sensualità, capaci di stupire e di essere non solo attrici, ma anche icone di moda, ambasciatrici umanitarie, dive moderne. Ma senza le grandi attrici del passato, forse la loro strada verso l'olimpo di Hollywood sarebbe stata solo in salita. Una carrellata di dive dal muto agli anni Settanta, per omaggiare le donne che hanno avuto un ruolo di primo piano cambiando l'industria cinematografica dall'interno.







Lillian Gish: una delle prime muse dei registi e dive del muse, il piccolo "giglio infranto" per eccellenza.









Mary Pickford: la "fidanzatina d'america" ma dotata di un grande fiuto per gli affari, diventando una delle fondatrici della United Artists.









Mae West: è lei l'antesignana delle "bombe sexy", capace di usare il proprio sex appeal con intelligenza ironia, senza risultare volgare.









Greta Garbo: La "divina" colei che fu la prima e indimenticabile diva, con la sua voce sensuale e roca,
indimenticabile in grandi melò.









Shirley Temple: la bambina "prodigio" capace di ballare, recitare ed essere adorabile con i suoi riccioli biondi.








Marlene Dietrich: la "femme fatale" capace di essere androgina e sessualmente ambigua, ma affascinante e e romantica nei melò.







Ida Lupino: La "pupa" di Humprey Bogart ne Il mistero del falco, è stata una delle prime registe, sceneggiatrici e produttrici di Hollywood, aprendo le porte alle future registe donne in un mondo dominato dagli uomini.








Veronica Lake: la "femme fatale" per eccellenza, una diva capricciosa come il ciuffo ribelle che le cadeva
sul suo splendido viso







Bette Davis: la donna "indomita" e passionale, testarda ed energica che ci ha regalato interpretazioni splendide.








Hattie McDaniel: "l'antesignana", la prima attrice afroamericana a vincere un Oscar, riuscendo ad andare
oltre gli stereotipi che le imponeva Hollywood






Joan Crawford: la "competitiva" attrice dal forte temperamento, capace di reinventarsi una nuova carriera diventando una capace donna di affari.







Ginger Rogers: la "multitasking", capace non solo di ballare divinamente il tip tap con Fred Astaire, ma
anche di vincere un Oscar come migliore attrice protagonista.








Katharine Hepburn: la "femminista" indomita e testarda, ma anche buffa e divertente, una donna con la recitazione nel DNA








Ingrid Bergman: la "freschezza" delle dive nordiche, musa di Alfred Hitchock prima e di Roberto Rossellini
poi.







Lauren Bacall: la "sofisticata", colei che rubò il cuore di Humprey Bogart sullo schermo, ma anche nella vita reale.





Juanita Moore: la "sensibile" capace di evitare il cliché della governante afroamericana, creando donne
amorevoli e affrante dalle avversità della vita.







Grace Kelly:  la prima diva glamour, elegante come una principessa, e infatti una volta smessi i panni di miss "ghiaccio bollente", lo diventerà per davvero.






Marilyn Monroe: la "bombshell" svampita e adorabile, ma in realtà una donna intelligente e capace di
essere una grande e ironica commediante





Elizabeth Taylor: miss "occhi viola" dotata di bellezza, ma anche carisma e passionalità che infondeva in indimenticabili melò. 








Anna Magnani: la "verace" passionale, vitale, splendida senza trucco e parrucco e prima attrice italiana a
vincere un Oscar e il cuore di Hollywood.




Audrey Hepburn: "l'eleganza" fatta a persona, quando classe e bravura si incontrano, creando una grande attrice.







Sandra Dee: la "bambolina" minuta e adorabile, la fidanzata ideale per ogni ragazzo di buona famiglia.






Sophia Loren: la "maggiorata" che con la sua prorompente bellezza e bravura ha conquistato Hollywood e un Oscar.








Shirley Maclaine: la "sbarazzina" vitale e dall'incontenibile energia, capace di incarnare donne sfortunate,
ma mai sconfitte dalla vita.





Liza Minnelli: la "incasinata", capace di incarnare donne dalla vita complicata, ma assolutamente affascinante.







Pam Grier: la "tosta", la diva della Blaxploitation per eccellenza, che ha cancellato lo stereotipo  delle governanti afroamericane con donne
grintose e indipendenti.









Jane Fonda: la "figlia d'arte" capace di dimostrare di essere una grande attrice e non solo un cognome importante.





Sally Field: la "caparbia" che ha dato voce e volto a tante donne battagliere, con passione e bravura.





Meryl Streep: la "camaleontica", capace di cambiare accento, nazionalità, fondendosi con il personaggio e restando tutt'ora sulla cresta dell'onda.







E la lista sarebbe infinita: grazie dive per averci fatto sognare, un augurio anche a voi che siete delle donne stupende.



lunedì 16 maggio 2011

MONOGRAFIA: Mae West


"Hai in tasca una pistola o sei felice di vedermi"? Con questa battuta si potrebbe riassumere lo spirito esplosivo e piccante di Mae West, sex symbol dell'America perbenista e puritana.
Mae West nacque New York il 17 agosto del 1893 e iniziò la carriera nel mondo dello spettacolo a soli cinque anni, esibendosi in numeri di vaudeville. Durante gli anni del teatro divenne famosa per aver inventato lo "Shimmy" (uno stile di danza eseguito con le spalle ferme e il resto del corpo in movimento) e cominciò a scrivere commedie da lei stessa interpretate. Nel 1926 scrisse e interpretò la commedia Sex, scatenando un'ondata di indignazione, uno scandalo tale da essere arrestata dalla polizia durante lo show e portata in carcere.
Debuttò al cinema tardi, verso gli anni Trenta, sotto contratto della Paramount che la scritturò per la pellicola Night After Night ed ebbe l'opportunità di riscrivere le sue battute, occasione che Mae West non si lasciò sfuggire. E fu subito successo.
Un piccolo ruolo, ma un esordio folgorante per la sexy attrice: la Paramount la elevò al rango di protagonista con il film Lady Lou-la donna fatale (1933) di Lowell Sherman. Mae West interpreta una cantante di saloon nella New York di fine Ottocento, che si trova coinvolta in un giro di prostitute, ma viene salvata da un giovane agente di polizia che la sposa e la manda sulla retta via. Il suo partner è un Cary Grant agli esordi, ma l'attrice, anche se non più giovanissima, è così ironica e sensuale da non sfigurare con un co-protagonista più giovane. L'interpretazione dell'attrice è irriverente e disinvolta, riuscendo ad esprimere completamente la sua verve, caratteristiche ormai insite nella newyorchese tutto pepe, perfetta nel ruolo della femme fatale.
Lady Lou-la donna fatale fu il film che riscosse maggior successo. Con Cary Grant recitò anche in Non sono un angelo (1933) di Wesley Ruggles, successivamente prese parte a Belle of the Nineties (1934) e Annie del Kondike (1936) di Raoul Walsh.
Finito il contratto con la Paramount, entrò nella scuderia della Universal, con Mia bella pollastrella (1940) che portò alla collaborazione con W.C Fields, caustico e irriverente (quanto lei) commediante. Accoppiata esplosiva sullo schermo, ma ricca di contrasti sul set, Mia bella pollastrella fu un successo strepitoso secondo solo a Via col vento, nonostante fosse stato bocciato dalla critica.
Passata alla major Columbia, decise di abbandonare il mondo del cinema dopo The Heat's On. Nel 1950 le venne proposto il ruolo di Norma Desmond nel capolavoro di Billy Wilder Viale del tramonto, ma l'attrice fu scartata dal regista dopo la pretesa di West nel riscrivere la sceneggiatura. Mae West perse una grande occasione, che fu colta da Gloria Swanson (attrice del muto e musa di Enrich Von Stroheim) che la riportò alla luce dopo anni di oblio. Una nuova fama cinematografica sfumata, ma l'attrice non si perse d'animo e preferì concentrarsi sul teatro e sulla scrittura, con la sua autobiografia, ovviamente scandalosa.
Ritornò al cinema nel 1970, dopo quasi trent'anni di lontananza dallo schermo con Il caso Myra Breckinridge di Michael Sarne, anche perché ebbe l'opportunità di riscriversi le battute. L'ultimo film da lei interpretato fu Sextette di Ken Hughes, con Timothy Dalton e Tony Curtis, all'età di ottantacinque anni.
Morì due anni dopo per cause naturali, il 22 novembre del 1980.
Un corpo per il peccato e un cervello per gli affari: questa è Mae West. Dive come lei con quel mix di sensualità e ironia, capace di essere sensuale e terribilmente seducenti anche a quarant'anni, ormai non ce ne sono più.