sabato 28 febbraio 2015

AND THE OSCAR GOES TO... Michael Keaton - Birdman

La notte degli Oscar non è ancora finita! I soliti blogger noti hanno deciso di festeggiare a modo loro assegnando la mitica statuetta a chi - secondo i propri gusti personali - è stato indegnamente scippato nel corso degli anni in modo più o meno clamoroso.
Director's cult rende giustizia a Michael Keaton, che si è visto scippare l'Academy Awards da Eddie Redmayne,




Best Leading actors:

Eddie Redmayne - La teoria del tutto
Bradley Cooper: American Sniper
Michael Keaton: Birdman
Benedict Cumberbatch: The Imitation Game
Steve Carell: Foxcatcher

And the Oscar Goes to... Eddie Redmayne Michael Keaton - Birdman!

Michael Keaton's sale sul palco emozionato e soddisfatto:

"Caro Eddie, ti piace vincere facile in casa pappandoti il BAFTA? Qua sei a casa mia e il benvenuto te lo faccio io: in c*lo a te in c*lo a te e in c*lo a teeee! 
(si schiarisce la voce) ehm, è ora di prendere dal taschino il mio commento,  quello che mi avete visto rimettere in tasca - dico a te, sì a te brutto p*rla che mi hai inquadrato e s*uttanato su YouTube, proprio quello lì. Dunque... Meryl siediti che ti sei già scaldata troppo per Patricia, J-Lo anche tu fai la brava che la scollatura te la osservo meglio all'after party, ricomponiti. Ora fate silenzio e siate cool come i piccoli Fonzie."

Michael Keaton legge il suo speech:

".Gi Oscar sono come i super eroi: sembrano sconfitti, ma poi scoprono un immenso potere che si impadronisce di loro per rendergli nuova forza. E' così che mi sento. Rinvigorito. Questo premio è il culmine di un fantastico viaggio che ho intrapreso con Alejandro, che mi ha portato a collaborare con grandi attori e una fantastica troupe. Come Birdman, mi sento di volare e di accettare nuove sfide. 
Luvva duck, hai visto Alejandro che scambiandoci le mutande ci siamo portati fortuna a vicenda???"






Titolo: Birdman o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza)
Titolo originale: Birdman - or the Unexpected Virtue of Ignorance)
Cast: Michael Keaton, Edward Norton, Emma Stone, Naomi Watts, Andrea Riseborough, Zach Galifaniks.
Sceneggiatura: Alejandro GonzálezIñárritu,Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris, Armando Bo
Regia: Alejandro Gonzale Inarritu
Durata: 119'


Certo che Hollywood deve essere proprio una grande rottura di palle. Tutti la vogliono e poi tutti la vogliono mollare. La vuole mollare Riggan Thompson, che diventato una stella grazie a Birdman, ora è finito alle stalle cercando di produrre, dirigere e interpretare un'opera teatrale - What We Talk When We Talk About Love di Raymond Carver, districandosi tra il suo immenso ego/alter ego, l'amante (Andrea Riseborough), la ex moglie, la figlia disastrata (Emma Stone), l'attore che gli vuole rubare la scena (Edward Norton) e le ansie del suo amico-manager (Zach Galifaniks).
I sogni son desideri, ma spesso e volentieri diventano un incubo. Ne sapeva qualcosa Lloyd Dallas in Noises Off, dove cercava disperatamente di mettere in scena la sua commedia Nothing On, ma finiva per gestire un 'asilo Mariuccia' dove gli attori litigavano tra di loro,  intrecciavano liason e finivano per combinare un esilarante putiferio. 
Riggan cerca di portare in scena il progetto di una vita, più per riscatto personale che per velleità artistiche, ma si ritrova ben presto a essere in difficoltà a gestire l'attore prima donna che cerca di rubargli la scena e cerca di distruggere le sue illusioni (Edward Norton) oltre che la prima teatrale, l'attrice non più giovane che finalmente riesce a calcare un palcoscenico di Broadway (Naomi Watts), e soprattutto la temibile Tabatha Dickinson, critico teatrale decisa a stroncare la sua opera a prescindere, solo perché è un celebrità. Perché caro Thompson, le ricordiamo che lei viene da Hollywood, la recitazione - quella vera - si fa a Broadway.
Riggan cerca di sfuggire al  suo ego, e vuole dimostrare a tutti il proprio valore, anche se è difficile sfuggire alle regole di Hollywood che ti ha cucito addosso l'etichetta di super eroe e la gente preferisce farti diventare 'virale' su Youtube perché hai percorso Times Square in mutande. Perché l'arte bisogna metterla da parte - è pur sempre show business bellezza.
Con un piano sequenza ''alla Hitchcock' e una colonna sonora jazz che da ritmo a questo flusso di (in)coscienza di un attore sull'orlo di una crisi di nervi, Birdman o l'inaspettata virtù dell'ignoranza è diretto magistralmente da Alejandro González Iñárritu che - facendo il percorso inverso di Riggan Thompson - dimostra ai critici di saper fare un gran bel film anche se si è lasciati la patria natìa per Hollywood riuscendo miracolosamente a non rimanerne 'tritato' dalle logiche dell'industra. Anzi, il regista di Amores Perros critica con fare divertito e un poco compiaciuto le nevrosi e le manie che Hollywood stessa produce da quando esiste.
Iñárritu riesce a gestire con consumato mestiere un cast di attori da capogiro, che, ribaltandoli come calzini, li fa recitare in ruoli inusuali, da un misurato (e sorprendentemente efficace) Zach Galifaniks, a uno st***zissimo Edward Norton, a una cinica Emma Stone fino a una insicura Naomi Watts, dando vita a un fragile e nevrastenico gruppo di personaggi in cerca del proprio posto al sole.
E poi c'è lui, il migliore attore del 2015, Michael Keaton che ci offre la performance della vita. E poco importa se anche lui ha recitato i panni di un super eroe - Keaton con intelligenza e senso dell'umorismo fa ironicamente il verso a sé stesso e verso quella fama costruita con un quell'uomo pipistrello che 'vagamente' assomiglia all'eroe alato Birdman.
Keaton con Birdman - Le imprevedibili virtù dell'ignoranza dimostra di essere non solo un ottimo commediante, ma anche un attore dalle diverse sfaccettature - drammatiche, grottesche e tragicomiche - mettendo un nuovo tassello e un nuovo capitolo a una lunga carriera di tutto rispetto che varia dalla commeda (Cronisti d'assalto), al genere fantastico (Beetlejuice, Batman), drammatico (My Life) e d'azione (Soluzione estrema), all'explotation (Jackie Brown).
Keaton forse non era più sulla cresta dell'onda come qualche anno fa, ma è comunque sopravvissuto al purgatorio di Hollywood chiamato oblio,  riuscendo comunque a fare un buon cinema con la sua bravura attoriale di stampo squisitamente hollywoodiano, ma mai considerato d'autore. Beh, ora grazie a Birdman ha saputo dimostare ai critici alla Tabatha che sa fare anche il cinema autoriale con una interpretazione 'vissuta',  fondendosi con il personaggio - diventando una cosa sola, senza l'ausilio del trucco, parrucco (usato solo per esigenze di scena di Riggan!) e un biopic a disposizione.
L'Oscar vero purtroppo non l'ha vinto, ma questo premio virtuale è per un attore che meritava e merita di più. 

Voto al film: 8.5
Voto a Keaton: 10 + Oscar virtuale consegnatogli da Director's cult.

La cerimonia degli Oscar continua con:

venerdì 27 febbraio 2015

GOODBYE: Addio a Leonard Nimoy





Il dr. Spock ha lasciato il pianeta Terra per altri lidi. E' venuto a mancare Leonard Nimoy, il celebre dr. Spock della serie televisiva di culto Star Trek.
Leonard Nimoy nacque a Boston il 26 marzo 1931 a Boston, da una famiglia di origini ucraine. Divenne famoso verso la metà degli anni Sessanta per aver interpretato il dr. Spock alieno vulcaniano (metà umano) che, una volta arruolatosi nella flotta stellare, presterà servizio presso l'astronave Enterprise.
La serie durò solo 3 stagoni, ma Nimony continuò a recitare nei film dedicati alla serie di fantascienza ormai divenuta di culto.
La sua ultima apparizione (in televisione nella parte di William Bell in Fringe) avviene in Star Trek - Into Darkness di J.J. Abrams, con Zachary Quinto nella parte del giovane Spok.
Nimoy è legato indissolubilmente al personaggio di Spock, conferendo al personaggio una psicologia e un frammento personale di Nimoy stesso: il celebre saluto vulcaniano è in realtà un saluto ebraico. Nimoy di fede ebraica, affermò che da bambino rimase affascinato da questo segno di benedizione.
Leonard Nimoy rimarrà per sempre nell'immaginario collettivo e come icona di fantascienza.
Lunga vita e prosperità.

giovedì 26 febbraio 2015

L'OSPITE D'ONORE: La fabbrica dei sogni - Revolutionary Road

Come promesso a gennaio, Director's cult ne ha combinate un'altra delle sue: nasce la rubrica L'ospite d'onore, invitando uno dei suoi amicici blogger - La fabbrica dei sogni - a giocare in casa Director's; con la recensione di Revolutionary Road.
La fabbrica dei sogni e Director's cult offriranno un personale punto di vista di un film. Un modo per confrontarci e per scambiarsi idee. Enjoy!







Titolo: Revolutionary Road
Id, USA, UK 2008
Cast: Kate Winslet, Leonardo DiCaprio, Michael Shannon, Katie Bates.
Sceneggiatura: Justin Haythe
Regia: Sam Mendes
Durata: 119'









La recensione di La fabbrica dei sogni

Cos'è il matrimonio?
Culla della vita? Oppure una gabbia senza via d'uscita?
Sam Mendes traduce per lo schermo il romanzo omonimo di Richard Yates, e riunisce sullo stesso set la coppia titanica formata da Leonardo Di Caprio e Kate Winslet.
Il film si basa sulla ipocrisia celata dal tipico sogno americano, seppur presenta notevoli scene ad impatto drammatico, e una recitazione ad alti livelli, mostra ciò che si cela dietro i giardini in ordine, e le case a schiera.
Tutto ciò viene mostrato con occhio cinico da un regista che vuole mostrare tutta l'ipocrisia del perbenismo, la felicità che viene mostrata in realtà cela sempre una realtà che non ti aspetti.
Dietro i paraventi della famiglia perfetta, della vita borghese ci sono frustrazioni e infelicità.
Ma è davvero questa la vita che Frank e April vogliono?
Lei vorrebbe gettarsi tutto alle spalle e ricominciare a Parigi una nuova vita con ciò che vorrebbero fare veramente.
Una pazzia? Cosa c'è di più intrigante di ricominciare in una nuova città con ciò che vogliamo fare realmente? E per la precisione, quanto coraggio ci vuole per lasciare la sicurezza di una vita normale, per una vita avventurosa e intrigante che è quello che ci può fare raggiungere la felicità?
Ci vuole coraggio, una buona dose di palle e soprattutto un pizzico di follia, ma molti preferiscono la tranquilla e ipocrita vita borghese, piuttosto che una vita ricca di felicità.
Così April cerca in tutti i modi di poter cambiare vita, e certamente le intenzioni all'inizio intrigano anche suo marito Frank, ma come spesso accade, si rimane ancorati alla vita confortevole e la frustrante ipocrita vita borghese, fatta di sicurezza, soldi, e benessere.
Cosa ci sarebbe di più stupido di cambiare vita e fare ciò che vogliamo piuttosto che fare qualcosa di sicuro ma che non è adatto a noi?
Una persona normale non si accontenta, osa, mentre il protagonista non vuole modificare la sua vita, è contento così, pensa che non sia normale cambiare atteggiamento verso la vita, e fare ciò che gli piace, e si getta nella mormale e rassicurante vita borghese, fatta di sorrisi, e ipocrisie.
Quando April capirà questo sarà troppo tardi, e così deciderà di per se la strada da intraprendere.
Sam Mendes traduce letteralmente il libro di Yates per lo schermo, senza dare esplicitamente un punto di vista personale, appesantendo la storia, che rimane ben strutturata ma con poca enfasi.
Non riesce ad osare del tutto pur avendo la consapevolezza di poter fare un grande film, si ha come l'impressione di pesantezza, che risucchia le infinite potenzialità di una pellicola capace di parlare al pubblico ma che rimane risucchiata tra le pagine del libro.
Nonostante tutto però dobbiamo dire che gli attori sono coloro che danno maggiore risalto al film, salvandolo dal baratro.
In conclusione, un opera che rimane un esercizio di stile, dalle infinite potenzialità, un film d'attori più che d'autore, reso intrigante da una solida recitazione.
Voto: 7


La recensione di Director's cult:


Frank (Leonardo DiCaprio) ed April Wheeler (Kate Winslet) sono una coppia perfetta: giovani, belli, due splendidi bambini, hanno una casa sul curato viale di Revolutionary Road, nella periferia di New York.
Non è tutto oro quel che luccica: Frank si concede delle scappatelle con una collega a lavoro, ma è April che mal sopporta la sua condizione di desperate housewife e sogna Parigi.
Parigi è la soluzione a tutto. Ma April rimance incinta e i loro sogni andranno in frantumi.
Prima di Betty Draper - la moglie frustrata del Mad Men Don Draper c'era April Wheeler. Entrambe donne che sognavano una carriera nel mondo dello spettacolo - Betty era modella, April sognava di diventare un'attrice, hanno dovuto mettere via nel cassetto i propri sogni e aspirazioni, per diventare madri e mogli perfette. Ma una volta tolta la maschera della perfezione si evince un crogiuolo di rimpianti, risentimenti, rinfacciate e nevrosi - facendo incrinare l'immagine quasi salvifica della madre e moglie modello.
Revolutionary Road è il sogno americano che si spezza. E Sam Mendes dopo aver impietosamente criticato la famiglia americana con American Beauty, rincara la dose prendendo l’omonimo romanzo di Richard Yates - materiale perfetto per tracciare un DNA ‘corrotto’ nelle radici che ha portato la famiglia americana contemporanea allo sfascio. Mendes crea un solido dramma che ha un’impronta teatrale e si affida a due grandi prove attoriali di Kate Winslet (all’epoca moglie di Mendes) e Leonardo DiCaprio.
Dietro la bellissima facciata della casa in Revolutionary Road - effimero frutto dell'American way of life che scopre il benessere, vi è una sorta di prigione dorata per questa giovane coppia che ha tutto dalla vita, ma in realtà entrambi soffrono frustrazioni e malesseri dalla quale fuggire.
La casa diventa il luogo in cui vomitarsi in faccia le frustrazioni, la rabbia, le incomprensioni.
Come un uccellino in gabbia, April vorrebbe volare via e iniziare una nuova vita con Frank e i bambini.
Parigi è la risposta: via da questa routine, via dalla noia. April la 'primordiale' femminista ante litteram può prendere in mano la sua vita e reinventarsi al di là di colazioni, pranzi, bambini da mettere a letto, e cene squisite con i vicini. Via dalla noia, via da una vita fatta di insoddisfazioni, insoddisfazioni che attanagliano anche Frank - odia il suo lavoro e il fatto di essere diventato una pallida copia del padre, e manifesta il suo risentimento verso la vita coniugale asfittica tradendo April. La tradisce per far valere la sua virile figura di uomo in una società dove si fa fatica a tenere a bada la propria moglie dietro i fornelli. Frank non riesce a tenere ferma April, le sfugge di continuo: April cerca disperatamente di diventare un’attrice, ma fallisce. cerca disperatamente di fuggire, ma fallisce. Cerca di essere felice, ma fallisce. Perché rimane incinta.
Una terza gravidanza inaspettata e non voluta. April vuole abortire. Lei non vuole diventare madre di nuovo. Non vuole annegare in una spirale di pannolini, pappe e notti insonni. Non sono questi i progetti di April. Ha già rispettato le regole diventando madre di due bellissimi bambini e ha sopperito come meglio poteva il ruolo di moglie e casalinga devota.
Ma adesso April vuole qualcosa per sé. E Parigi è un modo per sfuggire da quella morsa.
Ma Frank non capisce. Frank non vuole perdere la propria mascolinità e vuole che tutto rientri nei giusti binari. Frank non capisce la modernità (e le conseguenti nevrosi) di April. Solo John, il figlio dei vicini (Michael Shannon) - geniale matematico vittima di un esaurimento nervoso,  ha capito che la famiglia Wheeler non è così perfetta, vedendo quella crepa impercettibile che finirà per diventare una voragine.
Come il Fool di Re Lear, John capisce il malessere che infetta la splendida casa di Revolutionary Road, e non ha paura di dire la verità e di svelare l’ipocrisia che si nasconde dietro quella famiglia che tutti ammirano. Verità che brucia e che fa aprire gli occhi ad April, che decide di prendere in mano il proprio destino, contro il volere di Frank. Ma l’America non è ancora pronta per donne così moderne, e April viene punita.
La casa di Revolutionary Road era abitata da una splendida famiglia, devastata da una tragedia. I vicini dicono così, la realtà è diversa, e solo le pareti di quella casa cosa è realmente successo. Fuori tutto è perfetto, perché l’America è perfetta. Il perbenismo trionfa. Ancora per poco.


Voto: 8

mercoledì 25 febbraio 2015

100% PURE GLAMOUR: Patricia icona indie di stile

Patricia Arquette è la nuova icona indie di stile. E' 'daiva e ddonna'. A modo suo.
Se gli Oscar sono un vero e proprio tour de force per le celebrities tra trucco, parrucco, vestiti, dieta, palestra, abbronzatura (troppa, vero Gwyneth?) - per Patricia Arquette, la migliore attrice non protagonista 2015 non è un cruccio. Meryl insegna. Anche perché lei non deve dimostrare più niente a nessuno, con 19 candidature si può permettere di venire agli Oscar in tuta e pantofole, ormai lei è di casa.
Guarda, il giallo!!!
Il red carpet è peggio di una vetrina di Rodeo Drive: sotto la lente di ingrandimento delle fashion blogger e redattori/trici di moda (alcune dovrebbero cambiare lavoro. Giallo il vestito di Emma Stone? Seriously? Sei daltonica bella mia)
vengono analizzati gli abiti di Gucci, Armani, Chanel, Elie Saab, Chopard, decretando (e massacrando) la meglio e peggio vestita della serata. Qualcosa però stava cambiando.
Sorry, I've had a duvet day
Già da tempo qualcosa era nell'aria, un sintomo di 'malessere' - da quando in diverse occasioni mondane, le star mostravano le unghie delle mani prive di smalto o di una semplice french manicure. 
Il 'seme del male' inesorabilmente era stato gettato. Era giunto il momento di avere una portavoce di 'daivaggine e ddonnaggine'.
Ci aveva provato e ci prova tutt'ora Lena Dunham, ma lei più che icona di trasgressione, ha solo cattivo gusto. E ricordatevi che se non avete un briciolo di buon gusto, non c'è Marc Jacobs che tenga. Vai da Primark (marca inglese low cost terra terra) piuttosto.
L'abito non fa il monaco. Ne sa qualcosa la maison Christian Dior, che di danni ne sta facendo da anni e si ostina a conciare le attrici che 'manco i cani'. Dior sotto la guida di John Galliano prima e  Raf Simons poi, (il vero Christian Dior e da mo' che si sta ribaltando nella tomba) ne hanno massacrate parecchio di star, da Celine Dion a Mariah Carey, per poi accanirsi su una sola attrice: ovvero Jennifer Lawrence.
Ricordate l'anno scorso il vestito insaccato della Lawrence ai Globes, preso per il culo da tutti sul web? Beh, era un Dior. Maison français, mica bancarella dei cinesi.
Quest'anno orfani della J-Law
Op'pa sushi style!
(tranquilli che c'era J-Lo a deliziarci con le sue mise, ma lei viene from the block e quindi non fa testo), ci pensa un'altra testimonial della casa di moda francese, Marion Cotillard che con un urendo Dior sembra un sushi, o peggio, massacrata da un tweet ormai divenuto di culto, 'sembra un lines traforato, odour control'. Porella. 
Quindi, siamo sicuri che un fashion designer - che usa la celebrity per farsi pubblicità, sia davvero il biglietto da visita di classe ed eleganza?
Rosetta Getty
Patricia Arquette probabilmente non si è neanche posta il problema. Anche perché, candidamente ha ammesso che aveva di meglio da fare che perdere tempo con la manicure. Tipo scrivere uno speech da urlo.
Per il vestito l'attrice di Boyhood ha scelto una designer sconosciuta, Rosetta Getty. Rosetta chi? La sua migliore amica, che fa di professione la designer e ha le sue collezioni in negozi di New York, Sacramento, San Francisco etc.
Che sia la nuova Marchesa?
Marchesa è il brand fondato da Georgina Chapman, moglie di
Renee in Marchesa
Harvey Weinstein, divenuta celebre grazie a Renee Zelweger, quando nel 2004 scelse questa sconosciuta stilista, indossando un suo abito alla premiére londinese di Bridget Jones - The Edge of Reason. Grazie a lei, Ms. Chapman ora è una fashion designer di serie A. Forse potrebbe essere il momento di Rosetta. O forse no. Chi lo sa. Per ora è di culto solo per non aver disegnato un solo pantalone skinny in tutte le sue collezioni, prediligendo linee morbide in contrasto con tagli geometrici. Probabilmente non verrà mai calcolata da Anna Wintour. Se poi la direttora mega galattica di Vogue America ha una frangia chilometrica alla Chrissie Hynde e indossa un pellicciotto come se portasse sulle spalle una pecora, poco importa, perché lei può e tu no.
L'abito disegnato da Rosetta Getty è di per se
semplice, gonna nera stile tubino, mentre la parte sopra è un corpetto monospalla bianco che fascia le sue forme morbide - che se volessimo essere delle male lingue o redattrici di moda che non capiscono spesso una ceppa - verrebbe criticato come uno strascico del toga party di Animal House. E invece funziona alla grande.
Perché? Perché Patricia se ne f#tte. Capelli scarmigliati, non ha paura a indossare gli occhiali da presbite (e questo fa tenerezza infinita) per leggere uno speech con i controc@zzi, indossando quell'abito  con naturalezza, sentendosi bene con sé stessa.
I bless you all!
Patricia Arquette è la dimostrazione che si può essere delle donne normali, che hanno qualche chilo in più (le donne vere hanno le curve diceva il titolo di un film con America Ferrera), ricordandoci che le attrici sono prima di tutto degli esseri umani, non delle dee. 
E quello che piace di più, è la sicurezza che ostenta, l'orgoglio di aver raggiunto un obiettivo con il ruolo di una vita, sbattendosi delle etichette - che, con il senno di poi, le regole le ha rispettate: abito lungo, non da cocktail (adatto per l'after party), colori sobri e classici come il bianco e nero, capelli raccolti. Le regole le ha rilette, e ciò fa di lei una vera 'daiva e donna'.
E se Jared Leto può venire agli Oscar vestito da Gesù Cristo appena uscito da un bordello di Charleston e definirlo un figo; perché le donne non possono vestirsi come si pare senza considerarle sciatte?

lunedì 23 febbraio 2015

NEWS: Oscar 2015 - I vincitori


Boyhood da vincitore a vinto: la pellicola di Richard Linklater è rimasto quasi a bocca asciutta e si è vista sfumare la possibilità di vincere come miglior film dell'anno.
Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu trionfa con 4 premi, belli 'pesanti': film, regia, migliore sceneggiatura originale e fotografia.
Grande sconfitto ma vincitore morale è Michael Keaton: il suo Riggan Thompson sull'orlo di una crisi di nervi è stato battuto da Stephen Hawkings e il suo interprete, Eddie Redmayne. Insomma, la solita performance che rispetta i canoni dell'Academy. Canoni rispettati anche con la performance di Julianne Moore e la sua malata di Alzheimer in Still Alice. Ma per Julianne è brava era il suo tempo e meritava di vincere.
Patricia Arquette e J.K. Simmons trionfano come migliori attori non protagonisti rispettivamente per Boyhood (l'unico premio su 12 nomination) e Whiplash, che vince anche per il miglior montaggio e il miglior sonoro.
La migliore sceneggiatura non originale va a Imitation Game, sbaragliando pellicole indie come Inherent Vice e Whiplash.
Se Leviathan sembrava di portarsi a casa il premio come miglior film straniero, non ha fatto i conti con l'oste e si è visto soffiare la statuetta da Ida.
Anche quest'anno un pezzo di Italia c'è grazie ai bellissimi costumi di Milena Canonero, che ha fatto di The Grand Budapest Hotel un film raffinato ed elegante.
American Sniper si aggiudica solo la statuetta per il miglior montaggio sonoro, ma il granitico Clint ha vinto con pellicole di culto in passato.
Emozioni da cerimonia: John Legend vince per Selma e fa piangere pure Chris Pine, Meryl Streep è in sussulto di orgoglio per Patricia Arquette e il suo speech 'guerrillero'. 
E dopo il party, tutti a chiamare la mamma dopo 'l'ammonimento' di J.K. Simmons.
E anche quest'anno gli Oscar, tra gioie e dolori ha fatto il suo dovere.

Tutti i premi:

Oscar per il miglior film
American sniper
Birdman
Boyhood
The grand Budapest hotel
The imitation game
Selma
La teoria del tutto
Whiplash

Oscar per il miglior regista 


Alejandro González Iñarritu per Birdman

Richard Linklater per Boyhood
Bennett Miller per Foxcatcher
Wes Anderson per The grand Budapest hotel
Morten Tyldum per The imitation game

Oscar per la migliore attrice

Felicity Jones per La teoria del tutto
Rosamund Pike per Gone Girl
Julianne Moore per Still Alice
Reese Witherspoon per Wild
Marion Cotillard per Two days one night

Oscar per il miglior attore
Michael Keaton per Birdman
Eddie Redmayne per La teoria del tutto
Benedict Cumberbatch per The imitation game
Steve Carell per Foxcatcher
Bradley Cooper per American Sniper

Oscar per la miglior attrice non protagonista
Emma Stone per Birdman
Patricia Arquette per Boyhood
Keira Knightley per The imitation game
Meryl Streep per Into the woods
Laura Dern per Wild

Oscar per il miglior attore non protagonista
Edward Norton per Birdman
Ethan Hawke per Boyhood
J.K. Simmons per Whiplash
Mark Ruffalo per Foxcatcher
Robert Duvall per The judge

Oscar per la miglior sceneggiatura originale
Richard Linklater per Boyhood
Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, AlexanderDinelaris e Armando Bo per Birdman
Wes Anderson e Hugo Guinness per The Grand Budapest Hotel
Dan Gilroy per Nightcrawler
E. Max Frye e Dan Futterman per Foxcatcher

Oscar per la miglior sceneggiatura non originale
Damien Chazelle per Whiplash
Anthony McCarten per La teoria del tutto
Graham Moore per The Imitation Game
Jason Hall per American sniper
Paul Thomas Anderson per Inherent vice

Oscar per la miglior fotografia
Roger Deakins per Unbroken
Emmanuel Lubezki per Birdman
Robert D. Yeoman per The Grand Budapest Hotel
Dick Pope per Mr. Turner
Lukasz Zal eRyszard Lynzewski per Ida

Oscar per il miglior film d’animazione
The Boxtrolls di Anthony Stacchi, Graham Annable e Travis Knight
Big hero 6 di Don Hall, Chris Williams e Roy Conli
How to train your dragon 2 - Dragon trainer 2 di Dean DeBlois e Bonnie Arnold
Song of the Sea di Tomm Moore e Paul Young
The tale of the princess Kaguya di Isao Takahata e Yoshiaki Nishimura

Oscar per il miglior documentario

Finding Vivian, di MaierJohn Maloof e Charlie Siskel
Last Days in VietnamRory Kennedy e Keven McAlester
CitizenFour, di Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy and Dirk Wilutzky
The Salt of the Earth, di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado e David Rosier
Virunga, di Orlando von Einsiedel e Joanna Natasegara

Oscar per il miglior film straniero
Leviathan (film dalla Russia)
Ida (film dalla Polonia)
Tangerines (film dall’Estonia)
Timbuktu (film dalla Mauritania)
Wild tales - Relatos salvajes (film dall’Argentina)

Oscar per il migliori costumi
Colleen Atwood per Into the Woods
Anna B. Sheppard per Maleficent
Milena Canonero per The Grand Budapest Hotel
Jacqueline Durran per Mr. Turner
Mark Bridges per Inherent vice

Oscar per la miglior canzone
Lost Stars di Gregg Alexander, Danielle Brisebois, Nick Lashley e Nick Southwood in Begin again
Everything is awesome di Shawn Patterson in The Lego movie
I’m not gonna miss you di Glen Campbell in Glenn Campbell: I’ll be me
Glory di Common e John Legend in Selma
Grateful in Beyond the lights

Oscar per la miglior colonna sonora
Hans Zimmer per Interstellar
Alexandre Desplat per The Imitation Game
Johann Johannsson per The Theory of Everything
Alexandre Desplat per The grand Budapest Hotel
Gary Yershon per Mr. Turner

Oscar per i migliori effetti speciali
Dawn of the Planet of the Apes
Guardians of the Galaxy
Captain America: Winter Soldier
Interstellar
X-Men: Days of Future Past

Oscar per i migliori trucco e acconciature
Foxcatcher
The Grand Budapest Hotel
Guardians of the Galaxy

venerdì 20 febbraio 2015

LEZIONE DI CINEMA: I titoli di testa di Anatomia di un omicidio



I titoli di testa sono l'introduzione del film - presentandoci il cast tecnico e artistico. 
Considerarli una semplice introduzione a volte è riduttivo, perché si può assistere a un piccolo gioiellino di arte grafica. Ne sapeva qualcosa Saul Bass, grafico pubblicitario specializzatosi in poster pubblicitari per il cinema (esordì nel cinema con il poster di Carmen Jones di Otto Preminger), per poi passare ai titoli di testa.
Lo stile di Saul Bass è molto minimalista, risentendo delle influenze della corrente artistica del Costruttivismo e del gruppo Bauhaus.
Tra le sue sequenze introduttive più famose vi è Anatomia di un omicido di Preminger, che volle lavorare con Bass proprio dopo aver apprezzato il suo lavoro per Carmen Jones.
Il film inizia con la sagoma nera di un cadavere su uno sfondo grigio che si 'compone' a ritmo di jazz - colonna sonora firmata da Duke Ellington.
La sagoma comincia poi a scomporsi in parti che 'scivolano' separatamente fuori e dentro  dallo schermo inserendo in ogni parte anatomica. il cast tecnico e artistico per a ritmo della colonna sonora jazz firmata da Duke Ellington. 
Le parti anatomiche si scompongono ulteriormente in grosse linee, come se fossero state tagliate con una forbice -  proprio per dare l'idea di analizzare quel corpo in tutte le sue parti, come se fosse un'autopsia, o come dice il titolo italiano, la sua anatomia.
Saul Bass fece dei titoli di testa un'arte. Quando ancora non c'era la computer grafica e bisognava utilizzare solo l'ingegno e la creatività.


domenica 15 febbraio 2015

FILMOGRAFIA: J.K. Simmons



NOME: J.K. Simmons
ALL'ANAGRAFE: Jonathan Kimble Simmons
DATA DI NASCITA: 01/09/1955
LUOGO DI NASCITA: Detroit, Michigan, Stati Uniti
PROFESSIONE: Attore



ATTORE:

(2017) Kong: Skull Island -
(2016) The Accountant -
(2015) Rock Dog - Khampa
(2015) Still Punching the Clown - Jay Warren
(2015) Worlds Apart - Sebastian
(2015) Terminator Genisys -
(2014) Men, Women & Children - Allison's Dad
(2014) BoJack Horseman (Serie Tv) - Lennie Turtletaub
(2014) Adventure Planet - Presidente della Capitol State
(2014) Professore... per forza - Dr. Lerner
(2014) Growing Up Fisher (Serie Tv) - Mel Fisher
(2014) Break Point - Jack
(2014) Barefoot - Dr. Bertleman
(2014) Whiplash - Fletcher
(2013) Labor Day - Mr. Jervis
(2013) Family Tools (Serie Tv) - Tony Shea
(2011-2013) Pound Puppies (Episodi Tv: "The K9 Kid", "Working K-9 to 5") - Lt. Rock/Mr. Withers
(2013) 3 Geezers! - J Kimball
(2013) The Magic Bracelet (Corto) - The Shaman
(2013) The Heeler (Corto) - Roscoe
(2013) Parks and Recreation (Episodio Tv: "Partridge") - Sindaco Stice
(2013) Dark Skies - Oscure presenze - Edwin Pollard
(2013) Jobs - Arthur Rock
(2013) Whiplash (Corto) - Maestro della banda
(2010- 2013) Generator Rex (Serie Tv) - White Knight/Cured Evo/Waiter (voce)
(2005-2012) The Closer (Serie Tv) - Assistente Capo Will Pope
(2012) Best Friends Forever (Episodio Tv: "Put a Pin in It") - Don
(2012) The Words - Mr. Jansen
(2012) Contraband - Captain Camp
(2011) Young Adult - Editore di Mavis
(2011) Blackstone (Corto) - Detective Burke
(2011) The Good Doctor - Detective Krauss
(2010) Il Grinta - J. Noble Daggett
(2010) Megamind - Warden (voce)
(2010) An Invisible Sign - Mr. Jones
(2010) A Beginner's Guide to Endings - Zio Pal
(2010) Cani & Gatti: la vendetta di Kitty 3D - Gruff K-9 (voce)
(1994-2010) Law & Order - I due volti della giustizia (Serie Tv) - Dott. Emil Skoda/Jerry Luppin
(2010) The Life & Times of Tim (Episodio Tv: "Personality Disorder/Stu Is Good at Something") - O'Flaherty Sr.
(2010) Crazy on the Outside - Ed
(2009) Jennifer's Body - Mr. Wroblewski
(2009) Tra le nuvole - Bob
(2009) Extract - Brian
(2009) Laureata... e adesso? - Roy Davies
(2009) Alieni in soffitta - Skip (voce)
(2009) I Love You, Man - Oswald Klaven
(2009) Jewno (Corto) - Il padre
(2009) Red sands - La forza occulta - Tenente Colonello
(2009) The Way of War - Sergente Mitchell
(2009) New in Town - Stu Kopenhafer
(2009) The Vicious Kind - Donald Sinclaire
(2008) Command & Conquer: Red Alert 3 (Video Game) - Presidente Howard T. Ackerman (voce)
(2008) Ben 10: Alien Force (Episodio Tv: "Darkstar Rising") - Magister Gilhi
(2008) Burn After Reading - A prova di spia - Dirigente CIA
(2008) Phineas and Ferb (Episodio Tv: "Toy to the World") - J.B.
(2007) Rendition - Detenzione illegale - Lee Mayer
(2007) Juno - Mac MacGuff
(2007) Postal - Candidato Welles
(2007) Kim Possible (Episodi Tv: "The Big Job", "Mathter and Fervent", "The Mentor of Our Discontent") - Martin Smarty
(2007) Queens Supreme (Episodio Tv: "Let's Make a Deal") - Ernest Fingerman
(2007) Breaking Down the Closer (Corto) -
(2007) L'ultimo pellerossa (Film Tv) - James McLaughlin
(2007) Spider-Man 3 - J. Jonah Jameson
(2006-2007) I Simpson (Episodi Tv: "Moe'N'A Lisa", "Homerazzi") - J. Jonah Jameson/Editore
(2006) The Astronaut Farmer - Jacobson
(2006) Presagio finale - First Snow - Vacaro
(2004-2006) Justice League (Serie Tv) - General Wade Eiling/German Agent/Bystander (voce)
(2006) West Wing - Tutti gli uomini del Presidente (Episodio Tv: "Duck and Cover") - Harry Ravitch
(2005) Harsh Times - I giorni dell'odio - Agent Richards
(2005) Thank You for Smoking - BR
(2005) Numb3rs (Episodio Tv: "Vector") - Dott. Clarence Weaver
(2005) Jack & Bobby (Episodio Tv: "Running Scared") - Cyrus Miller
(2005) Arrested Development - Ti presento i miei (Episodio Tv: "Switch Hitter") - General Anderson
(2004) 3: The Dale Earnhardt Story (Film Tv) - Ralph Earnhardt
(2004) Nip/Tuck (Episodio Tv: "Kimber Henry") - Ike Connors
(2004) The Jury (Episodio Tv: "Last Rites") - Ron Stalsukilis
(2004) Spider-Man 2 - J. Jonah Jameson
(2004) Senza traccia (Episodio Tv: "Two Families") - Mark Wilson
(2004) The D.A. (Episodi Tv: "The People vs. Sergius Kovinsky", "The People vs. Achmed Abbas") - Joe Carter
(2004) Ladykillers - Garth Pancake
(2004) Oceano di fuoco - Hidalgo - Buffalo Bill Cody
(2004) E.R. - Medici in prima linea (Episodio Tv: "Impulse Control") - Gus Loomer
(2003) Disposal (Corto) - Older Hunter
(2003) Everwood (Episodio Tv: "Burden of Truth") - Phil Drebbles
(2003) John Doe (Episodio Tv: "The Rising") - Lucas Doya
(1997-2003) Oz (Serie Tv) - Vern Schillinger
(2003) Off the Map - George
(2002) Homeward Bound (Film Tv) - Jim Ashton
(2002) Path to War (Film Tv) -
(2002) Spider-Man - J. Jonah Jameson
(2002) Criminal Intent (Episodio Tv: "Crazy") - Dott. Emil Skoda
(2000-2001) Law & Order: Special Victims Unit (Serie Tv) - Dott. Emil Skoda
(2001) The Mexican - Amore senza la sicura - Ted Slocum
(2000) The Gift - Sceriffo Pearl Johnson
(2000) M&M's: The Lost Formulas (Video Game) - Arachide giallo
(2000) Autumn in New York - Dott. Tom Grandy
(2000) Beautiful Joe - non accreditato
(2000) Squadra emergenza (Episodio Tv: "Demolition Derby") - Frank Hagonon
(1999) Saturday Night Live (Episodio Tv: "Jerry Seinfeld/David Bowie") - Vern Schillinger
(1999) I Lost My M in Vegas (Corto) - Yellow (voce)
(1999) Gioco d'amore - Frank Perry
(1999) Le regole della casa del sidro - Ray Kendall
(1999) Hit and Runway - Ray Tilman
(1998) Above Freezing - Hoyd
(1998) Remember WENN (Episodio Tv: "All's Noisy on the Pittsburgh Front") - Capitan Amazon
(1998) Celebrity - Venditore ambulante
(1996-1998) New York Undercover (Episodi Tv: "Unis", "Mob Street") - Sergente Treadway, Dott. Emil Skoda
(1997) Face Down (Film Tv) - Herb Aames
(1997) Anastasia - (voce)
(1997) The Jackal - Agente dell'F.B.I. T. I. Witherspoon
(1997) Crossing Fields - Guy
(1997) Spin City (Episodio Tv: "Hot in the City") - Kevin
(1997) Love Walked In - Mr. Shulman
(1996) Extreme Measures - Soluzioni estreme - Dr. Mingus
(1996) Il club delle prime mogli - Agente federale
(1996) Swift Justice (Episodio Tv: "Stones") - Mel Turman
(1996) Homicide, Life on the Street (Episodio Tv: "For God and Country") - Colonello Alexander Rausch
(1995) The Adventures of Pete & Pete (Episodio Tv: "Saturday") - Dan, il barbiere
(1995) New York News (Episodio Tv: "Welcome Back Cotter") -
(1994) Un colpo da campione - Assistente Coach
(1994) Pompoko - Seizaemon (voce)
(1994) C'eravamo tanto odiati - Siskel
(1986) Il braccio violento della legge 3 (Film Tv) - Poliziotto nel parco